In Economia, Libertarismo, Saggi

misterobancariaDI FRANCESCO CARBONE

Il signoraggio, ossia la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco della moneta (valore di facciata contro costo di produzione) viene incamerato dalla banca centrale (di proprietà privata) e dal sistema bancario (anch’esso privato), a danno del popolo e, per il non sequitur tanto amato dagli statalisti nonché dai signoraggisti che identificano strettamente il popolo con chi lo governa, dello stato. Per quanto ciò sia in parte vero, per quanto esista in effetti un grave problema legato all’emissione di moneta-debito (anzi che moneta-merce) da parte della banca centrale (quel problema della fiat-money, della moneta creata dal nulla senza alcun corrispettivo reale, da noi sempre affrontato), esso non si risolve con il passaggio della gestione del denaro dall’ambito privatistico a quello statale.

In altre parole il problema del signoraggio, così come esaminato dai cosiddetti signoraggisti, è un falso problema che niente ha a che fare con la vera questione monetaria, radice dei problemi economici di questi ultimi anni e soprattutto dell’ultimo.

Riportare la creazione di moneta dal nulla dall’ambito privato (o per essere più corretti, dall’ambito parastatale come di fatto è quello della banca centrale monopolista) in seno allo stato, non risolve quindi il problema della questione monetaria da noi discusso, che tanti danni continua a fare nella struttura economica e sociale, bensì ne sposterebbe semplicemente la sede con rischi in potenza maggiori e più gravi di quelli attuali.

Cerchiamo di spiegarne una volta per tutte le ragioni, cosa fatta finora in maniera solo approssimativa nel nostro forum di discussione. Ragioni che oramai dovrebbero essere ben ovvie a chi ha potuto leggere i nostri due libri: Prevedibile e Inevitabile, e Inflazione Malattia Primaria che affrontano in maniera ben chiara la questione monetaria.

Il problema monetario non risiede tanto nel beneficiario effettivo di un sistema monetario basato sull’emissione di denaro cartaceo, che presenta e offre quindi un ampio margine di signoraggio. I signoraggisti hanno sì ragione su una cosa: trattasi della più colossale truffa a danno del popolo. Peccato che non riescano a capirne bene i motivi, i meccanismi, e le cause economiche.

Vediamo quindi le falle del ragionamento dei signoraggisti partendo dalla loro definizione di debito pubblico dove risiede uno dei più clamorosi errori delle loro argomentazioni:

“E’ la somma di tutto il denaro che lo Stato (in generale, le amministrazioni pubbliche) è costretto a chiedere in prestito al mercato per coprire la mancanza di denaro che lo Stato stesso ha accumulato nel tempo per far fronte alle proprie spese, mancanza dovuta all’aver delegato al sistema bancario il potere di emettere moneta”.

Sbagliato: la mancanza non è dovuta all’aver delegato il potere di emettere moneta, la mancanza è dovuta al non riuscire a coprire le spese con il denaro prelevato (o meglio estorto) ai cittadini sotto forma di imposte e tasse varie, peraltro in aumento inarrestabile e che ricordiamo essere oramai in questo paese pari a circa il 75% del reddito medio del cittadino italiota (contro un prelievo forzoso di circa l’8%-10% fino a fine XIX secolo quando non esisteva neanche la tassa sul reddito… si legga a proposito For Good and Evil, l’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams, edizione liberilibri, oppure Elogio dell’Evasore Fiscale di Leonardo Facco, Aliberti Editore).

Il fatto che lo stato riesca o possa coprire il buco dovuto a una mala gestione della res publica (peraltro sempre più inutile, invadente, inefficiente, macchinosa, burocratica) grazie a un’ulteriore confisca di valore dovuta al fenomeno inflazionistico (cioè dell’aumento della massa monetaria in circolazione), sia esso generato direttamente dalla banca di proprietà statale (come accadeva una volta o come accade ancora oggi in qualche altro paese), oppure indirettamente grazie all’aiuto di una banca centrale di proprietà privata con privilegio monopolistico di concessione statale (come accade oggigiorno da noi), poco cambia. Sempre di confisca trattasi, da aggiungere a quella ben più chiara di natura fiscale.

Di certo, sotto l’attuale sistema, la copertura del buco tende a redistribuire qualche beneficio ben visibile a favore del sistema bancario privato e della banca centrale (non a caso monopolista! infatti per definizione ogni monopolio STATALE si traduce in un beneficio monetario a favore del monopolista! su questo punto i signoraggisti mettono in risalto una verità autoevidente), piuttosto che cascare per intero nelle casse dello stato, ma poco conta in quanto agli effetti devastanti del fenomeno inflattivo causato dall’attuale sistema bancario moderno basato su banca centrale, denaro di carta o elettronico senza corrispettivo reale, e riserva frazionale.

La nazionalizzazione della banca centrale, e del sistema bancario da parte dello stato, non risolverebbe pertanto il problema del signoraggio, lo riporterebbe in ambito statale, peraltro senza più alcun controllo effettivo da parte di un agente monopolista tendenzialmente più oculato del gestore statalista, il quale in passato ha dimostrato di saper fare danni ben più gravi e devastanti del primo.

Nel 1962 Ropke ad esempio scriveva (in Economics of the Free Society, Libertarian Press, pag 108): “la peggior malattia che può colpire un sistema monetario è quel tipo di inflazione causata dal deficit del budget di governo.”

Storicamente i deficit pubblici hanno causato una serie di aumenti di prezzo catastrofici che in ultima analisi hanno messo a repentaglio la struttura economica e sociale del paese. Motivo per cui nel tentativo di risolvere questo problema anche da noi si è giunti alla situazione attuale di relativa indipendenza tra il gestore della moneta (di fatto pubblica anche se di emissione privata) e il gestore della res publica.

Di certo un vantaggio nel riportare nuovamente la produzione di moneta dal nulla in ambito statale ci sarebbe: la strada verso il fallimento dello stato tornerebbe ad essere sicuramente più chiara, rapida e veloce di quella intrapresa da qualche decade sotto il naso di tutti, senza che più quasi nessuno oggi ne abbia consapevolezza (signoraggisti compresi). In alternativa lo stato dovrebbe abbandonare le proprie politiche espansionistiche sulla vita del cittadino oppure percorrere di corsa la strada verso il socialismo tout court. Dal controllo diretto della moneta al controllo diretto di ogni altra attività privata.

L’abbandono della gestione del denaro oggi “indipendente”, infatti, metterebbe a nudo l’impossibilità di gestire il denaro in via centralizzata. Finalmente non si avrebbero più alcune scuse, scusanti, e fumi annebbianti che ricoprono la malagestione delle casse pubbliche e della stessa gestione monetaria.

Gli effetti tornerebbe ad essere come quelli di una volta: diretti e decisamente più immediati. Non ci sarebbe più scampo per arrivare a capire il definitivo fallimento degli stati moderni sotto il peso di un walfare quasi del tutto inutile (che oramai fa cento danni per ogni beneficio sociale che cerca di perseguire) che invece la gestione del denaro indipendente riesce ancora a offuscare.

Cosa non capisce quindi il signoraggista?

Egli identifica erroneamente il problema nel beneficiario privatistico del monopolio di emissione di moneta, e pensa di risolverlo sostituendolo con un beneficiario statale, sempre per il non sequitur che stato = popolo, e che quindi i benefici che ne trarrebbe lo stato sarebbero a tutto vantaggio del popolo, sollevato e rimborsato pertanto dagli effetti malefici della tassa di signoraggio intascata invece al momento dalla banca centrale e quindi dal sistema privatistico delle banche commerciali. Pia illusione. Anche molto ingenua.

Lo stato e soprattutto chi lo governa non è il popolo. I conti del primo e dei primi niente hanno a che fare con i conti individuali di coloro che costituiscono il secondo. I deficit rimarrebbero deficit, l’inflazione rimarrebbe inflazione, l’eccesso di credito generato dal sistema a riserva frazionale rimarrebbe tale, e la spoliazione di valore continuerebbe ad avere sempre la stessa direzione: dal secondo ai primi.

Il problema della questione monetaria invece sta nel fatto che la moneta è stata sottratta al libero mercato, è stata sottratta agli individui per essere messa in mano a un gestore monopolista. Che esso sia statale parastatale o privato poco importa ai fini pratici. E’ innanzitutto il monopolio a rappresentare il problema.

Un monopolio per privilegio che si fonda sul diritto di emissione arbitraria di un numerario utilizzato come moneta che non ha a fronte più alcun corrispettivo reale. E questo è un secondo problema, in quanto nessun gestore è in grado di poter gestire arbitrariamente e centralmente del denaro di carta o elettronico (riproducibile a volontà in quanto senza più alcun corrispettivo reale) nè tantomeno il suo costo (il tasso di interesse) senza prima o poi causare gravi problemi al sistema economico e alla struttura del capitale.

E infine, il terzo e ultimo grave problema che riguarda la questione monetaria è la riserva frazionale del sistema bancario che permette allo stesso di emettere moneta fiduciaria (anche’essa senza alcun corrispettivo reale) in eccesso rispetto alla base di fondi che costituiscono le riserve reali di capitale del sistema economico.

Anche in questo caso ha poca importanza che le banche siano statali o private. Il danno economico causato dalla riserva frazionaria, in termini del ciclo economico di boom e bust analizzato dagli economisti austriaci, dispiega i suoi effetti alla stessa maniera, sia che esso abbia natura privata che pubblica.

Il problema quindi è mal analizzato e mal posto dai signoraggisti. La soluzione al problema della questione monetaria è riportare il sistema bancario a un gold standard con copertura totale del 100% dei depositi a vista, eliminando del tutto la banca centrale (a questo punto inutile), ovvero il monopolista per privilegio statale, e lasciare che la moneta venga emessa in libera competizione da emittenti privati senza alcuna interferenza statale, al limite quella di garanzia e di certificazione di buon operato dell’emittente (attività peraltro inutile, il mercato risolverebbe il problema da solo).

Solo in tal modo il differenziale del signoraggio si ridurrebbe ai minimi termini, la moneta tornerebbe ad essere di proprietà del popolo, custodita e intermediata dalle banche, i cui profitti nel tempo si riallineerebbero con quelli di qualunque altra attività imprenditoriale. In tal modo i banchieri perderebbero il privilegio, e lo stato la tendenza a ingigantirsi.

Spostare l’attività di emissione sempre per monopolio, dalle banche private a un sistema totalmente pubblico, non eliminerebbe il problema inflazionistico connaturato alla gestione arbitraria del denaro a corso forzoso, e d’altra parte il mantenimento di una riserva frazionale continuerebbe a causare le sempre più rapide e violente oscillazioni di un ciclo economico oramai impazzito, con le conseguenze catastrofiche appena sperimentate nel 2008 e ancora tutte da sperimentare in futuro, con un danno alla popolazione sempre più ingente.

Solo il ritorno a una moneta merce generata dal libero mercato, come l’oro, e l’allontamento completo del governo dalla scena monetaria sarebbero pertanto in grado di risolvere il problema della questione monetaria, di cui il problema del signoraggio cosi come presentato è un clamoroso falso che non identifica le cause, né offre le soluzioni al problema stesso della questione monetaria ben analizzata invece da autori come Rothbard in semplici libretti come Lo Stato Falsario.

Infine una ultima nota. A sentire i signoraggisti sono i banchieri che oggi tramite il controllo della moneta dominano la politica. Ora se esaminiamo la questione ancora una volta prendendone a cuore gli effetti (secondo le loro parole la più grande truffa ai danni del popolo), poco importa che la relazione stia in questi termini, o che un domani siano nuovamente i politici a dominare i banchieri, se l’effetto rimane sempre quello della spoliazione di ricchezza ai danni del popolo.

Di fatto se con la separazione artificiale di stato e banca centrale, in termini di indipendenza uno dall’altro, il banchiere può in effetti avere assunto maggior peso e potere nei confronti del politico, sempre di collusione più o meno equilibrata tra i due soggetti si tratta. E tale deve rimanere.

L’uno infatti non potrebbe prosperare senza l’appoggio dell’altro. Il banchiere centrale ha bisogno del privilegio statale per mantenere il proprio monopolio, e lo stato ha bisogno della banca centrale e del sistema bancario di fiat money su riserva frazionale per potersi espandere a dismisura sotto le pretese delle proprie politiche di walfare, dirette al perseguimento del benessere sociale.

Il fatto di coprire i buchi ai propri bilanci grazie all’indebitamento pubblico, peraltro annaquato costantemente tramite l’inflazione generata dall’amica banca centrale, serve quindi lo scopo di poter ingigantire gradualmente il potere pubblico invadendo di anno in anno la vita privata del cittadino.

Qualora si conciliassero le richieste dei signoraggisti con quelle degli economisti austriaci, riportando cioè la banca centrale in seno statale ma sotto i vincoli in grado di risolvere la questione monetaria, con copertura aurea e 100% di riserva bancaria, non solo la banca centrale di fatto non servirebbe più a niente, e sarebbe un controsenso in un sistema così reimpostato, ma lo stato stesso dovrebbe entro brevissimo tempo risanare il proprio debito tramite un gigantesco ridimensionamento di se stesso e delle proprie politiche redistributive, pena il fallimento immediato. Cosa ovviamente non desiderabile dal potere politico.

La collusione pertanto è necessaria e indispensabile, ed è solo in virtù della stessa, ago della bilancia più o meno a favore di uno o dell’altra fazione, che entrambe stanno riuscendo a ridurre l’uomo a uno schiavo del potere. Che quest’ultimo sia perfettamente bilanciato, o leggermente sbilanciato a favore di quello bancario o di quello statale, poco cambia in quanto ai deteriori effetti della collusione stessa. Senza un bilanciamento, le cose diverrebbero semplicemente più chiare agli occhi del pubblico, che pertanto potrebbe, come detto in apertura, rendersi conto dell’inganno e smascherare il processo di schiavitù in atto molto più velocemente di quanto invece sta avvenendo.

E quindi si va avanti con le fette di salame sugli occhi, e con tanta nebbia intorno. Le vere cause della questione monetaria continuano a venire ignorate se non dagli economisti austriaci, e il mondo ad andare avanti verso una resa dei conti ancora posticipata di qualche mese, anno… chi può saperlo, quello che sappiamo alla luce dei megasalvataggi bancari attuati dagli stati nel corso dell’ultimo anno, è che la collusione ancora una volta si è rinnovata e rafforzata, e i due gruppi di potere scavano sempre più a fondo nelle nostre tasche, mentre tanti, troppi confondono cause con effetti e litigano per la risoluzione di problemi di poco conto che lasciano di fatto le cose invariate e i danni penetrare sempre più a fondo nella struttura sociale ed economica.

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Mostrati 93 commenti
  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Finalmente una chiarificazione precisa sul tema del signoraggio. Grazie Francesco.

  • CLAUDIO
    Rispondi

    NON SONO UN ECONOMISTA E IN ALCUNI PASSAGGI MI PERDO. MA LA MIA DOMANDA E’ QUESTA: PERCHE’, ALMENO PER LO STATO, LA MONETA E’ A DEBITO E NON PUO’ ESSERE A CREDITO?
    NON SONO ANCORA RIUSCITO A TROVARE UNA RISPOSTA SODDISFACENTE, SIA DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO CHE DA QUELLO GIURIDICO.

  • Nereo Villa
    Rispondi

    Non posso che condividere lo scritto, che ho stampato per un amico che vuole conoscere con precisione il problema. Ti chiedo un favore di spiegare con la stessa precisione anche dove vanno a finire i soldi che si bruciano con la borsa (sempre per quel mio amico, che vorrebbe capire cosa dice la televisione quando afferma “Bruciati tot milioni o miliardi di euro”, ecc.)
    Inoltre ti chiedo se per te è condivisibile aggiungere a proposito delle seguenti parole di Rothbard sulla comune unità di misura dei soldi da eventualmente adottare, che per lui il ritorno all’oro risulta essere – ovviamente fino a prova del contrario – condizione sufficiente ma non necessaria, perché se fosse necessaria non parlerebbe di platino o di ferro: “Il libero mercato sceglierebbe come unità comune la misura di peso più conveniente della moneta-merce. Se la moneta fosse platino, sarebbe probabilmente scambiato in frazioni di oncia; se la moneta fosse ferro, lo si conterebbe in libbre o tonnellate. L’unità di peso scelta non ha particolare rilevanza per l’economista” (Lo Stato falsario, conclusione del cap. 5).

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Esattamente Nereo. Stam ben crapù!

      • Brillat-Savarin
        Rispondi

        Rothbard non è che ci azzeccasse troppo in questa materia…

      • Nereo Villa
        Rispondi

        Ciao bestiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

        • leonardofaccoeditore
          Rispondi

          ciao bradipooooooooooooo

  • TONY
    Rispondi

    Sono “fuori” i signoraggisti! E’ vero, ma sei “fuori” anche tu.

    Concetti chiave del tuo discorso (che sono anche concetti chiave in generale): inflazione, differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco, sistema aureo, pubblico/privato/statale.

    Analizzerò i vari concetti considerando un sistema economico normale (non mafiocratico).

    L’inflazione è proporzionale all’aumento di investimenti. Poco importa se paghi in oro o in denaro. L’aumento di investimenti provocherà l’inflazione se paghi in denaro stampandolo o un aumento del suo valore se non stampi nuova moneta. Idem per l’oro. Il valore degli stessi è calcolato, ovviamente, in termini relativi, rispetto alle altre merci.

    La differenza tra il valore intrinseco e il valore nominale non esiste. Adesso leggi bene il seguito. Una richiesta di moneta equivale all’investimento in essere: investimento=moneta stampata -> investimento=lavoro -> lavoro=moneta stampata -> valore nominale=lavoro investito. La banca stampa moneta nominale che dite essere uguale a zero. E’ vero, ma altrettanti “zeri” deve compensarli una volta estinto il credito concesso.

    Sul sistema aureo ho già scritto di sopra e aggiungo. Il non detentore di oro non potrà possedere moneta e offrirà il suo lavoro a credito rivalutando l’oro stesso che sarebbe detenuto dai soliti noti. Altro che libertarismo.

    Sul ruolo pubblico nell’economia penso che alla fine concorderemmo che il ruolo del pubblico è relativamente necessario, in quanto ogni persona non ha unicamente bisogni individuali e biologici, ma anche bisogni sociali e i limiti degli stessi dovrà concordare con altri membri della società cosi anche l’economia nel suo complesso generale.

    Non esistono libertà assolute, ma soltanto relative, dove una parte è lasciata alla libertà dell’individuo e l’altra è concordata in comune. Ovvio! Almeno per me.

    Il sistema mafiocratico (quello del profitto garantito dal sistema corporativista) fa si che si possa accumulare capitale (crediti di lavoro iscritti in cartamoneta) non permettendo agli ultimi della società di estinguere i propri debiti di lavoro (iscritti nelle banche) perché: debito=credito=risparmio. Ovviamente debito del lavoratore=credito delle banche=risparmio del capitalista. Sono relazioni fondamentali e matematicamente corrette e inoppugnabili.

    Quando il lavoratore fallisce, fallisce anche una parte del credito del capitalista. Nel sistema mafiocratico succede che fintantoché il lavoratore possiede un bene, questo li verrà “estorto”, il restante debito verrà nazionalizzato e ripartito pro quota a tutta la popolazione attraverso il debito pubblico per aiutare le banche che perdono i loro crediti verso i lavoratori. Vedi da ultimo il clamoroso salvataggio delle banche dopo la crisi sistemica del2008. non successe solo in quel periodo storico, ma era il più evidente.

    In realtà, queste “correzioni” mafiose succedono giornalmente ma, in piccole dosi: attraverso agevolazioni fiscali, il tasso di sconto, licenziamenti, appalti pubblici, concessioni….

    Conclusione.

    Il vero problema a monte è, quindi, il sistema del profitto (accumulazione del credito di lavoro generico iscritto nella cartamoneta) che schiavizza il lavoratore in un contesto di tutela della proprietà privata favorita dall’ignoranza della gente in merito alla sociologia e nella fattispecie, economia.

    Il vero problema è l’ignoranza della gente.

    hasta siempre

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Tu, caro Tony, sei completamente suonato: ma che massa di stupidaggini dici? Ma quante cazzate incomprensibili spari? Guarda che in un sistema come il nostro l’Operaio starebbe meravigliosamente meglio rispetto ad un sistema come l’attuale. Guarda che il libertarismo anarco-capitalista sarebbe un grande sistema per gli operai: finalmente si sarebbero tolti dai coglioni le sanguisughe parassitarie che ora gli spolpano tutto il loro guadagna. Quando capirai che stato è furto soprattutto alla classe operaia? O sei un cigielllino anche tu????
      Dai, dai cerca di non sparare stupidaggini in continuazione!!!!!

      • TONY
        Rispondi

        Sarebbe bello entrare nel merito del mio discorso. La retorica è inutile e mostra il grado di conoscenza dell’individuo, appunto, il tuo.

        Poi, se proprio vuoi cambiare tema in quanto accorto di argomenti validi e ti ispiri all’anarcocapitalismo, la domanda che faccio sempre in questi casi è: chi proteggerà il capitale accumulato in un sistema anarchico (assenza dello stato)?

        Vedi l’anarchismo non è un opinione e guarda che ti stai confrontando con un anarchico, appunto: comunista anarchico. Ma questo già lo sai.

        hasta fariseo

        • Giorgio Fidenato
          Rispondi

          Lo sapevo che eri un comunista. Certe cose si sentono a pelle. In ogni caso non hai capito niente della funziona della moneta, la quale è solo uno strumento per accelerare e facilitare gli scambi. In epoche più antiche c’era il baratto (se vogliamo puntualizzare fino in fondo, anche lo scambiare oro per vacche era un baratto: infatti si scambiava merce per un’altra merce, solo che con l’oro ha tutte quelle caratteristiche della moneta, che sono facilità di frazionamento, non deperibilità nel tempo, ecc….). Quindi l’operaio che tu vorresti difendere (ma alla fine lo consegni ai parassiti comunisti) anche se non possiede un grammo d’oro non morirà di fame perchè che ce l’ha per mangiare avrà bisogno di qualcos’altro rispetto all’oro. In un articolo precedente, De bellis ha detto che la Spagna, pur avendo molto oro dalle americhe andò in rovina perchè nessuno voleva più lavorare. Quindi l’oro è solo uno strumento per facilitare gli scami, tutto qua. Può sussistere benissimo un’economia basata sul baratto, con grandi difficoltà, ma certamente nessuno morirà di fame. Poi il capitale mio lo posso difendere benissimo affidandomi a delle ditte specializzate nella protezione, come già ne esistono adesso (italpool, vigile San marco). L’importante è non dare il monopolio allo stato di stampare moneta perchè fra l’altro lui pretende che tutti gli scambi avvengano con la sua moneta (infatti si parla del cosidetto corso forzoso della moneta). Questo monopolio condanna anche qualsiasi forma di baratto. Come vedi i signoraggisti, che, secondo me sono comunisti pur non sapendo di esserlo, non ci capiscono proprio niente di moneta e manderebbero sul lastrico la civiltà intera (come hanno fatto i comunisti per altro= vedi cambogia, URSS, ). E’ il comunismo che senza lo stato, senza la violenza non verrà mai adottato da nessuno, non il capitalismo. Il comunismo è un’ideologia contro natura, non fa parte della mentalità umana, ma voi continuate imperterriti ad imporla agli altri, volenti o olenti, anzi il più delle volte con la violenza!!!!!

          • TONY

            “Sulla moneta non ho capito un caxxo?”

            “Carissimo”, potrei farti da professore. Guarda che non sai chi hai di fronte. Oltre alla laurea, ho anche un dottorato di ricerca, e guarda caso in finanza aziendale, oltre ad essere ricercatore autonomo pluriennale in politica economica.

            Fatti un corso accelerato in politica economica, nonché in teoria bancaria, ma anche in matematica. Poi alla fine leggiti Marx. Vedrai che l’esercito non gli appartiene, tanto meno lo Stato (lui lo voleva abolire).

            Dire che Marx è statalista, è una bufala che soltanto la vostra ignoranza poteva partorire. Marx è un libertario, è per il libero scambio, è contrario all’accumulazione del capitale (impoverisce gli ultimi della società – questa è matematica, non un opinione), è contrario alle carceri, e democratico. La lotta per la democrazia, dalle mie parti, si chiama comunismo!

            Fatti una cultura e cerca di non confondere l’URSS con il comunismo, tanto meno la Cina.

        • Claudio G. Hütte
          Rispondi

          E’ fuori tema, ma è curiosa la cosa. Comunista anarchico, interessante. Come fa a funzionare? Il comunismo assume la messa in comune dei beni di produzione (almeno secondo la visione di Carlo Marx), come fa un sistema anarchico accordarsi alla messa in comune dei beni di produzione, visto che è anarchico?
          Inoltre, un bene di produzione è anche la mia impastatrice di casa: infatti mi produce la pasta per fare torte biscotti e pane, ma lo è pure il mio asciugacapelli, ed anche il portatore di pacemaker dispone di un mezzo di produzione: produce la garanzia di un battito cardiaco regolare.
          Fino a che punto allora si dovrebbe spingere la messa in comune dei beni di produzione?
          E per quale ragione un limite piuttosto di un’altro?

    • domenico
      Rispondi

      @TONY Stai facendo un po’ di confusione. E credo di aver capito quale è il tuo problema: La Moneta.
      Allora: tu interpreti i possesori di oro come le attuali banche monoposte della moneta. E ciò ti porta a ragionare che il lavoro dell’individuo sia sfruttato dai possesori di oro (monopolisti). Ma attento, stai guardando ad un sistema di moneta monopolizzata!
      La moneta, in un sistema anarco-capitalista come quello accennato dal sisgnor Fidenato, dovrebbe essere come diceva Von Mises “la merce più facilmente scambiabile”. E’ così che è nata la moneta in passato. Nulla vieta di utilizzare altri mezzi di scambio o che corrano più valute assieme. Ma le valute altro non saranno se non merci più accettate di altre. Si parla di oro perchè storicamente è stato sempre l’oro: è universalmente riconosciuto, non si ossida, è eterno, è raro al punto giusto. Ma nulla ti vieta di effettuare un investimento in argento, rame, farina, noci di cocco, ecc. Dipende se è accettato.
      Con ciò devi capire la differenza iniziale del signor Carbone nell’articolo tra “moneta-debito” (attuale) e “moneta-merce” (non attuale ma utilizzata un tempo all’alba dei rapporti umani di scambio, nel vero capitalismo).
      Quindi il possesore di oro non è la banca che lo monopolizza, chiunque può essere possesore di oro, può dare credito a qualcuno con quest’oro come può pagarlo, ossia trasferire oro a qualcun altro. Altro che sfruttamento del lavoro altrui con una moneta. Tale possesore di oro, che puoi essere tu o chiunque altro, non può fare credito a qualcuno a meno che non sia l’altro a chiederglielo e lui ad accettare, in compenso di sicuro potra decidere di spendere quell’oro, questo sì.
      Tu non sei obbligato ad accettare il mezzo di scambio di un altro, altro che sfruttamento del tuo lavoro, ogni scambio avvantaggia entrambe perchè se non lo facesse, poichè si è liberi di far quel che si vuole (non siamo mica a Cuba ;-) ), lo scambio non avverrebbe.
      Spero di essere stato chiaro. Ciao!

      • TONY
        Rispondi

        NO, non sei stato affatto chiaro. Per esempio: e se io non detengo alcuna quantità di oro, e se io non ho altri capitali? Devo morire? O pregare il capitalista di turno per un pezzo di pane?

        Perché l’oro? Non sarebbe meglio il lavoro delle persone come merce di scambio visto che lo posseggono tutti? Ovvio!

        Già è cosi:

        I soldi sono titoli di debito emessi dalle banche a fronte di una domanda di investimento in beni e servizi per pagare il lavoro necessario per produrli.

        Leggiti: TONY () 12.08.11 15:46

        http://www.beppegrillo.it/2011/08/i_soldi_sotto_i.html

        se non lo cancellano prima.

        Comunque, la domanda di sopra (quella sull’anarcocapitalismo) vale anche per te, come per tutti i tuoi simili e alla quale mai nessuno ha saputo rispondere. Come potete credere in un sistema se manco lo conoscete e manco potete immaginare le conseguenze dello stesso?

        La prossima volta, se volete mettermi alle corde, cercate di rispondere nel merito.

        hasta fariseo

        • domenico
          Rispondi

          Allora tony ti rispondo. Nel qual caso tu non detenga oro (ma spero tu abbia capito che non solo l’oro conta in un sistema di moneta-merce) e non detieni proprio niente, perchè per chi sa quale motivo tutti i tuoi averi sono ancati in fumo e non per COLPA tua che non sei stato attento, ma perchè sono scomparsi d’un botto PUFF! Senza che tu possa aver fatto nulla, e ti ritrovi solo lontano da altri uomini, oppure gli unici uomini che tu puoi aver la fortuna di trovare sono sporchi e cattivi e non ti aiuterebbero mai allora… Sì, devi morire!
          Insomma, per farti capire meglio l’anarco-capitalismo, nessuno vieta agli uomini di organizzarsi tra loro, possono fare come credono nei loro scambi, e chiaro che in un sistema di libertà di commercio sarà molto difficile che si verifichi la situazione che tu descrivi senza delle pesanti responsabilità individuali.
          Tu piuttosto dovresti cheiderti come ottenere l’anarco-comunismo senza trovarti a vietare il libero scambio attraverso una qualche forma di coercizione (quindi di stato). Perchè il libero mercato, contrariemente alla parola che sembra qualcosa di recente, altro non è se non l’insieme dei rapporti umani. Il mercato è fatto di rapporti umani ed è stato così fin dalla sua nascita, non è stato inventato da filosofi barbuti come altre correnti di società.
          Tu come pensi di istituire allora una società dove l’unica forma di scambio è il lavoro senza prima vietare lo scambio di materiali attraverso la coercizione. Chi è il fariseo quindi?
          Il senso di proprietà è puramente naturale! Gli animali difendono le LORO prede appena conquistate, difendono il LORO territorio, e così gli uomini difendevano i LORO averi fin dalla preistoria. E sai perchè li difendevano, perchè la proprietà altro non è se non la percezione di un vantaggio nel possedere una certa esclusività in qualcosa. L’esclusività è un vantaggio.
          Ogni qual volta si è cercato di regolamentare i rapporti umani si è sempre rovinato la vita di molti. Ma cosa credi che la società in cui viviamo, dove la povertà di un uomo è dattata dall’appartenere o meno ad una nazionalità piuttosto che alle sue capacità, sia colpa del mercato? Siamo esseri limitati, non potremo mai realizzare una pianificazione perfetta dall’alto, quindi meglio una forma di gestione autonoma degli uomini che sicuramente si organizzaranno, stanne certo perchè costituisce un vantaggio!
          L’anarchia non è caos, ma è assenza di istituzioni, ogni forma di collettivismo dovrebbe poeter essere liberamente abbandonato o accettato da chiunque.

          Riguardo poi al tuo post sul sito di Grillo: ti ho già detto come è nata la moneta, era la merce più accettata, ed è stato l’oro nella storia, non mi chiedere perchè, chiedilo al genere umano io come ogni privato capitalista come te posso solo cercare di sfruttare al meglio ciò che il mercato vuole e seguirlo di conseguenza. Ti consiglio di leggerti “Cosa è il Denaro” di Gary North.
          Nel post poi compi un grave errore che molti hanno compiuto in passato, anche lo stesso Marx. Credi che il lavoro determini il “valore” di un bene. Nn è vero, il valore di un bene è assegnato da quel complessissimo insieme di idee e percezioni che ha un idividuo. Per te può valere molto per altri un cazzo. Il mercato, globalmente, alla fine lo deciderà.

          Ciao! :-)

          • TONY

            Già lo sapevo, e non sono pregiudizi: alla domanda non hai risposto. Ma non sei l’unico. E bene che incominci a farti una cultura in merito, poiché, l’unico vero male è l’ignoranza. Tutto il resto è risolvibile e conseguente ad essa.

            Sull’anarco-comunismo, io ti rispondo volentieri e non farò neanche riferimento a Marx. Il comunismo è l’organizzazione della società in assenza di strumenti di coercizione. Al buon intenditore questo basta e avanza. Io invece proseguo. Il comunismo porta all’anarchia e l’anarchia porta al comunismo. Su questo punto rileggiti quanto sopra: le persone sono anche esseri sociali e di conseguenza devono mettersi d’accordo e in comune (democraticamente), appunto, comunismo.

            Dopo l’anarchia (distruzione dello stato), l’unico vero sistema naturale e libero è il comunismo per mettersi d’accordo nelle comunità. Non sarà il capitale che detterà ordine, né un despota, magari eletto in modo fraudolento ma, saranno i cittadini che decideranno per il loro futuro.

            Man mano che il sistema prenderà piede, le persone instaureranno un sistema equo e libero a tutti i membri al suo interno: socialismo libertario.

            Quindi, senza lo stato, senza i monarchi, senza i capitalisti, ma soltanto persone. Come naturalmente dovrebbe essere. Leggiti Marx, ma soprattutto cerca di comprenderlo. Marx non parla di eserciti e dello Stato, anzi, tutto il contrario di questo. Basta leggerlo e capirlo. Cerca di non confonderti con lo stalinismo o con la Cina di oggi. Più che comunisti, essi sembrano dei reazionari, proprio come voi. Sono più vicini a voi che a noi.

            Marx:”Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente e instaura una costituzione democratica”. Democrazia=governo del popolo (non del capitale, non del monarca).

            Poi, continua a leggerti anche Rousseau, Platone, Kropotkin…

            Fatti una cultura in merito perché mi fate proprio incazzare. Solo un ignorante totale può collegare il comunismo con l’esercito. E’ ridicolo!

            E ribadisco: come farai a tutelare il tuo capitale accumulato senza che vi sia uno stato (leggi, polizia – anche privata, esercito…) che ti protegga??? Questa si, che è una domanda! Medita in merito e fatti una cultura.

            Aggiungo e concludo.

            La cartamoneta, cosi anche l’oro, esiste perché esiste lo Stato che ne tutela i diritti (crediti e debiti in essa). Altrimenti ti ci puliresti il culo con essa, cosi anche con l’oro (non è commestibile). Il discorso sul signoraggio, ovviamente, va inteso nel contesto presente e allo stato attuale delle cose, e non in condizioni naturali, appunto, condizioni comuniste.

    • TONY
      Rispondi

      IL SIGNORAGGIO, CERTE LEGGENDE NON MUOIONO MAI…
      Tanto per fare due conti sul signoraggio facendo un esempio pratico.

      Supponiamo un sistema economico con due agenti soltanto: A=l’impresa e B=la banca, dove la banca fornisce finanziamenti e consuma (impiegati e dirigenti mangiano pure) beni prodotti dall’impresa.

      L’impresa vuole potenziare il proprio sistema informativo e per farlo si rivolge alla banca chiedendo un prestito di 100 (tasso anuo nominale del 20%) dove i lavori li eseguirà un addetto alla manutenzione che lavora per la banca.

      (Ax e Bx sono i periodi di pagamento e di scambio sia per la banca che per l’impresa)

      A0debito 100
      cassa iniziale (c.i.) 100
      investimenti (i) 100
      cassa finale (c.f.) 100
      B0 credito 100
      c.i. 0
      debiti 100
      c.f. 100

      A1 debito iniziale (d.i.) 120
      c.i 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      debito finale (d.f.) 90
      c.f. 0
      B1 credito iniziale 120
      c.i. 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 90
      c.f. 100
      A2 d.i. 108
      c.i. 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      d.f. 78
      c.f. 0
      B2 credito iniziale 108
      c.i. 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 78
      c.f. 100
      A3 d.i. 93,6
      c.i. 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      d.f. 63,6
      c.f. 0
      B3 credito iniziale 93,6
      c.i. 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 63,6
      c.f. 100
      A4 d.i. 76,32
      c.i. 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      d.f. 46,32
      c.f. 0
      B4 credito iniziale 76,32
      c.i. 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 46,32
      c.f. 100
      A5 d.i. 55,584
      cassa 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      d.f. 25,584
      c.f. 0
      B5 credito iniziale 55,584
      cassa 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 25,584
      c.f. 100
      A6 d.i. 30
      cassa 0
      rata -30
      ricavi per vendite 30
      d.f. 0
      c.f. 0
      B6 credito iniziale 30
      cassa 100
      incassi rate 30
      acquisti -30
      credito finale 0
      d.f. 100
      c.f. 100

      E’ da notare come il debito iniziale sia estinto completamente in soli 6 anni, ANCHE SE I SOLDI PER PAGARE GLI INTERESSI NON SONO MAI STATI STAMPATI DALLA BANCA!!!

      Come vedete il signoraggio è un falso problema. Il problema vero sta negli interessi incassati dalle banche e mai spesi per acquisti in beni e servizi. Ciò porterà ad un accumulazione degli stessi e non darà la possibilità di ripagare il debito, in quanto non rientreranno nel circolo. Ovvio!

      Quindi, il vero problema è il profitto, sia esso in cartamoneta (lavoro), sia esso in oro. Sempre di profitto si tratta.

      • domenico
        Rispondi

        Come no. Sempre colpa del D-M-D’. Se tu parli di un sistema non monopolistico non vedo problemi. I profitti prima o poi rientrano nel mercato e se non lo fanno… c’è deflazione. Fermo restando che la moneta non è imposta.
        Comunque nel sistema monopolistico il problema non è il profitto. Si chiama Riserva Frazionaria e Moltiplicatore Monetario.
        Lo so che Marx non parlava di eserciti, ma difficilmente riuscirai a concretizzare il suo persiero senza deviare nei comunismi che poi ne sono risultati. Come diceva Von Mises ogni forma di socialismo sfocia prima o poi in uno statalismo. Sono sistemi instabili, realizzabili cioè solo atemporalmente (idealmente), nel lungo termine si finisce sempre lì.
        I nomi che citi li conosco già, tranne Kropotkin. Tu leggiti Von Mises, Rothbard, Ayn Rand, Max Stirner, e qualche altro…
        Alla domanda ti ho risposto:
        DEVI MORIRE! :-P
        Scherzo… ti aiuterei io dandoti da mangiare ed accogliendoti in casa mia.

        Buona serata TONY! :-)

        P.S.
        Semmai non l’avessi capito dalle mie risposte io credo che debbano essere gli uomini ad aiutarsi vicendevolemte e liberamete, basandosi sulle parole dei grandi filosofi moralisti passati e futuri e sui rapporti di amicizia che non verranno mai a mancare. Non deve essere la sociatà impostata perchè gli uomini si aiutino, perchè è impossibile da fare.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Di fronte a queste chiarificazioni, non riesco a capire come i signoraggisti siano li a predicare e qualcuno sia li a pendere dalle loro labbra. Questi non hanno capito purtroppo niente, fanno solo populismo di bassa lega. Va bene di dare delle mazzate a queste banche, ma non alla banca in se stessa che se ben gestita è uno strumento necessario ad una sana gestione dell’economia!!!!

    • Brillat-Savarin
      Rispondi

      nooooooooooooooooooooooooo, la banca è totalmente inutile in un’economia capitalista (va bene nei regimi comunisti, dove regna il prestito ad usura). Possibile che non capiate un cazzo di cose così essenziali? Lasciamo perdere le cagate di rothbard e compagnia cantante, vediamo di studiare la storia economica in maniera seria.

  • Francesco
    Rispondi

    non avevo scritto in quell’articolo una cosa molto importante: che gli interessi che riscuote banca d’itaglia vengono girati allo stato itagliano. ricordate che banca d’itaglia è istituto di diritto pubblico, il fatto gli azionisti siano privati non conta una cippa agli effetti dei utili fatti, che vanno allo stato. ciò che conta è l’alleanza… solo quella, sono due lobby che si spalleggiano, parassiti di stato con parassiti di banca. finchè non si spezza costituzionalmente questa alleanza, non c’è scampo. distruggeranno la società.

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Grande Francesco!!! Notizia che non conoscevo. Dammi gli estremi della legge che così quando discuto con un signoraggista cretino che continua a dire che la Banca Centrale è in mano ai privati e che bisogna farla diventare statale, lo sputtano immediatamente. Dimmi l’articolo della legge, che poi lo tengo sempre con me e lo sputtano immediatamente, quei cretini alla Benetazzo!!!! Anzi la prossima, vado ad una sua conferenza e quando dice che la Banca centrale è fatta dai privati lo sputtano immediatamente.

  • Roob
    Rispondi

    Mi capito, non spessissimo, di leggere vostri articoli perchè proponete spunti interessanti, ma spesso quando leggo non sono in sintonia con il vostro “sentire”, già il solo fatto di parlare di Libertarismo insieme ad Anarco-capitalista mi impaurisce, ma tralasciamo gli sviluppi di questa premessa ad una ipotetica discussione futura, era per presentarmi con schiettezza

    Sul tema dell’articolo in questione rilevo con piacere come un’attento studio ed un’analisi, almeno di base, porti a smentire le “PUTTANATE” dei signoraggisti anche se voi qua lo fate da un punto di vista diverso a quel che faccio io e proponete soluzioni diverse(avrò sbagliato forse a capire, ma mi sembra che vorreste tornare al Gold Standard o cosa simile). Per chi volesse saperne di più su questo maledetto signoraggio, devo dire che tutto l’impianto si basa su una verità di principio: il finanziamento monetario dello Stato esclusivamente a debito, il resto che ci mettono sopra è un insieme di falsità, secondo me per ignoranza tecnica: 1)Il signoraggio non è Val. nominale meno Val. intrinseco, bensì riguardo il tasso d’interesse del capitale (quanto costa per una banca comprare dalla BCE liquidità), 2)BCE e Bankitalia sono istituti di diritto pubblico e gli introiti di questi per gran parte ritornano allo Stato, la BCE si tiene l’8%, il resto lo distribuisce alle BCN, le quali, leggendo anche ad esempio la relazione 2010 di Bankitalia, si capisce che rigirano allo Stato gran parte degli introiti 3)Riserva frazionaria, che in dottrina realmente si chiama “Moltiplicatore dei depositi” è uno strumento per aumentare la liquidità, dobbiamo esser pure coerenti, non ci si può lamentare ad esempio che una banca non ci concedi un mutuo per mancanza di garanzie o di un mancato prestito ad aziende e al contempo etichettare come “diabolica truffa” la funzione del moltiplicatore

    Questi erano punti che m’interessano esser divulgati sui signoraggisti, ora sull’articolo ho da dire un paio di cose: 1)Concordo con l’analisi che il debito derivi dal rapporto squilibrato fra spese e entrate, da marxista direi che dovremmo anche vedere meglio la questione dell’accumulazione del capitale, perchè se la massa monetaria messa in circolo è 100, ma questi 100 alla fine di un ciclo economico sono in gran parti detenuti da una minoranza di privati e quindi non rientrano nelle casse statali(per: evasione e accumulo) e non saranno reinvestiti nella società ecco che si spiega il perchè della crisi e della perdita di standard di vita soprattutto della classe medio-bassa e della perenne emarginazione di strati sociali più poveri. Una seconda cosa riguarda la reintroduzione del Gold Standard e un’analisi della BCE: sono contrario a qualsiasi Gold Standard, questo sistema ha fatto vedere tutte le sue limitazioni, tra cui quella che chi emette moneta possa fregarsene(come ha fatto la FED per decenni); il lavoro della BCE è quello di tenere una moderata inflazione al 2%, ma oggi siamo leggermente sopra come la stessa BCE ha confessato, il sistema monetario europeo attuale-sono pronto alla lapidazione pubblica. è stato il salvagente di questa crisi, nel senso che se non ci fosse stata una gestione oculata questa crisi avrebbe prodotto più danni e più velocemente di quella del 29, mentre al momento almeno le spinte inflazionistiche sono state scongiurate, quindi nonostante sono un “antisistema”, ci penserei due volte -e mi riferisco ai signoraggisti in particolare- a criticare la struttura dell’Euro e del lavoro che svolge la BCE.

    Concludo con una considerazione sul rapporto BCE-signoraggisti, questi vengono da qualsiasi latitudine e i più “consapevoli” di quello che stanno blaterando è assodato che facciano parte dell’estrema destra, che non presentabile esplicitamente, fa uso delle “teorie del complotto” per poter introiettare alcuni suoi dogmi e faccio un esempio proprio sul “complotto del signoraggio”, chi tornerebbe molto più volentieri e con maggior coscienza alle valute nazionali è la media borghesia industriale a carattere nazionale che, sotto il peso della globalizzazione, tornerebbe volentieri ad economie drogate da “svalutazione”, Soprattutto in Italia si va SECONDO ME in crisi riguardo alla BCE poichè essa è stata creata sul modello dell’indipendenza, quasi assoluta e ciò in parte io critico, della Bundesbank e non sul “modello italiano” il quale avrebbe previsto un istituto legato e sottomesso alla politica, quest’ultimo è un fattore non compreso che sfortunatamente accresce i “signoraggisti” italiani e mediterranei.

    Dopo tutta questa solfa ringrazio per lo spazio concessomi, nonostante abbia palesato la mia contraddittorietà all’impianto ideologico degli autori e saluto Tony, al quale voglio chiedere, visto che negli ultimi mesi t’ho letto spesso sul tema signoraggio a cui sembri aderire, di indagare un po’ di più sul sistema monetario. P.S.: Ancora non t’arrendi a scrivere su quello spazio di sudditi del “nuovo che avanza”? :)

    Saluti

    • TONY
      Rispondi

      Ciao Roob

      ” visto che negli ultimi mesi t’ho letto spesso sul tema signoraggio a cui sembri aderire, di indagare un po’ di più sul sistema monetario.

      Sinceramente parlando, non capisco che cosa intendi con “aderire al tema signoraggio”. In prima istanza potrei dirti che non è soltanto il signoraggio il tema (non ho temi primari oltre al lavoro) del quale mi occupo, anzi non lo considero, in quanto ritengo che esso faccia parte di un problema più grande: concessione di servizi pubblici ai privati.

      Sul sistema monetario non concorderemmo sicuramente, forse perché, come dici, sono “poco informato”. Forse è vero che un tema del genere andrebbe approfondito. Allo stato attuale non vedo soluzioni in merito del tipo: surrogare il sistema monetario come misura del lavoro.

      Questo tema, a mio avviso, va risolto in un contesto quando si parla del profitto, poiché, in assenza dello stesso, il problema del sistema monetario non si pone neanche.

      Forse, è come dici tu, andrebbe approfondito separatamente. Se hai qualche suggerimento, resto in ascolto.

      “P.S.: Ancora non t’arrendi a scrivere su quello spazio di sudditi del “nuovo che avanza”? ”

      E’ diventata ormai una consuetudine. Pessima per certi versi, ma anche molto istruttiva per altri. Parlo di analisi e valutazione del pensiero e come si evolve iniettando opinioni diverse da personaggi completamente estranei alla logica del pensiero unico. Insomma, una cosa personale.

      saluti

  • Aurelio Biondi
    Rispondi

    Uno Stato non riuscirà mai ad amministrare il suo territorio, o paese, con i soldi prelevati dai cittadini sotto forma di imposte e tasse varie perché la tassazione esagerata frena l’economia ed anche perché non si può affrontare le spese infrastrutturali senza emettere nuova circolazione monetaria. Il denaro circolante deve essere uguale ai beni da scambiare, per esempio se uno Stato costruisce una ferrovia, ad opera compiuta i beni esistenti, (materiale rotabile, linea ferrea, stazioni ecc.) saranno superiori a prima della costruzione e dunque viene logico che il denaro necessario per la costruzione dell’opera deve essere immesso dall’esterno e se questo esterno sarà il sistema bancario privato si creerà debito pubblico, sul quale si dovranno pagare interessi, se invece il denaro necessario fosse creato dallo Stato, non ci sarebbe debito e non ci sarebbero interessi da pagare e non ci sarebbe neppure inflazione perché il nuovo circolante verrebbe usato per un opera il cui valore è reale e non inflattivo. Negli anni 30 , con il denaro ad emissione statale , furono fatte navi da guerra, transatlantici come il Rex , bonifiche gigantesche ecc. ecc. senza fare una lira di debito pubblico.

  • domenico
    Rispondi

    X TUTTI Metto un link sul tema.
    Tratta la serie luoghi comuni spacciati dal signoraggisti per veri. Come quello per il quale Bankitalia sarebbe in mano a privati.

    http://signoraggioinformazionecorretta.blogspot.com/2010/12/banca-ditalia-e-conflitto-dinteressi.html

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Mi pare discutiate del sesso degli angeli. Che ne dite, potremmo organizzare un Concilio in merito, così vi sfogate. Non mi piacciono tutti i rimandi a “leggiti questo” o “leggiti quell’altro” e non mi piace quando nella foga della discussione usate epiteti pesanti tra di voi. Io penso che l’UOMO ha inventato il mercato per sua esigenza e considero il comunismo la più bella invenzione della UTOPIA. Il comunismo è realizzato all’interno dei conventi (forse) da frati che si sono volontariamente privati di tutto ed hanno fatto voto di povertà. Il comunismo sarebbe realizzabile se tutti volontariamente scegliessimo di essere poveri e di amarci e soccorrerci l’un l’altro come fratelli, tutti e senza coercizione. In merito all’uso generalizzato di monete d’oro come merce di scambio, io che sono uno schifoso tecnico, non economista, faccio notare che la tecnologia meccanica e galvanica permette oggi con un minimo di attrezzatura, di falsificare alla perfezione le monete metalliche e che per quelle di carta la cosa è molto più difficoltosa. L’UOMO è quel che è, ci sono i puri che discutono del sesso degli angeli, ma anche i marpioni che ogni mattina pensano a come inchiappettare gli altri, fa parte della nostra UMANITA’ ed è bene tenere i piedi in terra. Ciao a tutti

    • TONY
      Rispondi

      Ciao Roberto.

      E chi ti dice che per essere comunisti bisogna essere poveri??? Dove sta scritto che dovremmo rinunciare alla tecnologia e alla scienza??? Tutt’altro invece. Siamo noi comunisti che invitiamo alla ragione logico-scientifica. Figurati se potremmo rinunciare alla tecnologia. E curioso il tuo ragionamento.

      Poi, perché dovremmo rinunciare all’utopia???

      Mi spiego. Senza un minimo di visione del futuro che vorremmo, che cosa ci stiamo a fare a vivere! Solo per conformarci al pensiero unico esistente che ci schiavizza tutti? Solo per alzarsi al mattino e con dei fili invisibili, ma ben stretti, avviarci verso le imprese ed arricchire il capitalista?

      Io sono un tecnico e non sono diventato comunista perché mi piace il mondo idiliaco o perché trovo il colore rosso di mio gradimento. Io sono comunista perché è l’unica via ragionevole da perseguire. Se me ne trovi un altra altrettanto ragionevole e naturale, io cambierei idea, senza se e senza ma.

      Se non ci fossero state le rivoluzioni (francesi e russe, con tutti i loro limiti), cosa pensi, che i diritti dei quali godi attualmente sarebbero caduti dal cielo? Cosa pensi, che se non ci fosse stato il PCI forte l’articolo 18 sarebbe piovuto dal cielo? Cosa pensi, che se non lotti, il precariato si estinguerà da solo? Cosa pensi, che se non lotti la democrazia pioverà dal cielo per mano divina? Cosa pensi, che se non lotti avrai un aumento di stipendio?

      Io penso che se smettiamo di lottare, la pensione la aboliranno (o diventerà da fame come già lo è), i ticket sanitari aumenteranno ulteriormente, l’articolo 18 si abolirà, il patrimonio pubblico si privatizzerà tutto, e lo Stato (i politici servi del potere) ti manderanno l’esercito quando andrai a riprenderti un pezzo di pane perché sarai sprovvisto di qualsiasi mezzo di sostentamento, in quanto ti avranno spogliato di tutto.

      Meglio morire da comunista in battaglia che vivere da servo e sparar retorica per tutta una vita.

      Meglio la morte! Vedi gli ultimi sviluppi nel Regno Unito. La gente è stanca di servire.

      saluti

      • Albert
        Rispondi

        Ciao …..ho letto tutti i tuoi interventi….
        scusa ma dove avresti studiato te?

  • Nereo Villa
    Rispondi

    Poiché le divergenze in materia ho scritto questa critica al movimento. Spero possa interessare tutti, belli e brutticome critica… costruttiva [i brutti ovviamente sono i diffidenti che la considereranno distruttiva :) ]

    Nereo Villa – Critica al movimento libertario del 2011

    È forse possibile che dal momento della nascita di un qualsiasi movimento di pensiero (o ideologico) fino ad un certo punto della sua storia non vi sia stata evoluzione alcuna dei suoi contenuti di pensiero (o della sua ideologia)? Se la risposta fosse affermativa significherebbe che tale movimento sarebbe antievolutivo. Quindi è presumibile che la risposta sia un “no”, vale a dire che un qualsiasi movimento di pensiero NON possa non evolversi.
    È da questa premessa che intendo partire per la mia breve critica al movimento libertario, mediante la seguente domanda: come stanno le cose oggi in un movimento di pensiero libertario o sedicente libertario che abbia davvero fatto sue le idee della scuola austriaca?
    Murray N. Rothbard (1926-1955) è stato il maggiore esponente dell’anarcocapitalismo americano, ed è stato allievo dell’austriaco Ludwig von Mises. Dal punto di vista della teoria economica Rothbard, allievo di Mises, è considerato un esponente della scuola austriaca.
    Eppure esistono chiari dissensi fra l’allievo e il maestro. Come sono stati risolti nel tempo presente?
    Mi riferisco al fatto che il maestro, difensore dello Stato minimo, non poteva fare e non fece mai sue le posizioni anarchiche dell’allievo (relative al rifiuto di ogni organizzazione sociale coercitiva ed all’abolizione dello Stato, entrambe poggianti sull’idea che l’organismo sociale possa e debba stare meglio senza): “il liberalismo – scrive Mises – non contesta la necessità di un ordine legale” assegnando, anzi, proprio a tale ordine il compito di limitare “l’ambito dell’attività dello Stato” (L. Von Mises, Socialismo”, Milano, 1989 p. 77). Mises infatti caratterizzava il liberalismo solo per l’atteggiamento di questo movimento di pensiero “nei confronti del problema della proprietà” (ibid.), dunque per nulla circa l’avversione per la “persona giuridica” Stato (Cfr. ibid).
    Non così Rothbard, il quale fondava il suo pensiero su un giusnaturalismo di tipo teleologico (teleologia = scienza dei fini), che per Mises era un grave errore in quanto per accettarlo bisognava dare alla ragione umana una funzione prescrittiva delle finalità umane, come aveva fatto Rothbard fino all’assolutizzazione dei valori del libertarismo: “Credo che il libertarismo […] debba basarsi sull’assolutismo dei valori” (Rothbard, “Diritto, natura e ragione”, Soveria Mannelli, 2005, p. 125-6).
    Per Mises invece l’idea di una scienza dei fini (teleologia) era filosoficamente (cioè basandosi di Hume) da rifiutare, in quanto è antilogico derivare proposizioni prescrittive da proposizioni descrittive (Cfr. D. Hume, “Tratato sulla natura umana”, Roma – Bari, 1982 p. 483). Secondo me e secondo Mises Stato e società possono esistere ed avere senso nela misura in cui sono conseguenze della vita individuale e in quanto la vita individuale li ritenga necessari. Fino a prova del contrario per Mises l’uomo non ha come fine l’ordinamento morale o legale del mondo ma ognuno ha il fine che egli stesso si da’, mentre ogni ordinamento o prescrizione non può che essere il risultato della sua vita conviviale. Mises dunque avrebbe rifiutato senz’altro il fatto che qualcuno – sia pure egli un un Rothbard – fosse andato a portargli uno scritto con tutte le regole di una ideologia libertaria a cui conformarsi per essere libertario!
    Ora, questo umano (che è anche humeano) rifiuto “costituisce la base stessa – scrive Lorenzo Infantino nella prefazione a Murray N. Rothbard, “La grande depressione” (Catanzaro, 2008) – della convivenza fra soggetti portatori di differenti concezIoni filosofiche e religiose del mondo, ed è un’invalicabile barriera difensiva per la libertà di coscienza”. Come dire che “il liberalismo non può fare a meno di tale rifiuto e che ogni tentativo di cancellarlo o di scotomizzarlo non porta in avanti, ma conduce – si voglia o no – verso assai ‘inospitali’ territori” (Cfr. ibid.).
    Signori, e mi rivolgo qui ai fondatori stessi del movimento libertario italiano, Fidenato e Facco , non conduce forse, questa inospitalità generata da carenza del coraggio di detto rifiuto ad ambiti in cui i polli di Renzo Tramaglino non fanno che beccarsi fra loro prima di essere spennati e cucinati per le feste?
    In base a queste considerazioni la domanda sopra accennata su come stiano le cose in un movimento di pensiero libertario o sedicente libertario assume allora anche il seguente significato in merito all’idea di giustizia – che è anche la tesi di G. Gilder nel suo libro “Ricchezza e povertà” (Milano, 1982) incentrato tanto sulla riduzione della tassazione e dello Stato, quanto sulla critica costruttiva dell’economia politica della scuola austriaca degli anni ’80): “[I grandi esponenti di detta scuola] sono quanto mai eloquenti nella loro critica del collettivismo e nell’esaltazione della libertà, ma non sanno bene dove questa conduca: le loro argomentazioni sono di tipo tecnico e pragmatico. La libertà è buona di per sé e, inoltre, ci arricchisce; il collettivismo accoppia schiavitù e povertà. Nessuno di questi autori vede il motivo di dare al capitalismo una teologia né di attribuire ai suoi risultati una qualche patente di giustizia […] non possiedono una risposta soddisfacente all’interrogativo di Kristol: ‘Possono gli uomini vivere in una società libera se non hanno motivo di credere che sia anche una società giusta?’ (I. Kristol, “Two Cheers for Capitalism”, Basic Books, New York, 1978, p. 262, in “Ricchezza e povertà”, op. cit.). Né sanno replicare alla sua risposta: ‘Credo di no. L’insegnamento che ho tratto dalla storia è che, così come gli uomini non possono tollerare a lungo il senso di vuotezza spirituale della loro vita individuale, così non possono accettare a lungo una società in cui potere, privilegio e proprietà non siano ripartiti secondo criteri moralmente validi’ (ibid.)” (“Ricchezza e povertà”, op. cit.).
    E ancora: “La libertà capitalistica, è stato affermato, conduce a una civiltà volgare e decadente, afflitta da una libido tendente al brutto e al banale, al frivolo e all’empio, priva di disciplina e coraggio per sopravvivere o di valori che valga la pena di preservare.
    Le critiche […] si spingono oltre. Il capitalismo non solo è moralmente vuoto, ma fomenta gravi immoralità: razzismo, sessismo, ineguaglianza, deterioramento dell’ambiente naturale… (ibid.).
    Riassumendo: in cosa è consistita fino ad oggi l’evoluzione dei punti di dissenso fra il maestro Mises e il suo allievo Rothbard? O in altre parole: è esistito in qualche modo nel movimento il coraggio di armonizzare questo dissenso fra assolutismo ideologico e libertà di pensiero? E se non è esistito, o semplicemente non c’è (o peggio ancora non se ne sente il bisogno) come si può allora informare gli altri circa la virtù del coraggio libertario del rifiuto di pagare le tasse e/o della sacrosanta disobbedienza civile?
    Concludo con alcuni pensieri di Aristotele su coraggio e giustizia.
    “Chi affronta, pur temendole, le cose che si devono affrontare, e […] patisce e agisce secondo il valore delle circostanze e come prescrive la ragione, è coraggioso”, dice Aristotele nella sua “Etica Nicomachea”. Ovviamente Aristotele parla qui di valore delle circostanze ATTUALI non di ieri, cioè quelle del momento attuale richiedente il coraggio. Non parla di circostanze del passato da difendere coraggiosamente con le unghie e coi denti. Questo sarebbe per il filosofo un grossolano errore che porterebbe a confondere ideologicamente la medietà (“in medio stat virtus”) con la mediocrità, e la ragione col calcolo utilitaristico. “Se sperimentiamo le passioni quando si deve, in ciò che si deve, e verso chi si deve, allo scopo e nel modo che si deve, allora saremo nel mezzo e nell’eccellenza, che son propri della virtù” (ibid.). “Parole come queste – scrive M. Jevolella, nella Prefazione al libro “Aristotele. L’etica del cittadino. Nella giustizia è compresa ogni virtù”, Milano, 2009 – sarebbero da meditare a fondo, perché la saggezza che esprimono ha davvero un valore universale. Potremmo considerarle come un perfetto antidoto a ogni forma di fanatismo e di accecamento ideologico; una guida sicura per sfuggire alle trappole emozionali, ai condizionamenti, alle manipolazioni, alle mistificazioni del vero che scatenano pulsioni irrazionali negli individui e nelle masse” (ibid.). Il fanatismo prescrittivo dovrebbe comunque anch’esso avere a che fare con leggi e prescrizioni dato che per Aristotele “la legge comanda di compiere anche le opere dell’uomo coraggioso […] per esempio di non fare maldicenza; e così via analogamente anche per le altre virtù e per gli altri vizi, imponendo certe cose e proibendone altre, e ciò rettamente se la legge è stabilita rettamente, ma meno bene se la legge è stata fatta in fretta. Questa forma di giustizia, dunque, è virtù perfetta […] E col proverbio diciamo: ‘Nella giustizia è compresa ogni virtù'” (Etica nicomachea).
    Credo infine che non abbia senso parlare di una filosofia della libertà economica in quanto solo nel pensare, vale a dire nella cultura, è sperimentabile la libertà, così come solo nella fraternità (ovviamente nel suo aspetto scientifico e non meramente buonistico di solidarietà) è sperimentabile una economia sana, e solo nell’uguaglianza fra gli uomini è sperimentabile il diritto e la giustizia.

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Caro Nereo, un po’ sono stanco dei tuoi cambiamenti di umore ogni qualvolta qualcuno ti critica (è il caso di Fusari della scorsa settimana).
      Ora, tu muovi al movimento libertario un jaccuse che non comprendo. Primo, il movimento libertario non è il depositario della perfezione umana e dottrinaria. Ha però alcune idee forti che ritiene possano essere la soluzione. Il dibattito Rothbard-Mises è il classico disallineamento tra maestri ed allievi, anche se molti studiosi (anche italiani), convengono col dire che l’americano ha fatto quadrare il cerchio del pensiero liberale più coerente, dando struttura, idee e teorie forti al libertarianism. Ancora oggi – non lo faccio certo io che non sono un intellettuale – c’è chi ne discute. Il professor Antiseri, ad esempio, ha dato alle stampe un libro intitolato contro Rothbard in cui critica pesantemente l’intellettuale americano in quanto scrisse cose pesantissime in merito all’ermeneutica.
      il pensiero filosofico è questo, dibattito – anche aspro – e applicazioni dello stesso nel segno del popperiano “trial and error”.
      Nel merito del signoraggismo, ti ho sempre detto – anche de visu più volte – che secondo me sei completamente in errore. L’idea di moneta del popolo, l’idea di reddito minimo garantito sono due idee che nulla hanno a che spartire con un sistema coerenetemente liberale.
      Ora, Mises era per lo Stato minimo, Rothbard per abbattere lo Stato. Ciò che purtroppo oggi assistiamo è l’esatto contrario, l’espansione continua dello Stato. Io firmerei domani per trasformare questo paese nella Svizzera (costituzionalemnte parlando), dal giorno dopo insisterei col battermi per l’idea che lo Stato è quanto di peggio sia mai stato messo in campo come forma di organizzazione umana.
      Sulla questione monetaria, infine, io mi ritengo un sostenitore del gold standard e dell’abolizione della riserva frazionaria. Dato che non sono un “luminare” della questione ascolto e studio coloro che si muovono in questa direzione, da Huerta de Soto a Bagus, da usemlab al Mises institute.
      Sbaglio? Può darsi e quanto sarò certo dell’errore non avrò problemi ad ammetterlo. Ma da qui a metterla giù dura col Movimento Libertario (che ad oggi, con le azioni di Giorgio e del sottoscritto, e il sostegno dei suoi sostenitori ha fatto più di qualsiasi cazzo di partito liberale della minchia) ce ne passa.
      Un caro saluto

      • Roob
        Rispondi

        “l’espansione continua dello Stato”…ecco perchè non condivido l’anarco-capitalismo, come si può affermare ciò in un periodo di crisi EVIDENTE dello Stato-Nazione, in un periodo(ultimi vent’anni circa) in cui l’Europa è andata verso “liberalizzazioni”, ergo privatizzazioni, affermare che sia in atto un’espansione continua dello Stato significa affermare una cosa contraria alla realtà. stanno attaccando il Welfare State, la politica è sempre più succube dell’economia e del potere di colossi privati.

        • Leonardo Facco
          Rispondi

          Roob, non è colpa mia se sei in errore, madornale errore!!! Ma tant’è, è grazie a quelli come te, ovvero la maggioranza, se arriveremo alla miseria!

          • Roob

            a)Dove sono in errore?
            b)La maggioranza non è extraparlamentare come il sottoscritto….prevenuta la replica

        • Claudio G. H.
          Rispondi

          Scusa Roob ma non c’è seguito alla tua considerazione. La crisi dello stato-nazione dipende dalle liberalizzazioni? Non ne vedo il nesso. E quali sarebbero gli stati-nazione in crisi in Europa? Lo chiedo perché non tutti sono uguali quindi in base alle differenze dovrebbe essere possibile ricavare delle informazioni.
          A me pare che gli stati-nazione sono in crisi dove la nazione non corrisponde allo stato. La Francia ne è un esempio. La Germania è pure uno stato che alle nazioni proprie ha dato poco spazio, ma un po’ di più, ed infatti la gestione dei Lander funziona meglio delle prefetture francesi. Per continuare possiamo notare che l’Austria che ha una forte decentralizzazione ha una gestione ancora più efficiente, e la Svizzera batte tutti essendo una federazione in cui i cantoni sono davvero autonomi ed operano in concorrenza pure.

          • Roob

            è in crisi lo Stato-Nazione come il capitalismo lo modellò e lo creò nell’arco di due secoli circa, non parlavo della nazionalità dello Stato, bensì del centro decisionale per antonomasia, gradualmente nella seconda metà del novecento è iniziata un’accelerazione della perdita di poteri degli Stati, questo perchè se prima il “mercato” del capitale corrispondeva con gli Stati-nazioni e quindi le lotte sociale spesso avevano carattere nazionale, oggi il capitale ha come mercato il globo e trova il suo “habitat naturale” nella regione geografica(leggere continente), ecco perchè è in crisi lo Stato-Nazione, se prima lo scontro fra due elite si manifestava a livello statale e il controllo dello Stato assicurava una propria libertà d’azione e decisionale, ora il potere si è trasferito in organi sovranazionali(Onu, UE, Apec, Asean, Nafta, FMI, ecc) e multinazionali.

            Ecco la crisi dello Stato-nazione di cui mi riferivo, poi è indubbio che questo processo stia riuscendo meglio in altri paesi che in altri, qua non serve un sociologo capire la differenza dei livelli d’indipendenza da poteri extrastatali tra la classe politica tedesca, per esempio, e i paesi mediterranei

      • Nereo Villa
        Rispondi

        “Caro Nereo, un po’ sono stanco dei tuoi cambiamenti di umore ogni qualvolta qualcuno ti critica (è il caso di Fusari della scorsa settimana)”…
        Cambiamenti d’umore no. E nemmeno critica di Fusari, ma casomai insulti. Ripeto: non si può incominciare una critica dicendo: “Nereo evitiamo di scrivere cazzate” (LucaF.7 agosto 2011 at 10:21 in https://www.movimentolibertario.com/2011/08/07/democrazia-bastonare-popolo/).
        Che poi tu sia stanco di me, questo sì, mi dispiace, anche se questa è la prima volta che mi parli così, perché non mi hai mai mancato di rispetto. Se ricordi ti dissi che si possono avere idee differenti (e quando mai è esistito sul pianeta una persona con gli stessi pensiero di un’altra?) però se uno ti insulta questo non va bene, e tu mi desti ragione.
        Se reputi che io NON sia stato insultato (e mi riferisco anche a http://www.nereovilla.it/coito_ergo_bum.htm) e che sia un PIAGNONE rispetto la tua idea però per me le cose non stanno così.
        Ma veniamo al dunque.
        Innanzitutto voglio sapere se il video 7 lo devo fare oppure no (perché a me piace portare a compimento le cose che incomincio). Comunque se la risposta è no, non ci sono problemi.
        Per il resto, io ho fatto una critica COSTRUTTIVA e non un’accusa al movimento libertario. E poiché mi parli di Antiseri (che non conosco) mi dai una risposta. O preferivi forse che mi fossi tenuto dentro dubbi ermeneutici o di altro tipo? Oltretutto sei proprio tu ad esserti distaccato dalla Lega perché lì non si potevano fare critiche, no?
        In merito a Popper (filosofo che conosco molto poco perché non mi ha mai interessato un gran che, se non per la critica ai programmi televisivi) non ho capito quello che hai scritto.
        Sul signoraggismo, se ben ricordi, per anni ho scritto nei miei vecchi siti e nell’opzione di risposta automatica delle mails: “Mi dissocio dal signoraggismo”.
        L’idea di moneta del popolo fino a prova contraria non l’ho mai sostenuta, anche se l’ho a suo tempo studiata proprio per concludere che sarebbe un errore l’emissione monetaria statale.
        Invece l’idea di reddito minimo garantito che io chiamo REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO secondo me è giusta nella misura in cui si operi per un’economia scientificamente fraterna.
        Per me non esiste e non dovrebbe esistere un sistema “coerentemente liberale” che in nome di una “filosofia della libertà dell’economia” scambi la libertà per il “libero arbitrio” di bruciare per esempio gli agrumi per farne salire il prezzo.
        Sono comunque contento di questo TUO malumore perché mi da’ finalmente la possibilità di chiarire una volta per tutte il mio pensiero, dato che continuate a rinfacciarmi di essere signoraggista, cosa che reputo anche offensiva a questo punto: il pericolo di cadere dalla padella (delle banche) nella brace (dello Stato) l’ho denunciato nelle canzoni, negli articoli sul quotidiano piacentino Libertà e sul mio sito ufficiale.
        Non credo nei partiti e/o nei gruppi. Semmai questa è la mia contraddizione, cioè di essermi avvicinato a questo gruppo, ma per me non è un problema non frequentarlo più se proprio mi riterrete nemico.
        La storia comunque insegna che i cambiamenti sociali provenienti dai gruppi o dalle ideologie furono catastrofici. Prendi il sangue versato della rivoluzione francese. A cosa è servito?
        E veniamo al punto focale: libertà, fraternità ed uguaglianza non sono realizzabili se non fuori dalle astrazioni intellettualistiche, vale a dire: possono attuarsi solo se ognuno di questi tre valori è lasciato vivere nel suo proprio ambito rispettivamente triarticolato in 1) cultura, 2) economia, e 3) diritto.
        I motivi scientifici per cui fino a prova contraria le cose stanno in questi termini sono spiegati con dovizia di particolari nel libro di Rudolf Steiner: “I punti essenziali della questione sociale”.
        Su quanto faresti tu in merito al diventare come la Svizzera, questo è anche il mio pensiero, e concordo pure sul fatto che “lo Stato è quanto di peggio sia mai stato messo in campo come forma di organizzazione umana”. Infatti già Goethe aveva denunciato ciò nella sua “Favola” dicendo che lo Stato (ed allora non era peggio di adesso) che accentra in sé i tre poteri (cultura, economia, e diritto) deve per forza crollare in quanto non è uno Stato di diritto, ma di fatto vuole essere Stato di diritto, Stato di cultura, e Stato di economia. Quindi scoppia (è l’autodistruzione del quarto re nella favola di Goethe).
        Sulla questione monetaria credo senza problemi nella tua buona fede che ti fa dire: “quando sarò certo dell’errore non avrò problemi ad ammetterlo”. Ma anche per me è così. Gli errori vanno però dimostrati. È troppo comodo insultare chi non la pensa come noi (non mi sto riferendo a te; comunque nessuno può dirmi: su questo o su quest’altro punto tu sei fuori se non lo dimostra).
        Invece sul “metterla giù dura col Movimento Libertario” qui tu hai preso una mega cantonata. Io ho voluto affermare che non si può condannare una persona per quello che pensa. Perché così facendo si opera proprio nello stile della psicopolizia orwelliana. Io sono e sarò sempre disposto a chiarire ogni punto di ogni mio intervento, pensiero, o scritto. Però non sono assolutamente disposto a tollerare gli intolleranti, e proprio per questo motivo sono andato alla radice di quello che ho creduto il vulnus scoperto (e da eventualmente ricoprire) dello stile offensivo di alcuni sedicenti libertari, vale a dire di coloro che a quanto pare hanno fatto loro più l’assolutismo di Rothbard che il liberalismo di Mises. Personalmente condivido più Mises. Tutto qui.
        Ciao.

        • leonardofaccoeditore
          Rispondi

          Ovviamente, aspetto il video Nereo, guai sennò. Un abbraccione, Leo

        • daouda
          Rispondi

          Mi permetto di risponderti.

          Il problema non è tanto la questione del tributo in sé poiché chi certifica a qualch’un altro autorità di giudizio o di cura o di ritualità ( tutte prerogative che anticamente erano scineze/arti sacerdotali ) si riconosce inferiore e si predispone alla sottomissione favorendo in ciò un sentire comune.

          Tutto sta a capire come se è giusto e come possa essere possibile che un tale riconoscimento , indipendentemente dai risvolti storici e le forme assuntesi, non dia statualità.
          Io ritengo ad esempio che l’anarco-capitalismo , per come è congegnato, comporta il riproporsi di una statualità altra, diversa dalle forme che vediamo.
          Il problema libertariano consiste difatti nell’eccesiva identificazione tra pubblico e stato.

          Tornando alla questione della statualità intesa come oppressione, forse Mises lungimirantemente voleva difendere il già dato evitando che si degenerasse, ma comunque avallava la correttezza dello statuale in cui si trovava.
          Rothbard è semplicemente stato coerente ; potrà aver esagerato ma non credo poi che puntasse sull’assolutizzazione dei valori, che comunque è erroneo, quanto sulla loro universalità, ossia al riconoscimento della loro verità intrinseca che di per sé stessa non è opprimente ( se non imposta ).

          Ed è qui che si entra a gamba tesa sul problema della natura umana, e Max Stirner viene paradossalmente ad ammonirci.
          Ci sono quindi individui che non meritano/non necessitano/non vogliono determinate libertà E NON C’E’ ALCUN MOTIVO PER GARANTIRGLIELE.
          Facendo ciò non gli si nuoce, ma li si agevola, favorendo con tale blocco lo stesso resto della collettività.
          Ecco perché l’ideologia liberale non paga. Il suo egualitarismo di fondo la rende affine a qualsivoglia comunismo, una diversa gradazione del medesimo insieme.

  • Nereo Villa
    Rispondi

    Ops: volevo scrivere: Poiché le divergenze in materia di signoraggio sono molte e non solo in materia di signoraggio…

  • Koso
    Rispondi

    Ripropongo una mia domanda/riflessione sulla riforma monetaria, è indirizzata a Carbone, ma può rispondere chiunque, ovviamente. Ho letto le proposte di Jesùs Huerta de Soto in Money, Bank Credit, and Economic Cycles. Esse si articolano in tre punti:

    1) L’obbligo del 100% di riserva bancaria
    2) L’abolizione delle banche centrali
    3) Ritorno ad un sistema aureo (secondo lui non si potrà sapere come evolverà la moneta, ma è probabile che rimanga l’oro)

    Secondo lui avverrebbe tutto automaticamente, se alcuni paesi decidono di compiere questi tre passi, tutti gli altri li seguiranno a ruota. Ma dove sta scritto? A meno che i paesi che seguano questa riforma non si diano all’autarchia, devono commerciare con gli altri, e se questi rimangono ancora con una moneta di carta, come si fa tu gli dai l’oro e loro della carta, fatemi capire. Elencando i possibili vantaggi di questa riforma, la maggior parte sono dovuti alla riserva del 100%, e anche quasi tutte le obiezioni che lui cerca di smontare riguardano la riserva al 100%. Questo perché è la riforma più importante.

    La critica è che possa uccidere la crescita e l’economia, in un certo senso è vera, ucciderebbe sì questa economia malata, basata su investimenti non coperti da un risparmio reale, ma basati sulla manipolazione della moneta tramite operazioni contabili delle banche. Anche un sistema di “free-banking aureo” a riserva frazionata porterebbe a creare credito in eccesso, ecc. Quindi per me basta solo la prima proposta, possono rimanere anche le banche centrali con la loro moneta “fiduciaria”. Non credo al sistema aureo perché non si può basare una crescita economica solo sulla crescita dell’oro. La crescita della base monetaria deve avvenire tramite parametri obiettivi basati su un paniere di beni (in cui ci può essere l’oro ma non solo), il compito di una b.c. è quello della stabilità, sia l’inflazione che la deflazione sono due mali, per avere una crescita monetaria ci si deve basare su un paniere di beni. Se nell’eurozona si arrivasse gradualmente all’obbligo di riserva bancaria al 100%, e con un euro “paniere di beni” controllato dalla bce tramite parametri obiettivi, andrebbe bene? Sarebbe accettabile? Il mio dubbio sta che comunque eventuali capitali “virtuali” extra eurozona arrivino a fare investimenti, ma comunque credo che sia meglio di questo sistema, o sbaglio?

    Sulla questione del signoraggio, mi sembra di avere letto un articolo di un suo sostenitore. Alla fine da quello che ho capito, loro dicono che se la spesa dello stato fosse 100 e l’entrate 80, lo stato dovrebbe stampare 20 per coprire le spese, appare “logico” che si potrebbero quindi abolire le tasse, e tutte le spese statali sarebbero coperte dalla moneta stampata dallo stato. MA QUESTA È UNA CAGATA PAZZESCA!!! VOGLIAMO FORSE FARE LA FINE DELLO ZIMBAWE???????!!!!!

    • Janese
      Rispondi

      At last some riaotnality in our little debate.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    A Tony anche se capisco di andar fuori tema. “E chi ti dice che per essere comunisti bisogna essere poveri ?” Non lo dice nessuno, ed è questo il bello ! Il mio problema è di essere uno schifoso materialista che crede solo a quello che vede e dove hanno realizzato il comunismo hanno diffuso la povertà, senza dirlo e senza che tutti, come in convento, siano liberamente d’accordo. Te trovami un posto comunista idilliaco ed hai conquistato un altro comunista alla tua collana. Per me il libero pensiero, il libero mercato, la possibilità per ogni individuo di essere libero, diffonde molto più benessere di quello “solo promesso” del comunismo. Io penso che tu possa continuare a credere nel comunismo, penso che una vita senza credere in qualche cosa di importante, anche se così vago ed ideale da sapere per certo di non raggiungerlo mai, sia qualcosa di importante che dà senso alla vita ed aiuta ad andare avanti. Purtroppo, te l’ho detto, sono uno schifoso materialista che crede solo in ciò che vede. Ciao

    • TONY
      Rispondi

      A meno che tu non sia ricco e potente, NO, tu non sei uno schifoso materialista, tu sei un servo del potere!
      Come diceva Goethe (vado a memoria): “non vi è schiavo più schiavo di colui che si crede essere libero”.

      Per capire il mio pensiero, dovresti prima comprendere cos’è il comunismo. Non è soltanto un etichetta, uno slogan che si esibisce per perseguire un ideologia. Non è neanche un ideologia. Caso mai, è un utopia.

      E l’hai detto! Solo che ti sei contraddetto in termini. Non è curioso e ciò discende dal fatto che di comunismo non ne sai niente.

      “Per me il libero pensiero, il libero mercato, la possibilità per ogni individuo di essere libero, diffonde molto più benessere di quello “solo promesso” del comunismo.”

      Il libero pensiero, il libero mercato e la possibilità per ogni individuo di essere libero è IL COMUNISMO!

      Sul libero mercato (a scanso di equivoci).

      Quando non c’è uno Stato che protegge il mercato (ipotesi libertaria della quale ti fai promotore), il mercato e come l’hai conosciuto fino ad oggi cessa di esistere. Resta unicamente il libero scambio. Libero, nel senso che non ci sono regolamenti, non ci sono brevetti, non ci sono i diritti d’autore, non ci sono le diversificazioni, non ci sono propagande, neanche la pubblicità ma, solo e soltanto bisogni da soddisfare, dove gli uni producono un bene e lo scambiano con altri che producono altri beni, e tutti insieme si mettono d’accordo cosa e quanto produrre, poiché non esiste l’accumulazione.

      Si, non esiste l’accumulazione. E non per volontà di qualcuno, ma perché non c’è uno Stato che potrà proteggere la stessa. Di conseguenza non ci potrà essere un mercato dei beni. Non perché qualcuno lo vieta, ma perché ancora una volta, non c’è uno Stato che lo regolamenti.

      Tutti gli eccessi di produzione andranno in una direzione rollover (l’eccesso di quest’anno coprirà la minorproduzione dell’anno prossimo). E non perché qualcuno lo vieta, ma perché non c’è uno Stato che la protegge.

      Potresti anche accumulare beni in eccesso ma, la domanda è: che te ne fai degli stessi? Oggi, si, li monetarizzi, ma un domani, in un mondo senza moneta non potrai più farlo. E non perché qualcuno lo vieta, ma perché non c’è uno Stato che potrà proteggere il tuo cumulo e proteggere di diritto la tua moneta. Ti ricordo che oggi, qui come nel resto del mondo, la moneta va accettata d’obbligo e per legge dello Stato, e non perché gli individui vogliono cosi.

      Senza uno Stato che protegga la tua “materia”, anche il materialismo cesserà di esistere. E non perché, ancora una volta, lo vorranno i comunisti, ma perché non ci sarà nessuna polizia, nessun esercito, nessun giudice, a proteggere il tuo capitale.

      Penso di essere stato chiaro ed esaustivo. E cosi anche la bufala dell’anarcocapitalismo (che è una contraddizione in termini) svanisce, e non perché lo dice un comunista, ma perché è contraddittoria in se stessa.

      L’unica libertà è quella naturale, senza vincoli dall’alto. Come i leoni nella savana, come gli uccelli che volano liberi e senza alcun padrone ma, ben organizzati in comune.

      Non serve aggiungere altro. Se adesso non cambi idea, o ci sei, o ci fai. Ma, del resto, siamo in Italia. Qui, un po’ tutti, ci sono e ci fanno.

      O comunisti, o servi! E neanche questo, non è uno slogan, ma la nuda e cruda realtà. La si può ignorare volontariamente (lo fanno in molti), la si può combattere, la si può snobbare, la si può deridere, ma resta ed è una semplice constatazione reale e attuale sempre.

      saluti

      • Gian Piero de Bellis
        Rispondi

        Tony: “la possibilità per ogni individuo di essere libero è IL COMUNISMO!”
        In sostanza Tony chiama comunismo (anarco-comunismo) quello che altri chiamano capitalismo (anarco-capitalismo). Non sarebbe allora il momento di andare oltre queste lotte fratricide per imporre l’etichetta a cui uno è sentimentalmente attaccato per concentrarsi tutti sul problema: come far avanzare un progetto e una strategia di liberazione dallo stato? Altrimenti continueremo a lottare sulle parole magiche (comunismo, capitalismo, pubblico, privato, destra, sinistra) restando eternamente servi.

        • Roob
          Rispondi

          una precisazione dottrinaria: l’anarco-capitalismo non ha nulla a che vedere nè con l’anarchismo, nè con l’anarco-insurrezionalismo, l’anarco-capitalismo nasce in ambiente LIBERISTI, infatti l’attuale corrente neoliberista, che domina la politica economica, è da alcuni chiamata appunto anarco-capitalismo.

          Mi fa specie che negli ultimi anni l’Europa abbia inglobato quella corrente deleteria statunitense che sotto il nome di “libertario” nasconde l’estremizzazione del pensiero economico lliberista; i libertari di questa corrente infatti per lo più sono piccoli-imprenditori che vorrebbe continuare a sfruttare altri uomini senza più vincoli giuridici dello Stato….Lo Stato sta perdendo il suo potere a favore dei privati…noi stiamo vivendo in una società che va verso l’anarco-capitalismo, se poi qualcuno vuol fare l’alternativo anti-sistema cambiandosi l’etichetta che lo faccia, ma la realtà questa è: meno stato più privato

          Saluti

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    Tony, ha una laurea e um naster in economia aziendale: proprio come quelli che fanno affondare i paesi nella miseria. Ahahahah

    • Gian Piero de Bellis
      Rispondi

      Leo, leggendo l’ultimo intervento di Tony (a favore del libero scambio) non mi sembra che sia criticabile da un punto di vista libertario. Ho forse perso qualche dettaglio del discorso che invece tu hai colto?

      • Leonardo Facco
        Rispondi

        QUESTE SUE PAROLE RIVOLTE A FIDENATO: ““Carissimo”, potrei farti da professore. Guarda che non sai chi hai di fronte. Oltre alla laurea, ho anche un dottorato di ricerca, e guarda caso in finanza aziendale, oltre ad essere ricercatore autonomo pluriennale in politica economica”.

        VEDI TU…

      • BBones
        Rispondi

        Scusi sig. De Bellis, ma credo che la differenza tra Comunismo (anarco-comunismo) e anarco-capitalismo sia l’atteggiamento opposto verso la proprietà privata.
        Non è semplicemente la stessa idea chiamata in modo diverso e questo non è un semplice dettaglio!
        Provi a chiedere al superdottore masterizzato cosa pensa dei seguenti obbiettivi:
        a) difesa della proprietà privata da attacchi da parte dello statalismo costruttivista sia esso di destra e di sinistra;
        b) difesa della libertà di imprenditorialità contro l’eccesso di regolamenti che imprigionano i talenti umani
        c) difesa del libero scambio contro il protezionismo, le tariffe doganali e la burocrazia
        d) difesa della concorrenza fiscale a favore di una società futura esente da tasse, fondata sulla base della sussidiarietà, del volontariato, delle libere associazioni, con responsabilità e concordia civica
        e) difesa del valore del risparmio e di una moneta sonante contro il monopolio del denaro creato dal nulla
        f) difesa della libertà di educazione al fine di rendere i nostri figli liberi dalla servitù istituzionale inculcata dalla scuola di Stato
        g) difesa della libertà di assicurazione, abrogazione delle disposizioni statali di assistenza sanitaria, dei sussidi pensionistici e di disoccupazione ed di obbligatorietà all’assicurazione contro gli infortuni
        Mi perdoni poi, ma il superdottore ci riempie la testa con “democrazia” e poi ci invita a leggere Platone, che della stessa fu il più lucido e feroce avversario , e,dopo aver detto: “Siamo noi comunisti che invitiamo alla ragione logico-scientifica. Figurati se potremmo rinunciare alla tecnologia.”, ci sprona a studiare Rousseau, che a quanto sostiene Bedeschi in un suo libro, era un avversario convinto della modernità: “QUESTA POSIZIONE COSTITUISCE LA BASE DELLA DEMONIZZAZIONE CHE ROUSSEAU HA FATTO (A PARTIRE DAL DISCORSO SULLE SCIENZE E LE ARTI ) DELLO SVILUPPO ECONOMICO, E DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA CHE SONO ALLA BASE DI TALE SVILUPPO.” e della democrazia rappresentativa: ” MA ANCHE A PROPOSITO DELLA CRITICA ROUSSEAUIANA DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA, NONOSTANTE LE IMPORTANTI INTUIZIONI CHE ESSA CONTIENE, NON DOBBIAMO CEDERE ALLE LUSINGHE DEL CONCETTO, TANTO SPLENDENTE QUANTO ASTRATTO, DI «VOLONTÀ GENERALE». BERTRAND DE JOUVENEL HA PARLATO DEL «CARATTERE MISTICO» DI QUESTO CONCETTO. INFATTI LA «VOLONTÀ GENERALE» TEORIZZATA DA ROUSSEAU È «INFALLIBILE» E «INDISTRUTTIBILE». E NON È AFFATTO DETTO CHE ESSA COINCIDA CON LA VOLONTÀ DELLA MAGGIORANZA DEI CITTADINI. ANZI, È ASSAI DIFFICILE CHE CIÒ AVVENGA, PERCHÉ (DICE IL GINEVRINO) IL POPOLO SPESSO NON VEDE QUEL BENE CHE PURE VORREBBE. E DUNQUE, COME HA OSSERVATO GIOVANNI SARTORI, NON È LA «VOLONTÀ GENERALE» CHE DEVE RISOLVERSI NELLA VOLONTÀ POPOLARE, MA È LA VOLONTÀ POPOLARE CHE DEVE RISOLVERSI NELLA «VOLONTÀ GENERALE» (CIOÈ IN UNA ENTITÀ ASTRATTA E COMPATTA, CHE NON AMMETTE MOLTEPLICITÀ DI OPINIONI NÉ DISSENSI). DONDE IL CARATTERE PEDAGOGICO-AUTORITARIO DELLA DEMOCRAZIA ROUSSEAUIANA.”
        Un pò troppo comunista per un libertario!
        Infine la sua affermazione: “L’unica libertà è quella naturale, senza vincoli dall’alto. Come i leoni nella savana, come gli uccelli che volano liberi e senza alcun padrone ma, ben organizzati in comune.”, ha un pò troppo il sapore di una comune hippy anni settanta: ci manca solo qualche canna.
        Cordiali saluti.

        • Gian Piero de Bellis
          Rispondi

          Spero che il superdottore masterizzato (come lo chiama lei affettuosamente) risponderà alle sue obiezioni più che legittime. Io mi limito a rilevare alcune cose:
          – Quando lei parla di “difesa della concorrenza fiscale a favore di una società futura esente da tasse” (punto d) non riesco a capire quale concorrenza fiscale ci possa essere in una società priva di imposizione fiscale (io sono per questa opzione).
          – Quando lei rimprovera al superdottore di volere una società che ha il sapore di una comunità hippy, se questa è la scelta personale del superdottore e non una imposizione per tutti, allora non ci vedo nulla di male.
          – Infine, la distinzione tra anarco-comunisti e anarco-capitalisti è, a mio parere, una distinzione fasulla se noi ci concentriamo sulla parole anarchia che vuol dire mancanza di imposizione (senza dominio). Essa vuole dire: scelte libere e volontarie, come da lei sottolineato sempre nel punto d. Per cui un anarco-comunista si organizza, ad esempio, sul modello della comune hippy o della cooperativa di produzione e un anarco-capitalista si organizza secondo il modello della libera impresa e della fornitura di beni e servizi dietro pagamento.

          In sostanza non ci vedo nulla di strano nella coesistenza dei due sistemi, purché ognuno applichi a sé stesso quello che più gli conviene senza imporlo a nessun altro. Questa è l’anarchia che non è né capitalista né comunista. (Per ulteriori chiarificazioni al riguardo rimando al mio scritto Anarchismo/Antianarchismo)

          • TONY

            “In sostanza non ci vedo nulla di strano nella coesistenza dei due sistemi, purché ognuno applichi a sé stesso quello che più gli conviene senza imporlo a nessun altro. Questa è l’anarchia che non è né capitalista né comunista.”

            Come la vedresti tu una costruzione, per esempio, di una strada, o semplicemente, riparare o riqualificare una via cittadina? Come faresti? Secondo uno schema capitalista, o secondo uno schema comunista, in quanto convivono i due modelli? Come potrebbero mai mettersi d’accordo i cittadini in merito? Come dovrebbero organizzarsi? Chi dovrebbe realizzare l’opera: i comunisti, o i capitalisti? Qual’è il criterio?

        • TONY
          Rispondi

          Chiamarmi superdottore masterizzato? Mi lusingate un po’ ma… Ostinarsi a continuare il discorso pur essendo un completo ignorante in materia non è altro che il frutto della sindrome di inferiorità. La tua intelligenza è stata “offesa”, ma sei tu che penso che lo abbia fatto io. Invece, no! Hai fatto tutto da solo. Perché parli di economia anche se non ne sai niente? Curioso.

          Cosa pensi, cosa fanno gli studenti per 5 anni nelle facoltà di economia? A cosa servono tutti quei corsi: matematica (anche finanziaria), statistica, econometria, fiannza, politica economica, economia industriale, tecnica bancaria, diritto (amministrativo, privato, pubblico…), ragioneria, marketing….

          Non stanno li a grattarsi le palle!

          Poi, arrivi tu, senza uno straccio di conoscenza in merito e pretendi di insegnarci qualcosa. Appunto, è un aspetto a dir poco curioso. Che alla fine, almeno per me, curioso non è. La tua pigrizia a voler studiare, come quella degli italiani ci ha portato esattamente al punto in cui ci troviamo adesso. Sarebbe come se io mi mettessi ad insegnare medicina ad un medico. He he he…ma dai…

          Provaci tu. Provaci esattamente come stai facendo con me, prova ad insegnare medicina al tuo medico di famiglia. Penso che ti manderebbe affanculo e ti consiglierebbe di cambiare medico di famiglia. E’ poco, ma sicuro.

          Comunque, risponderò alle tue ovvietà (per me sono cose ovvie e neanche tanto complicate). Esistono cose ben più complicate e ben più complesse in economia, ma tu certe domande non te le potresti neanche immaginare. Appunto, non hai studiato.

          “difesa della libertà di imprenditorialità contro l’eccesso di regolamenti che imprigionano i talenti umani”

          A tal proposito, ti consiglio Kant. “Secondo Kant, la libertà è la facoltà di dare a un’azione un inizio assoluto. E qui si pone una domanda, se le nostre azioni sono state libere o sono state il risultato necessario di circostanze imposte.
          Se le condizioni imposte esigono un comportamento, quelle vanno osservate. E chi si riconosce in esse, è libero!
          Non esiste libertà senza regole. Cambiare le regole, è lecito. Ignorarle non lo è.”
          L’eccesso di regolamentazione si studia con attenzione nei corsi. Viene analizzato da un punto di vista di efficienza ed efficacia dei provvedimenti legislativi secondo una curva di provvedimento/beneficio sociale. Non è detto, anzi, è quasi sicuro anche a priori che, liberalizzando al massimo non conviene economicamente per la società, poiché la curva avrà sicuramente almeno un pun to di massimo relativo (se non assoluto).
          Allora, la domanda è: perché voler liberalizzare tutto al massimo se alla fine ci perderanno tutti (tutta la società), e anche chi lo propone? Proporre una cosa del genere la può fare solo e soltanto un ignorante in materia. Si pensi alla liberalizzazione delle autostrade. Magari costruire 5 autostrade del sole. Cosi facendo, si faranno concorrenza. Si, ma con un notevole disastro per l’ambiente e per la qualità della vita di tutti. Ovvio. Quindi, certe realtà non vanno liberalizzate.
          Altre realtà immateriali, come per esempio i brevetti e i diritti d’autore. Anche questi sono molto discussi e analizzati. Siamo sicuri che liberalizzando tutto (per “sprigionare i talenti umani”) porterà ad un beneficio? Anche qui, andrebbe analizzato il tutto sotto la stessa ottica, perché è vero che gli impedimenti non faranno altro che aumentare i prezzi e daranno potere agli insider ma, è altrettanto vero che senza regolamentazione alcuna non ci sarebbero neanche gli intellettuali/artisti che si occuperebbero di inventare se tutto ciò che inventano gli venisse “rubato” immediatamente.

          Si tratta ancora una volta di analizzare i regolamenti e cercare un punto di massimo, almeno relativo.
          I punti sub a) e sub c) possono trovare risposta nelle parole di cui sopra. Non tutto pubblico, e non tutto privato ma la giusta (efficace ed efficiente) confusione tra le stesse. Cosi anche per il libero scambio. Cercare il punto di massimo beneficio tra il protezionismo e il libero scambio.
          “difesa del valore del risparmio e di una moneta sonante contro il monopolio del denaro creato dal nulla”
          Tu lo sai cos’è il risparmio? Cos’è la moneta? Creata dal nulla? Non sai di quello che parli, in quanto ti sei contraddetto tre volte in un’unica frase. Hai scritto delle cose sciocche e ridicole, appunto, in quanto non conosci la materia in essere.

          Comunque. La moneta non si crea dal nulla, ma sotto una specifica richiesta di investimento da lavoro e la moneta corrisponderà esattamente al valore del lavoro investito. La moneta che si crea, quella che hai in tasca, ne è una conseguenza. Cosi anche gli interessi che paghi. Gli interessi sono il lavoro dell’impiegato di banca.

          Monopolio? Anche tu puoi creare moneta. Si, lo puoi fare. Vedi gli assegni, RIBA e altri titoli commerciali scambiabili al portatore. E solo che la tua firma non è credibile tanto quanto quella del governatore della Banca d’Italia, o adesso, della BCE. Liberalizzare il mercato monetario? C’era già in Italia. I certificati di deposito degli orefici che quando fallirono per collusione mafiosa ci dovette pensare lo Stato di allora per uscire dal pantano e non far fallire il commercio.

          Il risparmio di moneta (lavoro investito) deprime l’attività economica e investimenti. (Keynes) Perché il denaro potrebbe essere semplicemente detenuto per speculazione e farà fallire gli investimenti precedenti (imprese e lavoratori) che lo hanno creato, in quanto non si chiude il cerchio del ritorno in banca. Risparmio del capitalista=credito delle banche=debito dell’investitore (lavoratore, o imprenditore). Relazione matematica fondamentale. E tu vorresti far fallire le imprese con il risparmio? Sei fuori! Come spiega bene Keynes.

          “ f) difesa della libertà di educazione al fine di rendere i nostri figli liberi dalla servitù istituzionale inculcata dalla scuola di Stato”

          Dopo aver letto le varie risposte, adesso, per esempio, ti renderai conto di quanto sei ignorante. E pretenderesti di voler insegnare ai tuoi figli? Pensa un po’ di quanto intelligenti saranno. Ho fatto un po’ di ironia ma, ti spiega bene le conseguenze.

          Non puoi pretendere di saper tutto e di tutti gli argomenti che si insegnano a scuola. Ci voglionmo specialisti in materia. Non è lo Stato che insegna la materia. È la dottrina! Che manchino anche altre dottrine a scuola, è scontato. Ma per cercare di insegnarle e metterle in corso, bisogna anche conoscerle e politicamente imporle come importanti.

          Perché vorresti un corso di economia politica di base nelle scuole superiori quando tu non ne sai niente e ne ignori l’importanza? Anche questa è ironia ma, un’altra volta, spiega bene la realtà in cui vivi.

          “difesa della libertà di assicurazione, abrogazione delle disposizioni statali di assistenza sanitaria, dei sussidi pensionistici e di disoccupazione ed di obbligatorietà all’assicurazione contro gli infortuni”

          Se una comunità vuole assicurarsi contro danni, perché non potrebbe essere in grado di farlo? Perché, vorresti vietare alla gente di assicurarsi? Sei fuori! E ti definisci anche un libertario? Ma fammi il piacere. Vorrei vederti sprovvisto di mezzi di sussistenza e con malattie croniche (tanto per fare un esempio). O vorresti che allo Stato subentrasse il privato, cosi che aumenti il costo delle prestazioni dovuto alla maggiorazione di prezzo per il profitto? O vorresti che ognuno faccia come crede? Vaglielo a chiedere agli americani che vivono nel ghetto. Li c’è già una cosa di questo genere. Bella cosa, non ti pare? Mavala…

          Comunque. L’analisi costi/benefici è un po’ diverso, in quanto non è rivolto alla creazione di profitto. C’è sempre più attenzione anche nei corsi per il non profit. Sarebbe impossibile poter quantificare la guarigione di un malato. Non ti pare! Si sa soltanto che in casi di malattia non vi è ragione che tenga: AIUTOOOOOO!

          Pi, non sono io l’esperto del “non profit” e a parte le considerazioni generali, non mi addentro più di tanto. La domanda va rivolta ad uno specialista, “superdottore masterizzato” nel “non profit”.
          Per il seguito del tuo discorso. L’invito è rivolto anche a leggere Adam Smith, ma anche Friedmann. Non per questo, io non sono un convinto liberista!

          Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt’attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta.( Arthur Schopenhauer)

          Per conoscere: prima bisogna studiare, poi bisogna comprendere, poi bisogna saper proiettare nel futuro, poi bisogna saper analizzare le scelte ex post, poi bisogna sapersi correggere e far tesoro degli errori del passato. E tutto questo in un ottica di efficienza ed efficacia, che sarebbe inpensabile senza un accurata analisi delle teorie e della storia.

          Sul mio conto. Se tu fossi stato attento, capiresti i contesti diversi le mie parole. In questo commento non ho parlato da comunista. Ommetto certi particolari perché sono ovvi. Non mi immagino neanche che uno sciocco possa aggrapparsi deficientemente a tali appigli, tanto per dire qual’cosina in modo contrario e fare domande idiote perché affetto da qualche sindrome di inferiorità.

          Infatti, io non rispondo a te, rispondo a chi ha la volontà e la curiosità (concetto base dell’intelligenza) di capire.

          Hasta fariseo

          • Gian Piero de Bellis

            Tony, il tono e il contenuto della tua risposta a BB mi hanno sorpreso. Tralascio il tono (da primo della classe) e mi concentro sul contenuto:
            1. Tu affermi: “è quasi sicuro anche a priori che, liberalizzando al massimo non conviene economicamente per la società, poiché la curva avrà sicuramente almeno un punto di massimo relativo (se non assoluto)”. Al riguardo penso che tu saprai che le regioni del mondo che hanno una organizzazione socio-economica estremamente liberalizzata sono anche le più efficienti e quelle in cui la popolazione gode di un notevole benessere economico. Vedi: http://www.heritage.org/index/
            2. Poi continui con un esempio: “Si pensi alla liberalizzazione delle autostrade. Magari costruire 5 autostrade del sole. Cosi facendo, si faranno concorrenza. Si, ma con un notevole disastro per l’ambiente e per la qualità della vita di tutti.” Allora ti chiedo: ma quale imprenditore/imprenditori, pur in presenza della libertà di farlo, verrebbe in mente di costruire 5 autostrade del sole. L’imprenditore è interessato a fare profitti soddisfacendo bisogni insoddisfatti. Quindi il tuo esempio non ha alcun fondamento nella realtà del capitalismo ideale di libera impresa. Si adatta invece perfettamente a una realtà statalizzata in cui vari uffici compiono lo stesso lavoro con costi enormi per i produttori. In una situazione di libertà questi parassiti statali scomparirebbero.
            3. Altra affermazione: “Quindi, certe realtà non vanno liberalizzate.” Di grazia, mi sai dire quali? E poi, a chi spetta decidere cosa va o cosa non va liberalizzato? Allo stato monopolista? Alla società? E chi è la società che decide al posto dell’individuo o degli individui associati, considerato che non tutti la pensano allo stesso modo?
            4. Poi: “Altre realtà immateriali, come per esempio i brevetti e i diritti d’autore. Anche questi sono molto discussi e analizzati. Siamo sicuri che liberalizzando tutto (per “sprigionare i talenti umani”) porterà ad un beneficio?” L’unico modo per saperlo, se ci basiamo sul metodo scientifico e non sui pregiudizi a priori, è quello di sperimentare e sperimentazione vuol dire lasciar fare, non introdurre blocchi. C’è adesso tutta una letteratura sociologica e giuridica contro il diritto d’autore. Probabilmente conoscerai a fondo le tesi di Stephan Kinsella (http://www.stephankinsella.com/2010/12/intellectual-freedom-and-learning-versus-patent-and-copyright/)
            5. E continui: “è altrettanto vero che senza regolamentazione alcuna non ci sarebbero neanche gli intellettuali/artisti che si occuperebbero di inventare se tutto ciò che inventano gli venisse “rubato” immediatamente.” Questa è una affermazione che non sta né in cielo né in terra. Tim Berners-Lee ha dato vita al Worl Wide Web e ha messo la sua idea a disposizione di tutti senza la minima paura che gli venisse rubata. L’elenco degli inventori che in passato non si sono curati di brevettare le loro idee è enorme.
            6. Passando ad altro dici: “Non tutto pubblico, e non tutto privato ma la giusta (efficace ed efficiente) confusione tra le stesse.” Io sostengo da anni che la contrapposizione pubblico-privato è una invenzione senza senso che ho chiamato anche: la grande impostura (se ti interessa una più precisa formulazione di questo punto vedi: http://www.polyarchy.org/basta/sussurri/impostura.html)
            7. Inoltre affermi: “Cosi anche per il libero scambio. Cercare il punto di massimo beneficio tra il protezionismo e il libero scambio.” Personalmente, seguendo Ricardo, non vedo nessun beneficio nel protezionismo; e poi mi chiedo: e chi dovrebbe decidere quanto protezionismo e quanto libero scambio introdurre? Il solito Grande Fratello?
            8. Infine, e concludo, tu affermi: “La moneta non si crea dal nulla, ma sotto una specifica richiesta di investimento da lavoro e la moneta corrisponderà esattamente al valore del lavoro investito.” Io allora mi chiedo: il quantitative easing (bella espressione da Grande Fratello) introdotto da Gordon Brown in Inghilterra e che è servito a salvare le banche dei suoi compagni di merenda, a quale richiesta di investimento da lavoro corrispondeva? Essendo tu un economista sarei molto interessato se tu potessi rispondere in maniera esauriente a questa domanda a cui fatico a trovare riposta rimanendo nell’ambito del tuo paradigma interpretativo.

            Ci sarebbero altri punti da trattare (soprattutto quando fai riferimento a Giovannino Mannaro Keynes), ma tralascio per non appesantire troppo la mia risposta.
            Buona giornata.

        • Roob
          Rispondi

          solo una cosa su Platone: la Storia gioca brutta scherzi e uno di questi riguarda il modo in cui si guarda a Platone e ad Aristotele. Ai più l’allievo rimane più digeribile, più umano e più democratico, mentre il primo per le masse è diventato il fautore del conservatorismo(i regimi reazionari e la loro strumentalizzazione del mondo antico hanno aiutato in questo senso). La differenza è che Platone pensa ad una Repubblica in cui vige la “giustizia assoluta”, l’allievo ad una società in cui “vivere bene”, il maestro mette in primo piano la società e la relazione uomo-polis, l’allievo invece esalta maggiormente l’uomo, ma non a caso dai suoi insegnamenti-forse erroneamente compresi in parte- inizia la campagna imperialista ellenica, capeggiata da un manipoli di generali cresciuti sotto Aristotele. Platone si scaglia contro i personalismi, l’istituto familiare e i demagoghi alla Pericle(belle parole per poi rubare l’oro delle alleanze militari) e fa del vivere comune “secondo la propria virtù”(NON VIZI) al servizio della polis(comunità, società ecc.) l’obiettivo massima dell’evoluzione umana.

          Non è che oggi la società sia un po’ troppo aristotelica e preferisce “vivere bene” anzichè raggiungere una “giustizia assoluta” che estirpi le piccole e misere rivendicazioni individuali?

          Saluti

          • BBones

            E’ vero Tony ha colto nel segno: non ho né titoli né medaglie da appuntarmi sul petto, sono solo un modesto lavoratore.
            Per essere precisi gli obbiettivi che ho elencato nel precedente scritto non li ho partoriti io, ma sono stati pedissequamente copiati dall’ articolo apparso Lunedì 8 agosto 2011 sul nuovo sito del Libertarian Party UK, pubblicato da questo sito.

            Per il sig.De Bellis:
            -in merito alla sua prima osservazione: visto che non è frutto di mia invenzione, credo si tratti di un conseguenza temporale, se ho ben capito, tra sistemi concorrenti che dovrebbero evolvere, per questo stesso motivo, verso un sistema esente da tassazione.
            -se si pone l’accento sulla parola “anarchia” certo che la distinzione diventa fasulla, ma solo nella fase di demolizione delle strutture statali attuali. Poi?

            Per il sig.Tony: ha già detto tutto il sig.De Bellis meglio di quanto non avrei potuto fare io.

            Per il sig.Roop: di Platone critico la sua avversione al sistema democratico, che per quanto imperfetto, resta, a mio avviso, irrinunciabile.
            “SEMBRA INFATTI CHE UN’ECCESSIVA LIBERTA’ NON SI TRASFORMI IN NIENT’ALTRO SE NON IN UN’ECCESSIVA SCHIAVITU’, NELLA VITA PRIVATA COME IN QUELLA PUBBLICA.[…] PROBABILMENTE, DUNQUE, LA TIRANNIDE NON SI INSEDIA A PARTIRE DA NESSUN’ALTRA COSTITUZIONE SE NON DALLA DEMOCRAZIA-DALL’ESTREMA LIBERTA’, A MIO AVVISO, LA SCHIAVITU’ MAGGIORE E PIU’ SELVAGGIA.
            Platone, Repubblica, 563E-564A
            “LA MIA OPINIONE CHE PLATONE SIA STATO IL PIU’ GRANDE DI TUTTI I FILOSOFI NON E’ PER NULLA MUTATA. ANCHE LA SUA FILOSOFIA MORALE E POLITICA, COME REALIZZAZIONE INTELLETTUALE, NON PUO’ ESSERE PARAGONATA AD ALCUN’ALTRA, ANCHE SE LA TROVO MORALMENTE REPELLENTE E ADDIRITTURA SPAVENTOSA.
            K.R.Popper, La società aperta e i suoi nemici.

            Grazie dell’attenzione.
            Cordiali Saluti

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Ancora a Tony – Allora, a quanto pare, tu hai laurea, master in economia aziendale, dottorato di ricerca, … tu sei uno “studiato” ed io non dovrei stancarmi ad ascoltarti con la mascella pendente sforzandomi di assorbire un po’ della tua scienza. Io sono un semplice diplomato tecnico, ai tempi della scuola in estate lavoravo per vil denaro, poi, appena preso quell’accidente di maturità e con la voglia matta di metter su famiglia con una certa coetanea, trovai infine lavoro lontano da casa. Mi sposai, dopo 10 mesi nacque il primo figlio, la ditta dove lavoravo iniziò scioperi ad oltranza per futili motivi ed io, che non potevo contare su nessuno, cambiai lavoro. Altro impegno vissuto con cuore ed anima, secondo figlio ed il mio saltare il fosso per tornare in Veneto ad inventarmi imprenditore. Ho avuto modo di vivere l’esperienza di lavoratore dipendente e di datore di lavoro, sempre e comunque mettendocela tutta. In altri paesi potrei vantarmi, qui meglio far finta di nulla. Tutti i tuoi studi non ho avuto modo di farli, sono il Jacques Bonhomme al quale fa riferimento Bastiat. Penso che deve essere bello avere una fede e ti rinnovo l’invito a farmi conoscere un angolino dove si sia realizzato il tuo comunismo e, verificato che non sia un’utopia degli “studiati” per inchiappettare la gente, io ti prometto che comunista diverrò. Dovresti praticamente essere il mio Virgilio e farmi visitare l’isola che non c’è. Dal canto mio, vorrei portarti in Svizzera, per farti conoscere un Paese povero di risorse dove i Cittadini danno agli eletti a rappresentarli un po’ meno del potere che tengono per se, in Italia con le elezioni, noi il potere lo diamo tutto ed eleggiamo così i nostri padroni. Forse non ti interesserà, ma se tu vedessi una busta paga svizzera, “tanto hai lavorato e tanto ti devo, tolte le tasse (non ricordo se cantonali o federali) che pago io, questo ti devo e le altre tasse te le paghi tu”. Un imprenditore con la terza media si fa le buste paga, nel Bel Paese serve uno “studiato” con competenze specifiche, le voci sono innumerevoli e tali sono per inchiappettare noi Jacques Bonhomme che non dobbiamo capire. Forse farò scandalo, ma io non auspico solo la diminuzione della burocrazia pubblica inutile, ma anche di quella inutile privata.

  • TONY
    Rispondi

    Gian Piero de Bellis scrive:

    “Tony: “la possibilità per ogni individuo di essere libero è IL COMUNISMO!”
    In sostanza Tony chiama comunismo (anarco-comunismo) quello che altri chiamano capitalismo (anarco-capitalismo). Non sarebbe allora il momento di andare oltre queste lotte fratricide per imporre l’etichetta a cui uno è sentimentalmente attaccato per concentrarsi tutti sul problema: come far avanzare un progetto e una strategia di liberazione dallo stato? Altrimenti continueremo a lottare sulle parole magiche (comunismo, capitalismo, pubblico, privato, destra, sinistra) restando eternamente servi.”

    Questo si, che si chiama ragionare!

    Non ho letto parole più ragionevoli, ma forse da un sacco di tempo. Non mi ricordo neanche quanto.

    Perché. la verità, quando c’è, è una ed una soltanto. Tutto il resto sono verità parziali e fumose. Si può ragionare anche con il culo, ma quando la ragione si scontra con il sentimento, è quest’ultimo ad avere la peggio.

    Una piccola precisazione. Non è TONY che dice queste cose. Queste cose sono state scritte e teorizzate molti anni prima della nascita di TONY. TONY le ha soltanto studiate e comprese, che adesso pensa di divulgarle e sdoganare certi falsi miti del passato e certe stronzate da tv berlusconiane.

    Le parole hanno un senso e la coerenza è l’unica cosa che conta. Si possono anche trovare nuove locuzioni, ignorare il vecchio e ripartire da zero, ma cosi si perderà sempre un pezzo di storia. E scusate, è proprio l’analisi rigorosa della storia, che insieme alla proiezzione di idee nel futuro, garantiranno il successo di una qualsiasi organizzazione della società.

    Per questo motivo giudico aimportante anche l’etichetta, perché chi conosce il vero significato dell’etichetta, conoscerà anche la storia della stessa e riuscirà ad analizzare e proiettare meglio le informazioni odierne. Poi, successivamente, potete anche chiamarla pinco pallino, non mi interessa. Vedi Zeitgeist.

    Zeitgeist è un movimento comunista in tutto e per tutto. Non si chiama movimento comunista, ma di fatto lo è. Io vi aderisco, perché è la sostanza che conta.

    Lo studio.

    Lo so che esporre i titoli mi farà odiare e fa si, che io passi da arrogante o anche soltanto vanitoso. Ma io penso che lo studio è l’unica via (una ed una soltanto) che possa far progredire la società nel suo insieme. Una ed una soltanto! Per questo motivo non tollero che mi si insegnino certe ovvietà e tronco il discorso che possa sembrare per superbia, ma invece non mi va di spiegare certe ovvietà che dovrebbero essere di dominio pubblico.

    Sbaglio? Forse anche si, ma per favore, non cercate di insegnarmi la teoria economica!

    Casomai, se c’è qualche esperto in merito, sono sempre pronto ad approfondimenti e critiche alla stessa. Critiche, ovviamente, logico scientifiche. La retorica, io la lascio ai politici che devono convincere il popolo coglione che li vota.

    saluti

    ps: Ci si rilegge dopo ferragosto.

  • LENIN2011FULL
    Rispondi

    Come vedi i signoraggisti, che, secondo me sono comunisti pur non sapendo di esserlo, non ci capiscono proprio niente di moneta e manderebbero sul lastrico la civiltà intera (come hanno fatto i comunisti per altro= vedi cambogia, URSS, ). E’ il comunismo che senza lo stato, senza la violenza non verrà mai adottato da nessuno, non il capitalismo. Il comunismo è un’ideologia contro natura, non fa parte della mentalità umana, ma voi continuate imperterriti ad imporla agli altri, volenti o olenti, anzi il più delle volte con la violenza!!!!!

    FIRMATO: giorgio fidenato – er coglione storico dei movimenti “libertari” a chiacchiere !!!

    INFATTI … CARO COGLIONE, IL PRESIDENTE SALVADOR ALLENDE conferma la TUA tesi DEL KAZZO!!

    nota bene testina : ” i signoraggisti sono solamente dei neonazisti di merda ” NO COMUNISTI!
    il socialcomunismo non ha bisogno del capitale di teste di cazzo ….borghesi !!!!

    LENIN E STALIN condussero la RUSSIA (RURALE) del tuo Zar del cazzo ai vertici MONDIALI … senza la “borsa”

    la Cambogia era un feudo degli americani già da molti anni… e il “presunto comunista” polpot era una marionetta in mano alla CIA …. STRUNZ IGNORANT !!!

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      … certo, senza la borsa, ma con una catasta di 30 milioni di morti. Prego si accomodi, ma non pretendere che io venga con te…. Ma tant’è tu sei un unto dal comunismo e bisogna crederti!!!!

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      … poi, come al solito, quando non si sa cosa dire, Polpot (che ha fatto polpet di milioni di cambogiani) era un elemento in mano alla CIA. Per l’amor di dio, nessuno vuole qui difendere la CIA (altra espreessione della violenza dello Stato), ma sei veramente patetico!!!!

  • Koso
    Rispondi

    Cazzeggianto in rete ero venuto a conoscenza del movimento Zeitgeist, però non mi convinceva, in particolare mi sembra che proponga l’abolizione della moneta e su questo non sono d’accordo, il punto è che va abolita la riserva frazionaria. Adesso mi sono scaricato la “guida dell’attivista” in cui voglio vedere le loro teorie economiche e monetarie.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Coloro che usano i peggiori epiteti per sostenere le proprie idee, quasi sempre non hanno convinzioni serie su cui discutere, per cui inviterei tutti a evitare di rispondere loro.

    • LENIN2011FULL
      Rispondi

      sono d’accordo!
      ma ad un maiale è meglio rispondere con un “grugnito”, ti capisce meglio !

      ps. basterebbe solo cliccare sul nick …e a proposito complimenti !!!

      http://www.polyarchy.org/paradigm/italiano/economia.html#Anchor-6296

      molto interessante ….interressantissimo !!

      • Gian Piero de Bellis
        Rispondi

        I grugniti li lascerei però ai maiali (agli umani non interessa molto una risposta fatta di grugniti). O sbaglio?
        Grazie per l’apprezzamento.

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Corretto Gian Piero, ma io – che sono il moderatore (per modo di dire) – ogni tanto sbrocco, perchè è vero che non ho mai censurato nessuno, ma è anche vero che nessuno è obbligato a leggerci e noi non prendiamo soldi pubblici. Mi spiego?

      • Gian Piero de Bellis
        Rispondi

        Carissimo Leo, ti riconosco una notevole apertura e una totale assenza di censura ma devo ammettere che sono rimasto anche io male leggendo la tua risposta a Nereo che, nel suo intervento, mi era apparso estremamente stimolante. Io penso che dobbiamo calmarci un po’ riguardo al linguaggio che usiamo. Nessuno di noi poi dovrebbe ritenersi il depositario del pensiero di Rothbard, di Mises o di Chicchessia. Quindi critiche sì, anche molto a fondo, ma sempre con il massimo rispetto per l’altra persona (e nel caso dell’attacco a Nereo, in un intervento precedente al tuo, questo non c’è stato). Con amicizia.

  • zenzero
    Rispondi

    Scusi de bellis, ma non vedo che cosa abbia detto fuori luogo il signor facco rispondendo a villa. Credo che uno dei pregi, forse, di facco è quello di dir cose senza tentennamenti, senza tergiversare. Poi, chiaro questo non sempre piace a tutti.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Risposta a Tony:
    “Come la vedresti tu una costruzione, per esempio, di una strada, o semplicemente, riparare o riqualificare una via cittadina?”
    Tony, questa è una bella domanda a cui posso offrire solo una risposta teorica. In linea generale comunque penso che una risposta pratica non sarebbe poi molto diversa.
    1. Non esiste uno schema comunista e uno schema capitalista per fare una strada ma tutti facciamo riferimento alla scienza e alla tecnica. Questo già elimina il prima dualismo fasullo.
    2. I cittadini poi valutano l’utilità della strada non in base alle loro ideologie ma principalmente in base alle loro necessità. Altro dualismo fasullo che viene meno.
    3. Le valutazioni sulla necessità della strada possono variare ma alla fine la comunità di persone interessate (se sono davvero interessate) troverà una soluzione (qui in Svizzera si fanno i referendum). Se non lo trova la situazione rimane immutata il che rappresenta lo stesso una decisione
    4. Una volta deciso di effettuare un’opera, come verrà finanziata è solo una questione tecnica. L’onere potrebbe essere assunto da un imprenditore in cambio di un pedaggio per un certo numero di anni, oppure tutti verseranno un contributo attraverso una società creata appositamente per costruire la strada. Io non definirei il primo modo capitalista e il secondo modo comunista.
    5. Due comunità differenti possono trovare moltissimi punti di contatto quando le ideologie o le religioni non interferiscono in maniera negativa sulla risoluzione di problemi pratici.

    In sostanza, nella vita reale, quando esiste un problema, una comunità di individui sensati trova anche il modo di risolverlo. Se una comunità non riesce a risolvere i problemi di base allora decade e alla fine scompare. Altre invece emergono e si sviluppano. Questa è la vita che non è né di sinistra né di destra, né comunista né capitalista. Semplicemente è: sensata, razionale, accettabile, stimolante, produttiva, entusiasmante, impegnativa, ecc. ecc.
    Alcuni spunti al riguardo si possono trovare in questo saggio: http://www.polyarchy.org/paradigm/italiano/spazialismo.html

    • TONY
      Rispondi

      Non vi è nessun dualismo fasullo. Lo schema esiste e come. In un regime tecnico-scientifico come metodo di soluzione e, quindi, di organizzazione della società il capitalismo sarebbe fuori dalle porte, e già da tempo, in quanto è un metodo di organizzazione inefficace ed inefficiente. La scienza l’avrebbe accantonato sul nascere.

      “ cittadini poi valutano l’utilità della strada non in base alle loro ideologie ma principalmente in base alle loro necessità”
      “. Le valutazioni sulla necessità della strada possono variare ma alla fine la comunità di persone interessate (se sono davvero interessate) troverà una soluzione (qui in Svizzera si fanno i referendum). Se non lo trova la situazione rimane immutata il che rappresenta lo stesso una decisione”
      Questo approcio si chiama comunista. Poi, ti ricordo che il comunismo non è un ideologia, casomai, sarà un utopia.

      “. Una volta deciso di effettuare un’opera, come verrà finanziata è solo una questione tecnica. L’onere potrebbe essere assunto da un imprenditore in cambio di un pedaggio per un certo numero di anni, oppure tutti verseranno un contributo attraverso una società creata appositamente per costruire la strada. Io non definirei il primo modo capitalista e il secondo modo comunista”

      Non è soltanto una questione tecnica, poiché sono i rapporti di lavoro che determinano tutta l’organizzazione della società. Poi, come fa un imprenditore ad assumersi l’onere in assenza dello Stato e, quindi, in assenza di un capitale iniziale (lavoro accumulato). Senza lo Stato non ci possono essere imprenditori privati. L’esclusione del primo esclude anche l’altro. Ovvio.

      In assenza dello Stato non rimane che l’unico modo possibile: cooperative di cittadini. Tutti insieme in comune, appunto metodo comunista. E non perché lo vuole un comunista, ma perché, ribadisco, sono gli unici che possono farlo, in quanto altri metodi non esistono.

      “In sostanza, nella vita reale, quando esiste un problema, una comunità di individui sensati trova anche il modo di risolverlo. Se una comunità non riesce a risolvere i problemi di base allora decade e alla fine scompare. Altre invece emergono e si sviluppano. Questa è la vita che non è né di sinistra né di destra, né comunista né capitalista. Semplicemente è: sensata, razionale, accettabile, stimolante, produttiva, entusiasmante, impegnativa, ecc. ecc.”

      Ti sei contraddetto notevolmente. Fino a qui sei andato bene: “In sostanza, nella vita reale, quando esiste un problema, una comunità di individui sensati trova anche il modo di risolverlo. Se una comunità non riesce a risolvere i problemi di base allora decade e alla fine scompare. Altre invece emergono e si sviluppano”.

      Poi in seguito è arrivata la contraddizione:” Questa è la vita che non è né di sinistra né di destra, né comunista né capitalista. Semplicemente è: sensata, razionale, accettabile, stimolante, produttiva, entusiasmante, impegnativa, ecc. ecc.”

      No, no, questa si chiama proprio una vita comunista ed è di sinistra:” Semplicemente è: sensata, razionale, accettabile, stimolante, produttiva, entusiasmante, impegnativa, ecc. ecc.”

      Vedi, ti ricordo un’altra volta che il comunismo non è un ideologia. Non fu creata prima l’etichetta e non sono i sentimenti che la guidano. A guidarla è lo spirito di libertà e di ragionevolezza nelle azioni. Quando dici di prendere le decisioni in comune, ti rispondi da solo. Se le decisioni si prendono sempre e comunque in comune, allora il sistema è comunista. Hai capito l’-“ismo”?

      Perché è la gente, sono i cittadini che decidono, in quanto sono loro i diretti beneficiari e i diretti coinvolti, e spettano sempre a loro gli oneri.
      saluti

      • Gian Piero de Bellis
        Rispondi

        Tony, quando tu parli di una “vita comunista” mi è venuto subito alla mente un documentario dell’Istituto Luce visto alcuni anni fa in cui Mussolini esordiva dicendo: “Camerati, in questa giornata solare, e per questo, giornata fascista …”.
        Insomma, siamo a quel livello di schema mentale.
        A parte questo, quando scrivi: “come fa un imprenditore ad assumersi l’onere in assenza dello Stato e, quindi, in assenza di un capitale iniziale (lavoro accumulato). Senza lo Stato non ci possono essere imprenditori privati.” la discussione è sterile in partenza perché le tue conoscenze di storia economica sono a dir poco lacunose. Le ferrovie nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale non le ha costruite lo stato. Anche recentemente, la ferrovia sotto la Manica è opera di una Società per Azioni, non dello stato. In passato erano i banchieri privati che prestavano i soldi agli stati. Non so cosa ti hanno insegnato a scuola (non per nulla gestita dal Ministero della Pubblica Distruzione).
        Concludo poi su questa tua affermazione terrificante: “Se le decisioni si prendono sempre e comunque in comune, allora il sistema è comunista.” Ma le decisioni non si prendono sempre e comunque in comune; la vita dell’individuo (perché esiste l’individuo) è fatta per buona parte di decisioni personali-individuali.
        Ma conosci a fondo gli scritti dell’anarco-comunista Kropotkin? (http://www.panarchy.org/kropotkin/kropotkin.html)
        Bah, contento tu …

        • TONY
          Rispondi

          “la vita dell’individuo (perché esiste l’individuo) è fatta per buona parte di decisioni personali-individuali.”

          Ci mancherebbe altro!

          E non capisco neanche come le tue considerazioni possano essere in contrasto con quanto avevo scritto?

          Ma ti ripeto (forse leggi male): senza uno Stato che protegge (leggi, regolamenti, polizia, giudici, esercito) non ci può essere imprenditoria privata. OVVIO!

          Ti spiego l’ovvio. L’impresa=insieme di contratti. Chi tutela i contratti? la risposta: lo Stato.

          Il contratto è l’accordo di più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

          Chi tutela i contratti? la risposta: lo Stato.

          NIENTE STATO=NIENTE CONTRATTI = NIENTE IMPRESA

          Più ovvio di cosi!

          • Gian Piero de Bellis

            Le tue conoscenze della storia economica sono, ripeto lacunose. Mai sentito parlare della Lex Mercatoria? Mai letto libri sulle transazioni commerciali nel passato? Sei a conoscenza dell’operato delle società di arbitrato che dirimono le controversie tra imprese multinazionali?
            Tony, ma le hai bevute proprio tutte le fregnacce che ti hanno inculcato alla scuola (statale) prima e all’università (statale) poi!
            Contento tu …

        • TONY
          Rispondi

          Poi, vi è un altra considerazione sulla “vita comunista”.

          E se io prendessi delle decisioni al posto tuo e senza chiederti niente?

          E se queste decisioni ti toccassero personalmente?

          Vedi, io sono comunista perché le decisioni, e specialmente quando mi riguardano da vicino, le voglio prendere io, ovviamente, insieme ad altri cittadini. O se vuoi senza l’etichetta: le decisioni riguardo alla vita in comune le voglio prendere in comune con altri cittadini. Non voglio che siano altri a prendere decisioni al posto mio, tuttalpiù quando riguardano la qualità della mia vita, e da vicino.

          Per me e per quanto mi riguardi, puoi benissimo delegare la tua decisione al capitalista di turno e servirlo come meglio ti pare e piace. Se vuoi fare il servo, sei libero di farlo. Io ti dico soltanto che non puoi obbligare me a fare altrettanto. E ti dico anche che un sistema del genere è fallimentare dal punto di vista economico.

          Le ragioni e le spiegazioni te le ho date tutte. Spetta a te metabolizzarle.

          Noi comunisti non vogliamo cambiare sistema imponendo la nostra volontà. Se ci fosse un sistema, oltre al comunismo, fattibile e condivisibile democraticamente, noi lo accetteremmo. Ma sappiamo anche che non è cosi. Sappiamo anche che l’attuale sistema fallirà, con notevoli danni, vuoi all’ambiente, vuoi alla salute.

          E diciamo anche che: guardate cittadini, cosi stiamo fallendo, meglio cambiare subito prima di cementificare ogni centimetro e rendere l’aria irrespirabile, decidiamo insieme come farlo. Poi, ci sono i servi che dicono che siam fuori di testa, che va tutto bene, e che non c’è alcun pericolo. Poi, ci sono altri servi ancora che vogliono il Gold Standard senza studiare, questa volta si, la storia economica per rendersi conto di quanti disastri avesse fatto in passato.

          E bla bla bla…

          Io passo e chiudo. Ho già detto tutto.

          hasta farisei

          • TONY

            Se cortesemente mi elencassi le fregnacce:

            a)….
            b)….
            c)….

  • TONY
    Rispondi

    @ Gian Piero de Bellis

    Sui toni. Perché, dovrei fare il buon viso al cattivo gioco? E guarda che non l’ho mandato neanche a fare in culo. Ma lasciamo stare.

    Alle tue domande ci sono già tutte le risposte di sopra. Inutile ripetersi: chi ha capito, ha capito, e chi non ha capito si rimetta a studiare perché io ho finito tutti gli esempi.

    Anche sull’ultima considerazione (il punto 8) avevo già detto tutto, ma tutto, tutto. Se non capisci la relazione fondamentale – risparmio (o se vuoi: profitto)=credito=debito – non è colpa mia. La relazione da sola ti dice che la richiesta di moneta dietro un aumento del debito pubblico fu finalizzata a salvare il profitto, che altrimenti non ci sarebbe stato. L’unico profitto possibile nel lungo periodo=ZERO (sempre Keynes). E non sono slogan. L’evidenza empirica (crisi del 2008) conferma esattamente la teoria. Le ragioni stanno di sopra nei miei commenti. Senza il salvataggio delle banche da parte dello Stato, tutto il profitto non reinvestito sarebbe evaporato.

    Cosa c’è in più da capire?

  • Andrea
    Rispondi

    I signoraggisti dicono molte cose giuste ma non conoscono la soluzione.
    Il male del mondo è il denaro che dovrebbe, se fosse utilizzato bene, servire solo per evitare il baratto.
    Il problema è che non esiste scientificamente ALCUN MODO per gestire in maniera etica il denaro.
    RASSEGNATEVI! L’unico sistema equo è il baratto, ma chiaramente non è praticabile nella moderna società.
    Quindi dobbiamo tenerci il denaro come metodo di scambio.
    Sarebbe cosa buona almeno mettere delle regole che stabiliscano che il denaro non possa produrre altro denaro ed evitare così che tale denaro nato dalle speculazioni abbia il potere di essere barattato con beni di valore.
    Sarebbe uno scambio iniquo a vantaggio di speculatori e svantaggio di chi crea un bene col sudore…

  • roberto
    Rispondi

    nel 1939 gurda un poì le uniche banche erano statali erano quelle della germania,italia,giappone.
    quella dell’urss era stata venduta al 45 per cento a banchieri americani.
    e gurda un po’ la libia di gheddafi era uno delle nazioni meno indebitate e la SIRIA E L’IRAN HANNO
    BANCHE NAZIONALIZATE COME IL VENEZUOLA.TUTTI STATI CANAGLIA.
    DOBBIAMO RICORDARCI DI EZRA POUND
    UN CARO SALUTO ROBERTO

  • Theguardians
    Rispondi

    E’ vero, spesso si parla si signoraggio tema malposto e male spiegato…
    Tuttavia il problema monetario esiste eccome. La odierna struttura della società è come una grande Catena di Sant’Antonio (un sistema piramidale) dove troppi cercano di trarre profitto dal denaro (creando cioè denaro dal denaro) a danno di chi invece il denaro lo deve sudare con la produzione di beni e o servizi. Il sistema poi di dover per forza “crescere in continuazione” per essere competitivi comporta una corsa disperata insostenibile per i molti che alla fine ‘cedono’ e quando a ‘cedere’ sono in troppi, crolla tutto il sistema a catena. Quelli che sono in cima alla piramide si salvano sempre…

  • IO
    Rispondi

    Il SIGNORAGGIO è una BUFALA. Lo Stato a MONETA SOVRANA EMETTE MONETA INVENTANDOLA dal NULLA e la SPENDE A DEFICIT ( + SPESA – TASSE ) creando RICCHEZZA al NETTO per il settore PRIVATO. Più lo Stato SPENDE A DEFICIT più i RISPARMI/RICCHEZZA dei SETTORE PRIVATO crescono.
    DEFICIT di bilancio: lo Stato ti mette in tasca 100 e ti toglie – di 100. Saldo finale: sei più RICCO
    PAREGGIO di bilancio: lo Stato ti mette in tasca 100 e ti toglie 100. Saldo finale: hai gli STESSI soldi di prima
    SURPLUS di bilancio: lo Stato ti mette in tasca 100 e ti toglie + di 100. Saldo finale: sei più POVERO
    Attenzione: il settore PRIVATO a livello AGGREGATO non può creare RICCHEZZA al NETTO da solo perchè nelle transazioni tra soggetti PRIVATI ogni volta che qualcuno ACQUISISCE dei soldi/beni/servizi significa automaticamente che qualcun altro all’interno dello stesso settore li ha PERSI. L’aumento della RICCHEZZA al NETTO ( cioè CREDITO PRIVO di un corrispondente DEBITO ) nel settore PRIVATO può avvenire solo se lo Stato ( anche il settore ESTERO attraverso IMPORT/EXPORT ma è meno affidabile ) IMMETTE nuova LIQUIDITA’.
    Questa cosa non me la sono inventata io, ma l’economista Wynne Godley

  • IO
    Rispondi

    L’unico limite alla SPESA a DEFICIT dello Stato è l’INFLAZIONE, cioè il SURPLUS di MONETA CIRCOLANTE rispetto alla PRODUZIONE di BENI/SERVIZI. Ciò è evitabile IN PRIMIS effettuando una SPESA PUBBLICA indirizzata ad aumentare la PRODUZIONE, i REDDITI e i CONSUMI. Se ciò non dovesse bastare vi sono le seguenti misure:
    -AUMENTO della TASSAZIONE ( SOTTRAZIONE di MONETA dal settore PRIVATO )
    -AUMENTO delle IMPORTAZIONI ( + BENI/SERVIZI che ENTRANO nel SISTEMA ECONOMICO )
    -CALO delle ESPORTAZIONI ( – MONETA che ENTRA nel SISTEMA ECONOMICO )

  • IO
    Rispondi

    Chi dice che le PRIVATIZZAZIONI/LIBERALIZZAZIONI dei SERVIZI ESSENZIALI li rendono più EFFICIENTI e meno COSTOSI dice una colossale FREGNACCIA. Ciò è IMPOSSIBILE per un semplice motivo: un PRIVATO, il cui obiettivo è il PROFITTO, non ha assolutamente NESSUNA CONVENIENZA a rendere più EFFICIENTE e – COSTOSO un SERVIZIO ESSENZIALE. Perchè? Lo dice la parola stessa: è ESSENZIALE, ciò significa che la clientela è COSTRETTA ad USUFRUIRNE e non può SCEGLIERE di non ACQUISTARLO qualunque sia la QUALITA’/COSTO del servizio OFFERTO dal PRIVATO. Tecnicamente questa situazione si chiama CAPTIVE DEMAND, o RICHIESTA PRIGIONIERA. Ciò che dico è SUPPORTATO da dati. Secondo i dati OCSE ( pubblicati dal Prof. Massimo Florio, docente di Economia presso l’Università di Milano nonchè ricercatore presso il MASSACHUSETS INSTITUTE OF TECHNOLOGY ) in seguito alle liberalizzazioni/privatizzazioni in Europa ( NON SOLO in Italia ):
    – i prezzi dell’elettricità NON SONO CALATI
    – i prezzi del gas SONO AUMENTATI
    – nei limitati casi in cui i PREZZI sono CALATI, come ad es. trasporto aereo, ciò è stato determinato dalla RIDUZIONE dei SALARI e delle CONDIZIONI di LAVORO dei DIPENDENTI o addirittura grazie a SOLDI PUBBLICI come nel caso delle compagnie aeree low cost che hanno ricevuto INCENTIVI PUBBLICI dagli aeroporti per utilizzare le loro piste di atterraggio/decollo
    Non solo. La CGIA di Mestre ha pubblicato i dati relativi ai risultati delle PRIVATIZZAZIONI / LIBERALIZZAZIONI in Gran Bretagna ( RECORD in Europa ) dove è stato registrato il PIU’ ALTO INCREMENTO del prezzo di luce e gas d’Europa. Ora vedremo che argomenti avete per controbattere, cari LIBERISTI del PIFFERO.

  • calcestruzzo
    Rispondi

    ALLORA ALLORA ALLORA. non so da dove abbiate tirato fuori tutte queste semenze ma la realtà è ben diversa e la cazzuola ancora rappresenta per la gente che ne sa.
    rispondo prima di tutto a toni che affermava che il colore dei comunisti è il giallo, beh ti sbagli: è il verde babbeo!
    volevo anche fare una precisazione ai complottisti: il vero complottista prima di tutto complotta contro se stesso cioè con la sua intrinseca natura umana post-strutturalista e conseguentemente, sapendo che i discorsi da lui fatti non hanno alcun senso (François Darridà) da questo si deduce che: !!! siete falsi come una banconota da 3 dollari.

  • Fabio Castellucci
    Rispondi

    Ho letto con attenzione, e interesse.

    Direi che ci siamo.
    Integrerei con alcune lezioni di un maestro ben più in alto di Francesco Carbone (senza offesa) e certamente INARRIVABILE per me:
    Maurice ALLAIS.

    LE TESI DEI SIGNORAGGISTI SONO NON SOLO SBAGLIATE, MA … FUORVIANTI PERCHÈ DANNO UNA SPIEGAZIONE ERRATA AD UN FENOMENO CHE è MOLTO PEGGIO DI COME LO DESCRIVONO…

    Tecnicamente la questione come la spiegano i “Signoraggisti”…
    è del tutto SBAGLIATA.

    Se vi interessa capire sul SERIO la questione… preparatevi a studiare.
    La questione è DIVERSA e MOLTO peggiore di come la dipingono i Signoraggisti…

    Mi permetto di segnalare qualcosa di DAVVERO IMPORTANTE per capire la attuale crisi ed il sistema del debito…
    che è MOLTO di più che urlare “Signoraggio”… perchè la parte “monetaria” è solo una parte laterale del piano criminale…

    Vi mando il testo dell’economista Maurice ALLAIS (premio Nobel Economia 1988 ma soprattutto un Fisico e Matematico di primo livello!)
    “Maurice Allais – La crisi mondiale dei giorni nostri”
    Traduzione italiana (purtroppo su un sito gestito da PSICOPATICI… MA LA TRADUZIONE è CORRETTA)

    http://www.signoraggio.com/volantini/la_crisi_mondiale_dei_giorni_nostri.pdf

    Indico il link al testo ORIGINALE in francese:

    http://etienne.chouard.free.fr/Europe/messages_recus/La_crise_mondiale_d_aujourd_hui_Maurice_Allais_1998.htm

    che, come dicevo, è stato poi tradotto in italiano da una associazione di poveri psicopatici… ma diciamo che il Messaggio prevale sul messaggero…!

    Notate come, con almeno 10 anni di anticipo (scrive nel 1998 e la crisi tremenda è arrivata nel 2008!), Allais abbia del tutto previsto le grandi crisi e tutti i meccanismi che le determinano… E INDICATO LE 4 SOLUZIONI DA SEGUIRE!
    E NOTATE COME NESSUNA DELLE 4 SIA STATA MINIMAMENTE ESEGUITA O PRESA IN CONSIDERAZIONE!!!
    Mi stupisce sempre il fatto che COSTANTEMENTE, nella Storia, le grandi catastrofi siano state previste e chiaramente DESCRITTE IN ANTICIPO da parecchi Uomini di grande visione.
    Che hanno sempre detto COME evitarle. E sono stati sempre trattati da matti o visionari. O semplicemente… ignorati.
    Se Allais avesse vinto il “Grande Fratello” e avesse mostrato le chiappe….
    TUTTO IL MONDO lo avrebbe saputo!

    Ma ha “solo” vinto il Nobel per l’Economia e INDICATO COME SALVARE LA ECONOMIA MONDIALE… bazzecole da nulla!

    Il testo indica chiaramente le 4 RIFORME-soluzioni da adottare.

    • riforma del sistema del credito
    • stabilizzazione del valore reale dell’unità di conto
    • riforma dei mercati borsistici
    • riforma del sistema monetario internazionale

    I Signoraggisti si sono concentrati solo su …
    METÀ DEL 4° PUNTO.

    ammesso anche che i punti avessero tutti la stessa importanza…
    I SIGNORAGGISTI SI LIMITANO AD AFFRONTARE LA METà.. DI UN QUARTO DEL PROBLEMA!

    CIOè IL 12,5% (UN OTTAVO!)
    e QUELL’OTTAVO LO TRATTANO ANCHE IN MODO SUPERFICIALE E INESATTO…

    CON LA APPROSSIMAZIONE CHE USANO… FANNO PIU’ UN REAGLO CHE VERO DANNO AI BANCHIERI…

    Ecco… adesso chissà quanti mi salteranno addosso…

  • francomuzzi fox
    Rispondi

    A volte la gente discute delle sbarre, del secondino e dell’ora d’aria…
    non capisce la gente di cos’altro dovrebbe discutere, visto che in prigione c’è nata!

    Non importa che titolo di studio tu abbia raggiunto… se non sai vedere la “prigione” costruita ad arte da manipolatori delle leggi e delle regole globali… tu non sei nessuno… sei aria fritta che produce suoni al pari di un peto nel buio della notte nel cuore del deserto in un giorno senza vento…
    rumore fine a sé stesso.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Utile riproposizione, nel 2011 non conoscevo il sito. Ultimamente ho visto diverse invasioni di campo alle quali mi sono opposto. Ho visto in ritardo gli apprezzamenti di Fabio in merito e mi scuso per i mancati ringraziamenti in occasione del nostro ultimo colloquio telefonico. Mi accorgo che il “trollismo” anonimo era frequente anche allora e con la stessa prosopopea (“io so, voi no, io ho studiato, voi siete ignoranti, io ho i titoli di studio, voi non li avete…). Se si analizza così tanto studio, si notano diverse situazioni non esattamente da ricerche accurate ma da maniacali e modaioli luoghi comuni. Si sostiene che l’inflazione sia proporzionale al numero degli investimenti. Sciocchezza. L’inflazione avviene solo per cause politiche. “Il non detentore d’oro non potrà possedere moneta”. Io non posseggo oro, le monete ce le ho lo stesso. Sarò l’unico caso? “Il ruolo pubblico è necessario in quanto ogni persona non ha solo bisogni individuali e biologici ma anche sociali”. I bisogni personali, proprio in quanto tali sono individuali. Non esistono i bisogni sociali, anche il desiderio di interagire è un bisogno individuale. “Chi protegge il capitale in assenza dello stato?” Sono anni che si risponde “il mercato” ma i grandi conoscitori della storia passata non conoscono la lex mercatoria. C’è chi si ostina a definirsi “anarco – comunista” e a deridere il termine anarcocapitalismo. Fingendo di non capire che il comunismo non è mai stato un processo spontaneo mentre il mercato sì. Si continua con la fanfaluca di Marx che avrebbe voluto abolire lo stato. Non ha mai detto esplicitamente così. Ha solo buttato lì mezza frase sulle conseguenze finali della cosiddetta rivoluzione proletaria che avrebbero potuto portare a una società dove non ci sarebbe più bisogno dello stato. Senza approfondire la questione sul come e il perché. Per mantenere le conseguenze di quell’azione rivoluzionaria, lo stato è necessario e come; indipendentemente dal fatto che Marx lo abbia detto o meno. L’esercito è implicito, anche quando per ragioni propagandistiche non viene menzionato. E’ folle pretendere di voler abolire la monarchia rafforzando i poteri della corona. Sul “lavoro delle persone come merce di scambio”, i grandi autoproclamati esperti non conoscono nulle delle teorie che da Menger in poi hanno chiarito che il valore è una componente soggettiva. Possono non condividerla ma loro preferiscono ignorarla. Il lavoro come merce di scambio è tipico delle società schiaviste. “Il baratto sarebbe la cosa più giusta.” Non è vero. Perché dovrei dare una pecora intera per un cesto di fragole? “Il comunismo porta all’anarchia e l’anarchia al comunismo”. Quindi la repubblica porta alla monarchia e la monarchia alla repubblica. Il loro totalitarismo si rivela in pieno quando sostengono che le persone “DEVONO mettersi d’accordo e in comune”. Si ammette involontariamente che il comunismo debba venire imposto. I loro esempi comici, anch’essi involontariamente tali? “Supponiamo un sistema economico con soli due agenti di scambio…” Ecco: non esiste un sistema economico così; presume che al mondo esistano solo Robinson e Venerdì. “Gli interessi incassati dalle banche, mai spesi per acquisti in beni e servizi, porteranno a un’accumulazione degli stessi e non ci sarà possibilità di ripagare il debito in quanto non rientreranno nel circolo.” E ci si aggiunge un “Ovvio!”. Ora: a parte che non si capisce, in un italiano fumoso tipico di questi autoreferenziati, se quello “gli stessi” si riferisca agli interessi o agli acquisti in beni e servizi. Nel primo caso chi ha detto che gli interessi accumulati non siano spesi? E chi ha detto che debbano per forza essere spesi in beni di consumo e non in investimenti? Per i quali, comunque, si consuma qualcosa. Nel secondo caso ci sarebbe un’accumulazione degli acquisti, un non senso sotto il profilo creditizio.. Ma che significa “non ci sarà possibilità di ripagare il debito se gli interessi sono stati accumulati”? Se sono stato in grado di pagare gli interessi perché non dovrei essere in grado di pagare il restante? Chi ha detto che per “rientrare nel circolo” occorra che io spenda per acquisti in beni e servizi? Il bene moneta che mi è stato prestato io lo ho acquistato come acquisto i vestiti. Quella conclusione con l’aggettivo “ovvio” è tipica di chi vuol far passare per logica una tesi sconclusionata. E’ come se io dicessi. “Ustica? Opera degli alieni. E’ ovvio.” C’è chi si professa contrario all’oro come riferimento monetario perché in passato la Banca Federale degli Stati Uniti se ne è infischiata. Ma è proprio per questo che le cose vanno male, proprio per questo gli anarco – capitalisti vogliono l’abolizione delle banche centrali. “I diritti dei quali godiamo attualmente” Quali? Quello di essere tassati contro la nostra volontà? E poi giù con l’esaltazione della rivoluzione francese, di quella russa, dell’articolo diciotto della legge Giugni che è tutt’altro che un diritto favorevole al lavoratore. “Meglio morire in battaglia”. Ci risiamo con la retorica da camicia nera con il proletariato al posto della patria. “L’Europa è andata verso le privatizzazioni, quindi non è vera l’espansione continua dello stato”. Mai bufala fu più insidiosa. Se privatizzo senza una reale liberalizzazione; se mantengo monopoli protetti, se in presenza di liberalizzazioni parziali rendo burocraticamente e fiscalmente impossibile la vita delle imprese, vuol dire che per ottenere ciò ho rafforzato sia il potere degli stati nazionali, sia il superpotere dell’eurostato, sia il micropotere degli enti locali. Non è vero che il capitalismo modellò lo stato, quest’ultimo è sempre stato un freno nei confronti del capitalismo. La perla si raggiunge quando si sostiene che il comunismo sia il libero mercato. Certo! Dopo aver sostenuto che non bisogna liberalizzare, né privatizzare, che l’apparato pubblico è necessario per i “bisogni sociali” si può proprio affermare di essere per il libero mercato. Ci si chiede a cosa servano i corsi di matematica finanziaria, di econometria, di statistica. A un beneamato nulla, specialmente nelle nostre università. Ci si domanda se i nostri studenti perdano cinque anni di tempo. La risposta è sì, finche si continua a insegnar loro che le dottrine keynesiane siano dottrine economiche. Infatti se ne escono con la frase “non è detto che la liberalizzazione convenga perché la curva di provvedimento beneficio/sociale avrà un punto massimo. A parte che quel denominatore “sociale” rispetto al numeratore “beneficio” è l’ennesimo imbroglio dei cialtroeconomisti. Chi stabilisce che ci sarà un punto massimo? Chi determina quale sarà questo punto massimo? E se anche dovesse esserci dove sarebbe il problema? In una situazione di concorrenza autentica i “punti massimi” vengono colmati dal mercato stesso. Senza che il determinismo stabilisca a priori quali dovrebbero essere questi “punti massimi”. Che per altro sembrano l’ennesima invenzione artificiale dei servi del tiranno (questi sì, quelli veri) per giustificare politicamente l’interventismo. Si continua con l’impostura secondo la quale il risparmio deprimerebbe gli investimenti. Come si potrebbe investire capitale non risparmiato precedentemente? Si prosegue con la comicità involontaria: “Se allo stato subentra il privato, aumenta il costo delle prestazioni dovuto alla maggiorazione di prezzo per il profitto”. Tralasciamo il pleonasma “aumento del costo dovuto alla maggiorazione di prezzo”. La sintesi non è mai stata propria dei comunisti. Se c’è concorrenza, la voglia di profitto induce alla riduzione del costo. Come per i negozianti. Se a loro subentrasse lo stato, i costi sì che salirebbero e con merce di scarsa qualità. C’è chi parla di “campagna imperialista ellenica” all’epoca di Pericle, sorvolando sulle vere ambizioni imperialistiche di persiani e spartani. Ma tant’è: anche oggi parlano di imperialismo israeliano, gli arabi mica sono espansionisti! “Quando la ragione si scontra con il sentimento è quest’utlimo ad avere la peggio”. Non so se storicamente sia sempre andata così. Ma se è successo, si spiega perchè l’Europa dell’est non sia più comunista. E la si pianti di dire che lì non c’era il comunismo vero. Era vietata la proprietà privata, era proibito il profitto, l’economia era collettivizzata. E tutto forzatamente, non spontaneamente. Questo doveva essere l’esito rivoluzionario propugnato da Marx, questo è il comunismo, non il libero mercato. C’è chi non vuole che gli si insegni la teoria economica. Non conosce nulla dei marginalisti, della scuola austriaca, del giusnaturalismo ma vuole insegnare lui (o lei) agli altri cosa sia l’economia! “Senza lo stato non ci possono essere imprenditori né capitale iniziale”. Una perfetta conoscenza delle dinamiche storiche: secondo i soloni lo stato sarebbe nato prima della moneta, dell’impresa, del linguaggio e chissà di quante altre cose. Praticamente il motore a scoppio nasce prima del combustibile. “Se una comunità vuole assicurarsi è in grado di farlo, perché vietarglielo?” Eccola la disonestà intellettuale. Chi vuole vietare a chi? Formuliamo intelligentemente la domanda (chiedo troppo, lo so): se un individuo vuole assicurarsi è in grado di farlo, perché imporglielo? Perché, soprattutto, imporgli di assicurare tutti gli altri? “L’accumulazione del capitale impoverisce gli ultimi. E’ matematica, non opinione”. Come dire: la falsità come ragione di vita. E’ l’assenza di capitale a generare la povertà. Con l’accumulazione, se generata da uno spontaneo processo di mercato, si creano le condizioni per investimenti, salari, distribuzione, consumo e via dicendo. Gli “ultimi” sarebbero un numero talmente esiguo da poter essere accolti da un volontariato che in una situazione di libertà autentica non mancherebbe mai. I venditori di bufale, però, prefersicono considerare bufala l’idea che Marx sia statalista. Lo era. Magari involontariamente e inconsapevolmente (non ci credo) ma lo era. La collettivizzazione forzata ha sempre bisogno dello stato. In fondo, a sostenerlo è proprio chi afferma che per insegnare delle dottrine sia necessario “IMPORLE come cose importanti”. Appunto, alla faccia della libertà di azione. Del resto, non ci si può aspettare molto da uno che scrive “Io penso che lo studio E’ l’unica via per il progresso”. Il congiuntivo è stato evidentemente archiviato all’università di Castellanza o a quella di Montenero di Bisaccia. Però si atteggiano a depositari del sapere in forma unica. Ecco perché credono alla vera bufala keynesiama sostenente che il profitto a lungo termine equivalga a zero. La storia dell’impresa, quella vera e non quella mercantilistica, dimostra l’esatto contrario. Attendiamo ancora l’elenco dei presunti disastri dell’oro come controvalore monetario da parte dei signori “se non capisci, se non sai ” che dimostrano sempre più la loro completa mancanza di comprensione come di conoscenza. Per loro il privato non crea ricchezza perché “se c’è uno che acquisisce vuol dire che c’è un altro che perde”. Non hanno ancora capito che se io compro un libro non ho perso venti euro ma ho acquisito un testo. Continuano a sostenere che il privato non abbia interesse all’efficienza di un bene essenziale proprio in quanto essenziale, in quanto il consumatore non avrebbe scelta. Non capiscono che l’eventuale mancanza di scelta sia dettata non dalla peraltro presunta essenzialità del bene ma dalla mancanza di concorrenza. Dove questa c’è, viene fuori anche l’efficienza. Uliveto, Ferrarelle, Egeria, Fiuggi, Panna, Di Nepi, San Benedetto… non mi si dica che l’acqua non è un bene essenziale. Eppure in questi settori l’efficienza c’è. Malgrado lo stato, la burocrazia e il fisco. L’esempio dei prezzi non calati nel settore energetico è un’ennesima bufala. Il capitale pubblico nelle aziende produttrici ed erogatrici supera ancora il cinquanta per cento del pacchetto azionario. E le tariffe sono alte per l’IVA e le altre imposizioni fiscali. Quindi i “liberisti del piffero”, gli argomenti da controbattere ce li hanno e come. Sono gli altri a negare che lo stato non sia presente nel settore energetico. Leggere che la gente sia stufa di servire da parte di chi la vorrebbe serva suona paradossale. Qualcuno si è chiesto perché gli si vorrebbe imporre la libertà. Non ha mai detto nessuno, questo. E’ a loro che si chiede perché non vogliono che l’abbiano gli altri. L’espediente del “servo del potere” o “del padrone” è patetica, vecchia ed inutile retorica: servi del potere sono i negatori di verità in cambio di cattedra o altro ufficio. Se veramente non si vuole imporre qualcosa agli altri, pur volendo vivere in forma cooperativisitica, non ci si chiami comunisti ma comunitaristi. Se lo fossero tutti non ci sarebbe quel progresso economico auspicato, solo tanti laici conventi autarchici; ma almeno la libertà verrebbe rispettata. Tralasciamo quelli che sono ancora convinti che Lenin e Stalin abbiano portato la Russia “a livelli mondiali”. Sì, di miseria e imbecillità esportata. Sono stati smentiti dalla storia e dall’aritmetica ma per loro non è sufficiente. E’ spiacevole vedere polemiche interne sul sito. Solo che il problema non è, a mio avviso, “condannare una persona per quello che pensa”; bensì il diritto di approvare o condannare un’idea. Non so cosa si voglia intendere per “reddito di base incondizionato in un quadro economico scientificamente fraterno”. Se la fraternità non è un obbligo per chi non l’ha sottoscritta, nessun problema: i volontari potranno occuparsi fraternamente con i disagiati attraverso l’erogazione nei loro confronti di un reddito di base. Il termine “incondizionato” o è supefluo o è preoccupante. Spiacevole risulta anche trovare frasi come “l’assolutismo di Rothbard contro il liberalismo di Mises”. Mises, Rand, Hayek e tutti i sostenitori dello stato minimo sono dei libertari incompiuti. Il termine “libertà assoluta” è contraddittorio perché la mia libertà di un singolo o di più singoli non deve impedire la libertà degli altri. E’ l’unico limite ragionevole alla libertà. Parlare di “valore assoluto” (ammesso che Rothbard si si sia espresso proprio così, le traduzioni spesso tradiscono e magari avrà voluto dire “valore fondamentale” o “primario”) è cosa diversa da libertà assoluta perché si limita a non relativizzare ciò che è impossibile relativizzare. Perché “libertà relativa” è sia semanticamente che filosoficamente contraddittorio, al pari di “libertà assoluta”. Questo commento è troppo lungo e in quanto tale anche noioso. Forse il più lungo di tutti quelli che ho avuto l’onore di vedermi pubblicati sul sito del Movimento Libertario. Per lunghezza e forse anche per contenuto, in pochissimi avranno voglia di leggerlo e se dovesse non essere pubblicato o cancellato non me ne lamenterei. Anche se a vantaggio dei “trollatori” e dei frullatori. Ma il teatro dell’assurdo dovrebbe essere prerogativa di Ionesco, Beckett e dei drammaturghi loro successori. Invece le assurdità continuano a proporcele marxisti e keynesiani con la consueta tecnica della palese menzogna ad uso degli sciocchi e degli ignoranti. E’ l’unico motivo che mi ha spinto, sia pure indegnamente, a intervenire. Scusandomi per aver abusato dello spazio.

    • Fabio
      Rispondi

      vero che è lungo, ma niente affatto noioso: il fatto è che quando ce vò, ce vò! E bisogna solo ringraziarti per il tempo che hai dedicato.

      Con la speranza che abbiano la volontà o la curiosità di leggerlo. Anche se devo aggiungere che se avessero avuto menti curiose avrebbero approfondito le ‘certezze’ di cui erano imbevuti e già visto la luce da parecchio tempo senza ridursi a pecore indottrinate pregni di dogmi di sinistra e di destre.

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