In Anti & Politica

DODDORE-MELONIVedete, cari amici indipendentisti (almeno per chi lo è, non amico, ma indipendentista) è persino banale dire che “oggi siamo tutti Doddore Meloni“. Lui, il più conosciuto e battagliero degli indipendentisti sardi, si è lasciato morire in carcere dopo 69 giorni di sciopero della fame e della sete. Ha voluto ripercorrere, fino all’estremo sacrificio, la strada indicata da Bobby Sands, eroe dell’indipendentismo nordirlandese che si lasciò morire in carcere in segno di protesta per il regime duro a cui venivano sottoposti i detenuti repubblicani.

Doddore Salvatore Meloni era stato messo in galera il 28 aprile scorso a seguito di una sommatoria di pene per reati fiscali (il nostro amico Leo Facco lo farebbe santo subito per quei reati finalizzati a fregare lo stato italico), e all’appuntamento si era presentato innalzando la bandiera dei Quattro Mori e portando sottobraccio la biografia di Bobby Sands. In un certo senso lui aveva già scelto il proprio destino. Sapeva che i reati fiscali per i quali era stato condannato erano più che altro un pretesto per fiaccare e mettere all’angolo un personaggio scomodo per le istituzioni italiche, soprattutto dopo che nel 2008 aveva proclamato la Repubblica indipendente di Malu Entu, non tanto per il gesto in se stesso, quando sul suo significato in prospettiva: il nucleo iniziale intorno al quale organizzare la battaglia verso l’indipendenza della Sardegna.

Si considerava dunque un prigioniero politico, la cui storia, ahimè, è conosciuta quasi esclusivamente nei nostri ambienti. Gli italiani non ne sanno quasi nulla, perché i grandi mezzi di comunicazione da cui si abbeverano se ne guardano bene dall’affrontare, con etica professionale, i temi dell’indipendentismo e dell’autonomismo. Proni alla volontà del potere, preferiscono il silenzio o semmai mettere in ridicolo certe idee e talune manifestazioni. In questo facilitati a volte dalla sprovvedutezza di taluni personaggi. Vedremo comunque in queste ore e nei prossimi giorni se e come parleranno della morte di Doddore.

Se ancora ci fosse bisogno di avere una prova provata che lo stato italiano “l’è tutto sbagliato e tutto da rifare”, anzi metaforicamente da far saltare per aria, essa viene da alcuni casi giudiziari di queste ultime settimane. Mentre Doddore Meloni veniva fatto marcire in carcere, e addirittura un giudice arrivava ad affermare che dietro le sbarre non correva alcun pericolo di vita (se fossi in lui andrei a nascondermi in qualche buco di culo del mondo), le istituzioni italiche e gli italiani si azzuffavano sul fatto se al capo assoluto della mafia, Totò Riina, dovesse essere riconosciuto  il diritto di tornare a casa per essere avviato a una “morte dignitosa”. E Igor? E lo Zingaro? Mai trovati o fuggiti mentre stavano all’ergastolo! E che ci si poteva aspettare di diverso da uno Stato di cui la mafia è uno dei soci con le azioni che pesano.

Secondo caso. Doddore Meloni stava in carcere per alcuni reati fiscali e uno dei più grandi malversatori di questa fogna di paese, il signor Giovanni Zonin, per un ventennio presidente e dominus assoluto della Banca Popolare di Vicenza, uno che ha distrutto una banca e azzerato i risparmi di decine di migliaia di soci e clienti ma arricchito amici e amici degli amici, se ne va tranquillamente in giro da nullatenente ricchissimo. Nessuno gli toccherà nemmeno un bene, perché li ha trasferiti a tempo debito a moglie e figli, evidentemente perché ben sapeva che il suo operato da banchiere tutto era fuorché specchiato.

Non c’è nulla da fare, questo è un paese tutto alla rovescia, nato male e cresciuto peggio. Come diceva il nostro grande Gilberto Oneto, il vero problema delle nostre comunità territoriali è l’Italia. Doddore, con il suo estremo sacrificio, ci ha insegnato che quando si insegue un’idea precisa e solida per la propria terra e la propria comunità, sul percorso ci può essere anche l’esito fatale, soprattutto quando questo è l’estremo gesto di ribellione verso uno stato che quelle terre e quelle comunità le vessa e le depreda costantemente. E ricorre alla persecuzione giudiziaria per spaventare e infiacchire gli uomini più esposti sulle cui gambe camminano tali idee.

Caro Doddore, onore a te e che la tua terra ti sia lieve…

TRATTO DA Miglioverde

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  • andrea
    Rispondi

    e ora vediamo se riecono ancora a tenere la sardegna attaccata all’italia

    • winston diaz
      Rispondi

      Pero’ storicamente e’ il resto d’italia che, un pezzo alla volta, e’ stato attaccato al regno di sardegna. ;)

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ci riescono, ci riescono. Sono più forti e più prepotenti, non ci illudiamo. Hanno i soldi, le armi e l’editoria. E anche coloro che dovrebbero difenderli, si danno alla fuga ideologica. Emma Bonino, ad esempio, dice che le fanno paura “ventotto staterelli in giro per il mondo”, in luogo dell’attuale Unione Europea. A parte che non so cosa intenda con “in giro per il mondo”. A me spaventa di più un unico tiranno per quei ventotto staterelli. Che razza di libertaria è una che preferisce la seconda ipotesi? Ora capisco la frattura tra lei e Pannella. Quelli degli eroi sono sacrifici inutili. Per ora.

    • Dino Sgura
      Rispondi

      Spera ancora in un futuro da Commissaria…..

    • Sonia Patacchi
      Rispondi

      Dove saranno finiti i soldi del finanziamento pubblico a Radio Radicale?
      Pannella rivendicò alla trasmissione La Zanzara, circa un anno fa, di essere stato artefice della nascita di Radio 24 !
      Sarà per questo che la Bonino e Pannella non si parlavano più?

      • Sonia Patacchi
        Rispondi

        Giuseppe Cruciani comincia la sua carriera di giornalista a Radio Radicale

    • winston diaz
      Rispondi

      “Che razza di libertaria è una che preferisce la seconda ipotesi?”

      Bisogna vedere le alternative: le alternative non sono il paradiso libertario sostenuto dallo 0,1 per mille della popolazione, sono i nazionalisti reazionari “law and order” tipo salvini e meloni e perlomeno una grossa parte del M5S, al governo.
      Ma a noi idealisti la realta’ non interessa… ;)
      Una europa confederata delle regioni sul modello svizzero ( e via gli stati nazionali, che oggi come oggi sono loro il problema) forse non sarebbe cosi’ male, e questa e’ piu’ o meno l’ipotesi che sostengono i radicali da sempre, infatti all’inizio sostennero pure la lega, prima di capire che dal punto di vista liberale si sarebbe caduti dalla padella nella brace.

      Il problema grosso dell’europa di oggi e’ che dietro ad essa si nasconde la volonta’ di dominio e spoliatrice degli stati nazionali: e’ un’europa degli Stati, che fa gli interessi degli stati, e non un’europa dei cittadini, che protegga i cittadini dall’eccesso di invadenza degli stati stessi. Se notate, i nostri politici, quando devono far inghiottire la quotidiana pillola amara, si nascondono regolarmente dietro il “lo vuole l’europa”, ma quasi sempre i responsabili delle vessazioni sono loro e non l’europa. Cosi’ ottengono il doppio effetto di vessarci al massimo e di nutrire il nazionalismo antieuropeista che ne favorisce l’ulteriore potere. Le direttive europee, quando giungono in italia, vengono enormemente inasprite e incasinate, grazie ai nostri tecnici e burocrati specialisti nella giustizia assoluta e nel raggiungimento della perfezione, forse perche’ anche loro sono degli idealisti: idealisti estremamente attacccati al soldo e alla loro convenienza di ricchezza, lavoro e potere, pero’. ;)

      Fra l’altro penso che le posizioni liberali troppo estremistiche, nel loro irrealismo, non facciano altro che favorire questa deriva: il popolo non vuole cose complicate da pensare, vuole prima di tutto galera e bastonate per gli altri (ricorsivamente…), e solo poi, molto poi, liberta’ per se stesso.

      Il futuro e’ scritto nei giovani di oggi: che sono in maggioranza grillini, tutt’altro che liberali. Quindi mettetevi-mettiamoci il cuore in pace: cosi’ come oggi siamo governati da ex-sessantottini e da ex-boy scout dossettiani, domani saranno governati da personaggi che in gioventu’ erano grillini.

  • Sonia Patacchi
    Rispondi

    https://www.facebook.com/selvaggia.lucarelli
    De Magistris ha assegnato la cittadinanza onoraria a Diego Armando Maradona. Lo stesso sindaco che ha querelato Giletti perché ha detto che Napoli era sporca (il pm ha dato ragione a Giletti), lo stesso che se la prende con Saviano (“tu stai costruendo un impero sulle spalle di Napoli) perché colpevole di non accorgersi che ora a Napoli va tutto bene, Napoli è cambiata.
    Ora.
    Non so voi ma a me qualcosa non torna.
    Io non discuto sul fatto che Napoli possa idolatrare il Maradona calciatore. Ci mancherebbe.
    Però la cittadinanza onoraria è un’altra faccenda. Non è un riconoscimento del popolo, ma delle istituzioni.
    E a De Magistris, ex magistrato che amministra una città in cui i messaggi sul concetto di legalità non possono proprio essere equivoci, andrebbe ricordato che Maradona è non solo uno che ha problemi col fisco da anni , ma uno che fece il gesto dell’ombrello alla finanza in diretta da Fazio. Uno che si è beccato condanne per droga, uno risultato positivo all’antidoping, uno che fu condannato per aver sparato con un fucile ad aria compressa ai giornalisti, uno che menava la compagna, uno amico/frequentatore di boss come i fratelli Giuliano e di Lo Russo e tante altre cose che non sto a dire (per esempio la questione figli non riconosciuti) perché fanno parte della sfera morale e vabbè, lasciamo stare.
    Insomma. Un ex magistrato che assegna un riconoscimento a un uomo che con la giustizia ha un rapporto a dir poco disinvolto.
    Insomma.
    È evidente che Maradona era il re del dribbling, ma pure il sindaco di Napoli, quando c’è da scavalcare un passato discutibile e precedenti imbarazzanti, col dribbling se la cava benissimo.
    Che mestizia.
    L’immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone in piedi, cappello e sMS

    • Sonia Patacchi
      Rispondi

      Gentile signora Lucarelli,
      è il Sindaco di Agerola a scriverle. E’ il Sindaco di una comunità fiera ma umile, dai forti valori morali e attenta, sempre attenta, a stigmatizzare e prendere le distanze da episodi ed eventi che violentano la dignità di ogni essere umano. Abbiamo seguito con apprensione la vicenda che ha coinvolto la cittadina di Pimonte, nostro paese confinante. Abbiamo letto la sentenza del Tribunale e le conseguenze che ne sono derivate. Abbiamo pregato per la ragazzina oggetto di violenza, di inaudita violenza. Abbiamo pregato per la sua famiglia. Abbiamo pregato, da buoni cristiani, anche per le famiglie dei ragazzi responsabili.
      E’ significativo il coraggio della famiglia della ragazza di denunciare l’accaduto. Il coraggio di una famiglia costretta a rimettere i propri sogni in valigia e andare via da un contesto che aveva macchiato la propria dignità. Non è stata una bambinata. Non si può minimizzare l’accaduto a bambinata. E’ un fatto gravissimo, *che le istituzioni devono condannare*. Alle istituzioni compete il dovere morale di preservare i valori di una comunità. A loro spetta il dovere morale di trasferire alla propria comunità i valori della famiglia, del senso civico, del bene comune. A loro spetta il compito di praticare politiche di inclusione, di integrazione, di rispetto della dignità umana, di rispetto per i più deboli. A noi istituzioni, a noi Sindaci, viene riconosciuto il ruolo delicato di essere guida, di essere buoni padri di famiglia, di essere in prima linea per contrastare fenomeni gravi di prevaricazione, abusi, bullismo.
      Ma a noi Sindaci spetta anche il compito di alzare la voce e difendere la propria comunità. Quando la propria comunità viene erronenamente coinvolta in fatti gravissimi, di cui è assolutamente estranea. E lei, gentile signora Lucarelli, ha riportato erroneamente Agerola nel suo post, come paese di origine di uno dei ragazzi coinvolti. Agerola non c’entra. *Nessuno dei ragazzi coinvolti è originario di Agerola*. Agerola non può e non deve rimbalzare sulle cronache nazionali per questo tragico fatto, che ripeto va stigmatizzato con forza. Agerola non può essere riportata nel suo post, sul suo profilo, seguito da centinaia di migliaia di follower. Sarà stato sicuramente un errore il suo. Sicuramente la fonte da cui ha appreso la notizia ha riportato un’indicazione errata. Sicuri che Lei provvederà in brevissimo tempo ad una rettifica, La saluto con affetto, riconoscendole stima per la sensibilità con la quale tratta argomenti delicati.

  • Paolo
    Rispondi

    Cercate di moderare, baroni, la tirannia, perché sennò, per la vita mia! Tornate con i piedi in terra! Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza, e comincia la pazienza nel popolo a mancare.”

  • spago
    Rispondi

    L’Europa unita come alternativa agli Stati nazionali e ai loro Salvini è un’utopia. Diversi austriaci hanno difeso alcuni suoi aspetti all’atto pratico e non senza ragioni: ha effettivamente svolto un ruolo positivo limitando il controllo politico nazionale della moneta. Ma guardandola nel suo sviluppo l’Europa ha compiuto e sta compiendo un percorso negativo, di ampliamento di tutti quegli aspetti che apprezziamo abbia limitato negli Stati nazionali. È su una linea di progressiva integrazione politica e fiscale, è in mano ai socialisti, la banca centrale europea si è data alle politiche keynesiane, è diventata una produttrice di regolamenti assurdi, promuove la lotta ai paradisi fiscali e alle tasse basse, e così via.. anche la crisi migranti in atto verrà usata per cercare di far avanzare l’integrazione europea, quindi al di là del punto odierno, la prospettiva è che peggiori sempre più. Questo era prevedibile ed è stato previsto. Superare gli Stati nazionali con nuove entità politiche e burocratiche più grandi, che limitano anche la concorrenza istituzionale, è nel medio lungo periodo assolutamente negativo. Se appena nate queste entità appaiono ancora dotate di pochi soldi, uomini e poteri, nel giro di qualche decennio si trasformano in mostri peggiori di quelli che dovevano limitare. Gli Stati nazionali vanno superati piuttosto con la frammentazione, che è la strada opposta, è che almeno garantisce maggiore concorrenza, e spezzettando il potere statale in tanti piccoli staterelli, vi pone anche dei limiti oggettivi. Anche se San Marino cadesse in mano al peggior dittatore nazi comunista non potrebbe fare i danni di uno stato di grandi dimensioni. Quindi nonostante per molti versi io mi possa sentire più vicino ai radicali che a certi leghisti, l’idea migliore era quella della secessione. Che Salvini ha abbandonato.

    • winston diaz
      Rispondi

      “Superare gli Stati nazionali con nuove entità politiche e burocratiche più grandi, che limitano anche la concorrenza istituzionale, è nel medio lungo periodo assolutamente negativo. ”

      Non necessariamente, il problema e’ culturale (“ideas have consequences”, che fra l’altro l’ha detto, se non erro, per primo, sebbene sotto forma di parafrasi, Keynes): preferiresti l’italia del secondo dopoguerra (a guerra persa) a cultura e guida lontana ma liberale americana, oppure quella del primo dopoguerra (a guerra vinta) a guida e cultura vicina ma identitario-nazionalista e nazi-fascista?

      Inoltre c’e’ da dire che al di la’ degli slogan stupidotti, spesso, dal punto di vista liberale, e’ molto preferibile un potere lontano e distratto che uno vicino, puntuto, dittatoriale e angariatore (il preferito dei leghisti di ogni tempo): “la citta’ rende liberi”, mentre il villaggio, dove non esiste privacy e domina il pettegolezzo delle comari, rende schiavi e priva di ogni dignita’.

      Non e’ per caso se il recente motto dello stato italiano della massimizzazione dell’introito fiscale e’ “piu’ potere impositivo agli enti locali”: lo e’ perche’ sanno benissimo che un esattore-vessatore che conosca da vicino i suoi polli e’ molto piu’ efficiente di uno lontano e visto come nemico da tutti.

      Gli slogan degli anni della lega erano stupidi, su misura di chi li sosteneva, e non e’ per caso se e’ finita come e’ finita.

      • spago
        Rispondi

        Costruire una macchina politico burocratica più grande e potente è indiscutibilmente un male. Importa come quel potere sia usato oggi, ma importa di più quale è il suo potenziale: non puoi affidarti alla fortuna o alla bontà dei governanti. Verrà il momento in cui ti pentirai di esserti affidato a una associazione criminale più grossa per controllare le più piccole, fidati. La soluzione non è l’integrazione in entità criminali più grandi, ma la frammentazione in entità minori. Il ruolo americano nel mondo ha generato e genera una infinitá di guerre, una infinitá di morti, e di odio.Se vista in prospettiva la crescita dell’influenza politica americana è negativa. All’inizio ha mostrato lati positivi, ma proprio lì ha posto le basi per tutto il male fatto dopo. Il nazismo e il fascismo erano sistemi socialisti fallimentari che sarebbero crollati per gli stessi motivi per cui crollò l’unione sovietica. Sconfiggerli è stato sicuramente positivo, ma li doveva finire l’intervento americano. La vittoria è stata invece l’occasione di espandere il proprio potere politico mondiale. Proprio durante la seconda guerra mondiale gli americani si sono macchiati di uno dei crimini più mostruosi della storia umana sganciando due atomiche sul Giappone, sterminando una infinitá di civili presenti e futuri. Attualmente le guerre americane hanno destabilizzato Africa e medio oriente generando la crisi dei migranti e l’espansione dei fondamentalisti. Proprio a due passi da noi hanno organizzato un golpe in ucraina e ammucchiano armi ai confini con la Russia. Russia con cui si scontrano in Siria. E intanto vagheggiano una bella guerra con la Corea del Nord. Se c’è qualcuno che oggi potrebbe portarci alla terza guerra mondiale è l’America. Una America divisa dalla secessione non avrebbe potuto fare tutto ciò, ma neanche una Germania e una Italia frammentate nei tanti staterelli di un tempo avrebbero potuto compiere le gesta dei nazi fascisti. Storicamente l’unificazione in Stati nazionali si è dimostrata un male, anche se magari quando la si è compiuta c’era chi pensava potesse avere un ruolo positivo nel limitare i vari poteri locali. L’Europa unità, si dice, ha posto fine alle guerre in Europa.. forse.. ma ha posto le basi di guerre ancora peggiori, di cui adesso stiamo vedendo probabilmente le prime fasi. La NATO che doveva essere un meccanismo di difesa è diventata l’opposto. Credo che la filosofia politica, l’analisi storica e l’economia libertarie ci possano dare gli strumenti per capire che dobbiamo opporci ai processi di unificazione e integrazione politiche, al di là dei vantaggi contingenti, e appoggiare la frammentazione, come strategia realmente efficace. Personalmente credo che una guerra fra piccolo Stati sia meglio che una far Stati più grandi. Al limite meglio una guerra fra Stati nazionali in Europa, che una guerra mondiale fra potenze continentali. Se per evitare la prima pongo le basi per la seconda non mi sembra un progresso.

        • winston diaz
          Rispondi

          “Personalmente credo che una guerra fra piccolo Stati sia meglio che una far Stati più grandi.”

          Non cambia nulla: a fare la differenza e’ la presenza di abbondanti di risorse per tutti. La liberta’ e’ liberta’ dal bisogno, in primo luogo. Tutto sommato il Piero Angela che nella sua banale semplicita’ dice che la politica e le chiacchere non hanno mai risolto nessun problema, e semmai ne creano, ha ragione: l’europa, il posto piu’ sovrappopolato del mondo fino a qualche decennio fa, relativamente alla tecnologia e all’energia disponibili, ha messo a ferro e a fuoco l’intero mondo (le due ultime guerre mondiali sono partite dall’europa). Se da allora c’e’ un po’ di pace e’ solo perche’ la gente sta, perlomeno materialmente, MOLTO bene, e ha molto da perdere da eventuali conflitti.

    • Pedante
      Rispondi

      “un ruolo positivo limitando il controllo politico nazionale della moneta”

      A danno dei paesi più “virtuosi”, favore che a tempo debito verrà sicuramente ricambiato.

    • Pedante
      Rispondi

      Identitarismo leghista:

  • Giulio
    Rispondi

    Lo stato italiano ha dimostrato tutta la sua ferocia con un anziano malato, tanto da volerlo vedere morto.
    Nessun atto di pietà, di misericordia. Hanno voluto la prova di forza, hanno negato gli arresti domiciliari, colpirne uno per educarli tutti.
    Onore a quest’uomo, l’unico vero indipendentista sardo ad aver capito che l’unico modo di ottenere l’indipendenza è la rivolta fiscale, lo sciopero fiscale come è successo in tutte le rivolte indipendentiste della storia, a partire dalla rivoluzione americana.
    Doddore era un uomo straordinario e stravagante, e per questo veniva sbeffeggiato da altri finti indipendentisti sardi che mangiano caviale e lottano solo contro il colesterolo e la cellulite.

    I sardi si devono emancipare dallo stato italiano, dalla scuola italiana, dai media italiani che hanno come unico obiettivo quello di far perdere qualsiasi sentimento identitario e di far assumere un atteggiamento da sudditi. Ci vogliono far credere che senza stato italiano non ci può essere futuro, ma è vero il contrario, lo sviluppo della Sardegna è bloccato da 150 anni e nulla cambierà mai.
    I sardi devono prendere nelle loro mani il loro destino, adottare una nuova politica fiscale adatta alla loro specifica condizione. Ma non c’è coraggio, il sistema mediatico-scolastico-assistenzialista è uno strumento educativo e di propaganda potentissimo.

    • winston diaz
      Rispondi

      “lo sviluppo della Sardegna è bloccato da 150 anni e nulla cambierà mai.”

      Non conosco bene la storia di quel periodo, ma non credo proprio che si tratti di soli 150 anni, dato che i sabaudi che hanno inglobato l’italia erano gia’ da ben prima “regno di sardegna”. Come minimo, qualcosa non torna.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Sardegna

      • Giulio
        Rispondi

        @winston diaz

        La Sardegna è stata libera l’ultima volta al tempo dei Giudicati, ed è stata unificata dal Giudicato di Arborea (eccetto una piccolissima parte sempre filo spagnola).

        Il Regno di Sardegna è sempre stata una finzione, era un Regno senza sovranità da parte dei sardi, dipendeva da spagnoli prima (3,5 secoli) e da austriaci poi per pochissimo tempo (4 anni). Infine dai Savoia.

        Il regno di Sardegna dopo l'”acquisizione” da parte dei Savoia (scambiato con la Sicilia) non aveva niente di sardo. Le rivolte contro i Savoia lo testimoniano.
        I Savoia hanno acquisito il territorio e il marchio “regno di Sardegna”.
        I Savoia originariamente non avevano il titolo di Re, il loro non era un Regno ed allora per fregiarsi di questo titolo ne entrarono in possesso acquisendo il Regno di Sardegna dall’Austria, in seguito alla pace di Utrecht.

        L’unica cosa che non condivido di Doddore era la scelta della bandiera dei quattro mori, oggi bandiera ufficiale ma in realtà quella era la bandiera imposta dagli spagnoli. Addirittura ce ne sono due versioni: una con la benda sugli occhi, e poi quella politicamente corretta voluta da Soru con la benda sulla fronte. Considerato che i mori sono 4 principi saraceni sconfitti e decapitati, mi sembra più opportuna la versione originale…
        La VERA bandiera della Sardegna è l’Albero Radicato simbolo del Giudicato di Arborea. Durante i moti anti-Savoia gli indipendentisti sardi hanno sempre usato la bandiera dell’Albero degli Arborea, che aveva unificato quasi tutta la Sardegna fino alla rovinosa sconfitta del 1409 contro gli Spagnoli.

        150 anni ? In realtà il declino è precedente, ma volevo dire che finché la Sardegna resterà sotto lo stato italiano, non c’è speranza di un futuro migliore, ma lo stesso vale per altre regioni italiane.

        • winston diaz
          Rispondi

          Grazie della delucidazione, e per aver gettato ulteriore luce sulla parabola dei Savoia. Immaginavo, o ricordavo vagamente, qualcosa del genere.

    • Pedante
      Rispondi

      +1!

      • Pedante
        Rispondi

        +1! (Giulio)

  • GIANNI
    Rispondi

    La lotta indipendentista continua , onore al Patriota Doddore CAMUNIA NASCIU’ ( Vallecamonica Nazione )

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Indubbiamente è meglio il Grande statunitense che il piccolo fascista. Ma non credo che il grande si lasci intimidire dalla sua eccessiva grandezza. Può nominare prefetti e subprefetti dappertutto per onorare la sua vessazione fiscale. Nel piccolo villaggio, il vessatore mi conosce di persona ma anch’io conosco lui. Ciò può costituire un deterrente, unitamente alla maggiore possibiltà di votare emigrando più facilmente con un transito al villaggio confinante. La mancanza di guerra in Europa, oltre alla sconfitta degli aggressori, è stata causata dall’occupazione manu militari della Prussia, (pardon frau Merkel, Germania), dalla guerra fredda e dall’esportazione delle guerre tra super potenze in altre aree del mondo. Anche a voler assolvere storicamente gli Stati Uniti per Hiroshima e Nagasaki (personalmemnte con un po’ di diffficoltà ma la mia potrebbe essere faziosità particolare nei confronti di un personaggio chiamato Truman), il ruolo delle superpotenze si è rivelato alla lunga destabilizzante. Uno, oggi, potrebbe capire la presenza in Iran e in Afghanistan. Ma non in Siria, in Somalia, in Angola, In Ucraina (che giustifica la presenza russa in Cecenia) e in altre novanta inutili presenze. La Corea del Nord può essere pericolosa ma è sufficiente l’armamentario difensivo attuale piuttosto che un intervento diretto. Lasciamo che la famiglia Kim faccia la fine della famiglia Castro. Se per la Corea del Sud, dopo il futuro crollo del comunismo oltre confine, dovesse accollarsi un problema da questione settentrionale, potrebbe essere per loro l’occasione per abbandonare politiche economiche keynesiane simii a quelle che hanno provocato la fine del dominio tecnologico giapponese. Evitando, magari, gli errori di un’altra nazione che in Europa ha avuto un problema di questione orientale a seguito di riunificazione. Rimane il problema della libertà. Mi posso affrancare dagli Asburgo. Risultato? Repubblica Serenissima? Può andare, all’inizio. Savoia? Non può andare, mi tengo gli Asburgo. Ma solo come male minore tra due imperi. Il primo culturalmente interessante, il secondo ciabattone e colonialista. Sto meglio con il grande stato unitario sabaudo o con il piccolo ducato di Leopoldo II (peraltro Asburgo anche lui) che abolisce la pena capitale? Non c’entra la dimensione dello stato ma il livello di libertà che si raggiunge. Continuo a ritenere che in una piccola realtà sia più facile affrancarsi dalle stupidità proibizioniste in salsa leghista o centralista. Nei microstati europei non c’è minore libertà che in quelli grandi, anzi. Nella maggior parte dei casi, la libertà finisce quando una realtà territoriale più grande si impadronisce di una piccola. Macron o Le Pèn possono costituire una minaccia per i Grimaldi, il contrario no. E non mi si dica che In Francia la libertà dei cittadini sia maggiore di quella degli abitanti del Principato di Monaco. Idem per Italia e San Marino. @Giulio: Indegnamente mi permetto di rendere onore ad Eleonora d’Arborea. Non riesco ad avere lo stesso atteggiamento nei confronti di Soru, non solo per le bandiere e per il politicamente corretto. Tra due mali, Soru e Cossiga padre, avrei scelto quest’ultimo. Malgrado tutto.

  • Spago
    Rispondi

    Il problema è che il grande statunitense, non resta statunitense (nel senso di liberale/libertario) e dopo abbastanza tempo diventa un grande fascista (o socialista). Questo non per sfiga, ma per tutto quello che come libertari sappiamo, per come è fatto uno Stato, per le caratteristiche intrinseche di un’organizzazione politica e burocratica.

    Se il fascista è piccolo, il fascismo è confinato al suo piccolo territorio, le sue guerre sono limitate dalle sue minori dimensioni, risorse e disponibilità di uomini, la sua economia dipende maggiormente dal commercio con altri Stati, il suo bilancio è piccolo come il territorio e il numero di persone da cui può estrarre risorse, i suoi confini più limitati rendono più facile uscirne. Ma più difficilmente un piccolo Stato può essere fascista e restarlo a lungo: non a caso i piccoli Stati sparsi per il mondo, sono spesso quelli più liberi e più ricchi; non a caso il fascismo stesso era un movimento di unificazione e centralizzazione…

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Infatti la mia preferenza per il grande statunitense rispetto al fascismo italiano è motivato anche dal fatto che il fascismo italiano amministrava un territorio troppo grande per poter sperare che durasse poco. La preferenza era limitata al momento storico, il 1945. In ogni caso avrei preferito un sistema statuintense, (o meglio: un sistema dell’Illinois, o del Montana o del Delaware) piuttosto che un ritorno della Repubblica Sociale, dei gagliardetti, dell’economia corporativa. Se poi il destino degli Stati Uniti sarà quello di diventare una realtà collettivista, il problema colpirà proprio gli stati appartenenti alla confederazione più che quelli alleati militarmente. Sarebbe stato un problema per la Sicilia di Finocchiaro Aprile se fosse diventata, a fascismo finito, la cinquantunesima stella degli Stati Uniti. Ma non le è andata meglio a rimanere con gli eredi politici dei Savoia espressi dalla Repubblica Italiana. Difficilmente un piccolo stato rimane fascista a lungo. L’Italia era troppo grande, la Sicilia pure. La dimensione ottimale è Andorra.

  • vetrioloblog
    Rispondi

    Grosso modo questa era la “scommessa” di Blaise Pascal:
    Conviene credere in Dio perché, se esiste, si ottiene la salvezza, se non esiste, è stato bello aver creduto nell’immortalità dell’anima; e comunque scommettere non costa niente.
    Mi piace pensare che Doddore vince la scommessa e sia lì ad aspettare giudici, politica, etc. etc.

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