In Anti & Politica

DI MAURO GARGAGLIONE

Gentiloni dice alla festa dei comunisti il primo maggio, che la sfida numero numero uno del governo è il lavoro. Il che vuol dire che attribuisce al governo, e immagino per estensione alla politica, quella che loro amano chiamare con la P maiuscola, la capacità di incidere positivamente sul lavoro e sulla prosperità.

E’ evidente che negli ultimi lustri lavoro e prosperità sono caduti in picchiata. Applicando la logica di Gentiloni, l’unica colpa del governo (e della Politica) dovrebbe essere stata quindi non aver reagito abbastanza duramente contro gli imprenditori, i lavoratori autonomi, i commercianti, i negozianti che, evidentemente, hanno prodotto ricchezza “solo per se stessi” e l’hanno rubata al popolo.

Forse una pressione fiscale “reale” del 70% è troppo bassa e il Governo non ha fatto abbastanza. Ecco quale sarebbe stata la sua mancanza, io non riesco a vederne altre. Oppure il Governo e la Politica (tutte maiuscole naturalmente) non hanno alcun potere di incidere positivamente su lavoro e prosperità diffusa.

Però hanno il potere di aumentare la spesa pubblica anno dopo anno e portare la pressione fiscale a livelli da schiavitù. Hanno il potere di schiantare gli imprenditori che “sfruttano i lavoratori” (i quali, pochi, se ne vanno all’estero dove gli permettono ancora di sfruttarli, come in Svizzera in Austria o in Slovenia) e assumere centinaia di migliaia parassiti pagati per non lavorare.

Insomma, decidete voi quanto e come Governo e Politica siano in grado di incidere nell’economia e nella diffusione di prosperità. Con un piccolo sforzo si può portare la pressione fiscale al 90 o anche 95 percento. Dai che ce la fanno. Intanto cominciamo con l’alzare l’IVA e le accise, che saliranno automaticamente anche se vi dovesse toccare di andare a votare di nuovo, perchè non riescono a mettersi d’accordo per fare quel nuovo Governo che risolverà il problema dell’economia in picchiata.

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Commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Le parole di gentiloni sono luoghi comuni triti e ritriti.
    Roba da babbei indottrinati allo statalismo, all’ipocrisia buonista, al conformismo puro.
    Non hanno senso, e valgono meno di uno slogan anacronistico.
    Sono fregnacce.
    Scorregge verbali , ecco cosa sono.
    Lo sanno tutti , ormai , il perchè del degrado persistente.
    Ma nessuno ha il coraggio di dirlo e raccontarlo, con rarissime eccezioni.
    Potrebbero rimetterci il salario che rubano, il potere che gestiscono, e se si trovano di fronte una folla inferocita potrebbero esser a rischio di bastonatura.
    Tutti zitti, che ha da passà a nuttata.

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