GDPR, MA QUALE PRIVACY? UN ALTRO PEZZO DI LIBERTA’ NEGATA

DI GIOVANNI BIRINDELLI

Il 25 maggio scade il termine per adeguarsi al GDPR*. In sostanza, il GDPR (General Data Protection Regulation) è un comando dell’Unione Europea (il termine della neolingua è ‘regolamento’) che impone ai titolari di siti web (privati e imprese) di adottare costose e difficili misure per “proteggere la privacy” dei visitatori. Le sanzioni per chi non adotta tutte queste misure sono “fino a un massimo di 10 milioni di euro o, per le imprese, il 2% del fatturato (se superiore); oppure fino a un massimo di 20 milioni o il 4% del turnover”.

Sebbene legale (come ogni provvedimento totalitario) questa misura, in quanto norma ‘positiva’, è naturalmente illegittima, come lo sarebbe una norma che obbligasse i negozi a mettere guardie giurate davanti ai loro negozi per proteggere i loro clienti. Se c’è un problema di sicurezza (e c’è, specie contro l’aggressore stato) sarà il mercato a risolverlo spontaneamente senza violare il principio di non aggressione (come sta facendo con bitcoin, per esempio).

Premesso questo, il fatto che lo stato, il maggiore violatore sistematico della privacy, quello che può curiosare nei dettagli del tuo conto corrente senza nemmeno chiedertelo, quello che ha adottato legalmente i “trojan di stato” (**) per infilarsi nei tuoi computer, quello che illegalmente ammassa ed analizza dati e metadati di tutte le comunicazioni ecc., imponga così tanti sforzi ai privati per proteggere la privacy di navigatori web, sarebbe ridicolo, se non fosse tragico; cioè se non ricordasse la gabbia mentale in cui si trova la quasi totalità delle persone: quelle che riconoscono alla macchina statale di compiere legalmente azioni che loro stesse (e i burocrati che controllano quella stessa macchina) considerano essere dei crimini quando sono compiute da chiunque altro.

Particolarmente comica, poi, è la parte del comando UE che impone ai privati e alle imprese di adottare nelle loro informative una “forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro”. È come se una persona sempre più obesa si mettesse a imporre diete anti-obesità.

Chissà perché questa “forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro” lo stato non la impone anche alle banche. In particolare, in relazione al fatto che “nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà (art. 1834 c.c.)” (fatto questo che la maggioranza delle persone ancora non conosce). Forse perché, se le persone si rendessero conto che mentre loro credono di depositare del denaro in banca in realtà lo stanno prestando alla banca, ci penserebbero due volte prima di farlo? In altre parole, forse perché lo stato ha bisogno di quei depositi? Per il tramite della riserva frazionaria, infatti, quei depositi costituiscono la base sulla quale le banche creano denaro dal nulla: denaro che viene poi in gran parte usato per acquistare titoli del debito pubblico e quindi per consentire alla macchina statale di espandersi sempre di più.

Alcune persone forse hanno pensato che quel ridicolo e fastidioso bannerino che adesso compare su tutti i siti web e su cui clicchiamo senza leggerlo per togliercelo dalle balle fosse una semplice seccatura. No, era solo il punto di inizio di un’azione sistematica mirata a ostacolare la libertà di scambio e di espressione su Internet. La tecnica della rana bollita funziona in relazione a qualsiasi azione coercitiva: che questa sia diretta a confiscare denaro, a ostacolare uno scambio o a impedire l’espressione di un pensiero è del tutto irrilevante.

Internet 2, distribuito e anonimo, sbrigati a venire!

NOTE

(*) http://www.ilsole24ore.com/…/privacy-che-cos-e-gdpr-e-perch…

(**) http://www.altalex.com/…/…/come-funzionano-i-trojan-di-stato

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4 Responses

  1. Max
    Max at | | Reply

    Non ho mai capito sta storia delle banche cattive che “trafficano” il denaro altrui. E che dovrebbero fare, tenerlo a fare la muffa? Non sono forse fatte per prestare il denaro di chi ne ha in più a chi ne fa richiesta, fungendo da motore dell’economia e da cuscinetto tra le parti? Magari si può discutere sul “come”, forse il Glass-Steagall non era poi tanto male.

    Se si vuole depositare denaro mantenendone il pieno controllo, esiste la cassetta di sicurezza o il caveau, oltre al buco per terra o alle grotta in stile Montecristo. Non si pretenda però poi di avere i servizi di assegno, carta, bonifico, fido, etc.

    La moglie drogata e la siringa piena stanno nel paese dei desideri.

    1. eridanio
      eridanio at | | Reply

      la differenza è sostanziale deposita nel mio garage la tua nuova moto. Vedrò di non fargli fare la muffa prestandola in giro per ricavarci qualcosa e magari, se vedo se diventi insofferente invece di chiederti un compenso perchè mi curo della tua moto potrei fare a metà di quel che ricavo prestandola in giro.

      La moto non è un bene fungibile, siamo d’accordo, ma come posso garantirti il ritiro sempre e a vista di un bene depositato fungibile o meno se nel frattempo l’ho dato in disponibilità a qualcun altro? Ti do un vecchio malagutti di un altro o vuoi quel che oziosamente doveva rimanere a tua disposizione?

      Se uso la parola “deposito” quando nel nostro diritto “deposito” significa qualcosa di diverso dal prestito, dal mutuo, faccio una eccezione terminologica particolarmente grave. E’ difficile che fini giuristi non l’abbiano intercettata.
      la prova e conferma dello specifico intento pernicioso lo si ha quando nel CAPO XII
      Del deposito
      Sezione I
      Del deposito in generale
      …..
      all’Art. 1782. (Deposito irregolare).

      ha la seguente letterale formulazione…(badate come comincia)

      “Se il deposito ha per oggetto una quantita’ di danaro o di altre cose fungibili, con facolta’ per il depositario di servirsene, questi ne acquista la proprieta’ ed e’ tenuto a restituirne altrettante della stessa specie e qualita’. In tal caso si osservano, in quanto applicabili, le norme relative al mutuo.”

      Non è che si fa peccato a pensar male…. è proprio da ingenui …non si gioca con la causa di un contratto senza motivo.

  2. eridanio
    eridanio at | | Reply

    la cocciutaggine degli individui a non assumere la responsabilità e le conseguenze di ciò che comporta rifiutarsi di capire rende un servizio essenziale ai più sgamati.

    La carne da macello trova consolante e comodo stringersi intorno alle forti braccia protettive del pastore per paura del lupo. Questa continua a rifiutarsi di capire che il lupo si ciba solo quando ha fame. Di tanto in tanto il predatore si ciba di un parente malandato o inerme salvando la vita al resto del gregge, mentre il pastore sistematicamente fa passare tutti i superstiti, senza che soffrano, dal brivido lampo del chiodo in testa.
    Chi si rende selvatico ha più probabilità di morire di vecchiaia.

    Nelle strutture molto grandi e distribuite mantenere la privacy e la segretezza necessari a non avvantaggiare i concorrenti è operativamente difficile.
    Ciò a prescindere da qualsiasi ordinamento regolatorio imperativo prescritto sotto minaccia di sanzioni capitali.

    Quando chiedete in banca chiedete informazioni circa la solvibilità di quel tal cliente per orientarvi circa la dimensione dei contratti da accettare vi guardano scandalizzati come delle verginelle e vi dicono che la banca non può dirvi nulla “PRELAPRAIVASI”, poi di lato vi fanno intendere con ammiccamenti che le qualcosa informalmente ve lo faranno sapere.

    Oltre una dimensione, che è diversa tra i diversi soggetti, la perdita di controllo dei flussi informativi è un fatto di impossibile controllo perchè quando sono implicati in una organizzazione moltitudini di individui accade inevitabilmente che: per semplificare la propria vita, per indolenza, per mancanza d’interesse, per leggerezza ed anche premeditatamente per ricevere qualcosa in cambio, questi lascino che ciò che è legittimamente patrimonio informativo privato del soggetto si diluisca e filtri all’esterno.

    Nelle piccole dimensioni è essenzialmente una inutile tortura. Ma a Bruxelles scrivono cose sia pur perentorie ma generali che gli altri paesi applicano nella sostanza con misurata tolleranza.
    In Italia l’applicazione è asfissiante perchè il burocrate è comandato dalla prassi di controllo interno dell’amministrazione a diffidare del collega competitore nella stessa carriera ed attraverso lo zelo per lo zelo rende fragile la posizione individuale di ogni travet. Il servilismo ed il codice di condotta interno all’amministrazione ha solo una valvola di sfogo rispetto alla qualità della diligenza da mantenere per il reciproco controllo della propria posizione. La valvola è ribaltare tutta la vessazione interna al soggetto esterno che non può difendersi, il cittadino, il contribuente, l’utente.
    Una situazione da neurodeliri.
    Qualcuno competente in patologie delle relazioni umane se ne dovrebbe occupare a fondo.

  3. vetrioloblog
    vetrioloblog at | | Reply

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