In Anti & Politica, Economia

DI SILVANO CAMPAGNOLO

Ogni anno il governo italiano, qualunque esso sia, fa una legge finanziaria. Questa legge mette nero su bianco gli obiettivi finanziari dello stato per i successivi 3 anni. Questa legge viene fatta rispettando tutte le leggi europee e la parità di bilancio imposta, quindi, sulla previsione della crescita si prevedono le entrate (tasse incassate) e quindi le uscite (spesa pubblica varia) e se qualcuno ha la voglia di andarsi a vedere tali leggi economico finanziarie (sono pubbliche sul sito del ministero) ogni legge prevede crescite importanti e riduzioni importanti di spesa. Ogni anno però la legge precedente deve per forza essere cambiata in quanto gli obiettivi prefissati, chissà come mai, non vengono mai raggiunti, quindi la crescita non è come la si era prevista, di conseguenza le entrate (tasse) sono più basse del previsto ma purtroppo le spese che si era deciso di fare le si sono già fatte anche se non coperte finanziariamente.
Quindi ogni anno viene fatta questa legge partendo da un dato fondamentale, la previsione di crescita. Previsione che viene rilasciata dall’istituto di statistica (ISTAT) assieme ad altri enti come BankItalia e Ministero dell’Economia e Finanze (MEF).

Ora, nel mondo dei cattivi privati, se i manager di un’azienda redigono dei budget e poi nel corso dell’anno si rendono conto di aver redatto i budget su basi totalmente fuori mercato, e quindi li modificano al ribasso, e fanno la stessa cosa l’anno successivo e magari anche quello dopo, beh quei manager hanno vita breve nelle loro aziende, l’errore è consentito ma non il perseverare nello stesso e verranno lasciati a casa alla prima occasione, come è logico.
Nel pubblico, invece, negli ultimi 50 anni, non si è mai fatta una legge finanziaria che non abbia avuto bisogno di correzioni negli anni successivi se non durante l’anno (e a volte anche più di una volta all’anno dato che me le ricordo personalmente).

Quindi chi lavora nei centri studi economici dell’ISTAT, di BankItalia ed al MEF, regolarmente ogni anno sbaglia calcoli, non azzecca le previsioni ed è costretto a modificarle anche più volte all’anno in quanto il consuntivo è sempre peggio del preventivo. Ora se non sei capace a fare un budget preventivo, significa che non sai fare il tuo lavoro. Se continui a sbagliare i budget preventivi ogni santo anno, significa che non solo sei un incapace che ruba uno stipendio, ma sei anche un delinqueste che mette nei pasticci altre persone totalmente estranee ma che dovranno pagare di tasca loro la tua incompetenza, in quanto da una parte col tuo budget hai dato la scusa “scientifica” al governo in carica di spendere e spandere perchè gli hai detto che incasseranno un sacco di soldi dalle tasse, dall’altra dirai al tuo governo dopo che ha spese che non ci sono i soldi e che servirà una “manovra correttiva”.

La cosa interessante è che tutti coloro che fanno parte di questi centri studi che regolarmente sbagliano tutte le previsioni e quindi tutti i calcoli, sono tutti economisti plurilaureati e con un pacco di PhD in tasca, ai quali non si può dire nulla perché “loro sanno”.

Qualcuno si chiede se nel settore pubblico si possa creare ricchezza. Ecco un esempio di “creatori di ricchezza pubblici”.
Come dite? Questi non creano ricchezza ma la distruggono?
Giusta osservazione. E’ stato dimostrato scientificamente oramai 100 anni fa che possono solo consumare e distruggere ricchezza, ma purtroppo votano. E sono tanti a votare…

Il primo passo avanti che potrà fare l’Italia verso una sorta di salvezza economica (posto che ci sia ancora tempo per salvarla) è proprio questo: togliere il diritto di voto a tutti i dipendenti pubblici diretti ed indiretti (quindi pensionati compresi) in quanto in pieno conflitto di interessi. Ecco, solo allora forse potrò iniziare da dire che votare non è proprio totalmente inutile.

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  • andrea
    Rispondi

    eh beh… sarebbe bello

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Un’altra valida ragione per privarli del voto è che i dipendenti pubblici non pagano le tasse.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Mi accontenterei di un dimezzamento secco di questi “lavoratori”.
    Poi, si può discutere anche di voto politico.
    18 anni per votare sono pochi, oggi.
    Io innalzerei a 24 anni tale facoltà.
    Ma parliamo di niente.

  • Silvano Campagnolo
    Rispondi

    Albert, il calo dei dipendenti pubblici sarà solo uan conseguenza della loro perdita di diritto di voto. Non avrà piu senso assumere per garantirsi voti… fidati che non si sentirà piu parlare ne di fornero, ne di precari della PA ne di 450 mila nuove assunzioni. anzi, andranno ad esaurimento, e non sentirai piu nemmenop parlare di “rapina pensionistica” in quanto alla prima occasione le taglieranno di netto tutte quante. tanto chi protesterà? gente che non ha diritto di voto e che quindi non conta un cazzo agli occhi di un politico?

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