In Anti & Politica, Economia

DI LUCA LIXI

Il vero cancro dell’Italia è il disprezzo verso gli imprenditori e verso la libera impresa.

Negli ultimi giorni, e nonostante io abbia selezionato attentamente i membri del mio gruppo (e i contatti sul mio profilo personale), diverse volte ho dovuto leggere delle accuse da demenza senile elargite nei confronti degli imprenditori.

DI base, due accuse su tutte, gratuite e generalizzate:
1. quella di evadere le tasse
2. quella di sfruttare i dipendenti.

Evasori, e sfruttatori.
Una bell’opinione degli imprenditori, che di base sono l’unico motore economico e di ricchezza di una nazione.

Sulla prima, sulle accuse di evasione, io sono estremamente radicale:
per me, qualsiasi forma di tassazione è un furto ed è solo un modo per rubare denaro a chi lo ha prodotto (e potrebbe produrne altro) e darlo a chi non ha prodotto (e lo sprecherà.
Oppure, meglio ancora, lo userà per raccogliere consenso politico, che gli consentirà di giustificare ancora il suo furto negli anni a venire.

Ma sono argomenti economici un po’ sofisticati, che potrebbero anche non interessarvi in questa sede.

Quindi, consideriamo il discorso “evasione” ora inteso semplicemente come un mancato rispetto della legge.
Quindi in senso 100% negativo.

Anche sui lavoratori dipendenti sono estremamente radicale:
la supremazia totale della peggior cultura sindacale comunista ha generato dei mostri, e ha instillato nella testa dell’opinione pubblica la leggenda metropolitana di dipendenti vessati e sottopagati, costretti a lavorare la domenica e il giorno di Natale, operai frustati per lavorare in fabbrica, impiegati legati coi ceppi alla scrivania e cose di questo genere.

Anche qui, vediamo il discorso “sfruttamento dipendenti” come un mancato rispetto di un contratto tra due controparti che si sono accordate privatamente per regolare la loro collaborazione.
Quindi in senso 100% negativo.

Ora, sarò fortunato io.
O sarò stato bravo a selezionare i miei amici, fornitori, clienti, collaboratori.

Ma io non le conosco queste persone.

Questi cattivissimi evasori e sfruttatori, tutto il giorno in giro con il Ferrarino a passare col rosso, sputare per terra, toccare i culi delle ragazze, infrangere i limiti di velocità, pisciare nelle aiuole, taccheggiare nei supermercati, fumare nei ristoranti e qualsiasi altra forma di inciviltà vi venga in mente.
No, perché è così che di base viene visto l’imprenditore in Italia.

Ho conosciuto qualche testa di cazzo, questo sì.
Anche se fortunatamente sono sempre meno perché un po’ di esperienza ce l’ho, e sono in una posizione finanziaria e imprenditoriale in cui posso decidere di farne a meno.

Ma devo dire che la testa di cazzo non ha bandiere occupazionali.

La stessa testa di cazzo che non paga i dipendenti da 3 mesi per girare col Ferrarino sarebbe stato un dipendente che dopo aver timbrato il cartellino se ne va a fare la spesa, o uno che ruba i soldi dalla cassa aziendale.

Ci siamo su questo? È importante.

Il denaro non cambia le persone.
Il denaro amplifica le qualità delle persone.

Se sei una testa di cazzo, e con l’impresa riesci a fare qualche soldo, diventi una testa di cazzo al quadrato o al cubo.

Al contrario, dicevo, conosco una marea di imprenditori, piccoli e meno piccoli, che oltre alla ricerca di profitto (sacrosanta per qualunque realtà aziendale perché spinge a compiere delle scelte migliori) hanno come motivatore anche degli altri risultati e soddisfazioni.

Ed è anche naturale che sia così, perché dopo aver sistemato le necessità fisiologiche, di proprietà e di sicurezza economica, l’essere umano ha delle ambizioni diverse.

Ambizioni di appartenere a un gruppo, di lasciare il segno, di realizzarsi, di ottenere rispetto, di creare qualcosa.
In ultimo, anche quella di essere ricordati positivamente, quando saremo freddi e sepolti sotto ai cipressi.

Come spiegato da Maslow, nella famosa piramide dei bisogni.

Chi pensa all’imprenditore o al ricco come ad un mero accumulatore di ricchezza e di potere:
1. non conosce la natura umana
2. non conosce il denaro
3. non conosce la natura umana di fronte al denaro.

Tutto questo pippone per dirvi che, da piccolo imprenditore, sono felice che uno dei miei ragazzi, Lorenzo abbia avuto uno dei suoi articoli pubblicati su “Mente e Finanza”.
Sono contento per lui, e sono individualmente contento per me, per aver contribuito a dargli questa possibilità, che non si sta facendo scappare.

L’egocentrismo non funziona quando si costruisce un’attività imprenditoriale.
Ma non per un giudizio morale sugli egomaniaci.
Ma perché è proprio disfunzionale agli interessi della propria azienda.

Io desidero che tutti i miei ragazzi diventino più bravi di me in quello che fanno e che faranno.
Desidero che mi risolvano dei problemi, non che me ne creino degli altri.

Ci sono orde di imprenditori che cercano questo.
E, per i collaboratori che riescono a far questo, non ci sono limiti ai soldi che possono incassare.
Non vedo l’ora di riempire di soldi chi me ne fa guadagnare degli altri.
Mi sembra così banale.

Ora, come tutti gli imprenditori che si rispettino, torno a trovare il modo per evadere le tasse e per sfruttare i miei collaboratori sottopagandoli.

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Mostrati 4 commenti
  • Antonio Bettanini
    Rispondi

    Il sig. Di Luca ha perfettamente ragione ma, temo, che l’invidia sociale sia una besti molto difficile da battere.
    Vorrei pertanto proporgli un obiettivo meno ambizioso: selezionare un gruppo di imprenditori, professionisti, impiegati, operai,.. che siano disposi ad impegnarsi a far funzionare la pubblica amministrazione (ovvero la burocrazia) come una sana e prospera azienda privata. Ho sperato in tutto questo quando ho votato per Berlusconi……. sono stato un cretino. Ed allora, come selezionare persone corrette e capaci?
    Forse obbligando gli eletti alle immediate dimissioni in caso di risultati (profitti) non soddisfacenti.
    Che cosa ne pensa?

  • Fred
    Rispondi

    Ho chiuso per disperazione un’azienda che andava bene, con 13 dipendenti.
    Ires, Irap, Iva, saldo, acconto, studi di serttore, …
    Per non parlare della banca, ladri legalizzati!
    Ogni volta che arrivava una raccomandata era un incubo.

    Ho chiuso tutto, faccio qualche giorno di consulenza al mese e mi faccio bastare quello che guadagno.

    Se in futuro mi capitasse un bel lavoretto in nero non ci pensero due volte.

    Stato Italiano, mi fai semplicemente schifo.

  • Stefano
    Rispondi

    lnx.libreriadelponte.com/?p=3816
    Che altro aggiungere, auguri a Movimento Libertario ed a chi ha ancora la forza d’animo (e non solo) di non abbandonare la “nave” Italia per recarsi all’estero e sottrarre, legittimamente, la propria vita, prima ancora che i propri guadagni, dalle fauci e grinfie degli stramaledettissimi tassassini e buro-cretino-cratici statalisti che malgovernano e malamministrano, sostazialmente impuniti, dal secondo dopo-guerra, se non da prima.

  • Fabrizio de Paoli
    Rispondi

    Evadere le tasse è un atto nobilissimo per molte ragioni.
    – È giusto difendere ciò che è proprio, ricordiamo che NESSUNO, imprenditore o dipendente, ha mai sottoscritto un accordo per volere questo stato e per conferirgli il potere di espropriare ricchezze d’altri.
    Questo punto quindi si rifà ad un principio morale e di giustizia.
    – Evadere significa impoverirsi meno individualmente.
    – Evadere non significa impoverire il paese ma salvaguardare ricchezza che verrà comunque scambiata, quindi destinata alla società sana. cambiano solo i destinatari di quella ricchezza ma non la sua quantita.
    inoltre si ha il vantaggio che destinando ricchezza alla parte sana della societa, e quasto avviene in modo libero e naturale attraverso il libero scambio, questa sarà finalmente in grado di incrementarsi ulteriormente.
    -Evadere significa allocare la ricchezza protetta in modo più efficiente e produttivo a vantaggio della società sana.

    *per società sana intendo quella parte che ritiene fondamentale lo scambiarsi proprietà e beni anziché rubarli ad altri.

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