In Economia

DI MATTEO CORSINI

Molti osservatori, soprattutto sinistrorsi, ritengono che la decadenza della politica americana sia rappresentata dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Credo che Trump sia criticabile da un punto di vista diametralmente opposto a quello di tali osservatori. Credo anche che le lodi riservate a quella che è definita l’astro nascente della sinistra statunitense, Alexandria Ocasio Cortez (AOC), siano molto più rappresentative della decadenza della politica americana.

AOC è probabilmente più socialista di Bernie Sanders, propugna un tanto dannoso quanto costoso Green New Deal, che finanzierebbe sia tartassando i ricchi, sia facendo fare gli straordinari alle stampanti monetarie della Federal Reserve.

Ecco, quindi, il connubio tra nuova (ma in realtà vecchissima) sinistra e la Modern Monetary Theory, che di moderno ha solo il nome, essendo una riedizione della non certo innovativa credenza che il denaro creato dal nulla corrisponda a ricchezza reale.

Una delle esponenti di questa teoria è Stephanie Kelton, che insegna economia politica alla Stony Brook University ed è stata consigliere economico dello stesso Bernie Sanders durante la campagna per le presidenziali del 2016.

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Kelton, che è columnist su Bloomberg, ha ingaggiato una disputa con Paul Krugman, che nutre perplessità in merito alla MMT. In particolare, Krugman, da keynesiano “tradizionale” ritiene che il deficit pubblico generi un rialzo del tasso di interesse e spiazzi gli investimenti privati quando l’economia non è in crisi.

Non voglio in questo contesto soffermarmi su Krugman (l’ho fatto spesso in passato e credo che spesso lo farò in futuro, peraltro), quanto sulla risposta ricevuta da Kelton.

Secondo la quale, al contrario, la politica fiscale espansiva genera un ribasso del tasso di interesse, perché “pompare denaro nell’economia aumenta le riserve bancarie e riduce la loro domanda di fondi sul mercato interbancario.”

Più in dettaglio:

Immaginate che lo Stato faccia un trilione di dollari di deficit, spendendo per forniture militari, progetti infrastrutturali e così via. Tutti gli assegni sono depositati in istituzioni finanziarie del Paese. E ogni volta che un assegno è depositato, la banca ottiene un credito nel conto di riserva presso la Fed.”

Il punto è che Kelton dà per scontato che il denaro che lo Stato spende in deficit sia aggiunto alla quantità di moneta già in essere. Ossia dà per scontato che sia creato dal nulla. Il che spesso è vero, ma non lo è necessariamente.

Il bilancio pubblico va in deficit ogni volta che le entrate (sostanzialmente le tasse raccolte) sono inferiori alle uscite (spesa pubblica). Ciò rende necessaria l’emissione di titoli di debito da parte del Tesoro. La sottoscrizione di tali titoli può ovviamente avvenire mediante creazione di denaro dal nulla da parte del sistema bancario (le banche sottoscrivono quei titoli e li usano come collaterale per farsi finanziare dalla banca centrale, che crea così base monetaria). Questo corrisponde al caso che Kelton dà per scontato.

Ma la parte di titoli sottoscritti da investitori privati con risparmio “reale” corrisponde a tutti gli effetti a denaro che non può essere utilizzato per altri impieghi (ad esempio per altri investimenti) e non genera un aumento del denaro in circolazione. Se un investitore sottoscrive 1000 dollari di titoli del Tesoro attingendo dal suo conto presso la banca X e il Tesoro utilizza quel denaro per pagare un fornitore che ha il conto presso la banca X, le riserve di quella banca non aumentano affatto (e neppure diminuiscono). Né, evidentemente, quelle dell’intero sistema bancario.

Ne consegue che la condizione necessaria affinché la politica fiscale espansiva generi un ribasso del tasso di interesse è che sia finanziata da una politica monetaria espansiva.

La stessa Kelton, tra l’altro, finisce per renderlo evidente quando critica Krugman perché il suo ragionamento “assume un’offerta di moneta costante, che darebbe luogo all’effetto spiazzamento”.

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Il fatto è che se non si considera fissa l’offerta di moneta (che in effetti non lo è, a maggior ragione nei sistemi monetari fiat), si deve concludere che la politica monetaria sia espansiva se a una politica fiscale espansiva corrisponde una riduzione del tasso di interesse.

E la totale assurdità della MMT emerge ancora più chiaramente quando Kelton cita James K. Galbraith (figlio del più famoso John), altro esponente della MMT, secondo il quale:

Ci sono due modi per generare un aumento della spesa totale che definiamo “crescita economica”. Uno è che lo Stato spenda (in deficit). L’altro è che le banche facciano prestiti. Per la gente ordinaria il deficit pubblico, nonostante la sua cattiva reputazione, è molto meglio dei prestiti privati. I deficit mettono moneta in tasca alla gente… Ciò è definito aumento della “ricchezza finanziaria netta”… Al contrario, quando una panca concede prestiti, il denaro non è ottenuto gratuitamente.”

Confondere la spesa con la crescita economica equivale a confondere le grandezze nominali con quelle reali (o a ritenere che contino le grandezze nominali e non quelle reali), e questo genera tutto l’insostenibile castello di carte della MMT.

Non si crea ricchezza dal nulla, nonostante questi signori vadano con grande sicumera affermando il contrario, indicando nel deficit senza limiti la via alla prosperità.

Kelton che critica Krugman mi ricorda molto il bue che dà del cornuto all’asino.

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