In Economia, Esteri

DI GABRIELE BARELLO

C’è un paese dell’ex blocco sovietico in cui il libero mercato ha giovato non poco alla crescita dell’economia del paese, l’Albania. Non è mai stato un paese dalla storia facile, difatti quasi sempre fu sottomesso a qualche occupazione straniera.

Prima subì l’occupazione greco-antica poi quella romana, quella ottomana ed infine quella comunista. Nel 1914 arriva l’indipendenza. Però è solo dal 1989, anno della caduta del Muro di Berlino che qualcosa è cambiato veramente, l’Albania è finalmente diventato uno stato libero dalla tirannia, dal 1998 è diventata una Repubblica Parlamentare e la sua economia si è impennata a dismisura e a parlare sono i numeri.

Verso il libero mercato…

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Dal 2009, il governo albanese ha messo in campo una serie di riforme pro libero mercato, che hanno aperto il paese agli investimenti stranieri, in particolare nello sviluppo di infrastrutture energetiche e di trasporto. La tragedia del regime comunista durato dal 1949 al 1990, fu particolarmente feroce in Albania e di stampo estremamente isolazionistastalinista e questo deve essere rimasto ben impresso nella popolazione e nel paese tanto da evitare successive derive stataliste ed interventiste come avvenuto invece nel blocco occidentale.

Come la Polonia, l’Albania è tra i paesi UE con il più alto tasso di crescita annuale ormai prossimo al 4% del PIL in crescita costante dal 1992. Vi basti pensare che dal 1960 al 1989 il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50%, il potere d’acquisto diminuito di oltre il 75% e i consumi contratti di oltre il 42%. Ovviamente era vietato possedere mezzi di trasporto privati (gli unici ad averli erano i gerarchi comunisti cioè limousine russe o rumene), avere più di un’abitazione ed uscire dal paese. Miracoli del Socialismo reale.

Parole d’ordine: investimenti esteri e privatizzazioni

Nel 1980 c’erano solo 43 autovetture, nel 2000 115.000 e nel 2019 oltre 400.000. Nel 1980 c’erano 0 aziende private, nel 2000 81 e nel 2019 oltre 2000 tra nazionali ed estere. Per un territorio di soli 28 748 km² si può parlare di vero e proprio miracolo in questo caso del Capitalismo e del libero mercato.

L’Albania è diventata a tutti gli effetti un mini hub della componentistica per auto e della manodopera qualificata.

Nel paese ci sono numerose aziende che fabbricano componenti di alta tecnologia e cablaggi per auto moderne come Mercedes e Bmw da parte di un’azienda tedesca la Forschner (gli ultimi componenti dei rispettivi sistemi di navigazione ed aiuto alla guida sono prodotti lì a Tirana da oltre 350 addetti dal 2015) oppure Yura azienda coreana con sede a Fier e 600 operai a produrre cablaggi e sistemi elettronici per i gruppi Audi, FCA e Renault.

Sia Forschner che Yura prevedono ulteriori investimenti fino a 1 mld di euro nei prossimi 5 anni ed espandere le rispettive attività a Durazzo e Valona creando oltre 1.500 posti di lavoro.

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Ma come è possibile tutto ciò? E’ semplice, le parole d’ordine del governo albanese sono state sempre due (nonostante paradossalmente ci sia al potere il Partito Socialista del premier Edi Rama dal 2017): investimenti esteri e privatizzazioni di massa.

Oltre a tutto ciò come detto c’è pure una manodopera altamente qualificata composta da ingegneri ben formati, una posizione geografica molto favorevole, porti ben attrezzati per il trasporto merci e non per ultimo burocrazia e tassazione veramente ridicole.

La tassazione sul reddito è pari a 0 fino a 50.000 euro, e non supera il 20% per i fatturati milionari. Mentre da noi si continua con le panzane stataliste, si nazionalizza a più non posso e si raccontano bugie sul Riscaldamento Globale, proprio a pochi passi da noi, oltre il Mar Adriatico c’è un paese che cresce il doppio dell’Italia.

Vale la pena riflettere.

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Mostrati 3 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    Tassazione zero fino a 50mila euro di reddito ??? e solo 20% oltre quel limite?? :O
    Hai capito questi cattivoni del libero mercato!
    di sicuro le strade saranno piene di medicanti e cadaveri vittime di questo turboliberismo. Come? quelli c’erano ma ai tempi del comunismo? ahh…

  • Roberto Fedeli
    Rispondi

    Si ma non è solo quello “Di certo questi nuovi immigrati italiani non trovano in Albania quello che ha trovato Irena Xhani-Ilajaj quando è giunta a Brindisi da Valona nel 1991: “qui, ci tengo a dirlo, gli italiani sono visti più che bene, sono sinonimo di qualità. Non vivono quella discriminazione che abbiamo vissuto noi, quella che almeno ho vissuto io, non sono indicati come minaccia in quanto immigrati, in quanto diversi” . link https://www.iltascabile.com/societa/italiani-albania/ non è un fattore da trascurare…

    • Fabio
      Rispondi

      sono d’accordo. Ma teniamo conto che all’epoca questo era un paese ‘ricco’ in cui immigrare speranzosi, contando su una struttura sociale ed economica già formata, portandosi dietro formazione lavorativa da paese socialista fallito.
      l’albania invece era un paese povero che stava girando pagina e facendo aperture al libero mercato, chi arrivava con conoscenze industriali ed organizzative avanzate stava scommettendo sulla volontà di governo e politici sperando che non cambiassero idea.
      Chi arrivava in italia lo faceva con le borse legate con lo spago ed era visto come chi ‘ruba’ il lavoro, chi arrivava in albania con borse di soldi era visto come chi forse potrebbe portare lavoro e benessere.

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