In Economia

DI MATTEO CORSINI

Credo che Vincenzo Visco sia (non a torto) considerato dai pagatori di tasse uno dei più accaniti tassatori che hanno ricoperto il ruolo di ministro delle finanze negli ultimi decenni. Intervenendo a un convegno all’Università Cattolica di Milano sulla riforma fiscale, Visco ha sostenuto l’opportunità di sostituire le attuali forme di tassazione dei redditi di natura finanziaria con un’imposta patrimoniale.

Sostiene Visco:

L’introduzione di una modesta imposta patrimoniale potrebbe essere una soluzione per riformare il sistema fiscale italiano.”

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E che tipo di soluzione sarebbe?

Questa imposta patrimoniale dovrebbe sostituire tutti i prelievi che oggi esistono sui redditi da capitale e che andrebbero dunque aboliti. Questo perché uno dei problemi principali del nostro sistema fiscale è che mentre i redditi da lavoro sono tassati più o meno pienamente i redditi da capitale sono tassati poco e male. Pertanto prendiamone atto: aboliamo l’imposta sui redditi da capitale e la sostituiamo con questo modesto prelievo patrimoniale che in ogni caso si paga col reddito non col patrimonio. Bisogna raddrizzare le curve dell’Irpef e non appiattirle. Limitare l’Irpef ai redditi da lavoro e mettere questa imposta sul patrimonio in sostituzione delle imposte sui redditi da capitale. Ma la cosa più importante è che dobbiamo provare a individuare diverse forme di finanziamento del welfare visto che i redditi da lavoro si stanno riducendo.”

In Italia i redditi di natura finanziaria sono stati suddivisi negli anni Settanta del secolo scorso in redditi di capitale (per esempio interessi e dividendi) e redditi diversi (per esempio utili da compravendita). Suddivisione oggi più che mai anacronistica, ma che non è mai stata rimossa per evitare cali di gettito. L’aliquota di tassazione è pari al 26%, con l’eccezione dei titoli di Stato ed equiparati che sono soggetti ad aliquota del 12,5%.

Quindi che questi redditi siano tassati “male” è tecnicamente vero, ancorché Visco abbia messo a suo tempo mano alla materia senza migliorare le cose (figuriamoci!). Che siano tassati “poco” è una questione di punti di vista. Non fosse altro per il fatto che i patrimoni che producono redditi di natura finanziaria derivano da risparmi generalmente derivanti a loro volta da redditi tassabili.

Visco vorrebbe, quindi, rimuovere la tassazione in essere sostituendola con un “modesto prelievo patrimoniale”. Mi permetto di dubitare che la concezione di “modesto” di Visco coincida con quella della maggioranza dei pagatori di tasse.

Ma attenzione: un prelievo patrimoniale dello 0,20% annuo esiste già, ancorché vada sotto il nome di imposta di bollo. Visco intenderebbe aumentare questa aliquota? Considerando che una parte consistente di risparmi è impiegata in titoli a reddito fisso dai rendimenti sempre più risicati, l’imposta patrimoniale in sostituzione di quella attuale del 26% sui redditi di natura finanziaria finirebbe con ogni probabilità per inasprire il conto, anche mantenendo allo 0,20% l’aliquota della patrimoniale.

Come ricorda, bontà sua, lo stesso Visco, le imposte patrimoniali si pagano comunque con i redditi. Non di rado si finirebbe per avere una erosione bella e buona del patrimonio per effetto dell’imposizione in questione.

Aggiunge infatti Visco:

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Oggi la soluzione attuale penalizza soprattutto le classi meno abbienti perché tutti pagano un’aliquota del 26% anche su un deposito di poche migliaia di euro. Invece, con l’imposta sul patrimonio chi ha poco sarebbe esentato mentre gli altri pagherebbero in progressione.”

Se il deposito da poche migliaia di euro produce zero interessi, in realtà non c’è alcuna tassazione, al netto del bollo, che sui conti correnti è a tariffa fissa di 34,20 euro per persone fisiche (esenti se con giacenza media inferiore a 5.000 euro) e 100 euro per imprese.

Quindi l’imposta patrimoniale finirebbe per gravare anche su piccole somme, anche in questo caso generando un onere superiore rispetto al prelievo del 26% sugli interessi.

Capisco che il welfare, da autentico schema Ponzi quale è sempre stato, abbia crescenti problemi di sostenibilità, essendo nel tempo aumentate le prestazioni a fronte di una platea di pagatori che va riducendosi. Ma la soluzione non è ammazzare i pagatori di tasse, bensì rendere meno generoso il welfare.

La soluzione libertaria sarebbe in realtà l’abolizione, ma questo è un altro discorso.

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Commenti
  • Davide
    Rispondi

    Non si smentiscono mai.
    Il 26% non è “poco”, e soprattutto, come ricordato, è il 26% di interessi tendenti allo zero grazie alle ridicole politiche monetarie che abbiamo (+ chiaramente imposta di bollo e tobin tax).
    Che, ricordiamo, comprimono fortemente i rendimenti di qualsiasi cosa.
    Il tutto condito dall’inflazione, mascherata ma esistente, che è già una patrimoniale tutt’altro che simbolica.
    Nel complesso, già oggi, riuscire a non andare in perdita in termini reali è una vera e propria impresa, a meno di non assumersi rischi particolari (ed anch’essi fortemente distorti).
    I redditi derivanti dal capitale sono già totalmente espropriati, se non di più.

    Sugli immobili, poi, c’è già una imposizione patrimoniale ordinaria decisamente sostanziosa.
    Ovviamente i ladri espropriatori, che ne volevano l’introduzione già anni prima, si guardano bene dal riconoscere come non abbia affatto avuto gli effetti che pubblicizzavano; non è servita di certo per ridurre le imposte sul lavoro e sul resto (che rimangono altissime), ed in più ha rovinato l’intero settore, con effetti recessivi e depressivi complessivi fortissimi, da cui non ci siamo ancora ripresi (e lo dico disprezzando l’idea che l’immobiliare vada “pompato” per trascinarsi il resto).

    D’altronde basta fare due conti per rendersi conto come, per incidere in qualche modo sulle altre imposte, servirebbe un’imposizione patrimoniale ridicolmente alta, fuori da ogni logica: un vero esproprio che ovviamente in pochissimi anni si esaurirebbe, dopo aver provocato una recessione di cui quella post Monti è stata solo un piccolo antipasto.
    Non a caso, tutti gli stati con imposizione patrimoniale più alta, e più bassa sui redditi, hanno nel complesso un’imposizione fiscale largamente minore (vedi Usa e Svizzera ad esempio); non è quindi affatto vero che si possa sostituire l’una con l’altra.
    Ad ulteriore dimostrazione, si può notare come gli stati ad alta tassazione, persino quelli socialisteggianti (paesi scandinavi ad esempio), abbiano quasi sempre un’imposizione patrimoniale modesta, spesso minore della nostra (noi siamo già oltre la media Ocse).
    In taluni casi in passato era più alta, ed è stata ridotta dopo aver riscontrato il fallimento di una tale impostazione.

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