In Economia

DI MATTEO CORSINI

Nel dibattito relativo alla riforma del Meccanismo Eruopeo di Stabilità (MES), come sempre tardivo e anche abbastanza distorto a seconda della posizione politica che si vuole difendere, non possono mancare i suggerimenti dei tanti che si esercitano da anni nel tentativo di rendere “indolore” la soluzione dei problemi dell’Italia, magari proponendo l’entrata dalla finestra di ciò che i partner europei non vogliono fare entrare dalla porta.

Si prenda, per esempio, Alberto Quadrio Curzio, da tempo sostenitore di emissioni di titoli di debito a livello europeo, secondo il quale il Mes dovrebbe emettere titoli di debito che verrebbero sottoscritti dalle banche. Fin qui nulla di strano: avviene già. Però poi le banche, imbottite di titoli di Stato per lo più domestici, dovrebbero vendere buona parte di tali titoli. E il Mes dovrebbe comprarli, secondo Quadrio Curzio.

Come lui stesso riconosce, i bond emessi dal Mes avrebbero “rendimenti più bassi” rispetto ai BTP. Questo, in ultima analisi, è il motivo per cui le banche italiane sono imbottite di BTP e non di Bund tedeschi. Si tratta di titoli che hanno lo stesso trattamento regolamentare, ma nel caso dei BTP le banche italiane possono ottenere un margine di interesse positivo, al contrario che con i Bund tedeschi.

Ma Quadrio Curzio non si accontenta di questa sorta di “concambio”. A suo parere, in occasione dei prossimi conferimenti di capitale da parte dei Paesi dell’eurozona, “dovrebbe essere possibile farlo con il conferimento di titoli di Stato nazionali. Così il Mes dimostrerebbe di considerare i bond statali sicuri e li renderebbe ancora più solidi, perché ne ritirerebbe una parte dal mercato, emettendo in cambio eurobond.

E siccome è bene non porre limiti alla provvidenza (e alla fantasia), a quel punto il Mes potrebbe patrimonializzarsi molto di più ed emettere ancora più eurobond con cui finanziare di tutto e di più.

Ora, capisco che si possa avere fantasia, ma consentire di fare apporti di capitale in natura accettando titoli di debito di quegli stessi Stati che si dovrebbero poi “salvare” in caso di problemi è abbastanza ridicolo. Il Mes potrebbe anche scrivere cartelli in tutte le lingue del mondo affermando che ritiene sicuri tutti quei titoli, ma bisognerebbe poi convincere chi sottoscrive i suoi titoli di debito che le cose stanno così.

In sostanza, il Mes finirebbe per accettare come capitale un credito nei confronti dei suoi “azionisti” e andrebbe a leva su tali crediti allo scopo, eventualmente, di “salvare” i suoi debitori.

Dubito che sul mercato ci sarebbe la fila di investitori pronti a considerare sicuri come oggi i titoli emessi dal Mes il cui capitale fosse rappresentato da titoli di debito dei Paesi aderenti. Per non parlare dell’effetto collaterale sui titoli dei singoli Stati, i quali non diventerebbero magicamente più solidi, ma certamente più illiquidi.

L’importante però è andare avanti a sfornare proposte che nessuna persona dotata di buon senso accetterebbe, magari poi lamentandosi se i Paesi con bilanci meno scassati le ritengono irricevibili.

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