In Economia

DI ALESSANDRO CATANZANO

I piagnistei delle parti sociali a chiedere i soldi degli altri allo stato che li estrae con la violenza ai cittadini dovrebbe far riflettere su questa eredità del fascismo almeno chi ha un minimo di capacità di riflettere. Mussolini, che era maestro elementare, chiese ai suoi una teoria sociale diversa da capitalismo e socialismo.

Qualcuno, informato da qualche studioso tornato dall’Inghilterra, da Cambridge in particolare, dove per caso era tornata in voga l’economia delle gilde (corporazioni) che aveva prodotto effetti nefasti, e perciò abbandonata, nella Londra del XVII secolo, propose la formazione delle parti sociali, che tutti conoscono, le corporazioni appunto. Esse avrebbero dovuto accordarsi per prestazioni equivalenti fuori da una logica di mercato.

Nel prevedibile caos generato da questo puerile tentativo di bypassare il calcolo economico basato sul sistema dell’economia di mercato, che da domanda e offerta trae l’informazione base su scarsità e abbondanza, lo Stato fascista si impose come arbitro e come redistributore. Nell’impossibilità logica di avere tutte le informazioni, anche sintetizzate dalle parti sociali, di combinarle con quelle dei mercati esteri, con le realtà fisiche e con gli accadimenti, nell’impossibilità di rielaborare, e di rielaborare in tempo, le informazioni per quando è necessario, e di cambiare gli atti di comando con sufficiente velocità al mutare delle condizioni, l’unico esito possibile fu l’autoritarismo, la perdita di competitività,  la distruzione della libertà,  la guerra.

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Le gilde oggi sono istituzioni perfettamente attive, chiedono vantaggi allo stato rispetto alle altre gilde, combattono per il pane altrui, e lo Stato regola le richieste di rapina, di detrazioni, di sussidi, di aiuti, di tasse altrui.

Il covid ha mostrato tutto il processo in accelerazione con grande evidenza. Mises in Human Action, conclude il capitolo sull’economia delle Gilde affermando che è un sistema economico “senza senso”. Noi ci viviamo dentro.

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