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DI VALERIA VICENTI

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Sono un medico e, confesso, mi è impossibile capire il senso di quel che accade.
Ho appena terminato di vedere un video dove si mostrano gli spazi per i bambini del nido e della materna per un prossimo centro estivo, bambini che dopo aver superato con successo la barriera della pistola termometrica alla fronte ed aver disinfettato le manine con sostanze chimiche per nulla salutari, saranno accolti ognuno nel proprio esclusivo spazio isolato e recintato, con il personale tavolino di plastica, i propri giochi a loro volta disinfettati e con la maestra che lo guarda a distanza protetta da occhiali e mascherina.
La riprogrammazione neurologica che il Covid 19 sta manifestando parte da qui: dai bimbi più piccoli che invece di socializzare attraverso il contatto con gli altri, la vicinanza, l’attaccamento fisico, gli scambi percettivi sensoriali, il gioco comune, l’imitazione spontanea, saranno costretti a subire le ammonizioni
per il distanziamento, la lontananza fisica, l’impossibilità di vedere l’espressione del volto di chi lo educa e lo accompagna pedagogicamente, ormai ridotto a ruolo di secondino.
Non ci metteranno molto i bambini a diventare capaci di distanziarsi, ad avere paura della vicinanza dell’altro, a rifugiarsi nel solipsismo del gioco isolato che non è più possibile chiamare tale ma solo ripetizione autistica del nulla, a cadere nella depressione della mancanza di senso.
Ma anche a rischiare di diventare fobici e ossessivi, compulsivi della ripetuta pulizia e della disinfezione che ha come corollario il non toccare, non sporcarsi, in ultimo non giocare, che per il bambino equivale al non essere.
“L’uomo è uomo solo quando gioca”, ci ricorda Schiller in un saggio sull’educazione dove si sottolinea la profonda natura sociale e creativa dell’uomo che emerge dall’incontro ludico tra anime che si conoscono e riconoscono giocando insieme, creando e ricreando forme, spazi, dimensioni, ove la fantasia trova un filo diretto con il Divino, fuori e dentro di noi. Il bambino che gioca non sta trascorrendo il suo tempo trastullandosi; è impegnato mente, cuore, e volontà in un’attività serissima paragonabile ai più meritori lavori che impegnano noi adulti.
La sua salute fisica, psichica ed emotiva traggono beneficio dal gioco, il quale consente la strutturazione di apprendimenti comportamentali duraturi e utili per l’equilibrio individuale della sua crescita futura.
Il bambino che gioca mai si stanca, ma rigenera le sue forze di vita attraverso il gioco ponendosi in una ritmica relazione interiore tra sé e il mondo fuori di sé, ripetendo il gesto instancabile del nostro ritmo respiratorio o del pulsare del nostro cuore.
Impedire tutto questo è ben più grave che confinare i bambini in casa, dove almeno con la fantasia erano liberi nell’immaginazione: vedere l’altro ma non toccare l’altro è una vera tortura dell’anima oltre che del fisico.
Sappiamo che i bambini in questa nuova sindrome virale sono stati i meno colpiti.
I dati attualmente in possesso della comunità scientifica dimostrano di questo virus una grande contagiosità ma una bassissima letalità soprattutto per la popolazione infantile.
Perché allora separarli?
I bambini che frequentano uno stesso ambiente di gioco fraternizzano, non solo fisicamente (a volte i bimbi che si frequentano abitualmente finiscono per somigliarsi), ma si contagiano psichicamente imitandosi, e si contagiano immunologicamente attraverso lo scambio di virus e batteri che circolano più
facilmente all’interno della stessa comunità.
Il nostro fisiologico sistema difensivo è la chiave della nostra evoluzione antropologica, culturale e fisica.
Il sistema immunitario immacolato del feto, dal momento in cui esso si impegna nel canale da parto e viene al mondo con il suo primo respiro, si contagia con il mondo fuori di lui, che a piccole dosi e continuamente egli porta dentro di sé per rinforzarsi, conformarsi, crescere e trasformarsi.
La parola contagio, oggi così temuta, non ha solo una valenza negativa: sappiamo tutti il valore del contagio culturale e dello scambio che da questo deriva. Contagio e contatto presuppongono relazione, interesse, trasmissione di valori e di conoscenze.
Ma nessuno si contagia in maniera identica, ognuno lo fa individualmente, che sia sul piano della trasmissione di una malattia o dell’acquisizione di nuove competenze culturali.
Come esseri in evoluzione ricerchiamo nuovi equilibri innovativi, resilienti e salutari per tutta la vita.
Lo facciamo sul piano fisico attraverso il sistema immunologico e tutto il correlato cellulare, organico, sistemico del riconoscimento del sé e del diverso da sé presente in noi, fisiologicamente e geneticamente, e che ci preserva o ci fa superare le malattie.
Lo facciamo sul piano psichico attraverso quella meravigliosa forza di imitazione che esercitiamo per tutta la vita, ma di cui è dotato in modo particolare il bambino piccolo e che gli permette di compiere da solo, senza nessun insegnamento esterno, i fondamentali passi dei primi tre anni che sono il camminare il parlare e il pensare.
Ma sappiamo che senza altri esseri umani da imitare i bambini non acquisirebbero queste tappe evolutive e tutti i successivi apprendimenti,  e tristi esperimenti medievali ci confermano conseguenze grandemente drammatiche di tale grave deprivazione.
Chi e cosa potranno mai imitare i bambini nel recinto?
Così piccoli avranno istruzioni verbali dall’insegnante/guardiana di turno, con un precoce richiamo a forze di coscienza, disconoscendo totalmente le leggi dell’apprendimento intrinseco proprio di questa fase evolutiva basato sull’attività imitativa spontanea non verbale, dalla vicinanza fisica, dal contatto e dallo spontaneo esprimersi di forze di simpatia che li avvicinano a ciò cui si vogliono legare e fare proprio.
La relazione con l’adulto sarà viziata dall’impossibilità di leggere i segni non verbali che accompagnano ogni nostro agire e sentire, ovvero l’espressione mimica, nascosta dall’uniformante mascherina e la lettura dello sguardo dalla visiera o dagli occhiali.
Questa incapacità di interagire empaticamente con la totalità dell’essere che abbiamo di fronte nel volto, nello sguardo, nel sorriso, e che ci rende possibile lo sviluppo psichico sano dai primordi del nostro venire al mondo, sono veri attentati per la salute e la crescita del bambino.
L’analfabetismo espressivo ne sarà la diretta conseguenza; inoltre, se gli unici bisogni per i quali il distanziamento sarà superato saranno le necessità fisiche o fisiologiche dell’essere cambiati, nutriti e disinfettati, il bambino sarà portato ad una regressione a stadi precedenti, neonatali in cui era accudito in funzione del fatto che non poteva muoversi e non sapeva agire.
Veramente dobbiamo assecondare tutto questo?
A quali tipi di malattie psichiche dovremo far fronte nell’immediato futuro per le nuove generazioni?
Ci sentiamo davvero più sicuri noi adulti dopo aver isolato i bambini, o sentiamo di proteggere i nostri figli mandandoli in un nido/asilo del genere?
Di cosa abbiamo veramente paura immaginando possibile e salutare tutto ciò per i nostri bambini?
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Mostrati 14 commenti
  • Alessandro Colla
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    “Dobbiamo assecondare tutto questo?” Lo stiamo assecondando. “L’analfabetismo espressivo” sarà “la diretta conseguenza” di tutto ciò. E’ quello che vogliono, unitamente all’analfabetismo pressoché totale anche della popolazione adulta. Ci stanno riuscendo, forse ci sono già riusciti. Come contrastarli? Non lo so. O meglio: lo saprei ma non ho i soldi per farlo e forse neanche per dirlo. Chi ce li ha è artefice della situazione o alleato degli artefici. La morte di Mecenate sarà la morte della civiltà se non addirittura dell’intera umanità. Comunque sarà la sepoltura definitiva di quel poco di libertà che non avevamo conquistato ma che era solo concessa dagli oligarchi mondiali per mostrasi illuminati e risparmiare sul costo delle pallottole.

  • Serpe
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    Ma è per questo che ce l’ho a morte con la scienza. Le idee “scientifiche” ti spingono a creare dei mondi artificiali, e nei mondi artificiali si muore.

    • Fabio
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      per certi versi si per altri no.
      Nel senso che le idee scientifiche sono più come un’arma: se uccide non è l’arma che prende la mira e scatta da sola ma della mano che ha tirato il grilletto. Può uccidere un animale per nutrire la famiglia o assassinare una persona e rubargli le sue cose, ma è una persona a farlo, non l’arma di per se.
      Medicina, chirurgia, psicologia, sono scienze meravigliose che danno tantissimo all’umanità. Possiamo condannarle perché accade che un medico le usi per crudeli esperimenti in campi di concentramento?
      O condannare la chirurgia dei trapianti solo perché oggi in Cina esistono gli allevamenti di esseri umani da cannibalizzare e ti garantisco ripetuti trapianti su appuntamento? (tanto che molti stati, tra cui l’italia, hanno dovuto vietare per legge i rimborsi assicurativi di tali interventi)

      • Fabio
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        IL RISCHIO: è questo quanto ci aspetta? i nostri corpi come materiale di ricambio per i potenti della casta?

        https://www.lescienze.it/news/2019/06/28/news/trapianti_organi_illegali_cina_riviste_scientifiche-4464317/

        https://www.oltre.tv/trapianto-di-organi-cina-facile-trovarli/

      • Serpe
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        Ho capito, ma qui si fa finta che chi usa la scienza sia intelligente. Non è così! L’uomo è stupido, quindi finisce per prendere a criterio delle sue valutazioni, giudizi e azioni, la “scienza”, i dati. No! È la filosofia, sono i principi che devono servire nella decisione, non la scienza. La scienza può fornire degli elementi ma poi l’uomo deve decidere usando un altro metro.
        O l’uomo è in grado di fare questo oppure è meglio niente scienza.

        • Fabio
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          Capisco, ma non penso proprio ci possano essere in questi ambiti scelte recise come “bianco o nero”. “si o no”.
          La scienza offre una certa quantità conoscenza raggiunta fino a quel momento, poi sta all’Uomo scegliere.
          Se quest’uomo viene eletto a maggioranza, sarà espressione di mediocrità perché la maggioranza è mediocre (come la maggioranza degli alunni di una qualsiasi classe scolastica, poche eccellenze ed il resto sono nella media, mediocrità e scarsità). Chi difende la democrazia in quanto somma di conoscenza, nasconde volutamente che essa è anche somma di ignoranza, viltà, e difetti d’ogni tipo.
          Sono d’accordo che chi considera la scienza ‘giusta’ di per se, sbaglia. Mi pare evidente che la si debba considerare un mero strumento, migliore è la persona chiamata a decidere e migliori saranno le conseguenze.
          D’altro canto potrebbero anche essere disastrose.
          E allora? quale risposta?
          Per me la sola risposta sta in uno Stato piccolo, che se va bene tutti lo vedono e possono imitarlo, se va male farà un disastro solo per quei pochi che hanno la sciagura di viverci -ma sarà comunque un utile cattivo esempio da cui guardarsi. Altro che unità d’italia (votata in punta di baionetta) ed unità d’europa (che non ci hanno mai fatto votare, e che hanno suggellato nonostante i voti contrari degli altri stati)

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Giusto il virgolettato all’aggettivo “scientifiche”. Ma è proprio per questo che non bisogna avercela con la scienza, bensì con la ciarlataneria che è il suo contrario. Popper dimostra epistologicamente cosa sia la vera scienza, questi pagliacci spacciano per scienza la stregoneria del fermi tutti e del tutti distanziati “socialmente”: ottenendo come risultato il mancato rafforzamento del sistema immunitario, unico agente efficace antivirale e antibatterico. Se negano questo non sono scienziati ma solo, appunto, negazionisti della verità. Che è , sempre richiamando Popper, ciò che corrisponde ai fatti. Lor cialtroni si comportano come i sommi sacerdoti maya che “eliminavano” le eclissi solari con i sacrifici umani. Quando le eclissi terminavano spacciavano il ritorno del sole come conseguenza dei sacrifici loro raccomandati. Loro avevano un esercito di babbei pronti a credergli, noi stiamo un po’ peggio in quanto a credulità popolare. Quindi non c’è niente da fare; ma se mi sbaglio me lo si dica, svolgerò eventualmente la mia parte.

    • Serpe
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      Ma infatti, un altro dei problemi è che questi dipingono e spingono dentro un mondo collettivo che non c’è.
      Questi mi rubano l’individualita. Mi costringono a “credermi parte”, mi deliziano con “le conquiste della scienza”, che secondo loro sarebbero di tutti.
      Di tutti? Macché di tutti! “la scienza” suona come qualcosa di collettivo, di oggettivo, e già solo per questo mi puzza di fregatura.

    • Serpe
      Rispondi

      La “scienza” è un collettivismo!
      Questi con la scusa di “tutti” vengono da te… Vogliono fare tamponi, vaccini, esami… Ma cosa vogliono??!! Gli direi: “mettiti le mani nel culo”…

  • Davide
    Rispondi

    Bell’articolo.
    Mi saprebbe dare qualche informazione in più su questi “esperimenti medievali”?
    .
    “Ma sappiamo che senza altri esseri umani da imitare i bambini non acquisirebbero queste tappe evolutive e tutti i successivi apprendimenti, e tristi esperimenti medievali ci confermano conseguenze grandemente drammatiche di tale grave deprivazione.”
    .
    Questo delirio ha due aspetti particolarmente preoccupanti:
    -il primo, di cui parla, riguarda i danni derivanti dalla mancata interazione con gli altri esseri umani. Danno che riguarda anche gli adulti, ma nei bambini in formazione è ovviamente molto più grave.
    Sorprendente vogliano fare cose del genere quando, ormai, gran parte delle idee in campo psicologico (anche se non le voglio chiamare “scienza”) mostrano come interazione, socializzazione, empatia, siano cruciali e fondamentali.
    Rischiano veramente di creare una popolazione di psicopatici.
    Forse è questo il loro obiettivo, per avere un gregge emotivamente del tutto ricattabile, spaventabile a piacimento, insicuro, e quindi manovrabile, obbediente, violento all’occorrenza?
    Tutto va in questa direzione: hanno già ottenuto un gregge di stupidi (QI in calo da decenni), che non pensa mai con la propria testa ma si beve acriticamente tutto quanto viene dall'”autorità”; così aggiungerebbero anche un gregge emotivamente instabile.

    -il secondo mi fa venire in mente le “coltivazioni” di Matrix: abituare i bambini a NON avere libertà, ad essere recintati, ad essere incarcerati, significa crescere una generazione che sarà abituata a vivere in questo modo, in catene, a vivere in loculi.

    Ormai non mi stupirei più di nulla, neanche se tutto ciò fosse voluto.

  • Marco Tizzi
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    Temo si sia giunti all’urgenza della separazione: io non ho figli, ma non sono più disposto a vivere con chi impone certe follie. Purtroppo questa follia durerà. Prima che diventi guerra civile planetaria, penso sia meglio per tutti dividersi: si creino delle zone nelle quali le persone calcolano e accettano i propri rischi e delle zone nelle quali la gente sta chiusa in casa o comunque non ha contatti umani. Mi spiace per i figli di quest’ultimi, ma almeno si salveranno quelli dei primi.
    Io ho il diritto di vivere senza la paura di morire e lo rivendico.

    • michele
      Rispondi

      Concordo in pieno creare comunità isolate dallo stato anche a partire da zero tipo gli hamish o i mennoniti non importa ma partire perché bisogna progettare e costruire non solo sognare; qualsiasi asperità iniziale e meglio di rimanere qui ad aspettare il miracolo . Questi ci stanno rubando la vita, chi se ne và per i fatti suoi e crea una comunità volontaria e se ne frega delle loro cazzo di leggi (che sarebbe la versione più light della disobbedienza civile) si stà semplicemente difendendo e sarebbe anche ora.

    • Stefano
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      https:/wwe.youtube.com/watch?v=LQTocSMm7tw

  • ANDREAROSSI
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    Bei tempi, quando io ero bambino negli anni80, e gli scandali erano altri, ad esempio era scandaloso quando capitava di vedere una donna (quasi) biotta in televisione! La pistola termometrica e’ causa di problematiche al sistema immunitario? Una certa educazione, a non effettuare smorfie con la faccia, non e’ nuova, e forse era un tipo di educazione contro un sano individualismo, cosi’ abituando avvicinando la massa all’idea di divenire sempre piu’ un po’ come robot. Considero condivisibili le idee qui espresse da VALERIA VICENTI; semplicemente, avrei capito, in (quasi) tutto il mondo, non sarebbe obbligatorio inviare i figli presso asili nido e materna e successive aule scolastiche presso scuole per ottenere attestati diplomi imposti dalla legge statale, avrei capito che e’ possibile ottenere attestati diplomi anche senza frequentare aule scolastiche ubicate presso scuole pubbliche e private, in altre parole nel mondo esiste anche l’istruzione domiciliaire (homeschooling), esistono i gruppi Amish, eccetera. A proposito di igiene, io, per la cronaca, piu’ di dieci anni fa, fui ospitato alcuni giorni presso una numerosa famiglia Amish in Polonia, ottenni vitto e alloggio in cambio di prestazione lavorative e attivita’ di gioco coi bambini, la casa degli Amish fu assai polverosa, eppure non ricordo di avere visto persone che, all’interno di quella casa, ebbero problemi di salute.

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