In Anti & Politica

DI GABRIELE VIRDIS

Come è già stato constatato e dimostrato lo stato Italiano (come anche molti altri) nella “lotta al coronavirus” ha portato più danni che altro a settori che vanno dall’economia alla politica, compresa la salute psicologica e fisica dei cittadini. Ma cosa sarebbe successo in una società di mercato senza lo stato, in questo articolo vorrei ipotizzare tutti i benefici che l’assenza di uno stato all’interno della penisola italica avrebbe probabilmente portato.

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Senza uno stato non esisterebbe la sanità pubblica e molte persone sono spaventate da questo aspetto, ma la realtà è che la sanità gratuita non esiste nemmeno in un sistema statalista, semplicemente siamo costretti dallo stato a pagare e abbiamo quindi a che fare con un monopolio grazie al quale lo stato non deve preoccuparsi di offrire servizi sanitari economici ed efficienti.

In un sistema volontario invece, le società ospedaliere sarebbero in concorrenza tra loro sarebbero completamente incentivate a offrire un ottimo servizio, probabilmente ad un prezzo più basso di quello che paghiamo attualmente con le tasse. In un sistema sanitario libero, appena ci si fosse accorti della presenza di questo virus si sarebbe subito studiato tramite analisi degli infetti e autopsie degli eventuali deceduti, separando subito i pazienti infetti da quelli sani, che trovandosi in ospedali avrebbero probabilmente un sistema immunitario già indebolito. Inoltre grazie alle autopsie immediate si sarebbe riusciti a capire il modus operandi del virus, così da capire come contrastarlo e fermare la pandemia sul nascere.

Nel caso del coronavirus sicuramente un’impostazione sanitaria del genere sarebbe bastata (invece come sappiamo lo stato ha sconsigliato le autopsie e fatto chiudere ogni struttura e attività, rallentando tra i tanti mercati anche quello sanitario e obbligando i sani a stare a contatto con gli infetti creando un inutile caos) ma chi legge questo articolo potrebbe chiedersi: e nel caso di una nuova ebola o di una nuova spagnola? Come si farebbe senza uno stato?

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Beh in quel caso il ragionamento non sarebbe diverso, sarebbe il mercato invece dello stato a evitare che le persone si comportino in modo incosciente, al posto delle multe fatte inutilmente a persone che escono per una passeggiata e che non stanno violando i diritti di nessuno, ci sarebbero veri disincentivi all’assunzione di comportamenti favorevoli alla diffusione del virus, primo fra tutti la chiusura VOLONTARIA di attività rischiose (nessuno vorrebbe che la sua attività diventasse “quella in cui si è diffusa la spagnola facendo morire centinaia di persone”) a differenza della chiusura di quasi tutte le attività che ha imposto lo stato, in questa maniera chiuderebbero solo quelle davvero rischiose, così da non bloccare l’economia causando più morti del virus stesso (come sta succedendo ora) l’altro disincentivo sarebbe sicuramente l’ostracismo che la società e lo stesso mercato metterebbe in atto nei confronti di una persona ritenuta colpevole di aver potuto diffondere un virus letale, il soggetto in questione infatti probabilmente perderebbe il lavoro, verrebbe sfrattato se è in affitto e potrebbe non riuscire più a trovare il suo posto nella società.

Tutto questo probabilmente in una societá anarco-individualista accadrebbe comunque in un ristretto lasso temporale poiché il mercato libero darebbe a tutti il massimo dell’incentivo per fare ognuno il proprio lavoro al massimo e riuscire a sconfiggere in poco tempo la minaccia. Purtroppo però nella società in cui viviamo il mercato è lontano anni luce dall’essere libero ed il più grosso problema non è un virus, ma un cancro, un cancro che si chiama coercizione statale.

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Commenti
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il cancro della coercizione statale è anche mal curato in quanto il terapeuta è lo stato stesso; che in realtà, quindi, si limita a fingere di curarlo con abbozzi di decentramenti da servizio nazionale a regioni. Solo un caos moltiplicato per venti, anche se con territorialità più piccole.

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