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DI ANTONY P. MUELLER

I lockdown sulla scia dell’epidemia di coronavirus ha accelerato l’attuazione di piani a lungo termine per stabilire un cosiddetto nuovo ordine mondiale. Sotto gli auspici del World Economic Forum (WEF), i policymaker globali stanno sostenendo un “Grande Reset” con l’intento di creare una tecnocrazia globale. Non è un caso che il 18 ottobre 2019 a New York il WEF abbia  partecipato al cosiddetto “Event 201”: un’esercitazione di “alto livello” per una pandemia, organizzata dal John Hopkins Center for Health Security.

Questa tecnocrazia implica una stretta collaborazione tra i capi dell’industria digitale ed i governi. Con programmi come il reddito minimo garantito e l’assistenza sanitaria per tutti, il nuovo tipo di governance combina un rigoroso controllo sociale con la promessa di una giustizia sociale globale.

La verità è che questo nuovo ordine mondiale viene fornito con un sistema di credito sociale. La Repubblica popolare cinese è la pioniera di questo metodo di sorveglianza e controllo di individui, società ed entità sociopolitiche.

Per l’individuo la propria identità è ridotta ad un’app, o un chip, che registra quasi ogni attività personale. Al fine di ottenere alcuni diritti individuali, o solo per viaggiare in un certo luogo, una persona deve bilanciare tali privilegi con la sua sottomissione ad una rete di normative che definiscono in dettaglio ciò che è un “buon comportamento” ed è ritenuto utile per umanità ed ambiente. Ad esempio, durante una pandemia questo tipo di controllo si estenderebbe dall’obbligo di indossare una mascherina e praticare distanziamento fisico fino ad avere vaccinazioni specifiche se si vuole fare domanda per un lavoro o per viaggiare.

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È, in breve, un tipo di ingegneria sociale che è l’opposto di un ordine spontaneo. Come l’ingegnere meccanico con una macchina, l’ingegnere sociale – o tecnocrate – tratta la società come un oggetto. Diversamente dalle brutali soppressioni dei totalitarismi dei tempi passati, l’ingegnere sociale moderno cercherà di far funzionare la macchina sociale da sola secondo un certo progetto. A tal fine, l’ingegnere sociale deve applicare le leggi della società nello stesso modo in cui l’ingegnere meccanico segue le leggi della natura. La teoria comportamentale ha raggiunto una fase di conoscenza che rende possibili i sogni dell’ingegneria sociale. Le macchinazioni dell’ingegneria sociale non operano attraverso la forza bruta, ma subdolamente, per spinta.

Secondo l’ordine previsto dal Great Reset, il progresso della tecnologia non è inteso a servire il miglioramento delle condizioni delle persone, ma a sottomettere l’individuo alla tirannia di uno stato tecnocratico. “Gli esperti sanno meglio” è la giustificazione.

L’agenda

Il piano per una revisione del mondo è il frutto di un gruppo d’élite composto da uomini d’affari, politici e il loro entourage intellettuale che si riunisce a Davos, in Svizzera, a gennaio di ogni anno. Nato nel 1971, il World Economic Forum è diventato da allora un evento d’importanza globale. Più di tremila leader da tutto il mondo hanno partecipato all’incontro nel 2020.

Sotto la guida del WEF, il programma del Grande Reset afferma che il completamento dell’attuale trasformazione industriale richiede una profonda revisione dell’economia, della politica e della società. Una tale trasformazione globale richiede l’alterazione del comportamento umano e quindi il “transumanesimo” fa parte del programma.

Il Grande Reset sarà il tema del cinquantunesimo incontro del World Economic Forum di Davos nel 2021. L’impegno è quello di spostare l’economia mondiale verso “un futuro più equo, sostenibile e resiliente”. Il programma richiede “un nuovo contratto sociale” incentrato sull’uguaglianza razziale, la giustizia sociale e la protezione della natura. Il cambiamento climatico ci impone di “decarbonizzare l’economia” e di portare il pensiero e il comportamento umano “in armonia con la natura”. L’obiettivo è costruire “economie più eque, inclusive e sostenibili”. Questo nuovo ordine mondiale deve essere attuato “urgentemente”, affermano i promotori del WEF, e sottolineano che la pandemia “ha messo a nudo l’insostenibilità del nostro sistema”, il quale pecca di “coesione sociale”.

Il progetto del WEF è l’ingegneria sociale ai massimi livelli. I suoi sostenitori affermano che le Nazioni Unite non sono riuscite a stabilire l’ordine nel mondo e non hanno potuto far avanzare con forza il suo programma di sviluppo sostenibile, nota come Agenda 2030, a causa del suo modo di lavorare burocratico, lento e contraddittorio. Al contrario, le azioni della commissione organizzativa del World Economic Forum sono rapide e intelligenti. Quando un consenso è stato raggiunto, può essere implementato dall’élite globale in tutto il mondo.

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Ingegneria sociale

L’ideologia del World Economic Forum non è né di sinistra né di destra, né progressista o conservatrice, non è nemmeno fascista o comunista, ma è decisamente tecnocratica. In quanto tale, include molti elementi delle ideologie collettiviste precedenti.

Negli ultimi decenni, negli incontri annuali di Davos è emerso il consenso sul fatto che il mondo ha bisogno di una rivoluzione e che le riforme hanno richiesto troppo tempo. I membri del WEF immaginano un profondo sconvolgimento con breve preavviso. L’intervallo di tempo dovrebbe essere così breve che la maggior parte delle persone difficilmente si possa rendere conto che è in corso una rivoluzione. Il cambiamento deve essere così rapido e scioccante che coloro che riconoscono che è in corso una rivoluzione non hanno il tempo di mobilitarsi contro di essa.

L’idea alla base del Grande Reset è lo stesso principio che ha alimentato le trasformazioni radicali dalla Rivoluzione francese a quella russa e cinese. È l’idea del razionalismo costruttivista incorporato nello stato. Ma progetti come il Grande Reset lasciano senza risposta la domanda su chi governa lo stato. Lo stato stesso non governa, è uno strumento di potere. Non è lo stato astratto che decide, ma i leader di determinati partiti politici e di certi gruppi sociali.

I primi regimi totalitari avevano bisogno di esecuzioni di massa e campi di concentramento per conservare il loro potere. Ora, con l’aiuto delle nuove tecnologie, si ritiene che i dissidenti possano essere facilmente identificati ed emarginati. I non conformisti saranno messi a tacere squalificando opinioni divergenti in quanto moralmente spregevoli.

I lockdown del 2020 offrono un’anteprima di come funziona questo sistema. Essi hanno funzionato come se fossero stati orchestrati, e forse lo erano; come se seguissero un unico comando, infatti i leader delle nazioni grandi e piccole hanno approvato misure quasi identiche. Non solo molti governi hanno agito all’unisono, ma hanno anche applicato queste misure con scarsa considerazione per le orribili conseguenze di una chiusura totale.

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Mesi di stasi economica hanno distrutto le basi economiche di milioni di famiglie. Insieme al distanziamento sociale, il lockdown ha prodotto una massa di persone incapaci di prendersi cura di sé stesse. Prima i governi hanno distrutto i mezzi di sussistenza, poi si sono presentati come salvatori. La richiesta di assistenza sociale non è più limitata a gruppi specifici, ma è diventata una necessità delle masse.

Una volta, la guerra era la salute dello stato; adesso è la paura della malattia. Ciò che ci aspetta non è uno stato sociale benevolo con un reddito minimo garantito, assistenza sanitaria e istruzione per tutti. Il lockdown e le sue conseguenze hanno portato un assaggio di ciò che verrà: uno stato permanente di paura, un rigoroso controllo comportamentale, una massiccia perdita di posti di lavoro e una crescente dipendenza dallo stato.

Con le misure prese sulla scia dell’epidemia di coronavirus, è stato fatto un grande passo per resettare l’economia globale. Senza la resistenza della popolazione, la fine dell’epidemia non significherà la fine dei blocchi e del distanziamento fisico. Al momento gli oppositori del nuovo ordine mondiale hanno ancora accesso ai media e alle piattaforme social per dissentire, ma il tempo sta scadendo. Gli autori del nuovo ordine mondiale hanno annusato il sangue: dichiarare il coronavirus una pandemia è tornato utile per promuovere l’agenda del loro Grande Reset. Solo una massiccia opposizione può rallentare e infine fermare l’estensione della presa di potere di questa tecnocrazia.

Traduzione di Francesco Simoncellihttps://www.francescosimoncelli.com/

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  • Malgaponte
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    Ho intuito istintivamente che dietro alle misure esagerate prese per contrastare il Covid c’è una regia internazionale. Temo veramente che tutto possa portare ad una specie di dittatura pseudo buonista ed ambientalista in cui gli individui sottoposti ad un continuo lavaggio del cervello da parte dei mass media si trasformeranno in una massa spaventata, inetta ed ottusa.
    Probabilmente verrò dichiarato un pazzo ma ritengo che dopo una III guerra mondiale i superstiti troveranno la forza di ripartire in un mondo migliore dove l’uomo tornerà ad essere un uomo e non una pecora.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    “Solo una massiccia opposizione può rallentare e infine fermare l’estensione della presa di potere di questa tecnocrazia” E chi dovrebbero essere gli artefici e i finanziatori di questa massiccia opposizione? “L’ideologia del World Economic Forum non è di sinistra né di destra”. Ah no? E allora perché si afferma subito dopo che “include molti elementi delle ideologie collettiviste precedenti”? Se sono collettivisti sono di sinistra. A meno che non si debba dar valore alle baggianate di Marcello Veneziani quando scrive che quelli di sinistra sono individualisti. Il diciannove ottobre del 2019 si organizza la grande esercitazione antipandemica; guarda caso, poco dopo esplode il problema! Eppure i lobotomizzati continuano a negare (negazionisti!) che si sia in atto un’ulteriore esperimento politico volto a sopprimere quel poco di libertà rimasta. Sulla ripartenza dei superstiti non sarei molto ottimista. Dopo le precedenti guerre la forza di ripartire l’hanno avuta sempre in pochi e per breve durata. Le guerre non creano mondi migliori, anche perché non si tratta di “tornare” ad essere persone ma cominciare a esserlo per la prima volta. Fino ad ora, tranne rare singole eccezioni di individui particolari, siamo sempre stati pecore. Le guerre fortificano soltanto l’abitudine alla militanza forzata degli stessi ovini superstiti; magari sotto altri vessilli ma cambia poco nella sostanza. Rimarrà senza risposta la mia domanda iniziale.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    ERRATA CORRIGE: all’ottava riga del precedente commento, leggasi: …continuano a negare che VI sia in atto…

    Sarei curioso di sapere dal traduttore Francesco Simoncelli quali potrebbero essere i metodi e le strategie di “massiccia opposizione” che Antony Mueller auspica. Votando, in congresso o in senato, contro le decisioni prese dalla presidenza federale? Io, in sostanza, in che modo potrei oppormi efficacemente?

  • MICHELE SPOLVERINI
    Rispondi

    In che modo potrei oppormi efficacemente chiede quello che mi sta sopra. Magari a saperlo io mi sento come quello che doveva affrontare un incontro di pugilato con un professionista senza nessuna esperienza nella disciplina e che a 15 minuti dall’incontro incominciò a fare delle flessioni perché pensava che sarebbe servito a qualcosa ogni volta che penso in un modo o in un altro: in che modo posso oppormi efficacemente ?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Domandone!!! Intanto, opponendoti alla narrazione assurda, postando notizie che palesemente contraddicono la fallacia di questi criminali e, comunque, mantenendo la schiena dritta.

  • Leoluca
    Rispondi

    Io sono cattolico credente, sto assistendo anche alla crisi della Chiesa e sembra.una disfatta
    Ma.hanno fatto i conti senza il RE dell’universo. Mi sembra giusta la posizione di Facco, e a.ciascuno suggerisca Lui (il Padre Eterno). Quando può sembrare di essere in minoranza il piccolo resto non.sappiamo quanto sia grande. Ciascuno faccia la.propria parte.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Manca l’avverbio, Leonardo, l’avverbio “efficacemente”. Perché la schiena dritta penso di averla mantenuta come te e molti altri. Nell’opposizione alla narrazione assurda, comunque ufficiale, ho perso amicizie e perfino qualche vantaggio di natura personale. Ho portato avanti una battaglia con i miei mezzi, andando in giro con il libro “Coronavirus Stato Di Paura” e credo di aver ottenuto di aver messo paura io agli altri come se fossi l’infettato che vuole nascondere la sua patologia attraverso la pubblicazione di tanti coraggiosi Lao Tse. Coraggiosi, ovviamente, dal mio punto di vista; non da quello di coloro che mi rifuggono con un motivo in più di prima. Il postare le notizie smascheranti la fallacia è un dovere di noi tutti ma rischiamo di morire di dovere; in guerra l’importante è vincere, non partecipare. Perché la guerra è cosa diversa dall’olimpiade. E visto che è necessario postare la verità, suggerirei di usare questi spazi per contestare anche le cifre di presunti ritorni, di focolai “registrati” tutti in una fabbrica di cosiddetti irresponsabili o in qualche mirata località turistica. Io questi strumenti non ce li ho. E qui ritorna la domanda con l’avverbio. Opponiamoci pure, oltre che un dovere è anche un istinto. Ma la nostra opposizione poco più che teorica sarà sufficiente? “L’estensione della presa di potere di questa tecnocrazia”, espressione non mia, potrà essere fermata semplicemente dalla nostra schiena dritta? Compresa la mia che, per ovvie ragioni anagrafiche, inizia a curvarsi da sola anche fisicamente? O non ci vuole, piuttosto, qualcosa di più forte dei nostri naturali sentimenti? Come lo dico e a chi lo dico che anche gli ultimi dati sul cosiddetto Covid di ritorno sono una bufala? Manterrò, almeno spero, la schiena dritta ma la fine probabile è quella di Enrico Toti. Pessimista? Forse. Mi si dia una ragione per non esserlo.

  • Tommaso Bisi Griffini (lodi) tel. 348 32 27 606
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    le grandi rivoluzione del xx secolo (rivoluzione di ottobre, MARCUIA SU ROMA, lunga marcia) sono state fatte da gente che non aveva neanche le matite per scrivere altro che telefonini e computer. Bisogna riuscire a mantenere i contatti tra i dissidenti col passa-parola che è stato sempre sufficiente anche in tempi recenti.
    consiglio di tenere attivi i telefoni fissi di casa che magari non li controllano.
    Il prossimo summit di Davos potremmo anche impedirgli di farlo.

  • Tommaso Bisi Griffini (lodi) tel. 348 32 27 606
    Rispondi

    per favore correggete il commento che fatto prima: ho scritto marcuia su Roma in vece di marcia.
    Un saluto all’amico e collega Fidenato.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Come no? I telefoni fissi non li controllano. Beato chi ci crede. Tralasciamo il fatto che quelli della marcia su Roma erano gli antenati ideologici di questi qua. Tralasciamo pure l’altro fatto che gli eredi della rivoluzione di ottobre sono quelli che ci stanno calpestando. Non si tiene presente che le matite per scrivere all’epoca non ce le avevano neanche gli avversari menscevichi di quegli pseudorivoluzionari e quindi il confronto era paritario. Il passaparola è stato sufficiente anche in tempi recenti? Sufficiente a cosa? Mi si citi un caso. Se veramente fosse così facile, come si spiega che stanno vincendo loro? Impedirgli la riunione a Davos? E come, di grazia? Sognamo pure ma il risveglio sarà ancora più amaro. Se mi sbaglio, meglio così. Ma ho l’impressione che questo la marcia su Roma si apprestino a realizzarla senza tante cerimonie; e a nostre spese. Sempre che non l’abbiano già effettuata senza che ce ne accorgessimo.

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