In Anti & Politica

DI REDAZIONE

Nell’introduzione al fondamentale volume ‘Potere e mercato’ (IBL, 2017) di Murray N. Rothbard, economista e filosofo politico americano di impronta anarco-capitalista, Nicola Iannello cita una frase di Gianfranco Miglio il quale ci ricorda come l’anarchico, nella sua migliore essenza, svolga la funzione di pungolo del potere, costringendolo a mettersi sempre in discussione.
Siamo in certa misura assuefatti, da anni, a un continuo, lisergico mantra che se da un lato ci ricorda la ineluttabile essenzialità della presenza statale poi dall’altro finisce per far grondare sulle spalle del capitalismo, e della sua ‘forma’ economica che va sotto il nome di liberismo, qualunque nefandezza occorsa nel corso della storia sociale umana.
Eppure, a ben vedere, scandagliando la vera essenza del capitalismo e della vertigine che consiste nella sua modulazione anarchica ci si renderà conto di come le cose stiano in modo molto diverso.
E d’altronde, come ha ben delineato di recente l’antropologo J. C. Scott nel suo ‘L’arte di non essere governati’ (Einaudi, 2020) esistono realtà sociali popolate da milioni di individui, come nella terra-nomade di Zomia, in Asia, che fuggono, concettualmente e fisicamente, da qualunque ipotesi di reclusione all’interno di un perimetro statale.
In fondo, l’anarchico è l’esatto opposto dello sbracato,,,

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