In Anti & Politica

DI AURELIO MUSTACCIUOLI

In questi mesi ho visto una radicalizzazione ideologica crescente che ha portato persone che prima pensavano di avere molto in comune ad avere confronti violenti. Faccio outing; io stesso, non sono stato immune da questo fenomeno. E ho fallito nella ricerca pacata di dialogo, ma ciò è stato utile a capire una cosa importante. Ho capito che, al di là di tutte le filosofie, le sigle, le correnti e i partiti di appartenenza, ci sono due concezioni assolutamente inconciliabili della vita. L’inconciliabilità riguarda il tema della libertà, ma in un modo sottile.

Tutti infatti a parole sono paladini della libertà. La differenza però è nell’attribuire alla libertà una valenza etica, una dimensione di giustizia. Mi sembra che alla fine tutto si riduca all’esistenza di due opposti paradigmi morali. Il primo, quello dell’etica della libertà, prevede che sia sbagliato che un gruppo di persone, che può anche essere rappresentativo di una maggioranza numerica, possa violare, contro la loro volontà, i diritti negativi degli individui per la realizzazione di un bene comune di cui tale gruppo si proclama affidatario e ne definisce i contorni. Il secondo, quello dell’etica del bene comune, che pensa il contrario, ovvero che sia giusto ciò che il primo considera sbagliato.

Questa diversa posizione etica in condizioni normali non determina conflitti importanti, ma i conflitti inevitabilmente emergono in condizioni estreme o critiche. Facciamo due esempi concreti. Uno in cui ci sono solo individui, e uno in cui entra in gioco anche lo stato. Il primo esempio è un esperimento mentale che estremizza una situazione di pericolo. Ci sono cinque naufraghi su una zattera che ne può contenere senza affondare solo quattro. Uno va eliminato altrimenti muoiono tutti. È evidente che la soluzione dove si salvano in quattro è migliore di quella dove non si salva nessuno. Il problema però è come si elimina un naufrago. Se ci si riconosce nel paradigma dell’etica della libertà non ci sono dubbi, un naufrago si può solo sacrificare volontariamente. Nel caso pertanto che uno o più naufraghi buttino a mare il più debole o il meno utile, questi sono assassini e dovranno pagare le conseguenze del loro crimine. Se ci si riconosce nell’etica del bene comune invece diventa legittima la scelta di una maggioranza anche senza il consenso del sacrificato. In questo caso non c’è alcun crimine, né alcuna pena da scontare. Vediamo il secondo esempio, molto attuale: una pandemia. Qui il paradigma dell’etica del bene comune può portare un governo alla scelta di limitare la libertà di movimento di tutti (lockdown) o, in caso di esistenza di un vaccino, di vaccinare obbligatoriamente tutti i cittadini. Il paradigma dell’etica della libertà viceversa consentirebbe che venisse limitata la libertà di movimento solo a chi è effettivamente pericoloso in quanto contagioso, ma non permetterebbe la reclusione prudenziale di chi è sano perché non lo si sa distinguere dal contagioso. Per quanto riguarda un eventuale vaccino, poi, le persone dovrebbero essere correttamente informate, ma lasciate libere di scegliere se vaccinarsi o meno. È interessante notare che il paradigma dell’etica della libertà non è antitetico a quello del bene comune, nel senso che o si preserva la libertà o si ottiene il bene comune. Al contrario il primo è il modo più sicuro di ottenere quanto si prefigge il secondo. È infatti più probabile che il bene comune si ottenga in presenza del vincolo di non aggressione, piuttosto che in sua assenza.

Prendiamo il caso dei naufraghi, adottare il paradigma dell’etica della libertà non comporta necessariamente l’esito nefasto in cui tutti annegano, al contrario quasi certamente i naufraghi si accorderanno per sorteggiare chi dovrà essere sacrificato. E eventuali iniziative volte a sopraffare uno dei naufraghi senza il suo consenso troverebbero la riprovazione e probabilmente la resistenza degli altri. Il paradigma dell’etica del bene comune invece, non prevedendo la necessità del consenso, potrebbe portare ad una scelta arbitraria e violenta da parte della maggioranza o del più forte ai danni del più debole, dove il sacrificio necessario diventa omicidio autorizzato. Allo stesso modo, nel caso della pandemia evitare il lockdown non significherebbe automaticamente il liberi tutti o la mancanza di precauzioni, significa affidare quest’ultime al senso di responsabilità degli individui. E i risultati dei paesi che non hanno implementato lockdown dimostrano che si possono ottenere risultati anche migliori. Anche nel caso del vaccino, se si agisse all’interno del paradigma dell’etica della libertà, è molto più probabile che si realizzi un punto di equilibrio ottimale. Se il vaccino infatti dovesse essere efficace oltre ogni dubbio (ad. esempio quando il rischio di controindicazioni è estremamente più basso del rischio della malattia, come nel caso del vaiolo), è quasi certo che la maggioranza si vaccinerà volontariamente. Viceversa se la sua efficacia non fosse così evidente (ad esempio quando il rischio delle controindicazioni è dello stesso ordine di grandezza della malattia, come nel caso di un’influenza), lasciare la libertà di scelta non comprometterebbe comunque la massimizzazione del bene comune. Se è vero che il paradigma dell’etica della libertà consente nella maggior parte dei casi di massimizzare il bene comune, questo non è altrettanto vero per il paradigma dell’etica del bene comune. Sia perché chi compie le scelte arbitrarie non ha le informazioni necessarie, sia perché le conseguenze delle azioni possono avere effetti inintenzionali, sia infine perché le azioni spesso sono fatte più per soddisfare i fini di chi le compie che i fini di chi si rappresenta.

E non solo questo, il paradigma dell’etica del bene comune è estremamente più rischioso in quanto non consente di raggiungere punti di equilibrio stabili e piccole perturbazioni facilmente portano alla degenerazione del sistema. Questo accade perché, in condizioni critiche, tale paradigma autorizza la sospensione dei limiti all’esercizio del potere sull’individuo da parte dell’autorità. In questa pandemia è stato evidente, tutti i limiti costituzionali a protezione dei diritti dei cittadini sono saltati con il consenso dei cittadini e degli stessi costituzionalisti e protettori della costituzione (una categoria di cui veramente non si capisce l’utilità). D’altra parte la storia insegna che se si consegna nelle mani di pochi un potere da usare all’interno di limiti condivisi, questi pochi prima o poi travalicheranno i limiti e useranno il potere per i loro fini. E il sistema di incentivi della politica fa sì che i loro fini quasi sempre non coincidano con i nostri. Tale sistema di incentivi, inoltre, accelererà la degenerazione del sistema perché porterà i politici a voler comunque agire per livelli di rischio sempre più basso, oltre la soglia per la quale un intervento sarebbe solo dannoso. Concludendo vorrei fare un’ultima considerazione che ritengo importante. Dovrebbe essere chiaro che chi adotta il paradigma dell’etica della libertà non è portatore di interessi di classe, al contrario intende tutelare tutti gli individui, e in particolare i più deboli, i primi normalmente a essere sacrificati.

Inoltre, nell’esempio della pandemia, chi adotta questo paradigma non è affatto più negazionista o no vax di chi adotta l’altro. E tuttavia questa è quasi sempre l’accusa che viene fatta ai primi: essere classisti, negazionisti, no vax, insieme ad altri immotivati epiteti dispregiativi, come essere antiscientifici, terrapiattisti, massimalisti, ideologici,… Perché questo accade? La mia risposta è che chi adotta il paradigma dell’etica del bene comune ha un dna violento che lo trasforma nei momenti di crisi nel nemico di chi fino a poco prima considerava amico. E poiché l’aggressione è lecita, si deve trovare un modo per giustificarla, serve a tutti i costi un nemico anche a costo di crearlo con la menzogna.

In definitiva, l’etica del bene comune è l’etica di Caino.

TRATTO DA QUI

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  • Fabio Colasanti
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    Nell’esempio della zattera, ritengo sia normale che nessuno sacrifichi la propria vita volontariamente per far vivere degli estranei.
    Forse una mente “eccelsa” che comprendesse che la vita di tanti (solo in caso estremo adeguatamente verificato) vale la vita del singolo potrebbe sacrificarsi, ma ciò forse conferma che sono i mediocri a sopravvivere. Ma allora forse sorgerebbe una domanda: la Società merita di vedere una persona eccelsa sacrificata per un branco di mediocri?

    Sarà più normale vedere il più sveglio e svelto del gruppo decidere per se e gli altri e buttare in mare (con un atto di forza se ce l’ha, o uno sgambetto ed una spinta) un altro naufrago.
    Assassino? Si.
    Sarà condannato? No perché i testimoni gli sono grati della loro stessa vita, o quello o uno di loro, solo che vigliaccamente non hanno avuto modo o tempo di fare loro la scelta.

    Non è un esempio campato in aria, all’allondamento del Titanic è accaduto proprio questo: le pochissime scialuppe hanno abbandonato la nave in alcuni casi mezze vuote dopo aver caricato gli uomini più in vista dell’epoca, membri di spicco dell’alta società, imprenditori, aristocratici, medici e uomini d’affari (ricordiamoci che una suite costava l’equivalente di 87MILA euro), tutti legati a quel punto da vincolo di complicità ed omertà. Nessuno ha pagato per abbandono dei migliaia di emigranti chiusi nei ponti inferiori.
    Si sapeva che le scialuppe potevano portare neanche la metà delle persone presenti a bordo, si cancelli della terza per permettere di salvarsi ai passeggeri di prima e seconda classe.

  • Fabio Colasanti
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    L’esempio della “pandemia” invece è tutt’altro caso: abbiamo Stato e Casta abituati usare la forza per soddisfare i propri capricci ed abusare di ogni potere a loro disposizione per arrivare ai loro fini a volte inconfessabili.
    E’ vero che un virus esiste, ma è inoffensivo per il 99% della popolazione e quelli che muoiono sarebbero deceduti da tempo se non fosse per una sorta di accanimento terapeutico in questa società di vecchi.
    Si sono inventati di un Stato di Allarme che dura ormai da un anno, e di cui non se ne può proprio più, solo per nascondere le nefandezze della sanità pubblica, come se Poggiolini coi suoi lingotti d’oro non sia mai esistito e non sia la normalità negli appalti pubblici ministeriali (sanità compresa e forse sopratutto).

    Ma quello che mi sbalordisce è che dopo trent’anni dalla grande bufala dell’aids ancora c’è gente che abbocca a ste cavolate.
    Ricordate il martellamento in televisione con le persone contornate di viola? Inizialmente t’infettavi solo a guardare un tossico o una prostituta e si moriva in 1 giorno; poi li potevi sfiorare e si moriva in 1 settimana; poi li potevi abbracciare e si moriva dopo 1 mese…. alla fine non si muore più e si convive senza neanche accorgertene.

    Ed il test? allo stesso stesso usato per tutti, intere popolazioni risultavano positivi. “E’ perché il virus muta” dicevano. Però il test non cambiava mai!
    E la medicina era una per tutti, l’AZT cioè un veleno che ammazzava tutti (però erano “morti di virus”!). Poi c’è stato chi ha RIFIUTATO l’azt ed è sopravvissuto ed addirittura vinto il campionato di basket americano prima categoria.

    E l’infezione? dicevano ‘basta toccarsi’: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato.
    ok, allora bisogna scambiarsi saliva: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato (ricordate il bacio in bocca del Prof. Aiuti davanti le telecamere??) .
    ok, allora bisogna che sulla pelle di una mano delle due persone ci sia una ferita: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato;
    ok, allora bisogna che ci sia anche sangue: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato;
    ok, allora bisogna che le ferite siano su entrambi le mani: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato;
    ok, allora bisogna scambiarsi plasma: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato;
    ok, allora bisogna scambiarsi sangue completo di ogni componente rosso bianco ecc..: hanno fatto la prova coi volontari ed il virus NON è passato;

    E le balle dell’aids in africa? se un bimbo restava orfano di uno che moriva investito mentre ubriaco attraversava la strada di notte, nessuno se lo cagava. Se dichiaravano che il genitore era sieropositivo, associazioni internazionali facevano a gara a prendersi cura del bimbo!
    Con tutta quelle montagne di soldi in ballo, secondo voi di cosa era morto quel genitore? Ovvio di virus, come oggi col covid.

    Insomma non sapevano più cosa inventarsi ma a distanza di decenni in cui non hanno isolato il virus, ancora nel mondo vengono stanziati milla mila miliardi per la bufala dell’aids.

    Ma non basta mai, ed ecco la storia ripetersi con quest’altro virus farlocco, business tamponi, business vaccini, business terapie intensive… Proprio vero che ogni cosa tocchi lo Stato diventa MERDA.

  • serpe
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    Una delle cose che mi ricordo della scuola media, erano le lezioni di storia contemporanea, in particolare quelle sugli Stati Uniti, i quali hanno sicuramente contribuito a marcare i costumi di tutta la società occidentale.
    Ebbene, mi ricordo che ci veniva insegnato che negli anni ’30 negli Stati Uniti si erano formate delle aggregazioni di persone che venivano chiamate “Esercito della Salvezza”. Gruppi dediti al “bene”, alla conversione degli alcolizzati, ma ridicolizzati dalla cultura prevalente negli anni 70 che sono quelli delle mie scuole medie.
    Da quell’epoca ho interiorizzato una specie di fastidio verso ogni “esercito della Salvezza”, ma oggi mi ritrovo dentro una società che è divenuta un enorme esercito della salvezza. E senza alcuna comprensione di ciò che sia “la salvezza”!!
    Così, siccome non hanno un cazzo da fare, si mettono a voler salvare gli altri.
    Ci può essere una caduta peggiore per gli esseri umani?

    • Alessandro Colla
      Rispondi

      Con una differenza: nessuno degli attenzionati dell’esercito della salvezza è obbligato a lasciarsi salvare. Lo stato, invece, non è un’associazione di volontari ma di finti salvatori che pretendono, anche sul piano ideologico, l’accettazione forzata da parte delle popolazioni della loro idea di salvezza; idea che spesso, anzi quasi sempre, si rivela proprio il contrario di una salvezza autentica.

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