In Anti & Politica

DI ALEX SWAN

La domanda è mal posta, direbbe Popper, e se fosse ancora fra noi, inizierebbe una filippica che potrebbe durare un paio di giorni e ci scriverebbe sopra un tomo di 1200 pagine. Ma qui siamo in un luogo virtuale dove le persone al massimo possono dedicare pochi minuti della loro attenzione, come è logico che sia, così proverò a sintetizzare al meglio.
Da individualista quale sono, sono tendenzialmente anarchico e allergico al potere costituito, ma capisco che essendo noi animali sociali, è altresì necessario dotarsi di linee guida affinché non vengano perpetrate ingiustizie.
Fra noi libertari, viene apprezzato il principio di non aggressione, ma come abbiamo potuto constatare in questo anno di emergenza sanitaria, molti fra noi hanno perso la bussola e sono finiti fuori rotta, lasciandosi incantare dal principio di aggressione, giustificato da un presunto bene sociale superiore.
Con la scusa del bene sociale, bene pubblico o comune è facile per uno stato manipolare le masse, ma non credevo fosse possibile arrivare a manipolare coloro i quali fino a ieri si dicevano alternativi al sistema del potere coercitivo.
Com’è stato possibile?
È stato possibile grazie al fatto che gli stati hanno potere pressoché illimitato sui cittadini.
Viviamo un’epoca post rivoluzionaria, dove gli effetti benefici dati dall’allergia agli autoritarismi sono ormai praticamente svaniti.
Siamo passati da un periodo dove andare in spiaggia in topless era cosa normale ad essere censurati su facebook per la foto di una tetta e a coprire statue rinascimentali, a tutti gli effetti, siamo piombati in un neo-oscurantismo.
Veniamo da Robin Hood, che considerava i tributi un furto a generazioni convinte che le tasse siano una cosa bellissima.
Questo è il problema, la mancata comprensione dei principi fondanti di una società fra *pari*, che non significa comunismo o egualitarismo, come molti erroneamente credono, ma liberalismo.
Il comunismo, così come il nazismo e il fascismo; necessitano di gerarchi o come direbbe Orwell; di maiali, dividendo cosi la società fra schiavi e schiavi che ambiscono a divenire guardie
Il liberalismo necessità che gli individui possano essere messi nelle migliori condizioni possibili di libertà per potersi esprimere al meglio delle loro capacità individuali.
Ma allora come conciliare anarchia con stato, dato che lo stato è dirigista per definizione?
La risposta più semplice sarebbe; no stato.
Ma nel suo assolutismo, sarebbe una risposta errata, ad alcuni lo stato piace e un libertario vero, non può imporre ad altri di rinunciare a qualcosa con la forza.
La risposta che ritengo più corretta è:
*si allo stato di diritto negativo, finanziato volontariamente senza possibilità alcuna di coercizione impositiva.*
Liberi di scegliere.
L’obiettivo è arrivare alla costituzione di uno stato molto simile a quello che i padri fondatori USA avevano in mente, ma con l’aggiunta di un emendamento:
*espresso divieto di tassare i cittadini in via coercitiva.*
Le uniche tasse giuste sono tasse su base volontaria, quindi non parleremmo più di tasse ma di donazioni e finanziamenti volontari.
Non è impossibile.
New York fu essenzialmente costruita da privati, persino il basamento stesso della statua della libertà fu costruito grazie e unicamente a donazioni e finanziamenti privati.
Il Vaticano ad esempio, è uno stato ricchissimo che si basa solo su donazioni private e sulla fiducia, e fatto salvo il principio di volontarietà, che la stessa sia mal o ben riposta non è rilevante.
Lo stato italiano stesso, per decenni,  si è autofinanziato grazie all’emissione di BTC e BTP.
Il problema è che se puoi ottenere con la forza tutti i soldi che vuoi, questi evidentemente non basteranno mai e risulterà inevitabile la transizione da uno stato minimo ad uno stato massimo.
Lo vediamo ora persino negli Usa, patria del secondo emendamento, non è bastato armare il popolo per difendersi dalla ingordigia statale, serviva vietare la coercizione contributiva.
Ci arriveremo mai?
Ci arriveremo di certo, il problema è unicamente temporale, servirà ancora tempo, quanto non lo so.
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  • Jack Zama
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    tasse volontarie è un ossimoro. In questo articolo prendi lo stato gli togli tutte le caratteristiche che ne fanno uno stato, gli dai tutte le caratteristiche di una società privata e poi dici “ecco ci vorrebbe uno stato così”

    • Alessandro Colla
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      Tassa volontaria non è necessariamente un ossimoro, il vero ossimoro sarebbe “imposta volontaria”. Le tasse universitarie, infatti, non le impone nessuno perché nessuno impone di frequentare gli atenei. E’ vero, forse, che linguisticamente sarebbe più giusto parlare di prezzo. Se il prezzo per il mantenimento degli attuali apparati pubblici fosse pagato solo volontariamente si aprirebbero tre scenari. Il primo potrebbe portare al fallimento lo stato e avverrebbe se quest’ultimo si ostinasse a voler avere il monopolio di alcune attività. Il secondo scenario potrebbe vedere la disponibilità pressoché totale della cittadinanza per una sorta di monopolio naturale di alcune funzioni come ad esempio “legislazione” (in realtà il termine potrebbe essere improprio), giustizia e moneta. Nella terza ipotesi il monopolio naturale non si formerebbe provocando il collasso automatico dello stato. O meglio, quest’ultimo potrebbe anche sopravvivere come apparato e continuare a chiamarsi così ma il nome non avrebbe quel significato finora attribuito, specialmente dal 1648 in poi. Perché potrebbe scegliere di fornire i servizi che vuole, anche quelli attuali o addirittura produrne altri. Ma non essendo tali servizi finanziati con le imposte dovrebbero mettersi sul mercato con il sistema dei prezzi concorrenziali. Gli attuali edifici ospitanti governo, parlamento e ministeri rimarrebbero di sua proprietà, come molti parchi e beni culturali; ma tali proprietà sarebbero gestite in modo simile a una società per azioni. O forse costituirebbero proprio un tale tipo di società, comunque volontaria. Funzionerebbe o fallirebbe? Nessuno credo possa dirlo in anticipo. Certo che se la gestiscono Conte, Krugman, Gualtieri, Veltroni, Speranza, De Luca, Gelmini, Scajola, Piketty, Rizzo, Boccia, Zingaretti o Virginia Raggi il fallimento dovrebbe essere assicurato. A meno che non stiano attualmente recitando la parte dei finti tonti e una volta al vertice di un’iniziativa privata non si rivelino capitani d’industria. Ma almeno un paio di loro ritengo che non fingano affatto. In caso di fallimento è molto probabile che le persone si aggreghino per affinità storico – territoriali. Potremmo avere la Repubblica Romana, quella etrusca di Viterbo e Grosseto, quelle marinare di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, quella pontina, il granducato di Toscana (con Pisa e Grosseto escluse), la repubblica sarda, il ducato di Parma, il regno di Napoli, quello di Sicilia, le società comunali in Puglia così come in Lucania e in Calabria ma anche in Umbria e nelle Marche. Il giustizierato molisano, quasi sicuramente non vorrà annettersi al Ducato degli Abruzzi. Il principato d’Este di Ferrara sarebbe forse più ricco di quello di Piacenza? Possibile, almeno nel primo momento. La “Lega del Polesine” sarebbe concorrenziale nei confronti della Serenissima in caso di secessione di Rovigo e accordo di quest’ultima con gli estensi? Altrettanto possibile. I liberi comuni si federerebbero in Lega Lombarda a seguito di consultazione referendaria? Mi può dispiacere ma non arriverò a stracciarmi le vesti. Non so se il Tirolo sarebbe Austria o autonoma repubblica tirolese, meglio la seconda possibilità. La “Repubblica Furlana” avrà presidente un montanaro di Tarvisio e i triestini si sentiranno poco rappresentati? Si scindano e si costituiscano in “Territorio Libero di Trieste”. Bologna? Se si lamenterà perché nel riminese torneranno a regnare Guidi e Malatesta, potranno consolarsi affidando ai Pepoli la loro Signoria. La Bassa Savoia potrà ridare il trono ai discendenti di Umberto Secondo oppure costituirsi in repubblica autonoma. Il Marchesato del Piemonte sarà comunque confinante. La Valle d’Aosta sarà finalmente una repubblica autonoma mentre quella di San Marino esiste già così come esiste il Principato di Seborga, con buona pace dell’inutile repubblica italiana che finge di avere la sede governativa a Roma ma in realtà ce l’ha a Salò. Ovviamente potrebbero generarsi nel tempo ulteriori minisecessioni, l’essenziale è che nessuna realtà territoriali obblighi i residenti a rimanere o inventi la fiscalità obbligatoria. Non prenderei, invece, il Vaticano come modello perché lì la volontarietà è alquanto dubbia. Se uno volesse rinunciare alla cittadinanza e andarsene potrebbe comunque essere accusato di aver svolto, prima di tale rinuncia, attività illecite che sono previste tali da una legislazione che il rinunciatario non condivide. Ci sarebbe quindi la possibilità di una richiesta di estradizione che verrebbe rifiutata solo se il territorio circondante il Vaticano stesso avesse nel frattempo raggiunto lo scenario della volontarietà. E se il dissidente si trovasse nell’area geografica ottimale. Anche per ciò che noi libertari consideriamo giusto venga considerato reato, in quella sede non c’è da fidarsi sull’affidabilità dell’accusa perché hanno un sistema giudiziario simile al nostro. Non a caso hanno scelto, per la loro procura generale, un ex noto pubblico ministero che ha terminato il suo servizio nella repubblica italiana (a Roma, per l’esattezza) prima di andare in pensione. Santa e pseudolaica inquisizione alla fine si accordano. Bene, ora che il sogno è finito torniamo alla realtà e teniamoci lo stato unitario e vincitore come sempre. A meno che… Boston 1776. Siete pronti signori commercianti, imprenditori, professionisti? No? Preferite i “ristori”, che in realtà andrebbero chiamati risarcimenti? Perfetto, continuate ad aspettare l’elemosina che neanche arriverà a tutti. La libertà può attendere, voi fallirete prima ma questo è un dettaglio.

  • MICHELE
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    Molti fra noi hanno perso la bussola e sono finiti fuori rotta, la frase più significativa dell’ articolo in altre parole il potere corrompe, il potere assoluto corrompe in maniera assoluta direbbe John Dalberg-Acton. Ecco perché da minarchico quale ero avvicinato al libertarianismo tramite Yaron Brook su youtube e leggendo di conseguenza tutti i libri di Ayn Rand e fino ad un anno fa in simmetria con i pensieri dell’autore, dopo questa esperienza di presunta pandemia ho preso atto della insufficienza di tale pensiero e ho capito che o si va fino in fondo o non si va da nessuna parte. Regis Debray diceva “Nessuno ha mai visto uno Stato. Né a occhio nudo né al microscopio, né in una foto presa dall’aereo. Non è una cosa, come un territorio o una porzione d’oceano. E’ un certo rapporto tra gli uomini che rende il diritto di comandare indipendente dalla persona del comandante. Una collettività è retta da uno Stato quando il legame di sottomissione da uomo a uomo è sostituito da una subordinazione di principio”. Si può e si deve essere per il meglio, contro il bene e dire si prenda il prendibile perché l’ideologia di partenza è utopica va contro questo precetto. L’utopista è l’inventore, gli sciocchi vanno ripetendo che è un essere che ignora il reale. E’ proprio perché lo conosce meglio di loro che vi ha saputo vedere alcune crepe e talune possibilità nuove. Tenere conto del reale non significa sottomettersi ad esso senza combattere. L’utopista è colui che non si rassegna ad alcuno status quo ed è per questo che è per il meglio contro il bene. L’anarco-capitalista è il contrario dell’anarchico irreggimentato cioè di destra e di sinistra poiché ritiene anarchico tutto ciò che è violentemente e integralmente umano, l’anarchia è un grado di intensità della vita e non un partito. L’anarchico capitalista è semplicemente un uomo libero che in questa libertà ha una fede (o un amore) sacro, tutti noi pensiamo di essere costui e poi ci dobbiamo disilludere e accettare che non sappiamo cosa significhi realmente libero e sacro e quindi ne siamo alla ricerca, questo non evidenzia niente altro che la necessità di inseguire sempre come estremisti il percorso giusto nella nostra esistenza.

  • vonmusus
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    su Vaticano non tutti gli introiti sono volontari anzi… tutti gli anni arrivano i soldi dell’8×1000, che non è affatto un meccanismo volontario perchè arriva una percentuale basata si sulle scelte dei contribuenti, ma non solo i denari di chi ha scelto ma anche quelli di quelli che non hanno scelto… inoltre essendo esentati da determinate imposte (vedi IMU) nei fatti traggono anche qui un vantaggio non volontario rispetto agli altri contribuenti…

    sui titoli di stato (BTP-CCT) idem… anche qui interviene la banca centrale che li compra creando moneta dal nulla e quindi inflazionando il valore monetario a danno del popolo… idem se acquistati da banche o grandi società in cambio di benefici particolari… sempre a danno della libertà

  • Davide
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    Purtroppo il 2020 ha mostrato platealmente come i limiti costituzionali siano sostanzialmente inutili.
    Problema intelligentemente rilevato proprio dai “soliti” libertari di questo giro ad inizio farsa pandemica: la “notizia” è stata il completo fallimento del costituzionalismo.
    Libertà di movimento garantite dalla costituzione? Inutili.
    Riserve di legge per certi argomenti? Idem.
    Pareggio di bilancio (inserito in costituzione per via del fiscal compact)? Come se non fosse mai esistito.
    Trattati di istituzione dell’euro che stabiliscono divieto di finanziamento degli stati, obbligo di perseguire la stabilità dei prezzi e non altri fini?
    Saranno stati rispettati forse un anno o due dalla partenza dell’euro, poi è stato uno stupro continuo e crescente.
    Se vogliamo dare anche un’occhiata storica, pensiamo a quante cose incostituzionali siano state fatte negli Usa ai tempi di Roosevelt, ed anche negli ultimi 20 anni.
    Le regole non servono a nulla se non c’è qualcuno che le faccia realmente rispettare.
    E non c’è. O se c’è oggi, è irrealistico pensare che ci sia anche domani.
    Figuriamoci come andrebbe a finire coi limiti fiscali.
    Anch’io in passato mi illudevo che si potessero correggere i problemi maggiori con limiti costituzionali (di spesa, di pretese fiscali, di quantità di moneta), ma è ora di prendere atto che serve ben altro.
    Bene bitcoin o simili, da questo punto di vista: la quantità non aumenta per costruzione, non perchè vi sia un limite “legale” o costituzionale, destinato inevitabilmente a cadere.
    E’ una questione di potere, che va limitato “fisicamente”.
    Che ci si arrivi culturalmente è un’altra mezza illusione: una popolazione di persone perbene, che culturalmente autolimita l’aggressione (in ogni modo), sarebbe una buona base; ma anche in questo campo l’ultimo anno ha mostrato che la cultura e la moralità vanno a quel paese in poco tempo.

  • Fabio
    Rispondi

    Prendendo spunto da questi due passi letti più sopra:
    —————–
    Ma allora come conciliare anarchia con stato, dato che lo stato è dirigista per definizione?
    La risposta che ritengo più corretta è:
    *si allo Stato di diritto negativo, finanziato volontariamente senza possibilità alcuna di coercizione impositiva.*
    —————–
    E’ una questione di potere, che va limitato “fisicamente”.
    —————–

    vorrei dire la mia: Sono d’accordo che vada limitato ma è impossibile per il cittadino limitare il potere dello Stato, fisicamente o in qualsiasi altro senso, per il motivo che il manico del coltello è in mano al più forte.
    Per poter conciliare le posizioni bisogna che lo Stato -secondo me- sia minimo nel senso di piccolo.
    Potrà essere liberale o financo dittatoriale secondo il volere dei propri cittadini, ma se è piccolo (quanto il lazio o la toscana) non potrà fare molti danni, gli eventuali dissenzienti potranno fuggire sapendo che ovunque siano la frontiera dietro cui ripararsi e mettersi in salvo non sarà mai troppo lontana.
    .
    Non è la soluzione per qualsiasi male, non è la società perfetta perché ci sarà qualcuno che vivrà male ma non può/vuole andarsene (es. legami sentimentali), così come ci potrà essere della sofferenza nell’essere costretti ad andarsene allontanandosi da amici e familiari.
    E’ ovvio che votare coi piedi cambiando città è un po’ la soluzione estrema e dolorosa, ma non si tratterebbe di cambiare addirittura continente, come capita oggi, ma di allontanarci magari di solo 100km. Potresti tenere facilmente i contatti con familiari e amici.
    .
    E’ l’essenza dello Stare con chi ci vuole e con chi vogliamo.
    .
    Che sia la strada giusta lo Stato Onnipotente lo sa benissimo, per questo cerca in ogni tempo e modo d’allontanare la frontiera: prima ha fatto l’Unità d’Italia con referendum farsa e baionette spianate (dove votarono liberamente, il NO stravinse); poi neanche ci hanno fatto votare sull’Unione Europea e dove hanno fatto spesso l’unione è stata bocciata. Dopo il terzo NO il progetto doveva essere abortito ed ognuno a casa propria, invece hanno fatto una bella riunione dicendo che indietro non si tornava, che la UE era ed è irreversibile!!
    Ed infine, guardiamo il comportamento verso la UK a conferma del fatto che le secessioni sono il vero nemico dello Stato Onnipotente!
    *
    L’unica cosa che può vincere le voglie d’onnipotenza dei boiardi pubblici è una frontiera.
    Neanche le formule federali come gli USA o la germania possono contrastare un parlamento voglioso di pianificazione ed affamato d’appalti militari, ed addirittura neanche il modello svizzero è indenne, come abbiamo visto dall’aggancio (fatto senza referendum, poi apparentemente cancellato ma nei fatti rimsso in pratica) con cambio fisso del franco svizzero all’euro.
    Stati piccoli ed autonomi in tutto e per tutto! Monete autonome in concorrenza tra loro, anche se vorrei che neanche ne battano di proprie, mi sembra come Andorra pre-euro.

    • Davide
      Rispondi

      L’idea dello stato piccolo, e quindi della concorrenza tra stati con il possibile “voto con i piedi”, mi piace.
      Mi rendo conto che sia difficile limitare il potere del più forte, ed il concetto che intendevo era appunto che sono necessari mezzi diversi e più efficaci dei limiti costituzionali, che tanto vengono regolarmente scavalcati ed ignorati alla prima occasione.
      Quanto suggerisce mi sembra certamente una buona idea, in tal senso.
      Non per nulla, remano in senso totalmente contrario, per incastrare tutti sotto organizzazioni sovranazionali sempre più invasive ed estese, di modo che non ci sia alcuna possibilità di sottrarsi al loro potere coordinato.
      Anche bitcoin può essere fonte di ispirazione: l’idea è sempre di avere una alternativa al potere statale, diversa dal “costringerlo” con regole sovraordinate, che tanto non rispetta. Abbiamo visto tutti come sia stato gestito l’euro rispetto alle regole su cui era stato costruito (che in teoria non erano così male, rispetto alla situazione preesistente).

      • Fabio
        Rispondi

        Già, basta vedere la rabbia con si sono scagliati ieri contro l’Isola delle rose o oggi contro i serenissimi del Tanko o i catalani, per capire da che parte è la ragione.
        Penso che l’idea d’affrontare frontalmente lo stato (italiano o europeo, sono uguali) sia o suicida o inutile. L’alternativa è cercare -se e fino a quando se ne ha possibilità- un futuro migliore altrove, se esiste.

        • Davide
          Rispondi

          Purtroppo, anche se è vero che ci sono posti più liberi dell’Italia, gran parte del mondo sta degenerando.
          Persino la Svizzera peggiora di continuo, e non parliamo di come sono Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, ecc. rispetto a 20 anni fa.
          E’ sempre più difficile trovare questo “altrove”, per cui penso non ci sia alternativa al combattere in casa il sempre maggiore autoritarismo statale.
          Federalismo ed autonomia sono un modo per provarci, certamente.

    • Alessandra Lazzari
      Rispondi

      Domanda: ma com’è possibile che questo governo continui imperterrito a proclamare decreti anticostituzionali e a dare multe illegittime pur sapendo che sono appunto anticostituzionali gli uni e illegittime le seconde? Com’è possibile che faccia …. come se niente fosse?

      • Davide
        Rispondi

        E’ una semplice questione di potere, secondo me.
        Chi dovrebbe controllare e giudicare il rispetto della costituzione la vede allo stesso modo di chi prende provvedimenti anticostituzionali, fine del problema.
        Puoi avere ragione, ma se nessuno te lo riconosce, non vai da nessuna parte.
        E semmai cambieranno idea, ormai il danno sarà stato compiuto.
        Come dicevo, è un grandissimo insegnamento della “pandemia”: il costituzionalismo ha fallito clamorosamente.
        Lo stato di diritto liberale non esiste più. Esiste la legge del più forte.
        Ora, per la questione vaccini, l’unica speranza residua è la corte europea dei diritti dell’uomo, che in teoria fa riferimento al consiglio d’Europa. Parliamo quindi di istituzioni molto diverse da UE e derivati (vi aderiscono molti più stati).
        Per il resto, non vedo nessuna possibilità all’orizzonte: Italia, Ue, Onu, ecc. sono tutti allineati.

      • Alessandro Colla
        Rispondi

        Come è possibile produrre consapevolmente decreti anticostituzionali? Semplice. Intanto la stessa costituzione è talmente contradditoria che permette a volte di essere violata. E poi c’è una corte costituzionale che viene nominata da coloro che non sono interessati al rispetto degli stessi enunciati costituzionali. Dulcis in fundo, il disgustoso popolo italiano ha dimostrato di essere contento delle violazioni costituzionali; quindi il potere, dal momento che ha il consenso, non si preoccupa più di tanto. L’istinto di ribellione dovrebbe essere tipico del periodo giovanile della propria esistenza ma i giovani sono quasi tutti lì ben allineati. Gioia per le loro ipocrite famiglie che ci sia una multa per chi rientra in casa dopo le ventidue. La protesta di chi vive grazie alla clientela è sopita da promesse di risarcimento che viene altrettanto ipocritamente chiamato ristoro. L’analfabetismo dilagante compie il resto dell’opera. Ecco come tutto è possibile. Le costituzioni non servono a nulla, servono contratti e agenzie adeguate in grado di garantire il rispetto dei contratti stessi. Queste agenzie non possono essere gli stati che si autoproclamano tutelanti senza che la tutela sia stata loro richiesta. E la democrazia non è certo sufficiente a limitare detta autoproclamazione.

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