In Anti & Politica

DI PIERGIORGIO MOLINARI

Qualcuno osserva che gli italiani hanno deciso di ribellarsi dopo due anni di assurdità criminali, e finalmente disobbediscono: infatti, ora che non c’è più l’obbligo, continuano a portare la mascretine. La battuta fa sorridere. Tuttavia, vi è un gelido nucleo di verità.

In primo luogo, dimostra che la propaganda ha ormai modificato in maniera forse irreversibile (e di certo perdurante) le povere menti della massa. Secondariamente, prova che il funzionamento di certi meccanismi di condizionamento perdura anche quando chi li ha consapevolmente attivati ritiene di non averne più bisogno.
La riflessione su cui tuttavia credo di dovermi soffermare è l’inutilità del concetto di “vero”.

Alcuni di noi sono stati educati a immaginare il reale come un contesto nel quale operano forze banalmente chiamate “bene” e ”male”, e nel quale non è lecito prescindere dall’attributo della verità: non si può esprimere un giudizio se prima non si attesta la veridicità di un fatto, di un’informazione o di un’affermazione, né si può moralmente e intellettualmente equiparare ciò che è vero con ciò che è falso. Purtroppo, questi principi sono suggestioni romantiche.

Perché una volta ammaestrata e condizionata, la gran massa degli uomini vuole solo continuare a credere. O almeno preferisce attendere nuove istruzioni piuttosto che dover affrontare l’orrenda eventualità di scegliere e decidere autonomamente – ciò che si chiama libertà. Gli schiavi sono atterriti dall’idea di non avere più un padrone che dia un senso alle loro esistenze e alle loro morti.

Così, nonostante su sieri, mascretine e chiusure il buon senso prima, e poi i dati empirici, le evidenze scientifiche, e spesso perfino gli stessi artefici della propaganda proclamino sempre più la delirante falsità criminale di tutto quanto, per gli indottrinati ormai è troppo tardi. Se domattina scendesse Dio in terra ad affermare, con voce tonante e proveniente da ogni luogo, che sono stati traditi, presi in giro, e usati come carne da cannone per lotte di potere di cui sanno poco e capiscono ancora meno, dopo essersi guardati tra loro continuerebbero a indossare le mascretine e a sfregarsi le mani con il gel, simili a tante mosche che si sfregano le zampette. E delle mosche d’altronde hanno la numerosità, l’autoconsapevolezza, e il destino di nascere nella merda, vivere nella merda, e di merda nutrirsi.

Per certi versi, forse ci illudiamo di essere diversi da loro. Anche noi, dopotutto, ci ostiniamo a credere in determinate idee: che esista un bene e un male, che vero e falso non siano intercambiabili, che la libertà non sia contrattabile, e che si debba fare di tutto affinché la giustizia prevalga. Ciò non toglie, però, che abbiamo ragione noi.

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  • Alessandro Colla
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    Sì, ma a che serve avere ragione se “l’ufficialità” ci dà torto e possiede armi che noi non abbiamo?

    • Maurizio Luigi Giuseppe Pontedera
      Rispondi

      Anche se avere ragione non serve a nulla sono comunque orgoglioso di non avere ceduto alla campagna vaccinale (per fortuna, essendo pensionato, non sono stato sottoposto ai ricatti del governo) e di non appartenere alla massa di pecore ipnotizzate. Forse non riuscirò a vedere un cambiamento significativo in questo mondo marcio ma sono sicuro che i miei figli e i miei nipoti prima o poi vivranno in un mondo migliore.

      • Alessandro Colla
        Rispondi

        Il legittimo orgoglio di non appartenere al gregge ipnotizzato riscuote tutta la mia massima ammirazione, se non altro perché appartengo alla stessa componente di chi non ha ceduto. Non avendo ancora raggiunto i requisiti previdenziali per ottenere il vitalizio, sono stato economicamente penalizzato ma i ricatti del governo sono rivolti anche ai pensionati dal momento che la stragrande maggioranza di loro ha già superato il cinquantesimo anno d’età. Bisognerà resistere, in merito, anche a un’eventuale illegittima pretesa dell’Agenzia delle Entrate. Quanto al mondo migliore dei nostri figli e nipoti, nutro seri dubbi. Benché sessantatreenne, ho figli ancora sotto i tredici anni. Qualora il mondo dovesse riuscire a migliorare, loro nel frattempo potrebbero essere diventati anziani; non riesco ad avere lo stesso ottimismo.

        • Maurizio Luigi Giuseppe Pontedera
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          Io,invece, di anni ne ho 76 e, nonostante tanti miei coetanei mi consigliano di fregarmene di tutto e vivere sereno gli ultimi anni, continuo a combattere verbalmente contro gli idioti su cui fa leva la dittatura. Anche se sono un pessimista, per evitare la depressione mi abbandono a un briciolo di speranza.

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