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28 Responses

  1. Mauro Gargaglione
    Mauro Gargaglione at | | Reply

    Aspettavo con ansia la pubblicazione di questo intervento.
    Il solito outstanding Birindelli. Non ci sono parole per lodare la logica e l’intelligenza di quest’uomo.
    Grazie Giovanni.

  2. Albert Nextein
    Albert Nextein at | | Reply

    Ma Birindelli le paga le tasse? O attua una qualche protesta?
    Scrive bene, ma come razzola?

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Non che la riguardi, ma io razzolo in un modo tale da essere ritenuto “immorale” e impresentabile dalla gran parte dei collettivisti che mi circondano e tale da spingere alcuni di essi a cacciarmi dalle cene a cui essi stessi mi avevano invitato. E questo a me basta.

      1. Albert Nextein
        Albert Nextein at | | Reply

        Grazie.
        Non mi riguarda, è vero.
        Ma ora mi sento meno solo.

  3. Mauro Gargaglione
    Mauro Gargaglione at | | Reply

    E soprattutto, caro Giovanni, “memento evadere semper” !!!

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Grazie Mauro. Concordo. Fra le varie strategie di resistenza, l’evasione fiscale è una di quelle legittime. La mia posizione sull’argomento la ho espressa in un precedente articolo http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2012/04/24/evasione-fiscale-progressivita-e-stato-minimo-parte-prima/

  4. eridanio
    eridanio at | | Reply

    Grande Giovanni Birindelli,
    e complimenti agli organizzatori
    Interlibertarians cresce sano e forte

  5. Roberto F
    Roberto F at | | Reply

    “In una democrazia, infatti, le regole, le Leggi, non le fa la maggioranza, ma, come le regole della lingua italiana, queste esistono indipendentemente dalla volontà di qualunque maggioranza”.

    Non sono troppo convinto di questo, chi ha il potere di legiferare usa i decreti o modifica le leggi, non è una critica è un mio dubbio.

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Se fosse una critica, sarebbe la benvenuta. Maggiori sono le critiche e meglio è. Lei dice: “chi ha il potere di legiferare usa i decreti o modifica le leggi”. Questo vale per la “legge” fiat (il provvedimento particolare), non per la Legge (la regola generale di comportamento individuale, cioè il principio). Attraverso la “legiferazione”, cioè l’approvazione di provvedimenti particolari, un’autorità può rendere legale qualunque crimine (pensiamo allo stupro): basta un tratto di penna. La legalità è il rispetto di questo ordine dell’autorità: una persona che partecipasse a uno stupro in questo caso agirebbe in modo legale. La legittimità, viceversa, è il rispetto di una regola generale di comportamento individuale che deve necessariamente valere per tutti allo stesso modo. In questo esempio quella persona starebbe agendo in modo legittimo? A meno che non si sia capaci di sostenere in modo coerente che lo stupro è una regola di giusta condotta individuale valida per tutti allo stesso modo e non incontraddizione con le altre regole di condotta individuale ritenute essere giuste, la risposta è “no”. Ma se la risposta è “no” (cioè se è vero che un’autorità, anche se ha il potere di rendere lo stupro legale non ha quello di renderlo legittimo) allora vuol dire che la regola in base alla quale non si deve struprare una persona è indipendente dalla decisione dell’autorità. In altri termini: dove la legge è la “legge” fiat, “legiferare” significa “fare la legge” (cioè prendere decisioni arbitrarie particolari). Dove la legge invece è la Legge (il principio, la regola generale di comportamento individuale, che in quanto ordine spontaneo non è stata decisa da nessuno), “legiferare” vuol dire scoprire e custodire la Legge, la quale esiste indipendentemente dalla volontà di chi la deve scoprire e custodire come la declinazione del verbo “avere” esiste indipendentemente dalla volontà del linguista che deve scrivere un libro di grammatica.

  6. Giovanni
    Giovanni at | | Reply

    Salve,
    intervento davvero molto bello. Vorrei però fare un commento/domanda
    Cito:
    ”’Come le regole della lingua, quelle della Legge sono un ordine spontaneo. In particolare, esse sono il risultato di uno spontaneo processo evolutivo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo.”’

    C’é però una cosa che mi lascia perplesso: essendo il processo evolutivo continuo ne deriva di conseguenza che anche la Legge é in continua evoluzione. L’esistenza di un qualsivoglia organo che operi per il rispetto della stessa non é di per sé un freno all’evoluzione della Legge stessa? Lo stesso “principio di non aggressione” é probabilmente frutto di un processo evolutivo. E’ la sua difesa un opposizione alla sua “naturale” evoluzione?

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Grazie per il commento. La risposta, dal mio punto di vista, è “no” in quanto, in una società imperfettamente libera, coloro che devono imporre il rispetto della Legge sono separati da (e sottoposti a) coloro che, mediante una coerente attività di studio e di ricerca, la devono scoprire, custodire e difendere. Quindi se la Legge evolvesse, la sua evoluzione sarebbe colta da questi ultimi. Detto questo, credo che l’affermazione in base alla quale “la Legge è in continua evoluzione” sia vera nel senso che l’emergere continuo di “nuove” situazioni (pensiamo a internet) richieda l’applicazione a essi dei “vecchi” principi. Per quanto teoricamente possibile (come lo è il fatto che il futuro del verbo “avere” sia un giorno usato per riferirsi al passato), ritengo che la probabilità di un’evoluzione della Legge nel senso di una modifica dei principi (p. es. la trasformazione del furto in azione giusta e non in contraddizione con tutte le altre azioni ritenute giuste) sia tecnicamente impossibile.

      1. Giovanni
        Giovanni at | | Reply

        Grazie della risposta e vorrei farle un’altra domanda.
        L’esistenza di queste persone che hanno come compito scoprire, custodire e difendere la “Legge” non crea la possibilità della nascita di una elité? ( a maggior ragione che coloro che devono far rispettare la legge sono si separati ma sottoposti a questi ). Nel caso quale sarebbe il meccanismo interno al sistema atto ad impedire questa eventualità?

        1. Giovanni Birindelli
          Giovanni Birindelli at | | Reply

          A mio modo di vedere, ciò che deve essere impedito non è che i legislatori siano un’élite. Più i legislatori sono un’élite, meglio è: uno dei problemi del positivismo giuridico consiste proprio nel fatto che la “legge” fiat non richiede nessun’altra capacità oltre quella di saper spingere un pulsante, e spesso nemmeno quella (e quindi uno Scilipoti, un Bersani o un Monti qualunque vanno bene). Ciò che invece deve essere impedito è che il lavoro di queste élites dia loro dei gradi di libertà o la possibilità di esercitare una qualche arbitrarietà. E solo la Legge intesa come principio, e in particolare come ordine spontaneo, è in grado di fare questo.
          Mi spiego con un’analogia (in relazione alla quale è utile ricordare che, così come la Legge intesa come principio, anche lingua è un ordine spontaneo).
          Immaginiamo di scoprire per caso, a seguito di scavi archeologici, una lingua antica finora sconosciuta. Abbiamo davanti a noi due possibilità: a) affidiamo il lavoro a sei non-lingusti: p. es. Scilipoti, Santanché, Monti, Bersani, Casini, Renzi (che per semplicità chiamerò la “banda degli inetti”) ; b) affidiamo il lavoro ai sei linguisti ritenuti fra i migliori nel loro campo (che per semplicità chiamerò “il gruppo d’élite”). Con quale delle due scelte massimizzeremo le possibilità di scoprire quella lingua misteriosa? Col gruppo d’élite: e più quell’élite è tale e meglio è.
          Questo vuol dire che stiamo affidando a quest’élite un potere arbitrario? Niente affatto: infatti non stiamo chiedendo a questo gruppo di linguisti di inventarsi di sana pianta una lingua, ma di scoprire, mettendone insieme i pezzi e creando legami e relazioni fra di essi, una lingua che esiste già, indipendentemente da loro. Essi quindi non hanno gradi di libertà o spazi per l’arbitrarietà: il loro lavoro sarà corretto se (e nei limiti in cui) è attinente al materiale che hanno trovato e se (e nei limiti in cui) l’ordine da essi scoperto (la lingua) non presenta elementi di arbitrarietà.
          In una situazione di positivismo giuridico (cioè di “legge” fiat), invece, i “legislatori” possono essere degli inetti qualunque e il loro lavoro implica un potere totalmente arbitrario: essi possono creare (e hanno creato) situazioni in cui l’appropriazione indebita o la contraffazione, tanto per fare un esempio, sono permesse in alcuni casi (banche commerciali e banche centrali rispettivamente) e non in altri: non essendo il loro lavoro vincolato da princìpi, cioè da regole di comportamento che devono essere valide per tutti allo stesso modo, il loro potere arbitrario è illimitato. Mentre è proprio questa caratteristica dei principi di dover valere per tutti allo stesso modo che vincola (e toglie potere arbitrario a) coloro che devono scoprire, custodire e difendere la Legge: se essi volessero creare inflazione monetaria attraverso la manipolazione monetaria e del credito essi 1) sarebbero obbligati a permettere a tutti l’appropriazione indebita e la contraffazione e 2) dovrebbero dimostrare che l’appropriazione indebita e la contraffazione sono comportamenti che non sono in contraddizione, su un piano astratto, con altri comportamenti ritenuti giusti, il che è impossibile.
          In conclusione, e mi scuso per la lunghezza della risposta: ciò che dobbiamo impedire non è che i legislatori siano un’élite, ma che il loro lavoro sia arbitrario.

          1. Giovanni Birindelli
            Giovanni Birindelli at |

            PS. Nell’esempio della lingua scoperta a seguito di scavi archeologici il problema che i due gruppi devono risolvere è naturalmente quello del decifrarla.

          2. Giovanni
            Giovanni at |

            Sono solo in parte d’accordo.
            Se scoprissimo una nuova lingua morta senza dubbio anche io vorrei che a studiarla siano degli esperti non certo dei pinco pallini qualunque presi per strada.
            Chi mi assicura che il loro studio sia fatto bene? deve esserci un fortissimo legame di fiducia tra costoro, che interpretano/studiano, e la popolazione, tanto di più che nel caso della “Legge” quello che loro scoprono sarà applicata a tutti.
            Mi si può obbiettare che quello che loro studiano ed interpretano deriva dalla popolazione stessa e non e’ propriamente applicato in quanto, se ho capito bene, l’applicazione diviene una pura formalità in quanto “mettere nero su bianco” una consuetudine già ampiamente accettata.
            La cosa non mi convince fino in fondo.
            A differenza di una nuova lingua il cui studio non é ambiguo, la “Legge” in quanto espressione di una consuetudine popolare é fortemente sfaccettata all’interno della società stessa.
            Prendiamo per esempio il “non uccidere”. Generalmente é accettato da tutti ma ci sono una quantità enorme di sfumature. Come comportarsi con chi commette crimini indicibili? Senza entrare nel dettaglio immagino ci siano tantissime idee anche se rimane un nocciolo duro di fondo.
            Come gli studiosi e gli interpreti della “Legge” arrivano a codificarla? solo il nocciolo duro?
            Inoltre altra cosa che non mi convince fino in fondo é il fatto che “la regola vale per tutti” sia un forte disincentivo. Generalmente é vero ma ci sono tanti casi in cui non é così.
            Mi scuso se mi sono dilungato e se sono stato un pó confusionario, spero di essermi riuscito a spiegare decentemente.

          3. Giovanni Birindelli
            Giovanni Birindelli at |

            Grazie della risposta. Lei scrive: “A differenza di una nuova lingua il cui studio non é ambiguo, la “Legge” in quanto espressione di una consuetudine popolare é fortemente sfaccettata all’interno della società stessa”. Sul fatto che, in alcuni casi, scoprire la Legge sia un compito difficilissimo (a volte perfino impossibile) a causa della complessità di quest’ultima, sono perfettamente d’accordo con lei. Proprio per questo i legislatori devono essere un’élite e non un Monti, una Finocchiaro, uno Scilipoti o un Grillo qualsiasi. Tuttavia, in primo luogo, questi casi non sono quelli che stanno alla base della tracotanza delle odierne “democrazie” totalitarie: dalla progressività fiscale al welfare state, dalla manipolazione monetaria e del credito all’interventismo economico. In secondo luogo, la Legge, in quanto ordine spontaneo, non è “espressione di una consuetudine popolare” ma di un processo evolutivo di selezione di usi e convenzioni di successo. Non si tratta di spaccare un capello in quattro: se la Legge fosse espressione di una consuetudine, l’esistenza di una consuetudine (poniamo, oggi, la stampa di moneta delle banche centrali, il welfare state, il fatto che lo stato finanzi il teatro) sarebbe di per se sufficiente per costiture la Legge. Invece la Legge è il risultato di quel processo evolutivo che, in un tempo lunghissimo, ha spontaneamente selezionato quelle regole generali di comportamento individuale la cui osservazione consentiva per esempio di ridurre la conflittualità all’interno della società. Dove la Legge è il provvedimento particolare, la complessità della Legge (le sfaccettature a cui si riferisce lei) viene risolta negandola. Dove invece la Legge è il principio generale, non c’è nessuna garanzia che questa complessità venga sempre capita ma c’è la garanzia che: 1) non negando il problema ed essendo attrezzati per affrontarlo, si sia nella posizione migliore per risolverlo, e 2) che nei molti casi in cui non c’è questa complessità (quelli che come ho detto prima stanno alla base del totalitarismo moderno: chiamiamoli i “casi semplici”), la Legge possa essere difesa immediatamente, senza nessuna incertezza o esitazione, in quanto è chiara e lampante. Basti pensare alla riserva frazionaria: se si è d’accordo che l’appropriazione indebita sia una violazione della Legge, allora lo è anche la riserva frazionaria. Se si è d’accordo che la contraffazione sia un crimine, allora lo è anche la stampa di moneta. Se si è d’accordo che le leggi razziali costituiscano una violazione dell’uguaglianza davanti alla Legge, allora, necessariamente, lo è anche la progressività fiscale. E così via. E qui vengo all’altro punto che lei solleva (“Chi mi assicura che il loro studio sia fatto bene? deve esserci un fortissimo legame di fiducia tra costoro, che interpretano/studiano, e la popolazione”). Nel positivismo giuridico (quella che ho chiamato “legge” fiat) lei ha la certezza assoluta che il lavoro sia fatto male anche nei casi più semplici (si vedano di nuovo i casi citati) in quanto la “legge” è un provvedimento particolare (strumento di potere) e non c’è alcuna esigenza di coerenza con una regola generale di comportamento individuale che deve valere per tutti allo stesso modo. Nel caso della Legge, invece, è proprio questa esigenza di coerenza con una regola generale di comportamento individuale che a) le assicura che nei “casi semplici” il lavoro sia fatto bene (se è illegittima la contraffazione allora è illegittima anche la stampa di moneta ecc.) e b) che aiuta chi deve scoprire la Legge nei casi difficili a fare un buon lavoro. Lo stesso identico discorso vale per coloro che devono decifrare una lingua: se un certo simbolo significa una cosa in un caso e quella opposta nel caso opposto, allora vuol dire che probabilmente c’è qualche problema. Non è quindi un problema di fiducia, è un problema di coerenza.

  7. FrancescoL
    FrancescoL at | | Reply

    Bellissimo intervento, fino a quando la democrazia sarà la dittatura della maggioranza sulla minoranza sarò anti-democratico.

  8. Mauro Gargaglione
    Mauro Gargaglione at | | Reply

    Comunque, Giovanni, hai sollevato un punto di straordinaria attualità che ci tocca molto da vicino. Provo a riassumerlo così.

    Se io non taglio la gola ad uno che si è infilato fulmineamente nel posteggio che puntavo da dieci minuti, non è perchè ho paura di beccarmi trent’anni di galera. Rischio trent’anni di galera perchè la comunità in cui vivo, me compreso, “sente” che sgozzare il prossimo è un atto criminale. Così criminale, che non sono previste attenuanti.

    Ti vengono in mente culture in cui sgozzare il prossimo è perfettamente lecito e codificato dalla morale e dalla legge? Oppure ammazzare di botte la figlia perchè indossa un paio di jeans? Certo che sì!

    Questa riflessione mi mette un po’ in imbarazzo, nel senso che i diritti naturali a cui pensi nelle tue analisi, esistono solo per chi è d’accordo volontariamente a considerararli al di sopra di tutto.

    Per chi è lontano da questa cultura, sono semplicemente una filosofia o anche una religione come un’altra. Anzi, la religione degli Infedeli da purificare col ferro e col fuoco.

    Non prevedo, ahinoi, un futuro prossimo nel quale la sparuta minoranza “giusnaturalista” possa vivere tranquilla nella sua comunità. Scannare per non essere scannati? Un futuro funereo ma, temo, realistico.

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Grazie Mauro. Attenzione a non confondere la Legge intesa come ordine naturale (il giusnaturalismo) e la Legge intesa come ordine spontaneo. Dal mio punto di vista, la critica che fai tu per certi versi può essere fatta al giusnaturalismo, ma non alla Legge intesa come ordine spontaneo.

      Un ordine naturale è uno che non dipende né dall’azione dell’uomo né dal suo disegno naturale (per esempio la forza di gravità).

      Un ordine razionale è uno che dipende sia dall’azione dell’uomo che dal suo disegno (per esempio un concerto di musica classica)

      Un ordine spontaneo è uno che dipende dall’azione dell’uomo ma non dal suo disegno (per esempio una lingua, che senza l’uomo non ci sarebbe ma che non è stata “progettata a tavolino” da nessuno).

      Come la Legge intesa come ordine spontaneo, la Legge intesa come ordine naturale (il giusnaturalismo) è compatibile con un sistema politico in cui è l’autorità a derivare dalla Legge e non viceversa (sistema elicentrico in figura o, come lo chiamo io, “nomocentrico”). Questo punto che queste due idee di Legge hanno in comune induce spesso a confonderle l’una con l’altra ma esse sono diverse appunto perché una è un ordine spontaneo e l’altra è un ordine naturale.

      Come dicevo, questa differenza secondo me acquista particolare rilevanza nel caso della tua critica, che secondo me è rilevante nel caso della Legge intesa come ordina naturale ma non in quella della Legge intesa come ordine spontaneo. Infatti la Legge naturale (il “diritto naturale”) è necessariamente arbitraria in quanto il concetto stesso di cosa è “naturale”, nel campo delle scienze sociali, lo è. Come dice Antiseri, «il concetto di ‘natura’ – e quindi di ‘natura umana’ – assume il suo significato all’interno di prospettive teoriche (filosofiche e religiose) differenti, e magari contrastanti […]. In altri termini: nulla vi è di più culturale della ‘natura’. […] ‘Per Kant […] era naturale la libertà; ma per Aristotele era naturale la schiavitù. Per Locke era naturale la proprietà individuale, ma per tutti gli utopisti socialisti […] l’istituto più conforme alla natura dell’uomo era la comunione dei beni’».

      La Legge intesa come ordine spontaneo, invece, non è esposta a questa critica. Per capirlo, conviene pensare a un ordine spontaneo con cui siamo più familiari: la lingua appunto. La declinazione del verbo avere non è arbitraria, non dipende dalle opinioni individuali. La prima persona singolare del futuro semplice del verbo avere è “avrò” e se qualcuno dice “avretti” al suo posto possiamo dire con certezza che sbaglia.

    2. Fabio
      Fabio at | | Reply

      il problema è nell’essere costretti ad usare la strada pubblica, che ti costringe ad aspettare 10 minuti per il parcheggio e poi ti abbandona quando due utenti (non clienti) hanno un attrito.
      la strada dovrebbe essere privata e qui si aprirebbe l’arcobaleno di soluzioni dei privati in concorrenza:
      -la stada cara ma con tanti parcheggi (pochi se la possono permettere) ma ,forse, frequentata da parecchie donne perché si sentono al sicuro, perché ci possono trovare uomini ricchi da sposare, ecc..
      -la strada senza pedaggio ma con parcheggi solo nei silos (ne ho visti di fantastici ipertecnologici nel mio recente viaggio in giappone)
      -le strade coi parcheggi gratuiti presso i silos sopra i centri commerciali
      -eccetera, per tutte le soluzioni che a qualcuno possa venire i mente di offrire: se trova clienti vuol dire che va bene così.

      sempre che usare la propria auto sia ancora una scelta, perché oggi siamo costretti dalle politiche pro Fiat, visto che l’economia si regge sull’industria del mattone e dell’auto. Un domani che chiunque potrà dare un passaggio remunerato a chiunque altro senza scontrino né tasse.le auto ferme parcheggiate saranno drammaticamente meno e quelle in circolazione lo saranno di continuo e sempre con qualcuno a bordo.
      Non solo,essendoci anche libertà di lavorare, lo potrai fare vicino casa senza bisogno dell’auto, mentre oggi è tutto studiato per avere quartieri dormitorio lontani dai quartieri degli affari e scarsi collegamenti pubblici tra questi (la metro è studiata solo per collegare dormitori a ministeri).

      come vedi basta anche solo cominciare a far funzionare la mente per scoprire l’enorme potenzialità di quello che potresti fare coi TUOI soldi, rischiando di tasca tua.
      Oggi di chiacchiere se ne fanno tante, ma tutti cercano il culo altrui, il contributo pubblico, il finanziamento statale, il fondo europeo.
      Nel Libero Mercato in Libera Concorrenza, TU lavorerai a fare la TUA offerta (parcheggio,istruzione,trasporto,rifiuti,energia,ecc..) e se non riesci ad avere successo TU ci rimetti, ma in caso contrario TU diventerai ricco e NESSUNO potrà, in nome della fantomatica democrazia, venirti a togliere l’80% di quanto hai in tasca per mantenere la mafia statale pubblica collettiva.

  9. Albert1
    Albert1 at | | Reply

    L’autore, al quale vanno i miei complimenti, cosa pensa delle professioni regolamentate? In un “sistema” come quello da lui tratteggiato, la Legge imporrebbe comunque requisiti per accedere a determinate professioni, o più semplicemente il professionista che ammazzasse un cliente pagherebbe per l’omicidio esattamente come il pirata della strada? Io sono contario a qualunque regolamentazione, pur essendo ben consapevole del rischio di trovare una capra a maneggiare il bisturi, rischio che peraltro non ritengo scongiurato da alcuna legge. Ritengo, inoltre, che non ci si possa dire libertari e allo stesso tempo contemplare la regolamentazione, anche minima, di qualsivoglia professione.

    1. Giovanni Birindelli
      Giovanni Birindelli at | | Reply

      Grazie del commento. Dove c’è la sovranità della Legge intesa come regola generale di comportamento individuale, l’unica “regolamentazione” di qualunque professione sarebbe la Legge così intesa. In altre parole, dove c’è anche la minima regolamentazione delle professioni (per esempio dove per curare una persona è richiesta la laurea in medicina, l’autorizzazione dell’autorità ecc.) non c’è sovranità della Legge. Il mercato lasciato a se stesso selezona sempre i più capaci: quella è la sua natura. La natura dello stato, invece, è cristallizzare, impedire, soffocare, ostacolare l’esercizio di ogni professione, l’innovazione e la sperimentazione. Riesce a fare questo suo lavoro con successo perché asseconda le paure e le insicurezze delle persone.

      1. Albert1
        Albert1 at | | Reply

        Grazie della risposta.

  10. E.F.
    E.F. at | | Reply

    Non ci sono parole per descrivere questo intervento, se non STUPENDO…. un capolavoro di argomentazione!

  11. Christian
    Christian at | | Reply

    @Albert1

    Anche oggi ci sono tanti incapaci in tutte le professioni e non mi sembra che i regolamenti e/o gli ordini li abbiano eliminati.
    Ammettendo che non sia in carcere, lei si farebbe operare da un chirurgo con il 90% di successo perché non è medico (semplifico molto)?
    Gli ordini diventerebbero delle associazioni (con più di una per professione ed in concorrenza tra loro) le quali avrebbero convenienza ad avere membri bravi e rispettati, ma per per poter avere queste eccellenze tali associazioni dovrebbero garantire il più possibile la professionalità di queste persone nei confronti del mercato/clienti.
    Come sopra, se uno vuole farsi cavare i danti da una persona che non è odontoiatra (e ce ne sono tanti di casi) lo faccia; magari è anche bravo, ed acquisterò clientela a discapito di chi ci ha messo 9 anni di studio (compresa specializzazione) per poter cavare i danti. Dubito però che se lo stesso tizio (per semplicità diremo “dentista abusivo”) si mettesse a fare impianti durerebbe molto.

  12. peripiupigri
    peripiupigri at | | Reply

    “DEMOCRAZIA” E LEGGE SONO INCOMPATIBILI

  13. riccardo
    riccardo at | | Reply

    come diceva il grande frederic bastiat, non e’ perche’ gli uomini hanno emanato delle leggi che la personalita’, la liberta’ e la proprieta’ esistono. al contrario,e’ perche’ la personalita’,la liberta’ e la personalita’ preesistono che gli uomini fanno le leggi.
    che cos’e’ dunque la legge? e’ l’organizzazione collettiva del diritto individuale di legittima difesa.
    questo a me pare il senso della legge e dei diritti-doveri dell’uomo, e credo che questo valga in ogni luogo e in ogni tempo,praticamente valori universali da conservare e tramandare a tutte le generazioni a venire.

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