In Primo Piano, Varie

di Luigi Cortinovis

Anche la sinistra ha sdoganato il voto di scambio. Ecco l’annuncio sul quale nessun benpensante s’è stracciato le vesti, anzi, clap clap, viva i bagnini che puntano al quorum del referendum: “Prima a votare e poi gratis al mare, è lo slogan lanciato da una ventina di stabilimenti della Versilia, tra Viareggio, Lido di Camaiore, Marina di Massa, ma si è aggiunta anche Pisa, e il numero sembra aumentare di ora in ora. Se l’anatema contro i referendum, fin dai tempi di Craxi, è da sempre stato l’invito ad andare al mare, in Versilia ribaltano il concetto invitando tutti quelli che hanno votato a godersi un’intera di una giornata di ombrellone gratis”.

Il “Fattoquotidiano” ha sbattuto in prima pagina web la notizia ed ha plaudito all’iniziativa.

“Non ci interessa minimamente sapere se si è votato SI o NO – racconta Laura Botarelli titolare del bagno Il Cavallone, uno dei bagni che hanno lanciato l’iniziativa – quello che ci importa è che la gente partecipi a questo strumento di volontà popolare. Se grazie al nostro invito stimoleremo anche una sola persona in più a entrare nei seggi, allora avremo raggiunto il nostro scopo”.

Che differenza c’è con chi, a Napoli ad esempio, si muove per far votare il notabile di turno e magari paga pure l’elettore? Nessuna, solo che qui il conquibus è uno sdraio con annesso ombrellone, anziché quel volgare bigliettone da 50 euro!

Trovo molto più onesto, a questo punto, il signor Giovanni Maria Vaserga, nato a Rioveggio (BO) il 16.03.1979 che sul sito “vendoilmiovoto.it” ha scritto: “Ti servono dei voti e sei disposto a pagare? Approfitta di questa opportunità: il mio voto in cambio dei tuoi soldi! Nessuna truffa, nessun inganno, l’offerta più generosa riceverà in cambio il mio voto. Un semplicissimo scambio di favori”. Encomiabile!

Su giornalettismo.com del 24 marzo 2010 lessi: “Una vera e propria compravendita del voto con tanto di tariffario e “pacchetti” in offerta: 1.000 voti per 20.000 euro. De Luca accusa la destra: “A Scampia ti danno 25 euro subito e 25 a saldo dopo il voto”. La Digos e la Procura antimafia hanno subito aperto un’indagine”.

Un’indagine sugli imprenditori balneari no? In fondo scambiano un servizio gratuito con un voto al referendum, no?

Vorrei concludere, citando un articolo di Alberto Mingardi pubblicato su “Libero” di molti anni fa. Il titolo del pezzo era: “Pagatemi per votare”. Ve lo ripropongo per intero.

“Piaccia o non piaccia, l’astensionismo è una costante delle società avanzate. Sempre più persone decidono di disertare le urne e, se permettette, con ottime ragioni.

Purtroppo la nostra realtà è caratterizzata da vizi neanche ideologici, culturali, che ci spingono ad abbracciare alcune bizzarre teorie. Per esempio, siamo convinti che l’etica abbia in qualche modo a che fare con il sacrificio personale. Chi si “sacrifica” (o, più spesso, dice di farlo) è generalmente visto come un esempio per la comunità, quasi che il destino voglia saggiarci quotidianamente o che il Signore non desideri che i suoi figli vivano felici. Quest’atteggiamento “passa” nella vita di ogni giorno andando ad alimentare tutta una serie di luoghi comuni. Il più abusato è che chi fa qualcosa senza riceverne nulla in cambio, sia degno d’ammirazione e riverenza.

Come può constatare qualsiasi bambino di terza elementare, è un’idea piuttosto stupida: se ammazzare il mio vicino di casa non mi dà nessun vantaggio, e lo faccio “gratis”, sono un pazzo non un brav’uomo. Eppoi è sostanzialmente un punto di vista antiumano: quel che ci distingue dalle bestie, infatti, è che siamo “animali razionali”. Si badi, non in relazione ai “fini” (soggettivi, opinabili, irrazionali sovente), ma per quel che riguarda i mezzi: l’uomo cerca puntualmente la strada più breve per conseguire quanto si propone.

Non è soltanto una nostra dote, siamo costretti alla razionalità. Per un sacco di buoni motivi, le risorse (il tempo, soprattutto) sono “scarse”, abbiamo informazioni molto limitate su ciò che ci circonda, per stare al mondo dobbiamo continuamente scegliere. Non si scappa, ogni azione implica una scelta, e il meccanismo che ci porta a decidere è la nostra capacità di fare un ragionamento in termini di costi e benefici. Mettiamo sul piatto gli uni e gli altri, e vediamo, per farla breve, “cosa ci conviene”.

Lo stesso succede quando scegliamo di andare a votare o no. Faccio il mio caso: vivo fuori paese, il che non significa che pascoli assieme alla capre, ma poco ci manca. Vuol dire che, per recarmi al seggio, dovrei vestirmi di tutto punto, uscire di casa e prendere la macchina. Ognuna di queste azioni porta con sé una serie di “rischi” possibili, in cui posso incappare. Potrei spruzzarmi il profumo (guai uscire in disordine) negli occhi e perdere l’uso della vista – ma è poco probabile. Potrei cadere facendo le scale per arrivare al garage e fratturarmi l’osso del collo – ma è poco probabile. Potrei fare un incidente stradale e, questo è decisamente più probabile. Basta un attimo, una distrazione, penso a come si chiama il candidato al Senato del mio collegio e zac sbaglio una curva ed è andata.

Facciamo finta che sia, fortunosamente, arrivato al seggio. Lì mi tocca entrare in una scuola elementare fatiscente, e mi prende il magone. Aggiungete che devo fare la coda (m’incazzo) e poi ancora tornare a casa. Lo ammetto: non è esattamente un’avventura alla Indiana Jones. Ma resta un costo, anche notevole: perché magari non mi piace guidare, perché corro dei rischi, soprattutto perché stando in fila mi deprimo, tanto basta per rovinarmi una giornata.

Guardiamo l’altro piatto sulla bilancia, i benefici. Che cosa mi viene in tasca dall’essere andato a votare? Assolutamente nulla: non stiamo parlando dell’elezione di un sindaco in un paese di mille abitanti, qui il mio singolo voto non sposta una virgola. Il fatto che vinca Tizio o Caio significa solo che (con le tasse che pago) mi toccherà mantenerne uno dei due – prospettiva mica tanto esaltante. E di fatto, votando, va a finire che butto via mezz’ora della mia vita. L’avrei potuta usare in modi più piacevoli, più soddisfacenti, remunerativi.

Il discorso potrà sembrarvi disdicevole, immorale, ma spiega bene il motivo per cui molti s’astengono. Non ci sono incentivi per fare altrimenti. Praticamente andare a votare è una scelta masochistica, o almeno così dice l’economista Heckelman (Università del Maryland) in un articolo del 1995 uscito su “Public Choice”. Il professor Heckelman argomenta che l’astensionismo è una conseguenza, più o meno diretta, dello scrutinio segreto. Mi spiego: col voto palese, è molto facile, per i partiti, sapere chi li ha votati e come ricompensarli. Nasce così una sorta di “mercato dei voti”: tu fai la x sul mio nome, io ti do questo quello e quell’altro.

Che orrore che vergogna, diranno i benpensanti. Peccato che sia un meccanismo molto più onesto di quello cui siamo sottoposti noi. Anche oggi, c’è gente che va a votare e le viene in tasca qualcosa. Ci sono personaggi che “spostano voti” e ne ottengono un certo vantaggio, al Meridione e non solo. Costoro non faranno mai parte del popolo degli astenuti, perché i “costi” che rappresenta l’andare a votare, sono ampiamente bilanciati dal beneficio che si ottiene con la vittoria del proprio “santo in paradiso”.

Intendiamoci: se, per una crocetta tracciata su un dato nome (un atto di per sé ridicolo, e senza alcun significato ideologico), mi garantissero uno stipendio da due milioni al mese, mi fionderei al seggio anch’io. Non solo, farei di tutto per convertire i miei amici, parenti, vicini di casa. Il problema è che non è così, e se nessuno parla più di “voto di scambio”, tuttavia il voto di scambio ancora esiste e fa la differenza fra gli elettori ligi al diritto/dovere e quelli che, piuttosto che ridursi complici della classe politica, “vanno al mare”.

Be’, mi sono stufato. E come quei pazzi che in America hanno messo all’asta il loro voto, faccio lo stesso anch’io.

Cari berluscones, per barrare la casella della “Casa delle libertà”, m’accontento del rimborso spese nudo e crudo. Se Bertinotti mi vuole, io, ultraliberista, sono a sua disposizione per la modica cifra di un milione di lire. Quanto all’Ulivo… Mastella, telefonami”.

Non fa una piega, proprio come nel caso dei bagnini versiliesi!

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