In Anti & Politica, Libertarismo

DI MATTEO CORSINI

“La speculazione, pur necessaria come riconosceva lo stesso Max Weber, deve tuttavia essere disciplinata da regole precise ed efficaci per evitare le devastazioni. Qui sta la differenza tra il pubblico, indirizzato al bene comune, e il privato, ispirato solo alla ricerca del profitto di pochi… Sono dunque solo le norme che possono rendere razionali i comportamenti e le pulsioni umane rendendole così prevedibili, mentre le sregolate scelte dei mercati, dettate esclusivamente dalla passione del guadagno monetario, non possono essere un modello interpretativo di una vita collettiva, ispirata a quei principi di equità e di eguaglianza che le democrazie occidentali hanno ereditato dal secolo dei Lumi.” (G. Rossi)

Qualcuno potrebbe ipotizzare che abbia tratto queste parole di Guido Rossi da Micromega o testate del genere, ma si sbaglierebbe. Sono parte di un editoriale pubblicato sul Sole 24 Ore di domenica scorsa.

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Rossi è considerato da molti un valente giurista e un fine intellettuale.

Eppure, la prima parte che ho citato, nella quale Rossi distingue tra “il pubblico, indirizzato al bene comune, e il privato, ispirato solo alla ricerca del profitto di pochi”, è espressione di un ragionamento talmente dozzinale che, a mio parere, lo pone sullo stesso livello di certi professori frustrati e nostalgici del Sessantotto, di esponenti dei centri sociali e, ahimè, di certi preti convinti che Gesù fosse comunista.

Quanto il pubblico sia indirizzato al bene comune lo si può constatare ogni giorno osservando i comportamenti medi di politici e burocrati di ogni livello, non solo in Italia. Il ragionamento presuppone, poi, che la ricerca del profitto sia “il male”, ed è evidentemente basato sul concetto fallace per il quale la torta della ricchezza è un dato immutabile (senza, peraltro, spiegare in modo convincente da dove venga questa torta), per cui più un soggetto ne prende, più lo fa a scapito degli altri. Non viene inoltre preso in considerazione il fatto che in un contesto di autentico libero mercato le transazioni sono volontarie, e il fatto stesso che vengano concluse significa che entrambe le parti ritengono che sia per loro preferibile fare quelle operazioni piuttosto che non farle.

Si può certamente discutere se quello di cui si parla sia un mercato autenticamente libero. Di fatto non lo è, per via dell’intervento degli Stati e delle autorità da questi istituite, non certo allo scopo di meglio tutelare il rispetto dei diritti di proprietà. Ma non credo sia corretto attribuire alla ricerca del profitto mediante transazioni volontarie tipiche di un libero mercato gli effetti negativi che sono impliciti nel ragionamento di Rossi. Il quale, tra l’altro, non brilla certo per coerenza, a giudicare dalle laute parcelle che percepisce da decenni.

E’ la seconda parte della citazione, però, quella che mi pare più inquietante, essendo, di fatto, l’invocazione della dittatura della legge.

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Secondo Rossi bisogna imbrigliare le “sregolate scelte dei mercati, dettate esclusivamente dalla passione del guadagno monetario”, perché “non possono essere un modello interpretativo di una vita collettiva”. Ancora una volta il ragionamento, oltre che inquietante, è grossolanamente errato. Non esiste il mercato in quanto soggetto autonomo, né esiste la vita collettiva. Esistono solo gli individui, che interagiscono nel mercato e in una miriade di forme associative, nessuna delle quali ha una vita autonoma e distinta da quella degli individui che vi partecipano.

Rossi sembra, peraltro, esserne ben consapevole, dato che vorrebbe usare le norme per “rendere razionali i comportamenti e le pulsioni umane rendendole così prevedibili”. Avere la pretesa di stabilire cosa è razionale per tutti gli individui e rendere prevedibili le “pulsioni umane” è degno dei più pericolosi (e sanguinari) dittatori. In nome della democrazia, dell’equità e dell’uguaglianza, Rossi vorrebbe rendere gli individui dei fantocci privi di un cervello proprio, propensi a obbedire alle norme dettate da un legislatore illuminato (penso che Rossi consideri se stesso tale). Magari al prossimo editoriale proporrà l’uso della ghigliottina per chi continuasse ad avere “comportamenti irrazionali”.

Questo signore parla di illuminismo e lo pubblicano sul Sole, ma scrive cose da buio pesto per la libertà individuale.

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Showing 4 comments
  • Stefano
    Rispondi

    Su Guido Rossi penso tutto il male possibile, e anche quello impossibile.
    Lo chiamano il miliardario rosso, è sempre stato schierato con la sinistra, ma ha sempre beccato un sacco di soldi.
    E’ appena evidente come eviti di applicare a se stesso la massima del Proudon “la proprietà privata è un furto”.
    A dire il vero nel caso specifico è in compagnia di tutti i rossi, o sedicenti tali, pieni di grana e con l’aria da radical-chic.
    Io lo trovo un personaggio falso e ipocrita, e ritengo che se c’è qualcosa o qualcuno a cui dare una bella regolata, ebbene, quello è proprio lui.
    M sovvengono un paio di cosette su di lui.
    Una relativa al collocamento in borsa delle azioni Saras S.p.A., collocamento effettuato a prezzi esagerati con contestuale sodomizzazione dei sottoscrittori, ed entrata di 700 milioni di neuri nelle casse della famiglia Moratti, la qule famiglia manco si è accorta di tali entrate (e chi di noi se ne accorgerebbe?).
    Non si capisce di chi sia la colpa di tale sopravvalutazione e chi se ne sia avvantaggiato. Quanti misteri!
    Senza contare che, a quanto mi risulta, le varie scatole cinesi che permettono di controllare varie società quotate in borsa, mi dicono essere opera dell’esimioprofessore di cui sopra.
    En passant mi ritorna in mente anche la faccenda del prelevamento di uno scudetto dalla Juve per donarlo a chi non sapeva vincere sul campo (giustificato da motivi etici ormai conclamatamente inesistenti).
    E di un cambio di regole finanziarie per le società di serie A, sempre a vantaggio della stessa squadra che, senza tale cambiamento, avrebbe dovuto ripanare la voragine o portare i libri contabili in tribunale.
    Il colpevole ditutte queste cose non si trova mai, in compenso nei paraggi c’è sempre Guido.
    Ovviamente è solo un caso.

    • Tondini
      Rispondi

      L’articoloè perfetto. A Guido Rossi dico : vorrei essere anch’io di sinistra come lei, ma non posso permettermelo. Non sono abbastanza ricco.
      Angelo Tondini -giornalista

  • Nereo Villa
    Rispondi

    Un applauso per l’autore dell’articolo. Anche il commento è ottimo…

  • sasà
    Rispondi

    Mises metteva in guardia dall’ipostatizzazione considerandola il peggiore nemico della vera conoscenza e della lucidità di pensiero, sottolineando che i collettivi esistono solo tramite azioni individuali. Qui il gran furbacchione Guido Rossi ci conferma che i timori di mises erano fondati.
    Il nostro prima ci illumina con una sua perla di rara saggezza sugli effetti devastanti della speculazione: “Qui sta la differenza tra il pubblico, indirizzato al bene comune, e il privato, ispirato solo alla ricerca del profitto di pochi”, una vera e propria apoteosi dell’ipostatizzazione che gli permette di continuare con un’altra chicca:”Sono dunque solo le norme che possono rendere razionali i comportamenti e le pulsioni umane rendendole così prevedibili”, frase assolutamente agghiacciante ma che invece suona quasi logica e ricca di buon senso.
    Spaventoso.

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