In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI GIAN PIERO DE BELLIS

La ripresa dei monopoli, almeno in Inghilterra, iniziò non nel settore industriale ma nel campo dei cosiddetti servizi pubblici (salute, istruzione, assistenza sociale, trasporti) e utilità pubbliche (gas, elettricità e, in epoca successiva, telefoni, radio e televisione). Essa sarà portata avanti per decenni a partire dalla fine del XIX secolo fino al momento in cui essi divennero tutti, in pratica, monopoli statali.

Il fatto strano che è stato volutamente ignorato dagli storici al servizio dello stato è che tali servizi e utilità, dietro l’impulso di individui e associazioni quali ad esempio società di mutuo soccorso, benefattori, attivisti sociali, o semplici imprenditori, non solo erano stati avviati e stavano funzionando abbastanza bene se si considera il livello tecnologico e le risorse disponibili a quell’epoca, ma stavano andando di bene in meglio. Il modo in cui erano organizzati e gestiti stava contribuendo a rendere ogni individuo sempre più in controllo della sua vita in quanto le persone partecipavano con le loro risorse alla formazione e al funzionamento di queste agenzie di servizio.

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La storia va brevemente riassunta. Nel 1877 vi erano in Inghilterra 2.7 milioni di associati a società di mutuo soccorso che fornivano servizi assistenziali. Nel 1897 gli associati erano diventati 4.8 milioni. Nel 1910 la cifra era passata a 6.6 milioni. Se includiamo i membri delle associazioni di assicurazione volontaria che non erano registrate, emerge che almeno 9 milioni di persone erano coperte da assistenza sociale (su una popolazione di 36 milioni di persone con 8 milioni di nuclei familiari) e il numero cresceva ogni anno, in media di oltre centomila associati. A quel punto, nel 1911, il governo “liberale” di Lloyd George introdusse, contro l’opposizione della classe lavoratrice, l’allora impopolare Legge sulla Assicurazione Nazionale che rendeva obbligatoria l’assicurazione per 12 milioni di persone. (si veda David G. Green, Reinventing Civil Society, IEA, 1993). È allora appropriato affermare che lo stato intervenne proprio quando le associazioni volontarie stavano raggiungendo lo stesso risultato che veniva imposto per legge dallo stato.

Lo stesso è avvenuto con l’istruzione e la sanità.

Durante il secolo XIX l’istruzione divenne uno dei punti focali di intervento da parte di molte persone, dai socialisti utopisti come Robet Owen a studiosi quali il Reverendo Richard Dawes e a molti attivisti sociali e filantropi. Scuole di ogni tipo, scuole delle dame della carità, scuole a pagamento, scuole quacchere, scuole anglicane, collegi per lavoratori, istituti meccanici e così via si svilupparono dappertutto in Inghilterra per soddisfare le richieste di una popolazione affamata di alfabetizzazione e di conoscenze. La prima indagine comprensiva sull’istruzione condotta nel 1818 mostrava che il 7% dell’intera popolazione frequentava una qualche forma di scuola. Dieci anni dopo una seconda indagine mostrava che il numero di coloro che frequentava un corso di studi era raddoppiato. Nel 1861 la Commissione Newcastle dopo aver fatto ricerche su quanti bambini ricevevano una educazione formale costatò che la cifra era, in Inghilterra, del 95,5%. Lo stesso può dirsi degli Stati Uniti dove, verso la metà del XIX secolo, l’alfabetizzazione negli stati del nord copriva il 90% della popolazione.

Anche in presenza di una tale tendenza verso l’istruzione volontaria universale lo stato ritenne necessario intervenire e monopolizzare il campo istituendo scuole statali finanziate attraverso la tassazione obbligatoria e introducendo diplomi certificati dallo stato come il solo documento valido per molti impieghi. Questo portò alla fine delle scuole a pagamento e di quelle gratuite sostenute attraverso la beneficenza; sopravvissero solo come scuole indipendenti le cosiddette “public schools” che sono le scuole della classe dirigente inglese. Tutti gli altri desiderosi di apprendere finirono per iscriversi in una scuola gestita dallo stato.

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Per quanto riguarda la dotazione di servizi sanitari, istituzioni religiose e caritatevoli avevano provveduto, nel corso della storia, alle persone povere in maniera volontaria, ricevendo da parte di ricchi benefattori donazioni da usare a fini di assistenza. Durante il secolo XVIII furono costruiti a Londra cinque nuovi ospedali attraverso il sostegno finanziario di alcune ricche famiglie (come i Buxton, i Barclay, i Cherrington, gli Hanbury) e con l’aiuto di piccoli sostenitori noti come “sottoscrittori delle cinque ghinee”. Altri ospedali furono fondati in maniera simile in altre città inglesi durante il XVIII secolo, ma nulla in confronto a quello che avvenne nel secolo successivo. Infatti, a Londra, durante il secolo XIX, furono costruiti trentasei ospedali (ce ne sono ora in tutto sessantaquattro) sostenuti attraverso pubbliche sottoscrizioni o attraverso donazioni di ricchi signori. (si veda James Bartholomew, The Welfare State we’re in, 2006).

Con riferimento all’assistenza medica fuori dell’ospedale, esisteva un sistema articolato in base alle decisioni e alle possibilità di pagamento degli individui. Alcuni pagavano un onorario al dottore in base al reddito (calcolato secondo il livello dell’affitto). Alcuni ricevevano assistenza gratuitamente con il sostegno delle organizzazioni caritatevoli. Alcuni erano coperti attraverso schemi di pre-pagamento che erano come una assicurazione, con una somma annuale pagata a rate mensili. In questo modo la professione medica rimaneva una professione indipendente e i suoi membri prosperavano in base alla qualità dei servizi resi. E i dottori erano scelti dai pazienti che, attraverso un pagamento diretto o indiretto, sostenevano la professione e controllavano la competenza, onestà e disponibilità dei suoi membri (si veda David Green, Reinventing Civil Society, 1993).

Con l’assorbimento monopolistico da parte dello stato dei servizi educativi e sanitari, insegnanti e dottori divennero salariati dello stati, sicuri nel loro impiego qualunque fosse la qualità (o mancanza di qualità) del loro servizio.

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Quello che ne seguì fu che tutte le associazioni volontarie e caritatevoli che provvedevano a quei bisogni furono o sciolte o assorbite dallo stato che divenne il fornitore monopolistico attraverso istituzioni quali il National Health Service in Inghilterra. Ciò ha distrutto non solo la possibilità di scegliere ma anche quella di imparare a diventare un essere umano responsabile, capace di allocare risorse nella maniera più ragionevole ed efficace. Questo diventava un compito riservato agli uomini politici, con i risultati che si vedranno tra breve.

La ripresa dei monopoli riguardò non solo i servizi pubblici ma anche le pubbliche utilità. Le varie compagnie commerciali che fornivano servizi in concorrenza tra di loro in una città iniziarono ad essere municipalizzate e poste sotto il controllo dell’amministrazione comunale. Per capire come si svilupparono le cose possiamo fare riferimento al caso documentato delle compagnie del gas e della luce di Baltimora negli Stati Uniti. Nel 1880 vi erano tre compagnie del gas che operavano in concorrenza ma nel 1890i legislatori del Maryland introdussero un decreto che assegnava alla Consolidated Gas Company un monopolio di 25anni nella fornitura del gas alla città in cambio di un pagamento al comune di 10.000 dollari all’anno e del 3% di tutti i dividendi. Come i consumatori potessero trarre beneficio dall’istituzione di un tale monopolio è molto difficile da capire. Così era come tornare indietro al feudalesimo e alle pratiche predatorie dei re francesi e inglesi di una epoca passata.

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Mostrati 3 commenti
  • zenzero
    Rispondi

    Impeccabile.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    A quelli che continuano a dire che una sistema di vita è impèossibile, che è sempre stato così che lo stato ha dominato le nostre vite, bisognerebbe rendere obbligatoria la lettura di questo articolo. Di simili comportamenti ho flebili ricordi della vita del mio paesello solo 50 anni fa (basta ricordare che l’asilo del mio paese venne costgruito con la manodopera gratuita di tutti i paesani). Poi tutto finito, quando è entrato lo Stato con il suo Welfare, tutto è finito. Le comunità locali si sono tutte disgregate e la vita scorre ormai tra la indifferenza dell’uno degli altri.. Ma questa distorsione sta per finire, il sistema che ha distrutti i sani principi di una convivenza sociale,pian piano ritorneranno fuori!!!

  • Leonardo Facco
    Rispondi

    ECCO IL RISULTATO DEL MONOPOLIO FS E DELLE PORCHERIE DA ESSO COMMESSE:

    L’avventura di Arenaways, la compagnia ferroviaria privata con sede ad Alessandria sta per finire,almeno per ora. Il fondatore dell’azienda, Giuseppe Arena, portera’ i libri in tribunale e presentera’ richiesta di fallimento dopo che i soci hanno deciso di andarsene, per la gestione in perdita dell’attivita’ (tranne che per il servizio auto più treno). Arena ha, pero’, fornito garanzie ai 70 dipendenti: nuovi soci italiani sarebbero pronti a subentrare. Tra le ragioni del fallimento, secondo l’imprenditore, ci sono la mancata istituzione delle fermate intermedie sulla tratta Milano-Torino per l’opposizione delle Ferrovie e lo scarso supporto ricevuto dalle istituzioni locali.

    Da quest’oggi la linea Torino-Milano e’ sospesa.

    Il treno per il mare viaggera’ solo dal venerdì alla domenica, tranne dal 12 al 21 agosto, quando sara’ ripristinato tutti i giorni.
    (RADIOGOLD)

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