In Economia, Esteri, Primo Piano

DI MATTEO CORSINI

“Il primo passo è quello di trasformare tutto il debito dei singoli Paesi dell’area euro in debito federale. Per rendere questo sostenibile, occorre trasferire capacità impositiva a livello comunitario e forse porre qualche garanzia con del patrimonio pubblico… Allora dovremo pagare più tasse? No, quando arriveremo al pareggio di bilancio, gli interessi sul debito saranno già direttamente coperti da una loro non specificata tassa. A quel punto, fare comunione dei debiti significa semplicemente che i singoli Paesi non dovranno più pagare la spesa per interessi sul proprio debito e allo stesso tempo che potranno ridurre le tasse statali in proporzione… Ma allora che debito federale creeremo? Sarà di qualità inferiore a quello oggi della Germania perché annacquato con il debito della periferia? Non necessariamente. Anzi, sarà il debito di una valuta di riserva come l’euro, quindi superiore per il grado di liquidità che potrà avere. Sarà quell’attività finanziaria priva di rischio che tutti vorranno avere nel loro portafoglio: cittadini europei, investitori istituzionali, fondi sovrani.” (P. Benigno)

Sono in tanti, da quando i debiti pubblici di alcuni Paesi europei sono divenuti insostenibili, a esercitarsi nel disegno della costituzione di un debito federale. Finora era andata per la maggiore l’idea di mettere assieme le quote di debito fino al 60% del Pil dei singoli Paesi, lasciando che la parte eccedente fosse finanziata autonomamente. Pierpaolo Benigno, forse preso da manie di grandezza, crede che varrebbe la pena mettere assieme tutti i debiti, creando un unico debito federale.

La caratteristica di tutti questi progetti è che sono basati sull’illusionismo. Sull’idea, cioè, che cambiando etichetta al debito ne migliori la qualità. Intendiamoci, l’illusionismo spesso ha funzionato:

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basti pensare alla più grande delle illusioni, quella dei moderni sistemi monetari che, grazie all’inflazione, hanno operato e continuano a operare grandi redistribuzioni dei ricchezza senza che la quasi totalità di chi ne paga le spese abbia capito con chi deve prendersela.

L’idea di Benigno, oltre che sull’illusionismo, è basata su due presupposti molto forti: che tutti giungano al pareggio di bilancio e che la gestione del debito a livello federale sarà più assennata di quella fatta a livello domestico. Si tratta di due eventi possibili, ma a mio parere poco probabili. Forse i governi nazionali sarebbero costretti a stringere un po’

di più la cinghia, ma dubito che sarebbero in grado (ovviamente per mancanza di adeguati incentivi politici) di mantenere il bilancio sempre in pareggio. Tra l’altro, se in passato avessero tenuto il bilancio in pareggio, adesso non staremmo qui a parlare di cridi del debito. Al tempo stesso, non credo che la burocrazia europea sarebbe molto migliore di quelle nazionali.

Volendo analizzare la situazione con un po’ di realismo, al momento della eventuale messa in comunione dei debiti nazionali la qualità del nuovo debito europeo dovrebbe essere approssimativamente pari alla qualità media ponderata dei debiti nazionali. Benigno sostiene che, data la maggiore liquidità, la qualità sarebbe in realtà più alta. Credo che sopravvaluti il fenomeno.

Addirittura, sostiene che la qualità sarebbe “non necessariamente”

inferiore a quella del debito tedesco. Ciò significa che i differenziali attualmente pagati dagli altri debitori sovrani dovrebbero pressoché annullarsi, e solo per effetto di un miglioramento dei debiti non tedeschi.

In altre parole, gli oltre 200 punti base che attualmente l’Italia paga in più dovrebbero azzerarsi. Credo che serva un grande atto di fede per crederci.

A mio parere la qualità sarebbe più scadente di quella che ha oggi il debito tedesco, e la messa in comunione dei debiti finirebbe per comportare una redistribuzione degli oneri dai contribuenti dei Paesi meno virtuosi a quelli dei Paesi più disciplinati. Sostenere il contrario significa, come dicevo prima, credere che sia sufficiente cambiare l’etichetta a un debito per cambiarne la sostanza.

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Benigno potrà cercare di sostenere che la comunione del debito sarebbe anche nell’interesse dei tedeschi, ma credo che ogni valutazione di questo tipo, ammesso e non concesso che i tedeschi la bevano, sminuisca il problema degli incentivi distorti e dell’azzardo morale.

La storia del Stati Uniti dovrebbe essere un utile esempio: da quelle parti il debito federale si è accumulato di pari passo con quello statale. Il risultato è che diversi Stati sono sostanzialmente in bancarotta, ma per ora i più continuano a credere alla garanzia del governo federale, senza, però, che quelle garanzie siano adeguatamente contabilizzate.

Finora si è cercato di risolvere i problemi di debito facendo altro debito.

Prima o poi dovrà essere evidente che così i problemi aumentano, anziché diminuire. Se due malati, uno più grave e uno meno, si mettono assieme, non fanno una persona sana senza prendere le opportune medicine.

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Showing 11 comments
  • Caber
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    bhè… per qualche anno potrebbe funzionare… come ha fatto l’euro reprimendo gli spread dei PIIG.

    ovviamente non sarà una cosa a lungo termine, anche perchè i politici di uno stato “all’italiana” con magari il 100% di debito/pil, dopo aver conferito il 60% nella UE per un debito federale subito direbbero “abbiamo il debito/pil al 40%! possiamo spendere!”

    e tutto tornerebbe come prima
    peggio di prima.

  • Nereo
    Rispondi

    Si assiste nel mondo a due informazioni – quella del web e quella dei media – che sono antitetiche pur avendo un medesimo contenuto: il debito pubblico. Nel web esso risulta una truffa (o una bufala, o un quid di meramente formale che in sostanza è privo… di sostanza ma) funzionale all’imposizione fiscale. Nei media invece risulta essere il problema reale da risolvere grazie al contributo, appunto, delle tasse dei “contribuenti”. Da anni questa situazione vede perfino alcuni politici che nel web dicono una cosa mentre nei giornali o alla tv dicono l’altra. E costoro non solo solamente i politici. Oscar Giannino, per esempio a Piacenza ha recentemente parlato del debito pubblico come problema reale. A me pare che le cose, procedendo in questo modo schizoide portino prima o poi alla rivoluzione. E mi chiedo: cosa c’è sotto la calotta cranica degli esseri umani? Se qualcuno ha voglia e tempo di dire il suo parere ne sarò ben lieto e lo ringrazio in anticipo.

    • andrea
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      Secondo me il “debito pubblico” (che in realtà non è un vero e proprio debito, ma una scommessa, una specie di CASINO’ per finanziare le casse dell’erario, in cui chi acquista le obbligazioni di stato, fa a tutti gli effetti una scommessa, e non un vero credito) non dovrebbe essere un problema, credo che sia tutta disinformazione dei media, in realtà ristrutturare il debito(cioè dire ai polli che hanno giocato al casinò dei bond, “attaccatevi al cazzo!”, al massimi vi rimborso solo un parte), dovrebbe essere un diritto dello stato, che è esplicito nella struttura stessa dei bond!

      vogliono farci credere che ristrutturare il debito sia una cosa negativa, soltanto perché nei titoli di stato greci hanno scommesso molto anche numerose banche europee….se a scommettere fossero stati solo privati cittadini, il “debito” -scommessa, l’avrebbero ristrutturato da un pezzo, senza farsi tanti scrupoli

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    Caro Nereo, intanto credo che il web permetta un approfondimento migliore, grazie al fatto che il lettore – protagonista – può scegliere cosa leggere, confrontare ciò che legge con altre informazioni, incrociare le informazioni. Ciò però non basta e, in questo caso, ci viene incontro la teoria economica che, a parer mio, ha come pietra angolare la scuola austriaca.
    Ecco, allora, che sulla questione del debito non ci sono vie d’uscita: esso è immorale (in quanto fa decadere sulle generazioni future stili di vita al di sopra delle possibilità delle generazioni precendenti), è insostenibile (dato che quando hai debiti troppo alti sai bene che non puoi pagarli), è truffaldina (in quanto debito = tasse è un paradigma ineluttabile).
    Si, la rivoluzione è comunque la si voglia declinare la conseguenza di un sitema gestito coi soldi degli altri da parassiti affamati!

    • andrea
      Rispondi

      Più che immorale, il punto secondo me, è che lo stato non ha alcun dovere di rimborsare i bond, che come è esplicito nelle condizioni sono UNA SCOMMESSA, UN GIOCO D’AZZARDO, e quindi i “giocatori”, accettano il rischio, e se perdono la scommessa(cioè lo stato non ce la fa più) non hanno alcun diritto a riavere indietro nemmeno un centesimo. Ma siccome nel caso della Grecia i giocatori sono anche grosse banche europee, vogliono barare, e cambiare le regole del gioco, facendo credere che i titoli di stato siano un vero e proprio debito(e non un semplice gioco d’azzardo), e che sia necessario pagarlo a spese della popolazione

  • Nereo
    Rispondi

    Grazie Leo. Quanto dici non fa una grinza e ovviamente lo condivido in toto. Però io mi chiedo poi se non è una cosa da matti che gli Stati falliscano a causa delle banche! Questo mi fa andare fuori di testa e l’unico sfogo che ho è di creare quei video, perché lì mi sento in missione come te quando sei andato ad Equitalia. A proposito, ho inserito parte di quel video. Se puoi, dimmi il nome del suo creatore e il brano musicale usato, che li metto nei riconoscimenti finali. Ciao
    Neri

    • Leonardo Facco
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      Il video lo abbiamo fatto noi del movimento, era mazzilli che faceva da operatore. Il pezzo non ricordo…

  • Massimo74
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    @Nereo

    Gli stati non falliscono a causa delle banche ma a causa della scelleratezza dei politici che ogni anno spendono più di quanto incassano.

  • Caber
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    Quoto Massimo74

  • Koso
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    E allora perché non creare delle federazioni continentali, con le relative monete e debiti unici? E perché non creare un unica federazione mondiale, con un unica moneta e un mondial-debito comune? E se questa federazione mondiale con l’agenzia spaziale mondiale scoprisse la vita nello spazio, perché non creare una federazione intergalattica con moneta e debito intergalattico, il tutto per il “bene comune”? In fondo non è questo il sogno di tutti gli statalisti? La risposta è nooo, perché è l’apice del socialismo, dell’interventismo, delle burocrazie parassitarie, e non può funzionare. Anticamente si giustificava lo stato con la scusa di un volere divino, ora per questo indefinito “bene comune”, mi sembra che la Grecia non se la passi bene. Bisogna avere degli stati piccoli, non super-stati, e bisogna che abbiano competenze limitate e una spesa molto bassa. L’Italia dovrebbe essere una sorta di “confederazione italica libertaria”, in cui nel “governo centrale” non ci sia nessun bilancio e tassa. Ci sia un unica camera formata da ciascun sindaco eletto nei comuni. Al disotto ci sarebbero soltanto una sorta di mini-stati, dei liberi comuni, molto più grandi di ora (che ne so, come dico io ne uscirebbero circa 250, ma sarebbe preferibile averli sotto i 500). Almeno è questa la mia visione di una nuova Italia più libertaria.

  • Nereo
    Rispondi

    Quoto Koso!

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