In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI ROBERTO ENRICO PAOLINI

Se non fosse per plasmare cittadini “virtuosi”, quale altra ragione potrebbe spingere i socialisti a strapparsi i capelli quando sentono parlare qualche leader riformatore di parità scolastica (non di privatizzazione)?

Per esclusione: l’argomento efficienza è ridicolo. E’ sotto gli occhi di tutti che la scuola “democratica” statale è uno dei tanti rottami dello stato apparato. In quanto pubblica, non esiste il sistema dei prezzi che fornisce indicazioni sulla qualità dei servizi: quanto vale una lezione del professor “A”? Nessuno lo sa, e forse è meglio così. D’altronde i prof., preferiscono il più neutrale “punteggio” assegnato dal ministero piuttosto che l’impietoso giudizio dei loro studenti-consumatori. Ergo, nessun insegnante è indotto a fare meglio. Insomma, ci si limita a non esagerare con l’ozio. Una recente riforma delle elementari ha innalzato da uno a tre il numero di maestre per classe, il tutto con l’approvazione convinta degli psicologi di regime. Si sa, tre inetti sono meglio di uno. In realtà, la moltiplicazione delle cattedre è stato solo un modo per “sistemare” aspiranti prof.: ogni impiegato statale in più significa infatti un voto garantito a vita per il politico di turno. Non esistono giustificazioni né pedagogiche, né didattiche. La scuola pubblica è solo lo strumento per creare nuovi clientelismi a spese di tutti gli altri cittadini. Per quanto riguarda l’efficienza non si può quindi dire che rappresenti un modello; il fatto che uno studente costi allo stato il doppio rispetto a quanto spende un istituto privato per un proprio alunno, rende l’idea dello spreco di denaro che la contraddistingue.

E allora sarà l’efficacia del metodo di apprendimento a sancire la sua superiorità: anche qui però un bel quattro, si usava dire una volta (oggi le valutazioni avvengono con metodi strani, alle elementari sei “A” o “B”, alle medie “buono”, “ottimo”, al liceo c’è un sistema a punti che fa rimpiangere le raccolte del “Mulino Bianco”), non glielo leva nessuno. C’è qualcuno di voi che ricorda qualcosa di importante, di utile che abbia appreso a scuola? Buio pesto. La scuola pubblica riempie gli studenti di nozioni, di numeri, di formule senza spiegare i perché delle cose. E allora tutto sembra loro vuoto, vano, vago. I ragazzi si distraggono, parlano, l’insegnante recita la parte dell’indignato e racconta ai suoi ragazzi che sono i peggiori che abbia mai avuto. Lo studente non apprende alcunché ma almeno è demotivato al punto giusto per chiudersi in bagno a farsi una canna.

C’è oggi una alternativa a questo tipo di istruzione? No, lo stato democratico è un vero monopolista dell’educazione. Come tutti i sovrani concede qualche “privilegio”, per far vedere che è pluralista, ma si tratta di una farsa. Le poche scuole private esistenti sono enclave per rampolli di famiglie benestanti, costosissime, di pessima qualità, e in gran parte cattoliche. Garantiscono solo la promozione.

Qual è la strada da percorrere allora?Vendiamo le scuole pubbliche, privatizziamole!

Lasciamo che siano i cittadini a scegliere il tipo di educazione ed istruzione da dare ai loro figli. Così si formeranno scuole cattoliche e laiche, di destra e di sinistra, steineriane e padane, venete o lombarde. Lasciamo che siano i genitori a pagare direttamente gli insegnanti: così i presidi, veri e propri manager della cultura, saranno portati ad ingaggiare i migliori professionisti del settore. In caso contrario rischierebbero il fallimento e quindi la chiusura. Ne nasceranno così di più care e di meno care, di pomeridiane e di serali. Come spazio fisico dove accompagnare i propri figli, la scuola potrebbe in parte scomparire sostituita da lezioni via internet direttamente da casa, con alunni e professore che interagiscono a distanza di migliaia di chilometri. Insomma, accadrebbe quello che solitamente avviene con ogni altro bene.

E chi non avesse i soldi per far studiare i propri ragazzi? Ecco la ragione principale che giustifica la presenza della scuola pubblica: è gratuita, dunque aperta a tutti, ricchi e poveri. Falsità: il loro “gratuita” bisognerebbe convertirlo in “sovra-pagata dai contribuenti “; essa, attraverso l’apparato coercitivo dello stato, estorce denaro a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che abbiano figli in età scolastica, per offrire loro un pessimo servizio di cui molti farebbero volentieri a meno: per esempio coloro che iscrivono i figli in una scuola privata; questi pagano due volte, la retta e le tasse per l’istruzione pubblica altrui. Che dire allora della scuola di stato. Oltre che inefficiente e inefficace, è anche immorale. E poi, perché per garantire il servizio a pochi indigenti, occorre imporlo anche a tutti gli altri? E’ come se, per garantire il fabbisogno giornaliero di cibo a qualche minore, si organizzasse un sistema pubblico di nutrimento anche per coloro che avrebbero di che sfamarsi. Nel caso, dunque, di uno studente in difficoltà, in realtà si potrebbe ammettere un intervento dello stato, ma non necessariamente; non si può escludere infatti che in un sistema completamente privatizzato non sorgano fondazioni, associazioni o enti di carità, anch’essi finanziati con capitali privati, con la finalità di sobbarcarsi gli oneri scolastici degli studenti più poveri.

I più meritevoli sicuramente avrebbero invece da contendersi un numero maggiore borse di studio messe a disposizione da aziende con una certa fama. Addirittura c’è chi profetizza la nascita di borse valori in cui quotare gli studenti migliori: la scommessa è investire sui businness plan di quei giovani che hanno le idee chiare su cosa fare da grandi. Il libero mercato, anche quello del sapere e della scuola, ridà centralità all’individuo, un individuo responsabile, che più di qualunque burocrate sa quello che è meglio per soddisfare i propri bisogni.

Alcune regioni del Nord Italia hanno di recente optato per il buono scuola, ovvero un sussidio per consentire anche alle famiglie meno abbienti l’accesso alla scuola privata. Tale soluzione, però, né elimina il problema della violenza originata dalla tassazione, né erode il potere di decisione dello stato riguardo da una parte, le scuole private da “riconoscere”, dall’altra, il controllo di quelle pubbliche. In sostanza si offre soltanto ad alcuni cittadini una opportunità in più, ceteris paribus.

La soluzione migliore rimane dunque la privatizzazione di tutta la scuola: si innescherebbe così un processo di concorrenza tra tutti gli operatori del settore che produrrebbe prezzi sempre più bassi e servizi di qualità.

Contestualmente sarebbe auspicabile l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Oggi qualsiasi diploma è un inutile pezzo di carta che certifica solo quanti anni abbiamo trascorso su un vecchio banco pasticciato. Al suo posto si diffonderebbero anche in Italia enti di certificazione in grado di rilasciare attestati (riconosciuti dalle imprese) circa le effettive capacità degli studenti. Le stesse scuole si organizzerebbero in modo da sostituire l’esame di fine corso (per esempio l a maturità) con esami all’ingresso, al momento dell’iscrizione. Questo porterebbe gli studenti a rendersi conto di quali siano effettivamente le loro attitudini, mentre le scuole sarebbero nelle condizioni di offrire un insegnamento più mirato e personalizzato.

Infine, propongo l’abolizione dell’obbligatorietà scolastica. Ciò produrrebbe la liberazione di molti ragazzi dal regime carcerario scolastico già a tredici, quattordici anni. Alcuni di loro non si sentono portati per lo studio; non si capisce perché li si debba costringere a trascorrere del tempo in un’aula scolastica. Evidentemente lo stato preferisce il disoccupato trentenne ma laureato, piuttosto che il lavoratore ignorante in latino ma ben inserito. Il primo infatti è il classico suddito disperato, pronto a fare qualsiasi cosa pur di ingraziarsi il potente rappresentante delle istituzioni; il secondo è invece il solito borghese, ribelle e ostile nei confronti di un fisco rapace che gli sottrae più della metà dei propri averi. Basta vedere quello che accade nelle socialdemocrazie europee, dove abbondano i laureati in discipline inutili ma manca la manodopera, rimpiazzata da immigrati del terzo mondo. E’ ora di cambiare rotta: facciamo lavorare i nostri ragazzi che desiderano farlo, a qualsiasi età. Meglio un lavoratore oggi che un disoccupato domani. Non credo che questo ci porterà all’analfabetismo di massa: nell’era della comunicazione globale è indispensabile avere un minimo di istruzione che, sono portato a pensare, nessuno vorrà negare ai propri figli.

Concludo con le parole dell’economista e filosofo Ludwig von Mises: “Vi è, in verità, un’unica soluzione: lo stato, le leggi, non debbono in nessun modo interessarsi della scuola e dell’istruzione. I fondi pubblici non devono essere usati per tali fini. L’educazione e l’istruzione dei giovani devono essere lasciate interamente nelle mani dei genitori e di associazioni e istituzioni private”.

 

 

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Mostrati 19 commenti
  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Io ho frequentato le elementari, ricoverato a tempo pieno in un istituto di riabilitazione motoria, le medie inferiori statali e le superiori in una scuola privata, quindi posso portare la mia esperienza personale, avendo un’idea chiara di ciò che accomuna le varie scuole e di ciò che le differenzia. Ovviamente non posso parlare o scrivere delle esperienze altrui.
    Quando stavo per finire le superiori e quindi stavo per diplomarmi, rimasi colpito dall’affermazione del segretario della scuola: diplomato geometra, eseguiva un lavoro, secondo il mio modo di vedere, più adatto ad un ragioniere. Allora il segretario mi fece capire una cosa molto importante: la scuola è un’apertura verso il mondo del lavoro. A quei tempi era sufficiente un diploma per trovare un lavoro, e, nonostante io mi fossi diplomato in un istituto privato, non mi fu per niente facile riuscire ad entrare nel mondo del lavoro! Ora, può anche essere che in questi ultimi anni sia cambiato qualcosa, ma non credo assolutamente che la scuola privata sia meglio di quella pubblica. Non è così scontato che la scuola privata abbia insegnanti migliori, più preparati e motivati di quella pubblica.
    Inoltre, non ho mai trovato uno studente che definisca bravo e preparato un suo insegnante. In genere, per gli studenti, sono bravi gli insegnanti che non danno troppi compiti, che non interrogano quasi mai e che mettono voti positivi, “random”.
    Nella scuola privata che ho frequentato io, ho avuto un’insegnante che se non mi ha fatto odiare geografia, scienze e merceologia, ci è mancato poco.
    Faccio anche notare che la scuola, come apertura, dovrebbe insegnare un metodo. Poi sta agli studenti, approfondire e, semmai, contestare affermazioni degli insegnanti, su cui non sono d’accordo, motivandole. Se poi vogliamo fare i “tifosi”, allora è un altro discorso.

    • Alberto
      Rispondi

      @Fabrizio Dalla Villa

      Ciao, è interessante la tua esperienza e da libertario vorrei dirti la mia opinione anche se pultroppo ho solo frequentato scuole pubbliche compresa l’università dove studio.

      Io non dico a priori che le scuole private siano migliori di quelli pubbliche e sono sicuro che c’è ne siano di scarse, vergognose perchè servono solo a far promuovere gli studenti e basta. Cioè i genitori pagano affichè i figli studino poco e male e alla fine abbiano il pezzo di carta.
      E’ chiaro che queste persone si prendono la responsabilità delle loro scelte e vivranno da ignoranti. Pazienza per loro.

      Però io sono favorevole a un sistema di scuole private in concorrenza fra loro perchè:

      le scuole private offronto maggiori garanzie per un servizio migliore. Sono spinte a competere e assumeranno buoni insegnanti e offriranno servizi migliori. E’ proprio la competizione quello che rende possibile questo.
      E la competizione si fa grazie ai prezzi di mercato che permettono il calcolo economico quindi profitti e perdite che, come insegna la scuola economica austriaca, sono segnali per l’attività imprenditoriale. I servizi pubblici ne sono sprovvisti, non hanno profitti e perdite e nemmeno prezzi di mercato. Ecco perchè qualunque servizio pubblico non funzionerà mai bene, nonostante le migliori intenzioni, come un azienda privata. Il libero mercato batte il socialismo sempre.

      Nella scuola privata gli insegnanti rispondono delle loro inadempienze di fronte al preside e ai genitori che pagano; mentre nel sistema pubblico gli insegnati hanno un reddito fisso con tutta una serie di protezioni sindacali e le promozioni non sono legate alla produttività ma solo all’anzianità. La differenza è abbissale.

      Ovviamente ci saranno scuole scarsissime che promuovono tutti ma come ti ho detto ognuno si assume la sua responsabilità e poi questo avviene anche nelle scuole pubbliche. Il livello di analfabetismo e di ignoranza nella scuola pubblica è veramente alto.
      Ogni scuola si farà la reputazione che merita: ci saranno quelle che promuovono tutti, quelle che fanno studiare tanto, quelle che stanno a metà etc.

      Sai cosa penso riguardo alla sfiducia della gente ha nei confronti della scuola privata? Penso sia dovuto anche al fatto che se la possono permettere solo i ricchi perchè possono pagare alte rette mentre invece le persone della classe media o i poveri sono obbligati al servizio pubblico. Ma il problema è che oggi la presenza dello stato è massicia e rilevante in molti settori, come la scuola. In un libero mercato senza l’intervento dello stato
      le persone con meno soldi in tasca saranno dei potenziali clienti e questo spingerà molte scuole a fare un offerta per loro con prezzi più bassi ma con un servizio serio e apprezzabile. Il libero mercato serve a tutti non solo ai ricchi!

      Spero di esserti stato utile.

  • domenico
    Rispondi

    @Fabrizio Dalla Villa: Infatti non credo che l’articolo sia un invito ad iscrivere i propri figli ad una scuola privata.
    In un sistema dove l’istruzione è lasciata al libero mercato essa si ammodernizzerebbe da sola, nascerebbero scuole insegnano praticamente di tutto, in funzione di ciò che è utile perchè voluto dal mercato. Anche con scuole online o propriamente non collocate all’interno di edifici scolastici specifici con classi ed orari precisi.

    Piuttosto io credo si debba insistere sull’abolizione del valore legale del titolo di studio. La questione nell’articolo secondo me è descritta in modo poco marcato: “Contestualmente sarebbe auspicabile l’abolizione del valore legale del titolo di studio”. Non è solo auspicabile, ma è NECESSARIO, è la vera riforma da fare! Non vi può essere libero mercato nell’istruzione se la burocrazia statale invade questo campo stabilendo cosa è istruzione da cosa non lo è. L’obbligatorietà scolastica così cesserebbe, e nascerebbe un sistema dove la cultura viene diffusa secondo i canali di trasmissione più variegati ed in funzione della sua reale necessità di formare l’individuo.
    Inoltre è facile notare che vendendo le scuole ai privati ma mantendo il valore legale dei titoli di studio allora lo stato rimarrebbe unico garante di cosa è istruzione e cosa non lo è, ovvero quali scuole sono riconosciute e quali non lo sono. Si passerebbe quindi da un sistema di scuola statale ad uno dove la scuola è gestita da corporazioni, non so quale dei due è meglio.
    Credo invece che sia sufficiente proprio l’abolizione del valore legale del titolo di studio, lauree e diplomi, per poter liberalizare tutte le professioni ed il mercato dell’istruzione. E’ nel valore legale di questi che risiede la vera forza dell’attuale schifoso sistema.

  • Marcello
    Rispondi

    Ma voi dove avete studiato? dove avete imparato a leggere e a scrivere?

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    L’attuazione di quanto auspicato nell’articolo sarebbe pari ad una esplosione nucleare. Nel senso che scoppia la bomba, tutti muoiono e, pian piano i sopravvissuti si organizzano in tal senso.
    Penso sia chiaro che allo stato attuale questa è solo una discussione accademica.
    Io frequentai scuole pubbliche, porto ancora con me con affetto il ricordo di insegnanti che riuscirono a farmi apprezzare, amare, la loro materia ed altri, fancazzisti, che noi in verità apprezzavamo alla grande.
    Da adulto mi salii la rabbia a ché con le tasse pagate, i miei genitori abbiano stipendiato allo stesso modo gli uni e gli altri.
    Passò del tempo, io mi dedicavo al lavoro e dei problemi della scuola mi disinteressai.
    Finii che i miei figli frequentarono le elementari pubbliche e noi restammo allibiti dallo sfacelo che non sto a raccontare per non tediare.
    Dalle medie passarono in un istituto privato confessionale e scoprimmo che la libertà di scegliere costringe di fatto i genitori a pagare due volte l’istruzione dei figli.
    Nell’iscriverli pensavo che un istituto privato avrebbe scelto accuratamente il corpo insegnante, ma così non é.
    Parte degli insegnanti erano religiosi e “idonei alle mansioni” a priori.
    Gli insegnanti laici erano pagati meno che nella scuola pubblica ed in qualche caso avvennero delle sostituzioni, proprio dei più capaci, che avevano vinto qualche concorso.
    Se un insegnante non era all’altezza, non era rimosso dall’incarico in quanto pare che ciò non fosse ammesso dai contratti di lavoro.
    Certo, non girava droga, i ragazzi non si facevano le canne nei gabinetti, ma … io avrei voluto di più.
    Penso che la privatizzazione auspicata nell’articolo, a parte delle prime classi, sia possibile solo in grandi città dove i genitori possano effettuare una scelta. Altrove ci sarebbe da accettare “quel che c’è” o affidare i figli a collegi, e questo non mi piace. Penso che i figli debbano essere seguiti dai genitori.
    Allo stato attuale la scuola pubblica è una grande roulette. I ragazzi possono capitare in ottime sezioni, con ottimi insegnanti o in sezioni dove gli insegnanti “non sono adatti” all’incarico assegnato.
    L’assegnazione assicurano sia casuale, ma … a pensar male …

  • zenzero
    Rispondi

    Basta con la scuola di stato che indottrina utili idioti

    • _Salvatore
      Rispondi

      … e quelli che tentano di emergere dalo stato di “idiota” si beccano il meritato premio:
      4 e mezzo! Voto preso dalla figlia di amici (scuola media) che si era permessa di criticare le fonti rinnovabili a favore del nucleare.
      Molto edificante….

  • Marcello
    Rispondi

    Zenzero complimenti vivissimi per la cazzata.

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Marcello argomenta le tue alte affermazioni con argomentazioni su cui si possa instaurare un dibattito!!!!

  • Marcello
    Rispondi

    Argomento cosa? devo argomentare un affermazione mollata li da Zenzero come fosse andato a defecare? “Zenzero: Basta con la scuola di stato che indottrina utili idioti” É lui che dovrebbe argomentare quella “cagata” che ha scritto. Posta cosí é inutile, distruttiva e non giustificata. Io penso che la scuola pubblica possa funzionare bene e meglio se chi ci lavora fosse piú stimolato sotto diversi punti di vista, conosco decine e decine di insegnanti che fanno il loro lavoro con dedizione e passione, che tengono ai propri studenti e che li stimolano. Penso anche io che l’istruzione universitaria potrebbe essere rivista. Ma qui dentro, l’unico idiota é chi da dell’idiota.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Il libero mercato in Italia? Voi credete veramente che possa esistere in Italia un sistema in cui le scuole si facciano concorrenza per offrire agli studenti, un prodotto di alta qualità al minor costo possibile? Non avete mai sentito parlare dei “cartelli”? Così come le compagnie petrolifere tengono alti i prezzi, accampando ogni sorta di scusa, anche quando il prezzo del greggio diminuisce, ci potrebbero essere scuole che, pur di intascarsi un sacco di quattrini, non intendessero abbassare i prezzi. Secondo me parlare di concorrenza in Italia è mera utopia. In Italia siamo tutti affaristi egoisti (che mi pare sia un po’ diverso dal ritenersi liberali o libertari) e tutti abbiamo (chi più, chi meno) adottato il motto “mors tua, vita mea”, come principale obiettivo da raggiungere, senza considerare, viceversa, che siamo interdipendenti. Non credo agli slogans che ogni tanto leggo anche su queste pagine. Avendo esperienza diretta di scuole di vario tipo, posso paragonarle. Se pensate che esista una scuola in grado di formare degli studenti, sia essa pubblica o privata, mi sa che siete fuori strada, e di brutto anche! La scuola, a prescindere da quale, insegna soprattutto un metodo. Le nozioni che si imparano a scuola, se non sono supportate da un metodo, non valgono nulla. In ogni realtà esistono sia il buono che il cattivo. Posso affermarlo per esperienza personale. Se io, negli anni ottanta, mentre ero al mare, non avessi avuto l’idea di acquistare ogni giorno due quotidiani diversi, di leggerli e di capire ciò che leggevo, di confrontarli, non mi sarei mai creato una mia opinione. Ho letto molto di più, quotidianamente, da quando ho finito la scuola. Sono sempre stato estremamente curioso e, una scuola che non sviluppi la curiosità delle persone, non ha alcun valore, anche se le nozioni imparate, o meglio, il pezzo di carta conseguito (diploma o laurea che sia) possano servire a trovar prima un lavoro; e qui non c’entra pubblico o privato.

    • macioz
      Rispondi

      “Il libero mercato in Italia? Voi credete veramente che possa esistere in Italia un sistema in cui le scuole si facciano concorrenza per offrire agli studenti, un prodotto di alta qualità al minor costo possibile? Non avete mai sentito parlare dei “cartelli”? Così come le compagnie petrolifere tengono alti i prezzi, accampando ogni sorta di scusa, anche quando il prezzo del greggio diminuisce, ci potrebbero essere scuole che, pur di intascarsi un sacco di quattrini, non intendessero abbassare i prezzi.”

      Indipendentemente dalla validità o meno di queste argomentazioni, su cui ora non mi soffermo, mi sono sempre chiesto perchè esse non si dovrebbero estendere a tutte le altre attività economiche. Se i produttori possono tenere alti i prezzi a piacimento attraverso il sistema dei cartelli, questo accadrà in tutti i settori, in modi più o meno marcati. Come logica conseguenza, non si dovrebbe chiedere che tutte le attività fossero gestite dallo Stato? In una parola, non dovremmo aspirare al socialismo, tout court?
      In definitiva, chi sostiene questa posizione non dovrebbe, per coerenza di ragionamento, auspicare una società priva di attività private?

      • Fabrizio Dalla Villa
        Rispondi

        No, non è questo che chiedo, Macioz. Secondo me il vero problema non è decidere se sia meglio statalizzare o privatizzare tutto. A prescindere dal tipo di scelta, sono le persone che contano. Se ci mettiamo in testa che tutti nasciamo nello stesso modo e moriamo nello stesso modo, se iniziamo a capire che nessuno vive sotto una campana di vetro e che ogni nostra azione influenza il prossimo, allora capiamo che tutto il resto è… poesia. Però, se proprio vogliamo discutere dei pro e dei contro, di pubblico o privato facciamolo pure. Io non credo che esista un sistema migliore di un altro. Gli stessi dirigenti che si abbuffano col denaro pubblico, farebbero altrettanto con quello privato, accampando ogni possibile scusa. E’ vero: il privato ha il vantaggio di decidere più velocemente, senza troppa burocrazia.
        Ho letto anche che qualcuno ritiene che ci possano essere fondazioni private a sostegno di chi non ha i soldi necessari per frequentare. E’ tutto possibile, però cerchiamo di discuterne senza troppo tifo pro o contro questa o quella realtà, ovvero mettiamo in piazza tutto, ma veramente tutto ciò che è a favore o contro questo o quello. Io, per il solo fatto di aver frequentato sia la scuola pubblica che quella privata, credo di essermi fatto un’idea al riguardo. Potrei anche essere l’unico in tal senso e le vostre esperienze potrebbero essere completamente diverse. Parliamone ma lasciamo stare le tifoserie.
        Invece, per quanto riguarda quell’insegnante che ha “punito” un’alunna per il solo fatto di non essere d’accordo sul tipo di energia, beh… si è comportato da perfetto idiota e forse non è molto convinto delle proprie idee, altrimenti avrebbe affrontato il dibattito, argomentando a suo favore.

    • Alberto
      Rispondi

      Lo so come funziona in Italia e dato che sono sempre rimasto insoddisfatto dalle soluzioni politiche di destra e
      di sinistra ho approfondito il pensiero libertario e ho capito, dopo molte letture e riflessioni, di essere d’accordo.

      Tu dici che il libero mercato in Italia è utopia? Ma perchè è così? Perchè gli italiani sono geneticamente cretini o
      per legge divina in Italia le cose non devono funzionare? Io non credo sia questo il motivo.
      Io sono convinto che il problema sia dovuto al fatto che l’idelogia dominante è lo statalismo. La gente dice: pensa a tutto lo stato! Affidiamoci allo stato per risolvere i nostri problemi! Cerchiamo il politico o la classe politica giusta per risolvere i problemi!

      Queste sono soluzioni fallaci che non risolvono un tubo ma che hanno condizionato e condizionano questo paese. sono le idee che fanno girare il mondo sia quelle positive che negative e lo statalismo è un idea negativa
      e la crisi che abbiamo lo dimostra.

      Quello che vedi oggi è un mercato drogato e corrotto dalla presenza dello stato,dalla filosofia socialista che lo sostiene e dal consenso della maggior parte delle persone.

      Per quanto riguarda il discorso della scuola credo che essa ti debba offrire un’insieme di conoscenze che ti dovrebbero servire in futuro per trovarti un lavoro ma soprattutto per farti una cultura.

      Tu dici: “Sono sempre stato estremamente curioso e, una scuola che non sviluppi la curiosità delle persone, non ha alcun valore”.
      Fai benissimo a essere curiosioso però ricorda che la curiosità è una cosa soggettiva. Va assolutamente bene che dei professori ti spingano a sviluppare curiosità nei confronti delle materie ma rimane una cosa soggettiva. A me è sempre interessata la storia a un altro le scienze e via dicendo. E poi bisogna cercare professori validi che possano invogliare gli studenti a imparare
      Se tu pensi che la scuola non offra abbastanza curiosità questo sarebbe allora un problema sia della scuola pubblica che di quella privata.

      Ogni persona ha un metodo diverso perchè ogni persona è diversa e pultroppo la scuola oggi si basa sul presupposto che solo un metodo è giusto e ognuno deve seguirlo. “One size fits all” ma mi sembra un presupposto sbagliato non solo nel campo dell’istruzione ma in tanto altro.

  • Marcello Floris
    Rispondi

    Ciao a tutti gli amici del sito,
    vorrei farvi presente che il Marcello che ha postato sopra, non è il Marcello che solitamente scrive nel sito, ossia il sottoscritto. In altri post infatti, mi sono scagliato duramente contro la scuola pubblica che conosco molto bene dall’interno.
    Quindi da ora in poi mi firmerò anziché solo con il nome anche con nome e cognome, Marcello Floris, tenete quindi presente che il Marcello che postava precedentemente sono io, Marcello Floris, libertario convinto e convinto anche che il 99% di ciò su cui mette le mani lo stato diventi spazzatura, scuola compresa; il Marcello che sta’ postando sull’argomento “Vendiamo Le Scuole” non sono io.
    Giusto per dovere di cronaca.
    Saluti a tutti glia mici libertari e non.

    Marcello Floris

  • Alessio
    Rispondi

    Mi sembra che ci sia più di un punto debole nell’articolo: innanzitutto, “l’impietoso giudizio dei consumatori” quale sarebbe, quello dei ragazzini delle medie o delle elementari? Siamo sicuri che essi nel formulare il loro impietoso giudiz…io si attengano a criteri meritocratici? Poi si dice che, per color che non possono permettersi il costo dell’istruzione, ” non si può escludere infatti che in un sistema completamente privatizzato non sorgano fondazioni, associazioni o enti di carità, anch’essi finanziati con capitali privati, con la finalità di sobbarcarsi gli oneri scolastici degli studenti più poveri”. Nel caso sfortunato in cui tali enti non dovessero sorgere, il bambino dovrebbe rimanere analfabeta, a rigor di logica. E quand’anche sorgessero, il bambino povero sarebbe costretto a frequentare una scuola di infimo grado, con tanti saluti alla meritocrazia. Dal punto di vista della libertà di insegnamento, mi sembra che l’accento venga posto troppo sull’utilità per il mercato dell’insegnamento ricevuto. Bene, mettiamo il caso in cui in un gruppo di persone facoltose e razziste decidesse di fondare un propro istituto, in cui si viene preparati benissimo per occupare posti chiave all’interno delle aziende, ma la storia vi viene insegnata con l’aiuto di pellicole come “The birth of a nation” o “Suss l’ebreo”. Non ci sarebbe nessun problema? Oppure basta essere degli ottimi professionisti, e nient’altro?
    Sulla proposta di abolire l’obbligo scolastico, per poter così mandare a lavorare i bambini anche a 13 o 14 anni (ma anche a 9 o 10, perché no?), mi chiedo se l’autore, per coerenza, propugni anche l’abolizione del decreto legislativo 345/99 in materia di lavoro minorile, perché sennò sotto i 15 anni purtroppo non li si può mandare a lavorare.

    • domenico
      Rispondi

      L’impietoso giudizio è quello dei genitori presumo, poi se una famiglia non ci tiene ai propri figli non è un problema di cui gli altri debbono per forza occuparsene.
      Sulla seconda questione l’artico non è nemmeno criticabile, non è necessario sobbarcarsi il costo dell’istruzione di tutti, lo stato può benissimo intervenire solo in aiuto delle famiglie più in difficoltà e basta, sai che bel risparmio, e poi eventuali associazioni benefiche private sorgono già nella nostra realtà socialista, perchè non dovrebbero sorgenre anche in altri contesti non lo si capisce.
      Se una persona razzista decide di comunicare le proprie idee questa è una libertà che va concessa comunque quindi lei è forse contrario alla libertà di espressione? Se è così si ricordi bene che le idee peggiori scompaiono da sole in una società libera, perchè sono idee stupide. Il web ne è la dimostrazione, siti che inneggiano al razzismo, alla pedofilia o altro sono subito attaccati dalla gente comune che puntualmente li segnala al gestore dei server, proprio come nel corpo umano le cellule tumorali cutanee sono circondate e bloccate nella loro crescita da altre cellule sane generando così i nei.
      Cosa ci sia di male a lavorare a 13 anni non si capisce. Non possiamo pretendere di lavorare tutti in ufficio con l’aria condizionata e lasciare gli altri mestieri agli extracomunitari, specialmente se i lavori da ufficio non servono mentre il panettiere serve. Sì, quel decreto andrebbe abolito. Basta perbenismi!

      Ciao :-)

      • Roberto Porcù
        Rispondi

        Amo l’arte, ma garantisco la mia incompetenza e mi piacerebbe che qualcuno più ferrato di me spiegasse che i maestri del nostro rinascimento sono stati un giorno “messi a bottega” affinché imparassero il mestiere.
        A che eta ?

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