In Anti & Politica

DI MATTEO CORSINI

“Lo Stato siamo tutti noi, appartiene a tutti. Non è solo Parlamento e istituzioni locali, ma un insieme la cui funzione fondamentale è tenere unito il Paese… Si impreca molto contro la politica, ma la politica siamo tutti noi.” (G. Napolitano)

Quando parla il presidente della Repubblica, l’atteggiamento politicamente corretto impone che chi lo ascolta condivida ogni parola, elogiandone la saggezza, a prescindere dal contenuto del messaggio. Se fuori piovesse a dirotto ma Napolitano dicesse che c’è un sole che spacca le pietre, state certi che quasi nessuno oserebbe metterlo in dubbio. Soprattutto i giornalisti cosiddetti “quirinalisti”, che hanno il compito di informare i lettori circa l’attività del presidente.

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Se qualcuno osasse avanzare una critica, magari dicendo che il presidente sta raccontando una cosa non corrispondente al vero, sarebbe additato come un traditore della patria, e rischierebbe di essere indagato per vilipendio al capo dello Stato.

Personalmente trovo i sermoni di Napolitano già poco digeribili quando sostiene, senza sentire la necessità di fornire giustificazioni alle sue affermazioni, che “l’Italia o cresce unita o non cresce”. Ma quando arriva a sentenziare che “lo Stato siamo tutti noi, appartiene a tutti”, o che “la politica siamo tutti noi”, è davvero deprimente constatare con quanta assenza di ragionamento ciò che dice sia preso per verità indiscutibile.

“Lo Stato siamo tutti noi” potrebbe dirlo pronunciando un discorso al Parlamento in seduta comune, o rivolgendosi agli stuoli di dipendenti del Quirinale. Dirlo mentre parla ai cittadini significa prenderli per i fondelli. Ma la cosa più deprimente, in fin dei conti, non è Napolitano che dice “lo Stato siamo noi”, bensì l’ampio consenso che riscuote un’affermazione del genere.

Credo si tratti del risultato di una costante opera di lavaggio del cervello che ormai ha agito su generazioni intere, inducendo molte persone da un lato a credere che esistano entità collettive sovraordinate agli individui, e dall’altro a creare false identità tra una non meglio definita società (alla quale tutti apparterremmo in virtù di un contratto sociale che nessuno, però, ha liberamente sottoscritto) e lo Stato.

Eppure basterebbe riflettere un istante per rendersi conto che si tratta di una colossale illusione: chi sarebbe contento di far parte di un’entità sociale sostenendone solamente i costi di funzionamento e senza poter beneficiare dei beni che rientrano nel patrimonio della società se non alle condizioni coercitivamente stabilite da altri e senza decidere sostanzialmente nulla, soprattutto senza poter recedere dalla società stessa? Facciamo un esempio concreto: il palazzo del Quirinale. Seguendo il ragionamento di Napolitano, si dovrebbe dedurre che appartenga a “tutti noi”. Il dato certo, tuttavia, è che quasi “tutti noi” ne paghiamo i costi di esercizio, mentre al palazzo accedono solo il presidente, i suoi (peraltro numerosi) collaboratori e gli ospiti. Io rinuncerei volentieri alla mia quota di proprietà, se solo potessi smettere di contribuire a pagare il conto.

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Lo stesso dicasi per l’affermazione in base alla quale “la politica siamo tutti noi”. La politica è un costo per quasi “tutti noi”, anche per quelli che non solo non cercano di accedere a qualche scranno, ma si astengono pure dal votare per mandare qualcuno a occupare quelle posizioni. Per altri (e tra essi Napolitano) è da decenni fonte di privilegi a spese altrui.

Immagino già gli acritici sostenitori di tutto ciò che dice Napolitano bollare le mie affermazioni come generica “antipolitica”. Credo dovrebbero, invece, spiegare in quale punto ciò che ho scritto non corrisponde al vero.

Dubito che qualcuno sarebbe in grado di farlo in modo convincente.

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Showing 12 comments
  • Rispondi

    “Lo Stato siamo tutti noi, appartiene a tutti. Non è solo Parlamento e istituzioni locali, ma un insieme la cui funzione fondamentale è tenere unito il Paese… Si impreca molto contro la politica, ma la politica siamo tutti noi.” (G. Napolitano)

    Immagnatevi l’ ESCLAMAZIONE alla quale ho pensato rivolta al presidente Napolitano in risposta alla sua ennesima banalità. …

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Se vuoi ti dico la mia di esclamazione “Date anche a me il vitalizio! Voglio anch’io una legge Mosca. E una indennità per il mancato utilizzo di trans, mignotte e coca. Voglio anche l’auto blu, e i biglietti gratis per lo stadio, e per il cinema. E il PC portatile che fingerò mi sia stato rubato per averne un altro da dare a chi mi pare. E pagare l’affitto in nero o farmi pagare la casa in centro a Roma”.
      E, se proprio vuoi saperlo, quando ascolto certe trombonate, mi metto in poltrona davanti alla TV, vestaglia di flanella (fossero anche 45°C), familiare di Peroni ghiacciata, frittatona di cipolle per cui vado pazzo e RUTTO LIBERO.

  • mauro
    Rispondi

    E’ caduta una palazzina a Barletta,sono morte delle operaie e la figlia dell’artigiano che dava loro da lavorare.
    Quel becero fancazzista che vive al Quirinale,tuona che è inaccettabile! PEzzo di MErda ! Se lui e la sua cricca fossero stati meno rapaci,se avessero un qualche rudimeto circa il modo di fare impresa,sarebbero scandalizzati che nel 2011 in Italia ,per produrre maglie si debba lavorare come topi nelle cantine dei palazzi!
    Trattare come parassiti quelle persone che mettono soldi e vita propri per LAVORARE non per evadere il fisco !
    Preferiscono plaudire agli studi di settore che soffocano gente che è disposta a fare una vita d’inferno per coltivare il sogno di un lavoro in proprio !
    Bastardi !!!!!!!! Quelle persone le hanno loro sulla coscienza !!!!!!!!!!!

    Quei sepolcri imbiancati ,maderanno telegrammi e corone ai funerali , parleranno di multe più severe appena sono sul sagrato della chiesa !

    Siano maledetti !!!!!!

    Il generale Dalla Chiesa affermava : la prima corona che arriva è quella del mandante .Al suo funerale la prima fu quella di Giulio Andreotti !
    Vediamo quale sarà la prima a Barletta !

    Mauro

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Supermegaquotone con triplo salto mortale doppio carpiato per te.

  • FM
    Rispondi

    Lo stato non sono io. Lo stato è dietro a quel mitra, dietro a quel manganello, dietro al vetro dello sportello equitalia, lo stato è dentro a palazzi fortificati e inespugnabili. Io sono da quest´altro lato, sono uno che cerca di resistere. Che cerca di sopravvivere. È un crimine ?

    FM

  • alepuzio
    Rispondi

    Purtroppo per gli statalisti lo Stato e società coincidono, quando invece la società è costituita dai effetti, volontari e non, delle nostre azioni verso altre persone (toh, coincide con la definizione di mercato)!

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Scusatemi, ma come si potrebbe vivere senza stato? Ci sono persone che, da quando si alzano dal letto a quando vanno a dormire, hanno bisogno di qualcuno che guidi i loro passi, che dica loro cosa fare. Per inciso, io non sono tra quelli e, tuttavia, fatico ad immaginarmi una società senza stato. Non sono statalista né antistatalista. Sto solamente cercando di capire. Per esempio, in assenza di stato, chi dovrebbe pensare alle persone che, non per loro volontà, sono prive di reddito? Penso, per esempio, a chi, avendo una qualsivoglia forma di invalidità, fatica a sopravvivere…. In altre parole, chi dovrebbe pensare al suo mantenimento, alle sue cure, ecc? Non raccontatemi la barzelletta che si troverebbe qualcuno disposto a farlo, perché non ci credo!

    • Matteo C.
      Rispondi

      Esistono in Italia e nel mondo intero migliaia di esempi di persone o enti totalmente finanziati da privati che aiutano chi è indifficoltà. Esistevano prima dello Stato, e continuano a esistere nonostante lo Stato. Esisterebbero anche se lo Stato smettesse di fare (malamente) del bene estorcendo le risorse ai cosiddetti contribuenti.
      In Italia la pressione fiscale non è certo bassa, eppure ogni volta che succede una tragedia, a casa nostra o in qualunque parte del mondo, in pochi giorni vengono raccolte somme ingenti (oltre ad altre opere di volontariato) da destinare ad aiutare chi è stato colpito dalla tragedia. E’ una barzelletta questa?
      E lo Stato, nonostante il costo ingente a carico dei contribuenti, è così efficiente nel fare il bene di chi è in difficoltà?
      Crede che per migliorare le cose servirebbe ancora più Stato? E se qualcuno “ha bisogno di essere guidato” non è il caso che se ne occupino i suoi familiari? O non esistono neppure quelli? E, in ogni caso, chi non sente la necessità di essere giudato da altri, perché deve essere costretto a seguire la guida statale?

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Pensa che io non sono nemmeno per la secessione!
      Però bisogna anche vedere come stanno le cose: se per aiutare un fratello sfortunato dandogli il necessario per vivere, la spesa è 10 volte l’effetto, tanto vale.
      Se per aiutare uno dobbiamo mantenere un esercito, e stai tranquillo che il direttore generale sarà un politico trombato con stipendio da 10’000 euri al mese, capisci che girino i coglioni.
      Prendi il terremoto in Irpinia, o nel Belice (qui temo che siano ancora in attesa di aiuti). Si faceva prima a dare un miliardo di lire del 1980 a ogni senzatetto. Si risparmiava e nessuno poteva poi rompere più le palle con pretese economiche (per le vittime purtroppo c’è poco da fare). E invece…
      Stesso dicasi per i portatori di handicap, o ancora più politically correct detti diversamente abili. Fai prima a pagargli una badante o due che mettere su un reggimento di esperti per aiutarlo sulla carta.
      Dove c’è lo Stato c’è spreco, c’è corruzione, e l’intervento in genere è tardivo e inefficace.
      Dovesse uno chiedere qualche tipo di sostegno, c’è la trafila burocratica delle carte bollate (che ti rimborseremo, ma prima devi allegare 847 marche da bollo da 1.81 € e 433 da 14.56 € + il versamento di 2.84 € da effettuarsi presso le poste o, siccome abbiamo una convenzione per permetterti di pagare solo 1.05€ anziché 1.10 € che si pagano in posta, presso la cassa rurale ed artigiana di Roccacannuccia che si trova a soli 800 km da qui). Dopo di che, magari hai diritto a tutto, “ma al momento siamo sottodimensionati, dovrebbero assumere più personale, accidenti ai tagli alla spesa pubblica, non abbiamo nemmeno il tempo di leggere il giornale rosa suino, e la spesa poi, chi ce la fa?”.
      Io personalmente QUESTO contesto dello Stato. Uno Stato che vuole fare tutto e non è capace nemmeno di fare il minimo indispensabile, invece che lasciarlo fare al privato che è più bravo e costa meno.
      Tu midirai che ci sono casi di abusi da parte dei privati. Vero. E nel pubblico no? La differenza è che il privato viene indagato (se non è sodale di qualche poilitico in auge), il pubblico per definizione è intoccabile.
      Lo Stato deve fare quelle due o tre cose che è meglio far fare a lui: giustizia, difesa, polizia.
      Il resto è solo un immane spreco di risorse, anche tue.

  • FM
    Rispondi

    Lo stato è il tuo nemico (a meno che tu non sia agiatamente mantenuto da esso,
    nel qual caso comprendo bene il tuo affanno nel difenderlo…)

    È una enorme e mostruosa macchina da oppressione, scientificamente organizzata.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Matteo, siamo in Italia e qui il discorso deve fare i conti con corruzioni, collusioni e quant’altro. Border… guarda che io provoco, perché voglio capire. Non mi commisero affatto. La mia è una constatazione, anche se non nego che a volte mi piacerebbe volare come le aquile, ma forse, il fatto che ci riesca con la fantasia…. dove non arrivo con le gambe lo faccio col resto. Relativamente al politically corret… di chi pensi sia il neologismo “diversamente abile”? Proprio perché penso che ognuno di noi sia abile in qualcosa e disabile in qualcos’altro ho coniato quel termine… Poi qualcuno l’ha usato, abusato, criticato… vedo che da quindici anni resiste….

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    A Napolitano da un napoletano del rione Sanità: MA MI FACCIA IL PIACERE ! Totò

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