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DI ELISA SERAFINI

La Tobin Tax fu ideata dall’ominimo economista James Tobin negli anni 70, la proposta era quella di tassare dello 0.1% tutte le transizioni finanziarie, e destinare i proventi della tassa, a piani di sviluppo economico-sociale per paesi che si trovavano in situazioni di povertà estrema.

Per tutti questi anni, la proposta di Tobin e’ rimasta inascoltata e, a dire il vero, anche poco pubblicizzata, fino a che non è arrivata ai tavoli di discussione degli Euro-Boss.

Sembra infatti che la recente rottura tra il Regno Unito di Cameron, e l’Europa degli ormai soliti noti Merkel e Sarkozy, sia fortemente motivata dalla paventata possibilita’ di inserire questa tassa per tutte le transizioni finanziarie che si svolgono all’interno dell’UE (Regno Unito compreso).

Va precisato, che ai buoni propositi sociali di Tobin, si siano sostituiti quelli degli esattori dell’Unione Europea, tutt’altro convinti di destinare i proventi della tassa a paesi bisognosi, quanto dell’idea di mantenere liquidita’ per l’enorme macchina burocratica europea.

Sui media locali, Cameron fa la figura del guastafeste anti-Europa, ma la sua scelta ha in realta’ origini razionali e tutt’altro contrarie alla crescita.

Nel 1984 infatti, quel paese pseudo-socialista-perfetto chiamato Svezia, aveva introdotto tasse che passavano dall’1 al 3% su tutte le transazioni finanziarie (comprare e venedere azioni, bond, prodotti finanziari, assicurativi ecc..). Il risultato non si era fatto attendere: oltre il 60% dell’intero volume di scambio si era trasferito off-shore, circa il 50% si era spostato a Londra e l’utilizzo di alcuni strumenti finanziari di “sicurezza” che permettono alle aziende di assicurarsi su eventuali spostamenti del tasso di cambio, come futures, era sceso del 98%

Il problema, inoltre è che non erano solo le banche a investire in Borsa, ma sono sopratutto le aziende gli attori piú incentivati a utilizzare prodotti finanziari per difendere, mantenere e aumentare il capitale: aziende che portavano entrate allo Stato Svedese grazie agli utili, aziende che davano da lavorare a migliaia di persone (pensiamo a Volvo), aziende, che, grazie alle “mini” tasse, si trasferirono all’istante in altri paesi, comportando per lo Stato Svedese, ancora meno entrate di quando le famose “mini” tasse, non c’erano proprio.

Una Tobin Tax, quindi potrebbe funzionare solo e soltanto se tutte le piazze finanziarie del mondo, si mettessero d’accordo per applicarla. Soluzione impossibile e ugualmente non auspicabile: in questo contesto globalizzato, non sono infatti più solo le aziende a competere, ma anche gli Stati nazionali, e tra questi, c’è per fortuna ancora qualcuno che non vuole uccidere definitivamente il mercato.

 

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  • Nicola
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    Sono rimasto colpito da come Cameron è stato additato come il bastian-contrario che manda all’aria i piani dei burocrati di Bruxelles. Stamane senti Prodi che commentava: “Adesso senza la Gran Bretagna, l’Europa potrà andare più veloce”…..ed io ho pensato: “Sì, tanto va nella direzione sbagliata!!!” :))))

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Giusto! La Gran Bretagna, per sua fortuna, sta facendo un dietro front epocale.
      E credo che gli Inglesi, tranne quel coglione di Clegg, siano d’accordo.
      Insomma, l’UE ha perso il Regno Unito, mica Malta (con tutto il rispetto per Malta), e quell’idiota di Romano Prodi ancora dà aria alla dentatura: già il solo fatto che Prodi sia a favore dell’UE è indice di quanto sbaglino coloro che non sono scettici.

      P.S.: Alle prossime elezioni Britanniche credo che l’UKIP di Nigel Farage (è una goduria ascoltarlo quando smerda Barroso, Van Rompuy, Schulz e soci) diventerà il terzo partito, arrivando ad insidiare i laburisti, e che i Liberali di Clegg faranno una pessima figura.

  • Zero Zero Cinque
    Rispondi

    Per maggiore precisione si deve parlare più propriamente di TTF (tassa sulle transazioni finanziarie – che estende la base imponibile della vecchia Tobin Tax proposta da Tobin per i soli mercati valutari).

    L’esperimento svedese degli anni Ottanta-primi Novanta (da cui l’opposizione odierna della Svezia alla proposta di TTF europea avanzata da Semeta-Barroso) e’ stato fallimentare per un tasso eccessivamente elevato e per un disegno della tassa facilmente eludibile (veniva tassato il luogo fisico della transazione da cui la fuga verso la City londinese). La proposta di direttiva Barroso sulla TTF all’esame del gruppo di lavoro dell’Ecofin ha chiaramente tratto lezione da questo illustre precedente (anche l’IMF ne ha riconosciuto un disegno elementarmente eludibile) e introduce il principio di residenza fiscale. Hai la residenza fiscale in un paese che introduce la tassa? Paghi, ovunque tu operi! Vuoi utilizzare un’intermediaria controllata, registrata per esempio negli States? Paghi lo stesso come compagnia/banca madre. Spostare la propria residenza fiscale è complicato e studi di finanza mostrano come la vicinanza fisica alle borse rappresenti un vantaggio comparato (i famosi nanosecondi che intercorrono fra le sedi operative e le traiding rooms nelle borse pesano parecchio soprattutto per chi (70% delle transazioni a Londra) opera in ottica short-term. Pertanto le fughe di capitali non è che siano automatiche.

    Il recente studio di Matheson (IMF) mostra inoltre come in molti paesi del G20 forme di tassazione del genere esistano da anni su alcuni asset, senza che per questo si sia verificato un capital flight senza precedenti. E’ il precedente più illustre sapete da chi è costituito? Dal Regno Unito!!! La stamp duty sulle azioni e obbligazioni (dello 0,5% -da 5 a 50 volte superiore a quanto propone Barroso) è la tassa di bollo più antica d’Europa (nella sua variante moderna ha circa 30 anni) ed è obbligatoria se si vuole perfezionare l’acquisto di azioni sul mercato spot, pagata a metà fra venditore e compratore. Eppure, da quando esiste, nessuno ha abbandonato la City.

    Sulla scala di applicazione della TTF: benchè la scala globale sia auspicabile, recenti studi dimostrano come la scala regionale (Schulmeister – WIFO Viennese su UE o Eurozona) o nazionale (99 Partners – grande compagnia di consulenza dei colossi finanziari – sulla tassa nella sola Francia con gettito stimato in 12-14 miliardi di euro annui) sia praticabilissima. Persino l’IMF ha mostrato come non sia possibile prevedere una automatica fuga di capitali in caso di applicazione della TTF in un blocco di paesi o su segmenti circoscritti di mercato.

    Sulle imprese: le imprese che intendessero finanziarsi sul mercato operando in ottica di medio-lungo periodo non risentirebbero minimamente dell’esistenza di questa tassa e beneficerebbero dalla possibilità di assicurarsi (come sostiene l’autore dell’articolo) a prezzi ragionevoli ad esempio contro le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Sia il prezzo del greggio che il prezzo dei titoli assicurativi (si pensi a come è stato facile per le banche gonfiare il prezzo dei CDS sui titoli pubblici) sono in fatti ad oggi tra i più esposti alla speculazione finanziaria.

    Sul gettito: concordo con l’autore. I proventi devono essere destinati al welfare, alla lotta alla povertà, alla cooperazione internazionale e non sostituire i contributi nazionali al budget europeo (evenienza osteggiata fortemente dalla Germania e dalla Francia – per essere del tutto onesti!!!).

    Sul Regno Unito: non è per niente paradossale come l’accoppiata Cameron/Osborne si sia messa di traverso contro la proposta di TTF europea contro il parere di più del 60% della popolazione britannica (sondaggio commissionato da Oxfam che evidenzia inoltre come più dell’80 % della popolazione britannica sia favorevole a far pagare alla City parte del bailout pubblico e di danni esternalizzati dal settore finanziario sulla società inglese), contro l’appoggio alla proposta di Lord Turner (presidente Consob britannica) e con stupore persino da parte di David Harding – numero 1 della Winton Capital (uno dei più potenti hedge fund al mondo) e finanziatore dei Tories (che, per fornire un altro dato, hanno beneficiato di 50 milioni di sterline negli ultimi 5-10 anni dai lobbysti della City).

    E’ chiaro che il Regno Unito non si sia messo di traverso solo sulla TTF, ma in generale su tutto il pacchetto di misure di regolamentazione finanziaria proposte dalla UE, tra cui, udite-udite, la separazione fra investment banking e retail banking, le restrizioni sul leverage, trasparenza e passaggio sulle piattaforme regolamentate delle transazioni (soprattutto di derivati) OTC..

    Perchè mai misure di regolamentazione del genere non siano di buon senso, visto che sono mirate a disincentivare tecniche speculative e predatorie di una finanza-casinò (e in Europa l’indagato speciale è su tutte la City londinese) fine a se stessa e tutt’altro che funzionale al sistema produttivo, all’elargizione del credito, ecc.

    • Gian Piero de Bellis
      Rispondi

      “Perchè mai misure di regolamentazione del genere non siano di buon senso, visto che sono mirate a disincentivare tecniche speculative e predatorie di una finanza-casinò (e in Europa l’indagato speciale è su tutte la City londinese) fine a se stessa e tutt’altro che funzionale al sistema produttivo, all’elargizione del credito, ecc.”

      Io penso che i predoni della cosiddetta speculazione finanziaria devono trovare un ambiente in cui le loro speculazioni non possono avvenire o non hanno successo. Questo vuol dire una moneta / varie monete solide, la fine degli indebitamenti statali, la fine del parassitismo, libera competizione e via discorrendo. Mettere una tassa lasciando la situazione così com’è vuol dire soltanto far partecipare gli stati alla continuazione della frode e alla spartizione del bottino finanziario. Quindi, non riesco a cogliere bene il senso della proposta di tassa sulla finanza-casinò (se non come una partecipazione attiva dello stato ai proventi del casinò). O sbaglio?

      • Zero Zero Cinque
        Rispondi

        Io penso che i predoni della cosiddetta speculazione finanziaria devono trovare un ambiente in cui le loro speculazioni non possono avvenire o non hanno successo. Questo vuol dire una moneta / varie monete solide, la fine degli indebitamenti statali, la fine del parassitismo, libera competizione e via discorrendo. Mettere una tassa lasciando la situazione così com’è vuol dire soltanto far partecipare gli stati alla continuazione della frode e alla spartizione del bottino finanziario. Quindi, non riesco a cogliere bene il senso della proposta di tassa sulla finanza-casinò (se non come una partecipazione attiva dello stato ai proventi del casinò). O sbaglio?

        Non è una questione di “ambiente”..ad oggi il grosso della speculazione avviene non solo nelle borse regolamentate ma in ambienti opachi, poco trasparenti, le dark pools oppure other the counter con contrattazione privata..il problema è che pur confinati li, i grandi attori finanziari sono capacissimi di trasferire rischi a terzi, noi contribuenti, risparmiatori, ecc e distorcere il mercato regolamentato.. E li stiamo pagando tutti, in barba al principio astratto del libero mercato secondo il quale il mercato si autoregolamenta e chi vi opera sa valutare i rischi e paga, se gli va male (e invece sono stati usati soldi nostri per centinaia di miliardi di euro di bailout)..e si specula su tutto..su valute forti e deboli, sul prezzo delle commodities agricole e sulle materie prime..dunque non è una questione di “ambiente”, ma di far emergere il sommerso e l’opaco e impedire certe pratiche predatorie (short-selling, extra-leverage, possibilità che un risparmiatore/pensionato possa decidere se vuole che i suoi soldi/portfoli titoli siano usati per l’investment banking con la conseguente assunzione di parte del rischio oppure per il retail banking, credito all’impresa ecc. oppure – sotto pagamento della gestione per nessuna di queste), ecc.
        La TTF è solo uno strumento, non è nè vuol essere una panacea contro tutti i mali della finanza, ma incide profondamente sull’High Frequency Trading (a Wall Street, alla Borsa di Chicago e alla City il 70% delle transazioni ha questo carattere)..

        Il gettito raccolto può essere destinato a emergenze sociali e ambientali, al welfare pubblico e per esempio ai programmi dei Millenium Goals, con un severo controllo..nessuno spreco per oleare ingranaggi delle macchine statali..nessuna risorsa propria per il budget comunitario..

        • Gian Piero de Bellis
          Rispondi

          “i grandi attori finanziari sono capacissimi di trasferire rischi a terzi, noi contribuenti, risparmiatori, ecc e distorcere il mercato regolamentato.”

          La tua affermazione mi sembra molto ingenua. Non è che trasferiscono subdolamente i rischi ai contribuenti. Lo stato, per proteggere i suoi compagni di merenda, spalma su tutti i contribuenti le perdite di questi pescecani (vedi in caso della Northern Rock in Inghilterra e della UBS in Svizzera)

          “E li stiamo pagando tutti, in barba al principio astratto del libero mercato secondo il quale il mercato si autoregolamenta e chi vi opera sa valutare i rischi e paga.”

          Ma quale libero mercato. Il mercato finanziario è un mercato altamente regolamentato dallo stato (non tutti possono aprire una banca, non tutti possono operare in borsa, sulle valute) e con regole statali che incentivano i peggiori comportamenti. Tanto chi sbaglia non paga mai. Nel libero mercato c’è un’unica regola: se fai delle scelte sbagliate fallisci. Vallo a dire a quelli dell’UBS.

          “impedire certe pratiche predatorie (short-selling, extra-leverage, possibilità che un risparmiatore/pensionato possa decidere se vuole che i suoi soldi/portfoli titoli siano usati per l’investment banking con la conseguente assunzione di parte del rischio oppure per il retail banking, credito all’impresa ecc. oppure – sotto pagamento della gestione per nessuna di queste)”.

          Non riesco a capire come una tassa sulle transazioni finanziarie impedirebbe tutto ciò. Il tuo è un atto di fede o cosa? Quando ero ragazzo si diceva: metti la benzina a 1000 lire al litro e tutti andranno a piedi. Tu mi sembra che fai un ragionamento similare. Perché dovrei crederti?

          “Il gettito raccolto può essere destinato a emergenze sociali e ambientali, al welfare pubblico e per esempio ai programmi dei Millenium Goals, con un severo controllo..nessuno spreco per oleare ingranaggi delle macchine statali..nessuna risorsa propria per il budget comunitario.”

          Ma chi lo dice? Qui siamo proprio nel mondo delle illusioni pure. Le tasse servono per ripianare i debiti dello stato e permettere altre spese a vantaggio dei soliti pescecani. Ci credi davvero in quello che scrivi o la tua è solo una provocazione per vedere se io sono una persona totalmente sprovveduta, priva di memoria? Rimango molto perplesso.

  • macioz
    Rispondi

    “Perchè mai misure di regolamentazione del genere non siano di buon senso, visto che sono mirate a disincentivare tecniche speculative e predatorie di una finanza-casinò (e in Europa l’indagato speciale è su tutte la City londinese) fine a se stessa e tutt’altro che funzionale al sistema produttivo, all’elargizione del credito, ecc.”

    Le tasse non sono misure di regolamentazione, sono tasse. Servono a finanziare le spese di chi le impone. La motivazione secondo cui la tassa è buona se serve a scopi nobili fa ridere i polli. Rimane una espropriazione coercitiva, altrimenti qualunque povero dovrebbe essere autorizzato a rapinare i ricchi per finanaziare se stesso.
    Se la finanza è diventata un casinò è grazie al fatto che tanti farabutti e incompetenti, spesso le due cose insieme, vengono salvati un giorno sì e l’altro pure a spese del contribuente.
    Ormai da tempo si è perso il collegamento tra le proprie azioni e le conseguenze di ciò che si fa. Si chiama moral hazard, o deresponsabilizzazione. Non solo nel mondo della finanza.
    Facciamo che chi sbaglia sbatta il culo per terra, in borsa come nella vita. Ci accorgeremmo di come la gente impara in fretta, quando ne ha voglia.
    Comunque che lo stato pretenda di mettersi a fare il moralizzatore della finanza-casinò che lui stesso ha creato è veramente esilarante.

    • Zero Zero Cinque
      Rispondi

      Da matematico non capisco l’affermazione “le tasse sono tasse”. Se vuol essere una definizione, è fallace. Invece già Tobin individuava nella Tobin Tax da lui proposta uno strumento di regolamentazione per controllare squilibri e distorsioni sui mercati valutari. L’avessimo avuta, forse Soros non avrebbe attaccato con tanta facilità e una semplice compavendita di valuta la lira all’inizio dei Novanta (riducendo l’Italia in ginocchio e facendo galoppare l’inflazione già messa male). E forse il prezzo del mais e del riso e delle commodities agricole non sarebbe schizzato alle stelle nel 2008 quando, scoppiata la bolla dei subprime, gli hedge si sono scatenati sui mercati dei futures. Forse il prezzo del greggio sarebbe più stabile e le nostre imprese non faticherebbero a presentare piani industriali non paralizzati dalla volatilità dei prezzi delle materie prime.

      “La motivazione secondo cui la tassa è buona se serve a scopi nobili fa ridere i polli. Rimane una espropriazione coercitiva, altrimenti qualunque povero dovrebbe essere autorizzato a rapinare i ricchi per finanaziare se stesso”.

      Che le tasse vadano a beneficio della collettività tutta (e soprattutto dei più deboli, in un mondo squilibrato non per colpa delle categorie più svantaggiate) mi sembra una regola consolidata e di civiltà e non un’espropriazione coercitiva..si può dibattere sulla giusta allocazione del gettito (di nuovo niente sprechi di carattere amministrativo e peggio ancora di familismo oppure di casta), ma il paragone del povero che deruba il ricco non mi sembra calzante..le tasse, se vuoi, sono un compromesso sociale (non sempre riuscito e discutibile)..e mi piacerebbe che senza pregiudizi pensassi a quanto i “ricchi” abbiano più potere
      e abbiano frodato (nella finanza moderna in particolare è proprio così) il più ignaro, povero e fuori dai giochi..

      Sul moral hazard assolutamente d’accordo..sullo Stato moralizzatore un po’ meno..trent’anni di politiche di individui/lobbysti/finanzieri/economisti “illuminati” (amministratori dello Stato, policy makers, nemmeno troppo astratti, ma nominabili per nome e cognome e non LO STATO come collettività dei cittadini) hanno portato ad eccessi e a fallimenti previsionali..i benefici che dovevano spargersi su di noi, qualcuno li ha visti?
      LO STATO – inteso non come la macchina politico-statale (sempre più scollegata da quelli in nome dei quali dovrebbe amministrare la cosa pubblica) – ma come collettività che ci ha rimesso – ha tutto il diritto di recriminare e battersi perchè le cose cambino e se qualche politico asseconda queste linee guida ne prendo atto con piacere..semmai ci si dovrebbe ancora una volta preoccupare delle reali intenzioni della classe politica (nel caso in esame sulla destinazione del gettito)..ma la necessità di regolamentare la finanza, farla contribuire per i danni causati e disincentivarla a proseguire nel suo sregolato money-making dovrebbe essere davvero un must! O meglio, come sottolinei tu..non devono farlo con soldi nostri e si devono assumere totalmente i rischi che corrono!

      • macioz
        Rispondi

        Un gatto è un gatto, chiamarlo cane non servirà a farlo abbaiare. Non sono un matematico ma mi pareva abbastanza chiaro.
        Chiamare una tassa “strumento di regolamentazione” non cambia il fatto che sia una tassa, checchè ne dica Tobin.
        Se dai retta allo stato, una tassa sulle sigarette viene spacciata per “strumento di regolamentazione del tabagismo”. E’ una scusa come un’altra.
        Per il resto, mi pare parli in sostanza di maggiore interventismo dello stato, una ricetta che dai tempi di Diocleziano ha dimostrato di creare solo danni. Mises e altri ne hanno abbondantemente spiegato le motivazioni, non starò a ripeterle.
        Se ho lasciato intendere che consideravo lo stato il moralizzatore, evidentemente non mi sono spiegato bene.

      • Gian Piero de Bellis
        Rispondi

        “Che le tasse vadano a beneficio della collettività tutta (e soprattutto dei più deboli, in un mondo squilibrato non per colpa delle categorie più svantaggiate) mi sembra una regola consolidata e di civiltà e non un’espropriazione coercitiva”

        Ti consiglio di dare una occhiata a queste citazioni: http://www.polyarchy.org/documents/taxation.html
        I fatti storici sembrano offrire una immagine un po’ diversa.
        Detto questo io sono a favore di un intervento diretto e personale a favore dei più bisognosi (ma non certo per finanziare la pensione di Giuliano Amato (30mila euro al mese) o quella di Lamberto Dini (oltre 40 mila euro al mese) o l’acquisto dei nuovi caccia da combattimento (20 miliardi di euro).

  • Lo Ierofante
    Rispondi

    Per Zero Zero Cinque

    Non entro nel merito della questione Tobin Tax sì (TTF, per meglio dire) o Tobin Tax no. Dovrei leggere personalmente il testo che i nostri “leaders” europei intendono varare. E questo, al momento, ancora non l’ho fatto.

    Quello che vorrei esprimere (e su ciò mi piacerebbe avere anche un Suo parere), invece,è questa breve considerazione seguente:
    è mai possibile che in Europa si senta parlare solo di quali nuove tasse o imposte si possano varare, e non si sente, al contrario, mai un discorso del tipo (sempre dai nostri “leaders” europei) quali vessazioni a carico dei cittadini e delle imprese siano possibile eliminare?
    A mio modesto giudizio, è’ sempre la stessa storia del cane che si morde la coda. Più tasse, più imposte, è la spesa (improduttiva) aumenta.

    Volevo segnalarLe (se Le può interessare) quest’articolo sull’argomento Tobin Tax.
    Ecco il link qui sotto:

    http://www.soldionline.it/guide/mercati-finanziari/tobin-tax-i-motivi-di-un-no

    Cordialmente.

    • Federico
      Rispondi

      Nell’articolo linkato viene detto Tenendo conto di questo, i vari brokers dovrebbero certificare i piccoli traders e i piccoli investitori come soggetti non professionali a cui non applicare l’imposta.

      Ma serve dichiararlo e renderli esenti?

      Quanto movimenta un “piccolo trader”? 100 mila euro al giorno? Mumble, mumble 0.05% di 100 mila mumble… mumble… ah ci sono: 50 euro.

      Ed uno che invece investe i suoi 40 mila euro? 20 euro! -Due ingressi al cinema, una pizza in due.- Queste le cifre in gioco.

      Perché essere contro ad una tassa così miserabile? Non perché alza i costi, non perché fa scappare gli investimenti (la sperimentazione svedese introdusse una tassazione sei volte più alta, il grosso delle transazioni avviene in poche aree dell’emisfero nord, sede legale [già scritto sopra]), non perché danneggia i piccoli. Ed allora perché? Perché colpisce chi deve colpire, riducendo la speculazione.

      W la TTF e Va* tutta la City

      • Borderline Keroro
        Rispondi

        Non so come funziona la tassa, magari per ora le cifre sono basse, ma se tu sommi capital gain (da alzare secondo alcuni), commissioni bancarie, ci aggiungi anche questa tassetta che va a colpire soprattutto chi movimenta spesso ed è caldeggiata da quel filantropo di Soros, e il buon George non fa nulla che non gli convenga economicamente, ti renderai conto che i guadagni semplicemente spariscono. Anche perché non ti va sempre bene, anzi.
        Tieni poi conto che se tu prendi il grafico del Dow Jones e anziché con i dollari lo calcoli in petrolio, oro, qualunque altra commodity, al grano, ecc., vedrai che in realtà il grafico assume un aspetto “strano”.
        E’ come per i cc che ti fruttano un interesse sulle somme depositate; sull’interesse paghi la ritenuta; introduci l’inflazione , non quella reale basta quella ufficiale, e scoprirai che ci perdi. E che ci perderesti anche senza ritenuta (che secondo me è una tassa incostituzionale).
        Ragazzo mio, stai guardando il dito mentre lorsignori si stanno fottendo la Luna.

  • Pedante
    Rispondi

    transizioni finanziarie”. ☺

  • Pedante
    Rispondi

    Le tasse non sono “un compromesso sociale” dal momento che sono coercitive.

    La radice del male sta nel monopolio monetario, neanche lì esiste alcun compromesso sociale.

    A titolo d’informazione, il covered short-selling è utile, non solo crea liquidità, riducendo la volatilità, ma velocizza la price-discovery – un ruolo importante dei mercati. Il naked short-selling è frode, bella e buona.

  • Riccardo
    Rispondi

    Mi occupo di matematica da tre decenni e se c’è una cosa che ho imparato è che i teoremi, i lemmi ed i postulati, non sono applicabili al comportamento umano, salvo pochi semplici casi. Non solo, ma anche le più semplici equazioni dei più semplici modelli econometrici, danno luogo, nella maggior parte dei casi a soluzioni caotiche, cioè non prevedibili. Il comportamento umano non è descrivibile in forma matematca perchè troppo complesso. Ciò premeso, non credo che Cameron si sia messo di traverso sulla Tobin tax per motivi di liberismo economico e tanto meno d libertarismo, ma perchè la city londinese è la madre di tutte le speculzioni dell’alta finanza che in ultima analisi trovo deleterie. In fondo la Tobin tax danneggerebbe i grandi speculatori, molto meno le piccole e medie imprese che creano ricchezza e che personlmente mi stanno più a cuore. In fondo dei vari Rockefeller, Rothschild, Morgentau e Soros me ne frega ben poco.

  • Lo Ierofante
    Rispondi

    La Tobin Tax, o per meglio dire la TTF, è sicuramente un argomento molto delicato da affrontare. Io personalmente sono contrario poichè il concetto di fondo è: non si esce dalla crisi riempiendo sempre di più la pancia del Leviatano il quale non è in grado, in quanto pianificatore centrale, di allocare al meglio, con profitto per tutti i cittadini e vera equità, i soldi delle imposte e delle tasse. Meno tasse e imposte ci sono meno spechi e ruberie della politica e della P.A. ci saranno. In Italia, poi, questo dicorso è vero più che mai.

    Comunque, segnalo un pdf di 8 pagine (scritto davvero molto bene) che si può trovare sul sito dell’ISTITUTO BRUNO LEONI intitolato “Le promesse e i pericoli della Tobin Tax” di Emilio Rocca che a mio avviso riassume nel modo più concreto possibile i punti negativi di questa tassa.

    Cordialmente.

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