In Economia

DI FABRISTOL

Qui di seguito un estratto di un post di Giuseppe Lipari sui privilegi di una classe di professionisti con cui abbiamo a che fare ogni giorno.

“Essendo marito di una farmacista dipendente, mi sono negli anni fatto una cultura, e soprattutto un’idea abbastanza precisa della faccenda. E secondo me è molto semplice: il monopolio delle farmacie è particolarmente odioso (altro che tassisti) e va spezzato il prima possibile.

Cominciamo a mettere le cose in chiaro. Oggi c’è stato un articolo di Filippo Facci sulla questione con qualche imprecisione e discorsi un po’ confusi. E quindi anche se io e Facci siamo più o meno d’accordo sulle conclusioni, è bene mettere le cose in chiaro e in fila una per una.

1) I farmacisti si dividono in “titolari di licenza”, cioé possessori di una farmacia, e dipendenti. I primi sono quasi sempre datori di lavoro dei secondi. Esiste quindi un rapporto di subordinazione ben preciso fra le due figure professionali.

2) Tutti i farmacisti di entrambe le categorie devono essere iscritti all’ordine dei farmacisti della provincia di appartenenza, non importa se titolare o dipendente. Ovvio che il rapporto di subordinazione si trasferisca diretto all’interno dell’ordine. Che tra l’altro, ovviamente non serve a niente, se non ad incassare la quota di iscrizione (ma infatti io mi chiedo: a che serve un ordine per dei dipendenti? può avere senso per dei liberi professionisti, ma per dei dipendenti?) Non parliamo poi della cassa (l’ENPAF) o addirittura dell’ONAOSI, ci sarebbero da fare almeno altri due post a parte.

3) Le licenze sono regolate con la cosiddetta “pianta organica del comune”, che decide il numero massimo di farmacie, la distanza minima tra farmacie nelle varie zone della città, ecc. Quindi, non è che se ti laurei in farmacia e hai i soldi puoi ottenere una licenza: devi aspettare che un titolare che ce l’ha te la venda. Quindi, ti servono tanti, tantissimi soldi, parecchi milioni di euro; e devi aspettare che qualcuno venda (evento molto ma molto raro). Inoltre, se hai una farmacia e vuoi spostarti da un’altra parte della città, difficilmente potrai farlo senza andare a violare le distanze minime. Quindi, tutto bloccato.

4) L’obiettivo di ogni titolare è di passare la farmacia ai figli, naturalmente. Che quindi spesso studiano farmacia. Ma non è detto che siano delle cime e quindi magari non arrivano a laurearsi in tempo prima della dipartita del genitore (eh, è un problemone, sapete?). Ma niente paura. La legge dice che la licenza rimane al figlio che ha 10 anni di tempo per laurearsi.

Naturalmente, il futuro dottore in medicina non può gestire in prima persona la farmacia (e ci mancherebbe), ma può assumere un direttore (dipendente) che gestisca il tutto in attesa della laurea per predestinato. Ci sono stati casi in cui il figlio si è iscritto alla facoltà di farmacia solo dopo aver ereditato. E in 10 anni ci stai largo, vai, qualunque chiorbone si laurea alla fine (eh, sono diritti acquisiti, non si possono mica levare queste cose qui).

Può in effetti succedere che il farmacista non abbia figli; oppure che i figli non siano interessati, e allora può decidere di passare all’incasso e vendere la licenza, che come potrete immaginare costa un bel po’. Ma sono casi rari.

5) Per mettere su una parafarmacia (una delle liberalizzazioni di Bersani) serve almeno un farmacista, ma non serve una licenza. Le parafarmacie possono vendere farmaci da banco (SOP, ovvero farmaci Senza l’Obbligo della Prescrizione medica). Ad esempio, il Moment, l’aspirina, il paracetamolo. Attenzione, deve comunque essere un farmacista a venderti il farmaco, non un commesso qualunque.

6) Idem per la grande distribuzione. Se Coop o Esselunga volessero vendere farmaci, dovrebbero assumere dei farmacisti, usare una porzione del negozio e metterci un banco con dietro un farmacista che vi da i farmaci. Anche per una “semplice” aspirina.

Per difendersi, i farmacisti titolari invece tirano spesso fuori la storiella della grande distribuzione che metterebbe i farmaci sugli scaffali, con le commesse che ve li passano alla cassa. Ma non è vero, pura menzogna propagandistica (ma una menzogna ripetuta tante volte, specialmente in TV, diventa verità).

7) I farmaci di fascia C non sono il moment e l’aspirina, come dice Facci. Come detto, quelli sono farmaci da banco. E i farmaci da banco sono già in vendita presso le parafarmacie perché non serve la ricetta. I farmaci di fascia C invece sono quelli con ricetta ma a totale carico del cliente. Cioè, lo stato non sussidia, non scuce un euro per un farmaco di fascia C (a parte per i grandi invalidi di guerra, che ormai sono rimasti in pochini).

8 ) Come giustamente dice Facci: per il Viagra e il Cialis, moltissime farmacie non chiedono la ricetta per fare più soldi. Nella farmacia dove lavora mia moglie ho assistito più volte a litigi con il cliente che sosteneva “nell’altra farmacia me lo hanno dato, come mai voi chiedete la ricetta?”

9) Poi ci sarebbe da parlare delle farmacie comunali. Farmacie ma di proprietà del comune. Che ovviamente ha un conflitto di interessi grosso come una casa, in quanto regola la pianta organica e possiede farmacie. Ma lasciamo perdere per ora, non mettiamo troppa carne al fuoco. […]”

Tratto da Libertarianation.or

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Showing 54 comments
  • franco
    Rispondi

    Per nulla d’accordo.Innanzitutto il farmaco è una merce incomprimibile, quindi non espandibile:è quindi chiaro che devono esserci delle struture limitate a vanderli.Per quanto riguarda il discorso titolare ti assicuro che si fa un mazzo tanto così e che i soldi che guadagna se li merita tutti.Vuoi essere titolare?Vinci un concorso come hanno fatto tutti gli altri e non rompere le palle!

    • domenico
      Rispondi

      Se si fa un mazzo tanto così ed è così bravo perchè non accetta la concorrenza e si inventa le stronzate economiche più assurde pur di giustificare il suo oligopolio? Vuoi avere l’oligopolio? Fatti il mazzo e non ropere le palle con il discorso dei concorsi.

      Caro Franco, con rispetto, tornatene nella TUA FARMACIA!

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      @Franco…e i beni alimentari, sono forse merci incomprimibili? Puoi forse fare a meno di mangiare carne, o latte o ecc….? Chi vende i prodotti alimentari ha lo stesso sistema delle farmacie? Mi pare che la tua tesi faccia acqua da tutte le parti. Poi mi pare che ci siano tante altre categorie di lavoratori che si fanno un mazzo tanto senza avere il sistema delle farmacie. Dai…. lasciamo stare queste tue strampalate conclusioni e trova qualcosa di meglio per giustificare il sistema di concessione delle farmacie

    • Liberty Defined
      Rispondi

      @Franco, lei vuole le strutture limitate solo perchè così mantiene il suo oligopolio ben redditizio. Perchè uno che si è fatto un c….. così per laurearsi non puo’ fare il suo lavoro, se non da dipendente? Non avete nessun interesse ad avere prezzi bassi, più scelta per il cliente e non vi interessa nemmeno tutelare i malati, infatti come è ben noto se paghi, i farmacisti (con la loro bella licenza) ti portano anche il veleno, altro che categoria responsabile.

    • Uccio
      Rispondi

      Certo che ne scrivi di scempiaggini. Dove stanno i concorsi? Da quanti decenni non si apre una farmacia per concorso? Perchè la riforma monti è stat bloccata da federfarma? Siete ridicoli.

    • Bersani
      Rispondi

      Franco ha semplicemete paura di confrontarsi. In un monopolio non c’è bisogno di tenersi aggiornato, di studiare, di…impegnarsi! Insomma di rompersi le palle!! Volete mettere?

  • silvano
    Rispondi

    Molti anni fà entravo in farmacia per acquistare le medicine,alcune vendevano anche ottime erbe medicinali, ora nelle farmacie trovi di tutto, scarpe,zoccoli,creme,profumi,unguenti,…ecc.ecc…sono diventate dei supermercati. A voi la conclusione. :-)))

  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Che i farmaci siano una merce particolare è sicuro.
    Che le farmacie vendano anche altro è altrettanto vero, visto che fanno concorrenza a profumerie e calzolai.
    E che i farmacisti si tengano stretti alcuni privilegetti idem.
    Come i notai, gli avvocati, e per questo anche i titolari di studi tecnici, ecc.
    Il fatto è che se dovessimo andare a toccare certe regole verrebbe fuori un casino, perché in questi anni lo Stato ha dato i biscottini oggi a questo oggi a quello.
    Io lascerei bene o male tutto così, senza rompersi tanto le palle e attenderei che il sistema corporativo grippi per i fatti suoi. Non credo manchi molto, perché quando salterà lo Stato italiano che garantisce lo status quo, salterà il SSN (tra le altre cose) .
    Non so come funzioni in altri paesi, ma presto lo saprò.
    Non mi risulta che ovunque sia come in Italia e non vedo patologie particolari affliggere paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti o l’Australia, perché non dotati di un sistema uguale al nostro.
    Non c’è comunque da stupirsi del fatto che un titolare di farmacia, pur girando in SUV e avendo un discreto tenore di vita, sia di sinistra e statalista: fa in qualche modo parte di una casta.

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      @Keroro. Conosco molti farmacisti e molti di loro sono di sinistra che un tempo erano molto contestatori. Più che di sinistra sono molto statalisti (questa categoria raggruppa sia quelli di destra che quelli di sinistra)

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Dovreste avere un po’ di pudore, signori farmacisti! Si potrebbe comprendere-non giustificare!- la vostra riluttanza ad accettare un sistema davvero concorrenziale se le botteghe (non so come chiamarle altrimenti) di cui siete titolari non fossero diventate veri e propri bazar, dove i veri farmaci, quelli che costituiscono le cosiddette e mal dette “merci incomprimibili “, sono un’infima minoranza. Per il resto, o sono prodotti di cosmetica, o calzature gabellate per ortopediche e vendute a prezzi astronomici, o articoli per neonati e infanti che si potrbbero comperare da qualsiasi altra parte a prezzi inferiori, o pseudo-farmaci, come gli integratori e i vitaminici che non giovano affatto alla salute , ma soltanto alle tasche del venditore, o sono addirittura dannosi. Non lo dico io, me lo disse confidenzialmente, molti anni fa, un illustre farmacologo, di cui ritengo opportuno, per ragioni di discrezione, non fare il nome. E per favore non parliamo di “merci incomprimibili! Si dice ” indispensabili”! Di incomprimibile c’è soltanto l’arroganza dei monopolisti protetti dallo Stato-masnadiero.

  • antonio
    Rispondi

    non capisco perchè, nel parlare di sistemi meno statalisti, fate sempre l’esempio di gb, australia e usa (quest’ultimo poi una bufala) e mai di guatemala, haiti e sierra leone…
    se ci si aprisse VERAMENTE alla concorrenza totale – internazionale! – andreste tutti a fondo.
    ma lo sapete quant’è la resa per ettaro delle fragole in brasile (paese che conosco come le mie tasche)? 200KG AL GIORNO!
    vorreste competere con questi?
    un peso piuma che vuole competere con un peso massimo è un suicida!
    fidenato, col mais quante ton fai all’anno per ettaro?

    • Fidenato Giorgio
      Rispondi

      Non so cosa centri, in questo contesto, questa tua domanda. Comunque qua da noi, se va bene, si producono 140 ton ettaro di mais. Però quello che non hai capito è che in un sistema di gold standard, e non fiat money come è ora, non ci potrebbero essere solo paesi produttori e solo paesi consumatori. Se uno solo consumasse e non producesse niente dopo un po rimarrebbe senza oro e quindi non avrebbe più niente per acquistare e il papesche produce non avrebbe più un paese a cui vendere. Questo sistema porterebbe certamente ad una specializzazione in relazione alle migliori e più efficienti caratteristiche di ogni paese e poi; in altre parole porterebbe ad una specializzazione e ad una intercessione stretta. Con questa sistema si alimenterebbe una sana globalizzazione in cui nessuno potrebbe arrogarsi di prescindere dagli altri in un clima di totale interdipendenza in cui nessuno potrebbe solo pensare di fare a meno degli altri. Io non ho paura della globalizzazione e ritengo che ci porterebbe solo più benessere, più pace e più tolleranza fra i diversi popoli.
      Continuando a restare così con le corporazioni che cercano di farsi approvare sempre norme a proprio favore, succedono i casini che stiamo vivendo.

      • antonio
        Rispondi

        instaurando il GS (come già ho detto) paesi come gli USA avrebbero sì e no un mesetto di autonomia, dopodichè non gli rimarrebbe che 1) ridurre il loro costo del lavoro a livello di quello cinese, per fare in modo che torni conveniente alle imprese di produrre in patria 2) andarsi a prendere l’oro o le merci con la VIOLENZA, esattamente come facevano i romani.
        secondo te cosa sceglierebbero?
        è vero che guerre ne fanno già (più che altro per giustificare i parassiti militar-industriali) ma sono infime scaramucce in paragone.

        • Fidenato Giorgio
          Rispondi

          ..Hai la solita visione hobbeiana dell’homo homini lupus… è un classico di quelli di sinistra. Certamente i romani erano quelli che tu descrivi, ma era un popolo che non aveva molta voglia di lavorare. Per questo noi libertari siamo per il porto d’armi a tutti garantito il diritto di difesa e poi verghino signori a casa mia a rubare, verghino pure…….

        • Pedante
          Rispondi

          @ Antonio:
          Se invadere è così profittevole, come mai l’avventura irachena è costata miliardi agli americani?
          Con l’industrializzione, conta più il valore aggiunto. Non siamo nei tempi dei vichinghi.

          • antonio

            alle condizioni attualmente imposte dall’opinione pubblica (uso di armi estremamente costose per limitare le perdite amiche) la guerra non è profittevole. ho calcolato che sia in iraq che afghanistan i ricavi totali siano un 20% dei costi. ma i costi sono PUBBLICI, i ricavi PRIVATI, quindi lo fanno.
            senza contare poi un milioncino di morti, che sono certo per te sono insignificanti insetti (so’ arabi…).
            ma in situazione di necessità la guerra potrebbe tornare a essere profittevole. non ci vuole niente a fare aerei meno sicuri che costano 100 volte meno, bombe meno precise che costano 100 volte meno, mandare avanti le fanterie, al posto dell’aeronautica, che costano 100 volte meno.

    • macioz
      Rispondi

      A quanto mi dicono, in Sicilia si producono molte più arance per ettaro che in Brianza.
      Se la Lombardia non si sbriga a chiudere le frontiere con la Sicilia andrà in rovina.

    • Pedante
      Rispondi

      Haiti è così perché ci vivono i haitiani! Non credere a me, però, vallo a chiedere ai dominicani! Se l’Italia avesse una grande comunità haitiana, magari ci sarebbero meno marxisti culturali a predicare idiozie.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Mi pare che l’autore abbia tralasciato un punto.
    Ogni tanto, un comune cresciuto quel che basta, libera il posto per una nuova farmacia per la quale si mettono in lista dottori in farmacia che vogliano intraprendere in proprio.
    Nei requisiti, un po’ come per le case popolari, non tutte le domande sono uguali ed un dottore che sia anche handicappato passa in cima alla lista, anche se vive in un comune lontano e di farmacie ne ha già un paio.
    Acquisisce questa licenza e dopo un po’ la vende a caro prezzo.
    Se la memoria non mi inganna, questo è ciò che mi raccontò un amico farmacista che lavora in una grande casa farmaceutica.

  • antonio
    Rispondi

    fidenato,
    mi era sfuggito: 140ton/ettaro??? forse intendevi quintali…

  • antonio
    Rispondi

    fidenato,
    hobbes? strano, in genere mi accusano di essere rousseiano (il buon selvaggio)… invece lo sai che “le armi al popolo” era un classico della sx rivoluzionaria di 40 anni fa? purtroppo non funziona: gli indici di criminalità sono correlati alla diffusione delle armi. in brasile c’è mediamente un’arma per famiglia e l’indice di omicidi è 30 volte superiore all’italia (indice! non numero assoluto…).

    • macioz
      Rispondi

      Trilussa era più bravo a fare le statistiche.
      Le correlazioni possono essere casuali, e non causali, è la prima cosa che ti insegnano in statistica.
      Altrimenti allo stesso modo si potrebbe dedurre che siccome la temperatura media del Brasile è superiore a quella della Norvegia, la criminalità è correlata al clima.
      Molti studi, seri, indicano invece che l’indice di criminalità non è legato alla diffusione delle armi.

      • antonio
        Rispondi

        conosco bene il brasile e anche la statistica, visto che la studiai all’università. e possiedo molti lavori sociologici sulla violenza in sudamerica. sono stato riassuntivo, naturalmente la correlazione non è solo con la diffusione di armi.
        il clima c’entra anche lui! infatti in estate gli indici di omicidio raddoppiano (in sudamerica).
        però qui si parlava di armi… vedi, quando litighi con qualcuno, se sei disarmato finisce a parolacce, se sei armato gli spari.
        e in sudamerica pare che nè l’estrema diffusione di armi nè la “pratica ufficiosa ma generalizzata” della pena di morte da parte delle polizie riesca a inibire la criminalità.
        figuriamoci cosa diventerebbe l’italia se tutti andassero con la pistola alla cintola…

        • Liberty Defined
          Rispondi

          se tutti andassero con la pistola alla cintola come dici tu è plausibile che in poco tempo i male intenzionati realizzerebbero che non è conveniente attaccare briga tanto per fare i bulli. Presumendo che anche l’altro sia armato a parte i soliti idioti la maggiorparte delle persone si farebbe gli affari propri. I criminali così come chi vuol fare una strage scelgono sempre le cosidette “gun free zones” (centri commerciali, scuole, chiese) perchè sanno che le probalbilità di successo sono maggiori.

    • Pedante
      Rispondi

      @ Antonio:
      Usa il rasoio di Occam. I neri hanno un livello di testosterone nel siero più alto dei bianchi. Questo si riflette nelle cifre sui reati di violenza. Se vivessi a Detroit o a Washington D.C., ti renderesti conto che non è il Mid West. (http://www.vdare.com/articles/mapping-the-unmentionable-race-and-crime)

      La stessa cosa vale per l’America Latina, dove i reati di violenza variano a seconda delle etnie. Gli svizzeri sono un popolo armato, ma non hanno lo stesso tasso di omicidi della Giamaica.

    • Liberty Defined
      Rispondi

      @Antonio in Svizzera ogni famiglia ha un’arma anche per via del servizio militare obbligatorio fino ad una certa età, e non si registra certo una criminalità come in paesi dove le armi sono bandite, tipo il Venezuela che ha il tasso più alto di morti ammazzati. Fino a quando si togliera’ la responsabilità alle persone per darla alle cose ci saranno questi problemi. Non è l’arma che uccide e chi la usa che con la propria determinazione compie l’atto.

  • andrea
    Rispondi

    “alle condizioni attualmente imposte dall’opinione pubblica (uso di armi estremamente costose per limitare le perdite amiche) la guerra non è profittevole. ho calcolato che sia in iraq che afghanistan i ricavi totali siano un 20% dei costi. ma i costi sono PUBBLICI, i ricavi PRIVATI, quindi lo fanno.
    senza contare poi un milioncino di morti, che sono certo per te sono insignificanti insetti (so’ arabi…).
    ma in situazione di necessità la guerra potrebbe tornare a essere profittevole. non ci vuole niente a fare aerei meno sicuri che costano 100 volte meno, bombe meno precise che costano 100 volte meno, mandare avanti le fanterie, al posto dell’aeronautica, che costano 100 volte meno.”

    Sbagli, oggi la guerra non è più profittevole perché dopo la seconda guerra mondiale, s’è imposta un’etica dei diritti umani, secondo cui la guerra si deve svolgere solo tra eserciti. Ma spesso una guerra così, anche se ovviamente è eticamente molto più accettabile, a volte non è sufficiente alla resa del nemico. Gli antichi in guerra non avevano scrupoli a massacrare, uccidere i bambini, avvelenare o far morire di fame e sete la popolazione civile, e un modello di guerra simile era spesso insostenibile per chi lo subiva.
    Oggi per fortuna la guerra si fa più tra eserciti, con po’ più di riguardo per i civili, e si possono vincere anche tutte le battaglie, ma arrivare alla vittoria definitiva è molto più difficile.
    Ovviamente se vincere una guerra fosse fondamentale per la sopravvivenza di uno stato(in Afghanistan gli USA potevano anche permettersi di perdere), certi scrupoli potrebbero anche essere messi da parte, e si potrebbe tornare ai vecchi sistemi!

    • Pedante
      Rispondi

      @ Antonio:
      “gli USA avrebbero sì e no un mesetto di autonomia, dopodichè non gli rimarrebbe che…2)andarsi a prendere l’oro o le merci con la VIOLENZA, esattamente come facevano i romani.”

      Qui sopra alludi a un presunto imperativo economico della nazione, poi dopo cambi discorso e sollevi il punto (condivisibile) che alcuni soggetti lucrono sulla guerra.

  • antonio
    Rispondi

    pedante,
    in russia (da quando è tornata la libertà) gli indici di omicidi sono a livello sudamericano, e non mi pare siano neri… così come ci sono nazioni nere con indici bassi.
    e se negli usa o in brasile la popolazione nera delinque di più è solo perchè più disagiata, non perchè più “propensa”.
    100 anni fa in italia avevamo gli stessi indici di omicidi di haiti, eppure non mi pare che il colore della nostra pelle sia nel frattempo sbiancato!

  • antonio
    Rispondi

    alcuni indici di omicidi nel mondo:
    italia 1
    usa 9.4
    cina 1.4
    filippine 11.5
    brasile 19
    suriname 1.5
    russia 30.6
    capoverde 1.7
    zimbabwe 6.9

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Premesso che qui dal commentare il monopolio delle farmacie siamo scivolati ai carrarmati ed agli omicidi nel mondo.
    Penso che gli omicidi non siano funzionali all’etnia di appartenenza, ma alla formazione culturale nella zona in cui un singolo individuo è nato e cresciuto.
    Vi sono zone dove l’omicidio è culturalmente “accettato”, diffuso e facilmente archiviato dalle leggi vigenti.
    Il possesso di un’arma da fuoco, conferisce a persone deboli fisicamente o nel carattere un senso di forza e potenza, ma non la brama di uccidere alcuno, se il sottostrato culturale non ha predisposto l’individuo in tal senso, il macello in Ruanda avvenne con i machete e la massima parte degli omicidi in Italia avvengono con i coltelli.
    Sarebbe interessante un’analisi comparativa tra diversi paesi se questa valutasse non solo il numero di abitanti e la densità stessa della popolazione, ma anche la diffusione e la facilità a procurarsi sul posto un arma da fuoco.
    Fino a quel momento io continuerò a pensare che una maggior diffusione (con capacità di uso) delle armi ed una legislazione molto meno favorevole della nostra a chi delinque, siano la migliore prevenzione agli omicidi, per lo più ad opera di vigliacchi verso persone che loro sanno bene siano indifese.
    La polizia non può essere ovunque ed arriva sempre dopo.

  • antonio
    Rispondi

    il fatto che si salti di palo in frasca è secondo me un PREGIO dei dibattiti.
    ho esposto dei dati per confutare le tesi razziali di pedante.
    in brasile (che conosco bene) le armi sono diffusissime e la “legge” è di estrema durezza (tanto che la polizia ammazza 10.000 persone l’anno) eppure ciò non evita tassi di omicidi 30 volte maggiori che in italia e tra i maggiori al mondo.
    e questo si ricollega al discorso sul “libero arbitrio” sul post “responsabilità e singolarismo sociologico”. la coscienza del potenziale delinquente brasiliano sicuramente riconosce quei fortissimi deterrenti, eppure delinque lo stesso… evidentemente sono in atto delle “forze” ben più forti del suo libero arbitrio cosciente.

  • antonio
    Rispondi

    hai ragione! infatti ad haiti il tasso è 5 mentre in italia 100 anni fa era il doppio!

    http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2009/oct/13/homicide-rates-country-murder-data

    ci sono in giro molti dati e mappe, anche contraddittori, ma mi pare evidente che il fattore razziale spieghi poco.
    a parità di razza assistiamo a differenze abissali che possono essere spiegate solo da fenomeni culturali, storici, ambientali, socio-economici. in barba al “libero arbitrio” dei “libertari”.

    • Michele Biasi
      Rispondi

      Antonio, ma se esclusivamente questi fattori regolano le nostre scelte senza spazio per il libero arbitrio, allora a che pro lei cerca di convincerci? Devo dedurre che lei conosca una qualche tecnica per modificare con le sue parole le nostre condizioni culturali, ambientali, socio economiche e storiche.

      • antonio
        Rispondi

        a me non interessa convincere nessuno e neanche possiedo la panacea dei mali. mi piace dibattere di questioni interessanti facendo un po’ la parte del “signor no”… qui ribatto alcune vostre convinzioni che non condivido, su altri siti, ad esempio sinistr-statalisti, faccio lo stesso.
        anche le opinioni di tutti noi fanno parte di quelle “condizioni oggettive” che possono influire su idee e comportamenti altrui.

        • CARLO BUTTI
          Rispondi

          Caro Antonio, se le opinioni di ciascuno di noi dipendono unicamente da fattori deterministici siamo nel relativismo assoluto:nessuna opinione pulò essere ritenuta migliore di altre né sul piano etico né su quello razionale, perché anche etica e razionalità diventano chimere, illusioni, miti, a loro volta generati da fattori materialistici e deterrministici. Ma allora anche il Suo atteggiamento di “bastian contrario” è solo illusoriamente un atto di autonomia; risponde anch’esso a una mescidanza di determinismi inestricabili, che fanno a pezzi l’idea stessa di libero arbitrio. Se le cose stanno così, anche la fede ne determinismo è determinata da qualcosa di “esterno” al procedimento che si crede(illusoriamento) razionale. Se il Suo ragionamento fosse corretto, sarebbe la fine di ogni umanesimo. Fortunatamente è fallace, perché intrinsecamente contraddittorio.

          • antonio

            non sono un “relativista assoluto”. credo che ci sia una “realtà” (faccio una metafora: realtà = territorio), ma soprattutto nelle scienze umane è spesso difficile concepire una VERITA’ (= mappa, la rappresentazione del territorio).
            il relativismo assoluto è intrinsecamente contraddittorio, perchè se io dico “tutto è relativo” allora anche questa mia affermazione è relativa, cioè non è sempre vera, quindi c’è almeno qualcosa di assoluto.
            e comunque il relativismo etico è una cosa differente dal relativismo gnoseologico. nel senso che possiamo avere certezze obiettive sulla conoscenza della realtà, ma un’obiettività del giudizio bene-male è impossibile.

    • Pedante
      Rispondi

      Se hai letto l’articolo di The Guardian, avrai anche visto che i dati haitiani sono solo delle stime dell’OMS.
      Le autorità locali non dispongono di dati affidabili sugli omicidi. Dubito molto che il tuo paragone con l’Italia di cent’anni fa sia credibile.
      http://goo.gl/ceydb

  • antonio
    Rispondi

    tornando al discorso caste… ragazzi, bisogna aiutare certe categorie che guadagnano la metà dei loro dipendenti… senza contare quelle perennemente in perdita… madre teresa di calcutta gli fa un baffo… ahah!
    http://digital.olivesoftware.com/Olive/ODE/IlFatto/server/GetContent.asp?contentsrc=primitive&dochref=ILFT%2F2012%2F01%2F17&entityid=Pc00706&pageno=7&chunkid=Pc00706&repformat=1.0&primid=Pc0070600&imgext=jpg&type=Content&for=primitive

  • Alucard
    Rispondi

    Ragazzi, bisogna scendere in piazza come fanno in altri paesi europei come la Francia, dove un farmacista dipendente ha una paga base di 2300 euro e dopo 4 anni arriva aprendere 3000 euro, e non perchè i farmaci li sono + costosi e la farmacia guadagna di +, anzi la magior parte dei farmaci hanno costi inferiori rispetto all’Italia. Se Franco legge questo messaggio vorrei dirgli che io lavoro come dipendente in farmacia e mi piacerebbe conoscerlo per metergli un pò di sale nella zucca vuota che si ritrova! Il dipendente è loschiavo del titolare e prende poco più di una donna delle pulizie, ragazzi svegliamoci!!!

  • filippo
    Rispondi

    ci sono un sacco di minchiate in quello che scrivi come i 10 anni per il passaggio di proprieta da padre in figlio che sono in realtá 6 mesi! inoltre se lo stato non rubasse la meta dello stipendio di un dipendente, questo guadagnerebbe tranquillamente come in francia visto che al datore di lavoro costa 40000euro all’anno! La farmacia ha per giunta dei ricarichi bassissimi, nonostante tutto fa girare milioni a fronte di un utile annuo tremendamente risicato(quando c’è). C’è peraltro da accogliere molte delle tue obiezioni, ma è facile scagliarsi contro una categoria di sfigati come la nostra se non si comprendono le responsabilita e i rischi di un titolare di farmacia che ora se non investe potenziando i settori commerciali come cosmetica, sanitaria o fitoterapia deve iniziare a licenziare. quindi rompiamo poco i coglioni se i titolari di farmacia per mantenere il fatturato e per non licenziare danno una spinta piu imprenditoriale all’attività.

  • Roberta
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    Premettendo che sono una farmacista per nulla immischiata nella lobby farmaceutica e spesso vittima di questa ci tengo a precisare una cosa…la figura COMPETENTE presente nell’acquisto dei farmaci da banco (la banale aspirina come scrivere voi) è indispensabile per un semplice motivo…sapete quante persone vengono in farmacia a comprare aspirine,anti fungini come il canesten che è un medicinale da banco, per curare patologie che Nn si curano con quei farmaci?..a volte arrivano ti chiedono un certo farmaco da banco,prima di darglelo un BRAVO farmacista si informa sull’uso che vuole farne e spesso ci si rende conto che Nn è appropriato e lo si indirizza su altre medicine…la figura del farmacista nella dispensaZione del farmaco è indispensabile non tanto per salvaguardare la lobby ma per salvaguardare la VOSTRA SALUTE…poi se preferite imbottirvi di sostanze chimiche senza un aiuto da una persona competente fate pure…Nn credo che per decidere come investire i vostri soldi vi mettete nelle mani di una commessa qualsisi (e mia mamma ha fatto la commessa all’esselunga per tutta la sua vita,quindi onore alla categoria), andate in banca da una persona competente…allora che male c’è nel farlo anche con la vostra salute?soprattutto ci la salute ragazzi…non scherziamo…

  • Roberta
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    Ps:concordo con Filippo

  • Maria
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    Vieni a farevla titolare di farmacia al mio posto…ti regalo tutti i miei debiti peró.In Omagna la situazione ècal limite.Per quanto mi riguarda,non ero ricca e la mia prima farmacia l’ho vinta.Era sul cocuzzolo di una montagna ed avevo300abitanti.Non sono mai stata raccomandata e neppure ricca.Sono riuscita a tirare su la farmacia ed a rivenderla per poi comprarne unapiùbgrande.I miei figli sono bravissimi e nessuno di loro studia Farmacia..Le leggi sono cambiate e,se dovessi morire ora,avrebbero un solo anno di tempo per svenderla e pagare i debiti accumulati per colpa di una Ausl che ha ridotto all’osso la spesa farmaceutica,con ripercussioni principalmente sulla salute della gente.Quindi ,mio caro,documentati prima di scrivere cialtronerie e chiedi scusa a chi suda sangue da 25 anni ed ha pure cresciuto i figli in farmacia.

  • Maria
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    Scusate solo per gli errori ma ho il brutto vizio di non riguardare quello che ho scritto,prima di premere l’invio.

  • Lisa
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    Totalmente d’accordo con Maria, informati bene prima di fare disinformazione. Se tu e tua moglie non avete avuto il coraggio di chi ha messo tutto a rischio per acquistare una farmacia non prendertela con chi l’ha fatto.
    E informati pure sulle nazioni che hanno liberalizzato le farmacie, è stata una catastrofe, metà della popolazione è rimasta senza farmacia nei propri paesi, mentre nelle città al contrario sembrano supermercati. Infatti molte nazioni hanno rimesso i limiti per cercare di tornare alla situazione precedente.
    Quindi prima di scrivere corbellerie…informati.

    • leonardofaccoeditore
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      interessante, quali sarebbero i paesi che hanno liberalizzato le farmacie e son rimasti senza farmaci?

  • Liberty Defined
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    Sono tutte cazzate, il fatto è che la lobby dei farmacisti come quella dei notai, taxisti etc. vuole il controllo. Anche liberalizzando, dietro il bancone ci sarebbe comunque un farmacista e su questo sono tutti d’accordo. Basterebbe abolire gli ordini professionali che servono solo a tutelare chi “è dentro” ed escludere i nuovi. Una volta laureato non vedo perchè un farmacista come del resto un notaio non possa aprirsi la sua farmacia piuttosto che il suo studio professionale. In molti paesi sono gli avvocati a fungere anche da notai e non mi sembra che si registrino in continuazione furti di immobili o quote societarie.

  • al skender
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    In molti paesi sono gli avvocati a fungere anche da notai e non mi sembra che si registrino in continuazione furti di immobili o quote societarie.,,,, A me risulta il contrario ,,,, ( con un rapporto da 1 a 10 , e , per quanto riguarda i costi sociali sul contenzioso civile dei contratti con un rapporto da 1 a 90 )

  • al skender
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    la lotta che è in atto fra il Notariato e i suoi nemici si inserisce all’interno di uno scontro di più vaste proporzioni, che vede contrapposte la cultura del profitto e la cultura della legalità; si tratta di uno scontro non limitato all’Italia ma esteso al mondo intero.
    Il professor Ugo Mattei (ordinario di diritto civile all’Università di Torino e docente all’Università della California) ha scritto un libro intitolato “Regole sicure – Analisi Economico-Giuridica Comparata per il Notariato” (Giuffrè)
    Mattei spiega al lettore due diverse metodologie di studio del diritto: l’analisi economica del diritto e l’analisi economico-giuridica comparata; quest’ultima è sorta dalla considerazione che l’analisi economica del diritto deve essere calata nella realtà storica e comparativa, in quanto essa non è fissa ma è variabile e condizionata dal tempo e dallo spazio. L’Autore predilige la seconda metodologia e ne illustra i motivi. Egli esamina il Notariato per verificarne la utilità o meno alla luce delle due metodologie sopra indicate; dal suo esame risulta che la professione notarile ha una sua utilità e anche un ruolo importante nell’ordinamento, a condizione che essa sia “una élite professionale, selezionata, controllata, colta ed incorruttibile, dotata di alti standards qualitativi, uniformi dal Brennero a Capo Passero, capace di svolgere in modo comparativamente efficiente qualsiasi compito di tutela dei diritti e della legalità, offrendo quindi un pubblico servizio di inestimabile valore”; egli cerca di scuotere il Notariato, spronandolo ad un rinnovamento culturale e ad un miglioramento qualitativo.
    A quelli che non lo conoscono, consiglio di leggerlo (sono 377 pagine, ma il formato è piccolo, è come se fossero la metà).  

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