In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI FRANCESCO CARBONE*

Gary North, autore di Cosa è il Denaro (ultime 20 copie disponibili) ha mosso una forte critica a Huerta de Soto (le cui lezioni hanno ispirato il libro A Scuola di Economia) in merito al saggio “In difesa dell’Euro”, di recente ripubblicato anche qua su USEMLAB in due parti (link alla prima parte e link alla seconda parte).

Si tratta di un ottimo e lungo articolo dal titolo “Let the Euro Die… Soon”, di cui indubbiamente si sentiva il bisogno per poter finalmente stringere il cerchio di una discussione affascinante e interessantissima.

Direi che su diversi punti la posizione di Gary North si allinea nella sostanza alla mia personale critica espressa nell’articolo “L’Euro come Gold Standard?“. Volendo ribadire le mie conclusioni, e al di là di alcuni punti sottolineati direi con estrema pignoleria da Gary North, il difetto principale di Huerta de Soto nella sua difesa dell’Euro sta nella sua personale interpretazione della storia alla luce della teoria. La seconda è senza dubbio corretta, mentre la prima si caratterizza per essere spesso (volutamente?) ingenua ed ottimistica.

Vediamo di sintetizzare la questione facendo una volta per tutte chiarezza su questo delicato argomento che vede Huerta de Soto protendere a favore dell’Euro, mentre Gary North e Philipp Bagus (autore della Tragedia dell’Euro) schierarsi contro lo stesso.

Secondo Gary North un primo errore concettuale di Huerta de Soto starebbe nella sua proposta di ritornare al gold standard in quanto “unico sistema monetario che fornirebbe una offerta monetaria non manipolabile dalle autorità pubbliche e in grado di restringere e disciplinare i desideri inflazionistici di differenti agenti economici“.

Huerta de Soto nell’articolo propone in effetti un ritorno al gold standard come uno dei tre punti necessari per riformare correttamente il sistema finanziario (gli altri essendo il 100% di riserva bancaria, e l’abolizione delle banche centrali su quali non entriamo nel merito, peraltro condivisi dallo stesso Gary North).

Tuttavia conoscendolo bene (sicuramente meglio di Gary North) posso affermare come questa sua proposta costituisca solo una proxy della soluzione ideale. In realtà, coerentemente alla teoria da lui stesso insegnata, questa ultima sarebbe da ritrovarsi nella produzione privatistica del denaro sottratta totalmente al controllo statale e rimessa al libero mercato. Questa è l’unica posizione che anche io ritengo essere coerente con i principi del libero mercato. Questa è anche la posizione di Gary North.

Quindi, anche se con riferimento all’articolo “In difesa dell’Euro” la critica di North è giusta, egli in sostanza si sbaglia quando afferma:

“Huerta de Soto non promuove il gold standard come migliore soluzione alternativa. Lo promuove proprio come una delle tre fondamentali riforme che gli economisti di scuola Austriaca dovrebbero sostenere”.

Ma allora perché Huerta de Soto si è espresso in questi termini senza specificare che il gold standard sarebbe solo una soluzione subottimale alla produzione privatistica di denaro? (nelle sue lezioni propone sempre quest’ultima e non il gold standard, si veda pag. 302 e 328 del libro A Scuola di Economia)

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La risposta la lascerei a lui (sperando che replichi all’articolo di Gary North). Per come la vedo io, si è limitato a questa second best solution in quanto primo ragionevole passo verso l’obiettivo ideale. Così come si pone a favore dell’Euro rispetto alla valute nazionali come miglior proxy del gold standard, egli favorisce il gold standard, rispetto alle valute fiat, come miglior proxy di un sistema monetario privatistico lasciato al libero mercato.

Personalmente ho smesso da tempo di parlare di gold standard. Trovo l’espressione molto infelice. Da quando ho letto e pubblicato il libro di Gary North Cosa è il Denaro ho compreso bene i difetti originari del gold standard, da lui riarticolati in dettaglio nel corso della critica a Huerta de Soto.

Il gold standard è un sistema fissato per decreto i cui aggiustamenti sono sottratti al libero mercato, in più come argomenta bene Gary North si fonda sulla menzogna: nessun governo è mai stato in grado di rispettare le promesse fatte, tantomeno quella di conversione tra la propria unità monetaria (dollaro, sterlina, etc) e una determinata quantità d’oro.

Con parole di North:

“Il gold standard rappresenta una menzogna, la conversione promessa presto o tardi viene inevitabilmente sospesa. Nel lungo termine nessun “pagherò” ufficiale è stato mai onorato da alcun governo. Sono tutti dei bugiardi.”

Il secondo errore concettuale attribuito a Huerta de Soto mi sembra più una pignoleria costruita volutamente da Gary North oltre che un’altra sua scadente interpretazione del pensiero del professore spagnolo che evidentemente conosce solo attraverso il libro Dinero, Credito Bancario y Cyclos Economicos del quale peraltro tesse le lodi.

Gary North afferma che la scuola Austriaca è a favore di tassi flessibili stabiliti dal mercato: “La posizione della scuola austriaca sui tassi di cambio è sempre stata la stessa: tassi flessibili“, quindi Huerta commetterebbe un clamoroso errore parlando di tradizione austriaca a favore di tassi fissi contro il nazionalismo monetario e tassi flessibili.

Sì la scuola Austriaca senza dubbio è a favore di cambi flessibili tra monete elette spontanamente dal mercato! Il bimetallismo ad esempio con un rapporto di cambio prefissato dal governo tra oro e argento non ha mai funzionato perchè nel momento in cui domanda e offerta del mercato portavano il cambio a deviare da quello fissato per decreto il sistema di gestione centralizzata dei tassi fissi di cambio tra oro e argento inevitabilmente entrava in crisi. Un genuino bimetallismo coerente con il libero mercato, in cui oro e argento sono eletti spontanamente dal mercato come i metalli migliori per rivestire le funzioni monetarie, dovrebbe lasciare cambi flessibili tra i due. Assolutamente vero. Una cosa che mi venne chiarita proprio da Huerta de Soto quando frequentai il suo corso e che viene ribadita dallo stesso Gary North nel suo libro Cosa è il Denaro.

In tal senso, quindi, io interpreto l’affermazione di Huerta a favore dei tassi fissi come una posizione a favore di rapporti di conversione tra le diverse valute e una determinata quantità d’oro, e quindi automaticamente a favore di tassi fissi tra le prime. Un’oncia d’oro è sempre un’oncia d’oro comunque la si chiami! In sostanza Huerta de Soto sta difendendo nuovamente il gold standard internazionale come sistema migliore rispetto a quello delle valute nazionali. Peraltro se i governi non potessero inflazionare tramite banca centrale la quantità di denaro, se quest’ultima non esistesse affatto, e se il sistema bancario funzionasse con riserva intera, di fatto il problema non si porrebbe: ogni dollaro od ogni euro potrebbe essere emesso solo in corrispondenza di una determinata quantità d’oro o d’argento. Da cui i tassi fissi difesi da Huerta de Soto.

North ovviamente riprende la critica già avanzata per il gold standard: tale soluzione non ha mai funzionato, i governi hanno sempre taroccato le loro valute inflazionandole a piacere. Ciò inevitabilmente ha sempre messo in crisi il sistema a cambi fissi gestito dai governi per decreto.

“Ogni tasso di cambio domestico, equivalente a un determinato prezzo dell’oro in valuta garantito dal governo, è una menzogna di comodo, e in ultima analisi la promessa viene sempre rinnegata”.

L’argomentazione contraria di Gary North è quindi condivisibile se isolata nel contesto di una corrispondenza tra valuta e oro gestita dal governo e non dal mercato. Tuttavia non è questo il contesto al quale si riferisce Huerta de Soto che parallelamente ai tassi fissi di conversione esigerebbe il rispetto di una riserva intera del sistema bancario (a protezione e difesa dei diritti di proprietà sul denaro) e l’abolizione della banca centrale.

Più avanti Gary North arriva al nocciolo della vera questione già identificata anche nella mia critica quando scrissi che il problema presentato dalle valute nazionali (beneficiare la classe bancaria e politica locale) si è solo spostato di livello per cui l’Euro “è diventato uno strumento di dominio in mano a una lobby autoreferenziale che non deve nemmeno fare i conti con l’elettorato (in pratica ci si è spostati di livello e i finanziamenti occulti sono ora a vantaggio della classe politico bancaria sovranazionale)

Vediamo cosa scrive Gary North:

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“Huerta de Soto si oppone al nazionalismo monetario. Tuttavia io affermo che se il nazionalismo monetario è l’unica opzione politica disponibile a un denaro fiat, strumentale alla pianificazione centralizzata del Nuovo Ordine Mondiale, allora ridateci i nazionalismi monetari”.

Se si tratta di scegliere il male minore, dice Gary North, meglio il nazionalismo monetario voluto dal popolo che, tramite gente eletta, decide spontanamente di autoinfliggersi l’inferno economico tramite una pessima gestione del bene economico monetario. In fondo in tale contesto sarebbe sempre possibile scappare dal proprio paese spostandosi di qualche centinaio di chilometri, laddove nel contesto di un grande inferno imposto da burocrati distanti e assolutamente non controllabili tra poco ci toccherà fare migliaia di chilometri per poter scappare dall’Unione europea!!

Si tratta dello stesso realismo che caratterizza la posizione pratica di Philipp Bagus implicitamente espressa nella sua Tragedia dell’Euro.

Gary North passa quindi alle sue soluzioni:

“Primo, non ci dovrebbero essere valute nazionali. L’intera idea delle valute nazionali è statalista nella sua essenza. Valuta nazionale significa denaro politico. Il controllo politico sul sistema monetario è la forma statalista per eccellenza di controllo dell’economia”.

“Il governo non dovrebbe essere coinvolto nel business del denaro. Il governo non dovrebbe occuparsi se l’oro fluisce nel paese o defluisce da esso. Semplicemente non dovrebbe essere affar suo”.

Ed infine il paragrafo che condensa splendidamente in una sola riga la genuina posizione Austriaca:

“L’obiettivo monetario della scuola Austriaca di economia dovrebbe essere il seguente e solo il seguente: rimuovere la sovranità statale sul denaro”.

Affermazione alla quale aderisco al 100% come credo farebbe lo stesso Huerta de Soto. L’idea della sovranità monetaria popolare delagata alla banca centrale nazionale è un enorme balla promossa solo da chi vuole riprendersi ogni potere economico per farne i propri porci comodi di sempre a danno della maggioranza della popolazione. La verà sovranità monetaria di un popolo si realizza attraverso la proprietà reale dei cittadini sul denaro, il che esige inevitabilmente una moneta emessa privatisticamente in maniera competitiva sul libero mercato.

L’errore interpretativo di Huerta de Soto, nell’ignorare questa funzione strumentale dell’Euro nelle mani di una lobby autoreferenziale che da lungo tempo sta cercando di assumere poteri assoluti sottraendo qualunque tipo di sovranità ai legittimi cittadini, è dovuto secondo me ad una ingenuità in parte voluta: sapendo di essere un accademico già fortemente schierato contro l’ortodossia internazionale monetarista keynesiana, preferisce non affrontare argomenti molto delicati sui quali invece Gary North può permettersi di sparare senza problemi. Motivo per cui in maniera pacata si limita talvolta a sposare soluzioni che in teoria costituiscono solo un primo ragionevole passo nella direzione giusta verso l’obiettivo ideale.

Ritengo tuttavia che a suo modo abbia ragione Gary North quando afferma con il suo solito pragmatismo:

“L’Euro non è un passo verso il gold standard, ma verso l’estensione del Nuovo Ordine Mondiale in Europa”.

Penso che l’insistenza verso l’unità fiscale e politica dell’Europa possa essere in tal senso una prova sufficiente di quanto stia accadendo.

In opposizione ai benefici dell’Euro che Huerta riporta nel seguente paragrafo:

“In assenza dell’Euro, le autorità avrebbero intrapreso ancora una volta la solita strada, segnata da maggiore inflazione e svalutazione della divisa locale, nell’illusione di restituire la “piena occupazione” e riguadagnare competitività nel breve termine (parandosi così le spalle e nascondendo la grave responsabilità dei sindacati, vera e unica causa della disoccupazione). In breve, avrebbero continuato a rimandare indefinitamente le necessarie riforme strutturali”.

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Gary North afferma (possiamo dargli torto?):

“Più inflazione. E allora? Primo la BCE ha inflazionato e inflazionerà ancora. Secondo ci possiamo proteggere dall’inflazione, ma non possiamo proteggerci dal Nuovo Ordine Mondiale. L’essenza del Nuovo Ordine Mondiale è proprio questa: esso non lascia alcuna via di scampo”.

“Il principio della sovranità nazionale è basata sull’idea che gli elettori, soffrendo direttamente le conseguenze dei loro voti, dovrebbero avere il potere di decidere quale sistema di confisca venga loro imposto dal gruppo di politici bugiardi da loro scelto. Tuttavia sotto la BCE e l’Unione europea, agli elettori non resta quasi nessuna scelta. A questo aspirano da 80 e passa anni i promotori del Nuovo Ordine Mondiale. Vogliono che la sovranità venga trasferita dagli elettori ai burocrati devoti solo a un distante governo centrale”.

“Il loro obiettivo è la centralizzazione del potere, la rimozione delle libertà individuali, tutto nel nome della stabilità monetaria e della libertà di commercio”.

Purtroppo l’analisi interpretativa di Gary North sembra davvero la migliore: stiamo marciando sempre più velocemente su questo percorso, per cui è difficile davvero non sposare la sua posizione pratica (che poi è anche quella di Bagus), opposta a quella di Huerta (fermo restando la corretta teoria comune a tutti quanti). Eccola in tutto il suo terrificante splendore:

“Voglio che l’Euro collassi perchè voglio che collassi l’Eurozona. Voglio che collassi l’Eurozona perchè voglio che collassi l’Unione europea. Voglio che collassi l’Unione europea perchè voglio che collassi il Nuovo Ordine Mondiale. Motivo per cui esprimo il mio giudizio in questo termini: è più importante difendere la sovranità nazionale sul denaro che la sovranità internazionale sullo stesso. Giustifico questa posizione su una sola ed unica base: l’obiettivo della sovranità monetaria politica nazionale è quella di minare le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale”.

 

*Link all’originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_contAent&view=article&id=825:contro-leuro&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177

 

 

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Showing 3 comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Articolo di cristallina chiarezza. Dove si dimostra che si può parlare di economia, toccando argomenti strettamente tecnici, senza infilare tre parole inglesi ogni due parole italiane.Grazie, caro Carbone.

  • Lorenzo
    Rispondi

    Avremmo tante monete, non una per ogni stato come oggi ma una per ogni organizzazione emittente.

  • Brillat-Savarin
    Rispondi

    che bello il mazzetto di biglietti da zero euro!

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