In Anti & Politica, Libertarismo

DI GIUSEPPE GAGLIANO*

Non c’è dubbio che la Rete Lilliput costituisca -dal 2000-uno dei network altermondialisti fra i più significativi del nostro paese. Allo scopo di prenderne in esame alcuni aspetti-senza alcuna pretesa di esaustività-faremo riferimento al volume edito dalla Emi nel 2001 nel quale vengono gettate le basi per la fondazione della Rete.

Uno degli interventi di maggiore interesse nel contesto del volume -per la sua radicalità ,il suo unilateralismo -è certamente quello di François Houtart.Secondo Houtart – già docente universitario, teologo e sociologobelga, fondatore del Centro Tricontinental (CETRI) che è attivo presso l’Università di Lovanio (Belgio) e della rivista “Alternatives Sud”- il capitalismo, il libero mercato vanno rifiutati integralmente tanto quanto le alternative neokeynesiane tipiche delle socialdemocrazie europee. Infatti queste presunte alternative non mettono in discussione la logica del capitalismo insita nell’economia di mercato pur denunciandone gli abusi . Al contrario uno degli obiettivi principali del movimento altermondialista deve essere quello di sottolineare come il mercato non sia una legge naturale ma un rapporto sociale e soprattutto come il mercato capitalistico sia inevitabilmente ineguale dal momento che la logica che lo alimenta si basa sulla concorrenza del più forte e del più corrotto. Proprio per questa ragione una semplice delegittimazione di tipo morale del capitalismo per quanto utile deve essere affiancata da una critica radicale al capitalismo in quanto tale, volta a screditarlo come unico sistema economico, volta cioè a sottolineare come il sistema capitalistico sia stato il sistema economico più inefficiente che la civiltà occidentale abbia prodotto. In modo particolare la delegittimazione da attuare deve soprattutto essere rivolta alla logica della privatizzazione nei confronti dei servizi pubblici, della cultura, dell’educazione eccetera.

Tuttavia un’ analisi testuale più ampia del volume ci consente di sottolineare come una tale valutazione non sia per nulla isolata ma trovi ampi riscontri anche nelle riflessioni di altri autori. Vediamo,in breve,alcuni esempi di interpretazione unilaterale della realtà sociale ed economica del nostro tempo determinata da una lettura viziata da orientamenti ideologici ampiamente noti agli studiosi di sociologia e di storia delle dottrine politiche:

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la nostra società non è in grado di durare nel tempo, stiamo distruggendo la base stessa della nostra esistenza, la nostra società occidentale è ingiusta, il sistema consumistico ha bisogno di persone insoddisfatte nelle quali possa nascere il bisogno di nuovi prodotti, il nostro sistema economico è fondato sul massimo profitto, sullo sfruttamento, sulla competizione;

le armi producono morte prima ancora di essere utilizzate perché distraggono risorse umane e finanziarie che potrebbero essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita di gran parte di umanità, la lobby dell’industria degli armamenti è senz’altro una delle più influenti più pericolose per la stessa democrazia;

il modello del libero mercato e del libero scambio legittimano un ordine economico in cui l’opulenza smodata è un privilegio di pochi, la nostra società ha devastato e distrutto interi ambienti utilizzando la quantità di ingenti risorse naturali, producendo una massa ingente di scarti , rifiuti e contribuendo ad eliminare col nostro intervento innumerevoli specie viventi;

capitalisti, comunisti, fascisti e socialisti vogliono tutti la crescita economica e si sforzano di renderla massima .

Di analogo interesse sono le tecniche indicate nel volume per delegittimare il sistema, tecniche mutuate da Gandhi, Capitini, Galtung e Sharp.

In primo luogo sarà necessario delegittimare e screditare le istituzioni internazionali nel punto di massima tensione del sistema, nel suo scollamento tra l’enorme potere e la scarsissima legittimità politica, attraverso:

  1. il principio di spiazzamento cioè rubando le scene ai grandi eventi e inserendosi nella inerzia dell’attenzione mediatica che i grandi eventi determinano per rivolgerla a proprio favore (ad esempio attraverso il controvertice);

  2. amplificando gli errori commessi dagli interventi dannosi del sistema capitalistico e dalle istituzioni sovranazionali, ponendo l’enfasi sulle critiche che vengono mosse ai loro interventi;

  3. denunciando le multinazionali e boicottarle, attraverso la controinformazione, la mobilitazione di massa attentamente preparata attraverso le tecniche nonviolente;

  4. utilizzando lo strumento giuridico a livello nazionale e internazionale contro le multinazionali e le istituzioni monetarie sovranazionali;

  5. promuovendo la propaganda nelle scuole e soprattutto nelle università per creare legami che diano credibilità e autorevolezza alle proprie riflessioni;

  6. screditando -anche sul piano morale e mediatico- le banche che hanno sostenuto e sostengono il commercio delle armi;

  7. attuando azioni di lobbying nei confronti della classe politica e soprattutto collaborando strettamente con le associazioni sindacali.

Ebbene, affinché queste azioni possano conseguire risultati degni di nota, la Rete di Lilliput ha saputo costruire negli anni relazioni di proficua collaborazione con Mani Tese,Centro Nuovo modello di sviluppo, Beati Costruttori di pace, Pax Christi, Attac, Consorzio CTM Altromercato e WWF.

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*Presidente CESTUDEC (Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis)

Bibliografia

La Rete di Lilliput. Alleanza, obiettivi, strategie,EMI,2001

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Showing 2 comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Se ho ben capito questi signori sono contro tutti e contro tutto,e aborrono la crescita economica: Mi dicano quale alternativa propongono e poi ne riparleremo. Mi dovranno però spiegare come potranno risolvere il problema della fame nel mondo e della povertà, che sta loro tanto a cuore, senza crescita economica. Con la crisi che ci attanaglia stiamo già diventando tutti più poveri, il consumismo è un’esperienza che ci stiamo lasciando alle spalle, stiamo ritornando forzatamente alle virtù frugali dei nostri nonni. Dovrebbero gioirne, questi signori! Tutti poveri! E poi? Divideremo in parti uguali gli stracci? La scelta della povertà evangelica è meritoria finché rimane libera, alla maniera di San Francesco; se viene imposta come programma politico non è né intelligente, né cristiana, ma semplicemente demenziale:

  • gastone
    Rispondi

    siamo alle solite non abbiamo fiducia se non nelle autorità che ci costruiamo con le nostre stesse mani . trovo un parallelo interessante nelle sacre scritture, dove si ammonisce l’adorazione di una pletora di baalim fatti con oro argento legno, ecc
    ai quali si attribuiscono poteri soprannaturali e davanti ai quali inginocchiarsi e chiedere tutto. ma come fanno questi pezzi di oro di argento di argilla che a malapena si reggono in piedi, non parlano non pensano e se cadono si rompono in mille pezzi a poter fare quelle cose se essi stessi sono stati creati dall’uomo e non hanno nemmeno le sue misere facoltà?

    oggi sembra che tutto quanto promana dall’individuo è incompleto difettoso, da correggere, dunque siamo all ricerca costante di una autorità in grado di farlo meglio di noi. i benefici della cooperazione spontanea che hanno prodotto meraviglie non ci sono sembrati sufficienti o sufficientemente utili , allora siamo andati di baalim in baalim a cercar rimedio attraverso lìintervento dello stato che poi è diventato il nostro padrone che ha favorito il big business e poi la finanza “estrattiva” e poi a furia di correggere ha distorto ha distrutto a sradicato…

    ma noi sempre li in ginocchio ad adorare baal ..qualunque esso sia, siamo esausti , basta che sia uno nuovo noi lo adoreremo ..a patto che sia il frutto deliberato delle nostre scelte e non il risultato imprevediile degli individui che cooperando tra loro, riescono a costruire, inconsapevolmente e senza coscienza alcuna, istituioni più grandi di loro e infinitamente più efficienti di qualsiasi autorità di pianificazione.

    questo sarebbe un insulto alla nostra capacità di….pianificazione e alla nostra ragione ( che ci tiene ostaggi con i suoi abusi )

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