In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Oggi possiamo vedere e toccare con mano che la disciplina di bilancio paga perché ci ha consentito di non rincorrere di continuo la congiuntura e che ci si può permettere qualche moderato sollievo.” (M. Monti)

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“Migliora le condizioni delle famiglie e consente una ripresa della domanda interna.” (V. Grilli)

Ho riportato Un paio delle affermazioni con cui Mario Monti e Vittorio Grilli hanno presentato l’ennesima manovra correttiva. Guai a chiamarla così, però: bisogna chiamarla legge di stabilità, perché fino a pochi giorni fa il governo (e il ministro dell’Economia in modo particolare) negava che ci sarebbero state nuove manovre. In realtà quella di Grilli era una bugia piuttosto grossolana, e non lo abbiamo scoperto adesso. Già quando venne varato il decreto modestamente definito dal presidente del Consiglio “salvaItalia”, risultava abbastanza evidente che le stime relative all’andamento del Pil nel 2012 e nel 2013 erano decisamente ottimistiche. Tanto da essere molto migliori della totalità di quelle elaborate dai centri studi pubblici e privati sia nazionali, sia internazionali.

Se, dunque, le stime governative sul Pil erano troppo ottimistiche  e lo sono ancora oggi nonostante la revisione al ribasso effettuata in settembre non serviva essere Einstein per ritenere alquanto probabile che sarebbe stato necessario intervenire nuovamente. Il fatto che non la si voglia chiamare manovra, ma “legge di stabilità” non cambia, ahimè, la sostanza delle cose.

Dunque, Monti e Grilli cercano di vendere ottimismo (riuscendoci come se lavorassero per un’impresa di pompe funebri che presenta il conto ai famigliari del caro estinto, farneticando di uno sconto sul listino che, in realtà, non è tale), sostenendo che l’abbassamento di un punto delle prime due aliquote Irpef darà “qualche moderato sollievo” e consentirà “una ripresa della domanda interna”. Peccato che tra limiti e franchigie alle deduzioni e detrazioni, per molti contribuenti il conto sarà al rialzo. Senza dimenticare l’aumento di un punto dell’Iva a partire dalla metà del 2013.

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Su questo punto, in particolare, ricordo la prima intervista di Grilli dopo essere stato promosso da vice a ministro. Davanti a un perplesso intervistatore (il direttore del Corriere della Sera, che pure appoggia questo governo come se fosse un giornale di partito) Grilli sostenne che il governo aveva tagliato le tasse, dato che stava ipotizzando di non effettuare l’aumento di due punti di Iva che erano da esso stesso stati previsti in precedenza. In sostanza, prima era stato deciso l’aumento con decorrenza dal primo luglio 2013; poi si era ipotizzato di non effettuarlo, qualora la spending review avesse avuto successo. E questo, secondo Grilli, era di per sé un taglio di tasse.

Adesso torna fuori l’aumento dell’Iva, ma di un punto invece che due. Ancora una volta Grilli cerca di venderlo come una riduzione (e questo merita un commento a parte), ma ciò che mi pare allucinante è la sua affermazione sulla ripresa della domanda interna. Probabilmente sono vittima dello stesso abbaglio per cui non riesco a convincermi che se un’aliquota Iva aumenta meno del previsto non si tratta di un taglio di tasse, ma di un incremento (seppur minore). O forse non ho ancora appreso a dovere la neolingua dei tecnici, che ha un sapore decisamente orwelliano. E la cosa è tutt’altro che rassicurante, perché questo non è un romanzo scritto nel 1948, ma l’Italia (tristemente) reale del 2012.

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Showing 3 comments
  • Riccardo
    Rispondi

    Ma quando un tizio è già morto e i dipendenti della pompa funebre non possono o non hanno il coraggio di dirlo ai parenti, che altro possono fare se non di mentire spudoratamente dicendogli che è grave, ma i farmaci che prende possono ancora salvarlo?

    • Roberto
      Rispondi

      Possono almeno smettere di tormentare quelli che sono rimasti vivi…

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “che se un’aliquota Iva aumenta meno del previsto non si tratta di un taglio di tasse, ma di un incremento (seppur minore)”

    Mah, la mia impressione e’ che per loro noi siamo dei semplici numeri, privi di vita, o al massimo delle macchine registratrici di cassa da cui attingere a piacimento: se loro decidono un aumento futuro delle nostre tasse, e’ come se le avessero gia’ incassate, a prescindere. Se prima che l’aumento avvenga decidono di moderare l’aumento stesso, di modo che l’incasso, che secondo loro e’ come se lo avessero gia’ intascato, diminuisca, allora questa per loro e’ una diminuzione delle tasse.
    Siamo governati da delle macchine. Che finiva cosi’ non ci voleva molto a prevederlo, comunque, specialmente in virtu’ del fatto che e’ stato anelito di moltissimi sperare di essere governati dal governo perfetto. Eccocelo servito, e’ questo. Contenti ora?

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