In Anti & Politica, Libertarismo, Varie

DI ALESSIO MANNINO*

Doveva essere “indipendenza”, e si è preferito chiamarla meno impegnativamente “autodeterminazione”. La risoluzione 44 approvata a larga maggioranza (trasversale: dal primo firmatario Foggiato dell’Unione Nordest alla Lega, passando per un poco convinto Pdl al rifondarolo Pettenò) dal consiglio regionale promette ai veneti un percorso verso una maggiore autonomia che potrebbe culminare in un referendum consultivo, ma di libertà totale dallo Stato italiano, letteralmente non se ne parla. Siamo andati a chiedere cosa ne pensa a chi, della battaglia indipendentista, ne ha fatto la ragion d’essere e la testata del proprio (bel) giornale online,L’Indipendenza:  il libertario Leonardo Facco, che l’ha fondato nel gennaio di quest’anno ed è noto al grande pubblico per le sue requisitorie contro la Lega Nord imborghesita e traditrice della causa.
«Bisogna distinguere due punti completamente diversi, quello giuridico da quello politico», chiarisce a mo’ di introduzione. «Il primo è lungo e complesso, devi appellarti al diritto internazionale e mettere in atto azioni come quella referendaria. Molto più importante è il piano politico». Il governatore leghista Luca Zaia aveva messo le mani avanti spiegando che in ogni caso un referendum vero e proprio non è possibile, ma con il testo varato a Palazzo Ferro Fini ci si può almeno richiamare alla Carta Onu e ai trattati internazionali. All’atto pratico, per ora, la risoluzione si limita a istituire una commissione di giuristi che dovrà dare un parere su un eventuale consultazione popolare. Insufficiente, per Facco? «Dipende se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Aver ottenuto un voto a maggioranza sul principio dell’autodeterminazione è qualcosa. Certo che già essere arretrati dall’indipendenza all’autodeterminazione è il classico comportamento all’italiana, e il solito tavolo di esperti rischia di far rimanere il tutto lettera morta. Bisogna fare di più». Il “più”, secondo lo scrittore e giornalista lombardo, è fare politica: «Un’azione più forte si ottiene solo con l’unità d’intenti fra le forze interessate, che in Veneto sono Veneto Stato, Indipendenza Veneta e la Lega. Ma io questa unità non la vedo, anzi vedo rottura e rissosità». Un vizio, anche qui, tipicamente italiano. «Esatto. Da una parte c’è la strategia dello Stato italiana del divide et impera, dall’altra questa rissa continua fra veneti che non aiuta». Veneto Stato boccia la 44 come una farsa, mentre Indipendenza Veneta la difende. E il Carroccio sostiene che non ci sia contraddizione fra l’appoggio ad essa e il contemporaneo progetto di legge per l’Euroregione con la Carinzia. «La Lega è un grande bluff, è diventata un ingranaggio dello Stato italiano. Basta vedere Maroni che invita i sindaci leghisti alla disoebbedienza fiscale sull’Imu, e quelli lo mandano affanculo perchè non vogliono mica andare in galera. Zaia ha accettato la risoluzione? Se ne assuma la responsabilità. E’ il momento di togliere i veli, di capire davvero chi fa sul serio e chi sta fingendo».
Facco non vede di buon occhio la mossa “tecnica” del tavolo di giureconsulti: «E’ ovvio che dei costituzionalisti diranno di no, perchè ragionano nei termini dell’ordinamento vigente». Sul Corriere del Veneto, Sandro De Nardi, professore di diritto pubblico internazionale a Padova, ha illustrato in maniera che più chiara non si può il punto di vista contrario a norma di legge: si può invocare l’autodeterminazione solo se un popolo (e secondo lui è da vedere se i Veneti lo siano) è dominato con la forza o impossibilitato a scegliere la forma di governo, l’articolo 5 della Costituzione dichiara l’Italia una e indivisibile, e due sentenze del ’92 e del 2000 della Corte affermano che il popolo non è designato come “propulsore della innovazione istituzionale” e l’autonomia non può essere utilizzata per “domande referendarie su scelte fondamentale di livello istituzionale”. Parole tombali. «La volontà popolare non conta nulla? Ma stiamo scherzando? Ma neanche Washington prevedeva che la rivolta contro l’Inghilterra sarebbe finita con la secessione! E Ghandi, ricordiamocelo, ha agito contro le leggi inglesi del tempo. Perchè il mondo non si muovo sono in base al diritto positivo, ma anche e soprattutto al diritto naturale. Il diritto all’indipendenza è naturale, è pre-politico. Qui occorre pensare in termini di rivoluzione, e non a caso le rivoluzioni nel 99% dei casi sono nate da questioni fiscali ed economiche». Rivoluzione significa rottura della legalità per crearne una nuova. «Sì, certo. Uno Stato democratico dovrebbe poter far esprimere il popolo. Se così non è, è diritto del popolo far di tutto per conquistare la libertà. In modo pacifico, perchè chi istiga alla violenza è contro, e non a favore, della battaglia per la libertà. Bisogna creare consenso, fare politica appunto. Ma ci vuole coraggio, mettersi in gioco, unendo le forze, e io questo fatico a vederlo, nel Veneto che è pur sempre la punta di lancia dell’indipendentismo».
Il duro e puro Facco mette sul piatto due proposte: la rivolta fiscale degli enti locali e il referendum autogestito dalla Regione. «La città di Galifa in Catalogna ha detto allo Stato spagnolo: sai che c’è? Ora le tasse noi le giriamo alla Catalogna. Perchè i Comuni leghisti non fanno così? Secondo: invece della pagliacciata della commissione giuridica, si organizzi una simulazione di referendum, ma con l’imprimatur della Regione Veneto. C’è bisogno di strappi forti, non di rifarsi semplicemento al diritto italiano o internazionale». Che ne pensano, i venetisti nostrani?

*Tratto da http://www.nuovavicenza.it

 

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Mostrati 2 commenti
  • depaoli.fabrizio@liberi.it
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    Son piemontese e son d’accordo, “strappi forti” altrimenti non ne usciremo mai.
    Un saluto e un augurio a Leonardo: non sei solo.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “Secondo: invece della pagliacciata della commissione giuridica, si organizzi una simulazione di referendum, ma con l’imprimatur della Regione Veneto”

    Infatti, per chi c’era, e ricorda, nei primi anni 70, il settimanale “l’espresso” organizzo’ una raccolta firme per promuovere la legge del divorzio o l’aborto o entrambe, questo non lo ricordo bene.
    Si doveva, tramite posta, _informalmente e senza limiti di tempo_, mandare una semplice cartolina di adesione al giornale (“carta canta”), che in ogni numero allegava in qualche copia da ritagliare stampata su del cartoncino.
    Da quella iniziativa, che ebbe grande successo (l’espresso allora era un giornale dell’antipotere, non del potere come adesso, e nel bene e nel male rappresentava il rinnovamento, con molti “fiancheggiatori” che ne propagandavano dal basso le istanze), partirono poi i referendum veri e propri.
    Se non ricordo male.
    Ma se non era proprio cosi’, potrebbe esserlo adesso.
    A distruggere dall’alto una qualsiasi organizzazione piramidale ci mettono mezzo secondo con una qualsiasi trasmissione di finta inchiesta, come avete visto con Di Pietro, o Bossi stesso, diventati scomodi per il nuovo ordine.
    In ogni caso, volendo coinvolgere il popolo dei piccoli produttori, che attualmente e’ ignorante e completamente privo di rappresentanza o, diciamoci la verita’, rappresentato da una parte da poveri deficienti, e dall’altra vittima designata di piccole potenti minoranze organizzate con le leve del potere e dell’informazione in mano, i mezzi ci sono, e dovrebbero essere mezzi che, oltre a raccogliere il consenso, lo creino attraverso l’informazione capillare e “carbonara” dei promotori delle istanze di rinnovamento.
    Dico lo creino, il consenso, perche’ secondo me il “popolo veneto”, e probabilmente lombardo, ha le idee MOLTO confuse su un’organizzazione sociale diversa da quella che adesso ha, esso al massimo esprime desiderio di distruzione della classe dirigente attuale, per sostituirla pero’ con un’altra che e’ palesemente, da una rapida occhiata, molto peggiore e con idee molto piu’ microcentralistiche e illiberali di quella gia’ esistente. Insomma il popolo veneto, e credo anche lombardo, e’ lontano anni luce dalla civilta’ del “vivi e lascia vivere” elvetica. Il nostro popolo e’ intrinsecamente fascista, non dimentichiamolo, basta una chiaccherata di 10 minuti con l’elettore medio perche’ la cosa balzi evidente all’occhio.

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