In Anti & Politica, Libertarismo

di LEONARDO FACCO

Il 2 novembre scorso, è apparso su “la Repubblica”, un articolo firmato da Alessandro De Nicola – fondatore del F.I.D con Oscar Giannino – che inneggiava alla delazione fiscale. Sono rimasto leggermente basito nel constatare che anche i “liberisti all’amatriciana” (il solo vedere un anello all’orizzonte dà alla testa, come raccontava bene Tolkien) hanno deciso di alzare il loro ditino inquisitore contro l’evasore fiscale, manco incarnassero un Befera qualunque. Ha scritto De Nicola: “Qualche giorno fa, difatti, l’IRS, ha concesso ad un anonimo fischiettatore la bella somma di 38 milioni di dollari per aver aiutato gli ispettori tributari a smascherare un complesso schema societario per evadere le tasse. L’annuncio è stato dato dall’avvocato del collaboratore di giustizia il cui nome è rimasto anonimo. Anzi, non ci fosse stata la dichiarazione dell’avvocato, la società, una grande corporation tra le prime 250 degli USA, non avrebbe nemmeno saputo dell’esistenza della talpa! Peraltro, il professionista appartiene ad uno studio  (Ferraro Law Firm) specializzato nel tax-whistleblowing, nel fare in modo cioè che al confidente venga riconosciuto il premio dall’IRS: anche i togati dimostrano vero spirito imprenditoriale in America”!

Cos’è la delazione? Chi è il delatore? Ci viene in soccorso il vocabolario della lingua italiana, il Treccani: “Chi per lucro, per vendetta personale, per servilismo verso chi comanda o per altri motivi, denuncia segretamente qualcuno presso un’autorità giudiziaria o politica, soprattutto qualora eserciti abitualmente tale attività. Certi delatori ricoprono l’infamia sotto colore di zelo e di patria carità (Tommaseo). Anche, con significato più generico, chi rivela a un superiore colpe altrui o il nome del colpevole”. Altri dizionari, definiscono il delatore semplicemente una spia e, notoriamente ma anche storicamente, le spie sono l’ingranaggio che permette ad uno Stato di Polizia (quello italiano è riconosciuto come tale da quasi tutti, sicuramente in materia fiscale) di mettere sotto chiave quelli che lo combattono, ma finanche quelli che asseriscono – come fa il sottoscritto pubblicamente – che le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa.

Per De Nicola, invece, la delazione deve trasformarsi in una vera e propria forma di intrapresa,magari con tanto di Partita Iva e commesse pubbliche per ottenere lavoro. Vedo già le pubblicità delle future ditte sul Corsera: “Matahari srl”, oppure “Inquisizione Spa”: La nostra professionalità al servizio del Fisco. Ora, a parte il fatto che essere gabellati da uno Stato lenone, e criminale, fa piacere a pochi, ma perché mai un cittadino dovrebbe comportarsi onestamente e pagare, sull’unghia, milionate di tasse? Lo Stato, quello italico in primis, come giustamente diceva Guareschi è “una macchina che serve solo a macinare aria”, ed è per primo il soggetto inadempiente per antonomasia. Esempi? Fornisce servizi scadenti e fuori mercato, mantiene milioni di parassiti che fanno nulla e vivono alle spalle di chi produce ricchezza, sostiene centinaia di inutili aziende pubbliche e camarille, incentiva la corruzione, la truffa, la frode, ci priva delle più elementari libertà per difenderci dai terroristi che lui stesso si porta in casa, ci mette sotto controllo i nostri denari e risparmi. Basta? Ci sarebbe da raccontare molto di più per rimarcare l’immoralità di questa forma di organizzazione a-sociale, ma aggiungete voi gli altri difetti del Leviatano che meno vi garbano. Per restare in tema evasione, lo Stato (che non siamo noi, o almeno non sono io) è quella roba che in passato s’è inventato il concordato fiscale preventivo (come dire: se tu mi dai una tangentella prima io non ti faccio scassare le balle dai miei giannizzeri con la fiamma sul cappello). Di più, lo Stato e quel soggetto criminale che emana leggi che obbligano i privati a pagarsi fra di loro entro 60 giorni, ma esenta sé stesso dal pagare i suoi fornitori, che vantano circa 100 miliardi di euro di credito nei suoi confronti. E’ quel monopolista che falsifica la moneta, che vi costringe a dargli i vostri soldi, con la scusa che un domani vi li restituirà sotto forma di pensione vitalizio. Che barzelletta eccezionale! Per Lew Rockwell – che un tempo anche De Nicola leggeva – “siamo inondati quotidianamente anche dai fallimenti dello Stato. Ci lamentiamo costantemente che il sistema scolastico è scadente, che il settore medico è malignamente distorto, che il servizio postale non è affidabile, che la polizia abusa dei suoi poteri, che i politici ci hanno mentito, che i soldi delle tasse sono rubati, che qualsiasi burocrazia con cui abbiamo a che fare è disumanamente indifferente. Tutti notiamo questi fatti”. 

Proviamo a ribadire il concetto espresso poco sopra: per quale motivo idiota uno dovrebbe fatturare tutto e farsi fottere i tre quarti del frutto del proprio lavoro? Per patriottismo? Per mantenere i propri aguzzini?

Angela e Luciana Giussani, nel 1962 pubblicarono il primo numero di Diabolik. Nel 1968 venne girato un film sul personaggio mascherato e una scena senza viene raccontata così: “Il nuovo ministro degli interni mette una taglia di un miliardo di dollari sulla testa di Diabolik. Questi, per tutta risposta, fa esplodere tutti i palazzi del fisco, provocando una crisi economica senza precedenti. Il nuovo ministro delle finanze (l’ex ministro degli interni) appare in televisione, appellandosi al buon senso dei cittadini, perché spontaneamente si rechino a pagare le tasse, provocando però l’ilarità generale”.

Ora, però, Diabolik – che da 50 anni è alla macchia, nonostante Monti – è fottuto! A mandarlo in gattabuia ci penseranno De Nicola e la sua combriccola di epifenomeni del liberalismo tricolorito.

Tratto da www.lindipendenza.com

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Showing 8 comments
  • massimoconleballepiene
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    il fuoco amico è alle tue spalle perché è sempre in seconda linea

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      specialmente in Italia

  • Riccardo
    Rispondi

    Con la fame che si preannuncia in Italia, basta promettere il 10% del malloppo recuperato attraverso la delazione che questa diventerà una forma di lavoro più o meno sicuro. Come nella ex DDR, in cui metà della popolazione era pagata dallo stato per spiare l’altra metà. Ma se uno fa la spia nei confronti di qualche generale della finanza o qualche politico, lo premiano lo stesso o lo fanno fuori? E quando non ci sarà più nessuno da denunciare perchè saremo diventati tutti straccioni, potremo chiedere la cassa integrazione?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Non vedo l’ora che i parassiti chiedano ad altri parassiti di pagare le tasse…

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Mi fa sempre piacere leggere i suoi articoli, sono chiari, scritti bene e dai contenuti inattaccabili. Da parte di gente onesta intendo.
    Quali sono le condizioni perché possa esistere una spia?
    Sicuramente l’esistenza di un meccanismo progettato per lo sfruttamento di uno o più individui a loro insaputa.
    Non voglio adesso dare giudizi morali su di una spia. Anzi sì voglio: mi fa schifo, ma come liberale la rispetto fino al punto in cui non mi arreca danno. Quindi in questo caso: non la rispetto.
    Ma il punto è: con che arroganza e con che diritto diventa possibile disporre di quel progetto da parte, in questo caso, dello stato.
    Qualche ingenuo potrebbe rispondere “in nome della democrazia”, ma da quando abbiamo l’età della ragione l’abbiamo forse mai vista?
    Io no.
    Quindi mi sembra più che appropriato parlare di stato di polizia, e mi sembra più che giusto, come forma di autodifesa legittima, tendere alla demolizione di uno stato che ancor prima che socialista, è antidemocratico.
    Penso che l’imposizione del socialismo sia funzionale alla limitazione della democrazia ed al suo annullamento, perché è passato da ideologia (a scanso di equivoci, da me MAI condivisa) a strumento di potere.
    Un saluto .

  • klement
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    Ancora più demenziale la segnalazione al superiore gerarchico o al responsabile interno. Se il capitano delinque, il soldato fischiatore non ha nessun motivo di presumere che invece il colonnello sia onesto. Più controllo centrale, più siluramento dei tipi scomodi magari perché meno corrotti degli altri.La rotazione impedisce il consolidamento di poteri, ma produce un giro di poltrone ottimo per il clientelismo. Ed è facilissimo il baratto per cui il dipendente non fischia, e in cambio il capo lo lascia fannullare. Enorme disparità fra le amministrazioni centralistiche e quelle autonome.
    Il veneziano Brunetta dovrebbe ricordare che al tempo della Repubblica il più controllato e sospettato era proprio il Doge.

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