In Economia

DI GIOVANNI MARINI*

Conoscere o meno il significato di inflazione non sconvolge la vita, nonostante abbia avuto ed ha un pesante rapporto con la sua qualità. Vi ricordate quando in Italia non si poteva avere la televisione a colori perché politici illuminati sostenevano che la corsa all’acquisto dei televisori avrebbe fatto esplodere l’inflazione? Oppure quando politici non meno illuminati abolirono la Scala Mobile sui salari, una pratica che, come il cane che si morde la coda, rincorreva l’inflazione prodotta? Se poi ci troviamo, volenti o nolenti, a vivere in uno Stato di Stati il cui baricentro è l’unione monetaria, l’inflazione è al centro di ogni modificazione della qualità della vita di ogni individuo, perché la moneta ha come unica proprietà quella della sua variazione della rappresentanza del valore dell’unità di scambio. Ma cos’è l’inflazione? Sul sito della BCE, alla paginetta “cos’è l’inflazione” si trova questa proposizione:

“ Nelle economie di mercato i prezzi di beni e servizi possono subire variazioni in qualsiasi momento: alcuni aumentano, altri diminuiscono. Si parla di inflazione quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. In seguito a tale fenomeno un’unità di moneta consente di acquistare una minore quantità di beni e servizi; in altre parole, il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore rispetto al passato”. Nello stesso sito si dichiara: “Il compito principale della BCE è preservare il potere di acquisto della moneta unica e quindi assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro”.

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Nel 2001, dopo un lunghissimo periodo in cui il suo prezzo è stato stabile, l’oro costava 8000 dollari al chilo, nel 2011 arrivò a 61000 dollari al chilo. Si direbbe che la BCE abbia fatto altro che preservare il potere d’acquisto della moneta, oppure che i tecnici preposti non ne sono stati capaci, non vi pare? In particolare quando spiega che l’inflazione è frutto di un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa induce a far credere che sia il rincaro l’origine dell’inflazione anziché l’effetto. Inducendo a credere, dunque, che influire su coloro che decidono i prezzi delle merci e dei servizi sia un modo per controllare l’inflazione. Perché la si combatte?
L’inflazione è la modificazione del valore rappresentato della moneta; è mal vista da chi ha risparmi e fa del credito, come le banche, perché l’inflazione ne erode il valore ma è auspicata da chi ha debiti perché li sopisce. Ma quali sono le cause che generano l’inflazione?
Le cause sono molte ma in generale l’inflazione è il mancato raggiungimento dello scopo per cui si è attivata una transazione, è l’inefficienza strutturale dell’economia. Per esempio: compro un trinciapollo e scelgo di comprarne uno da 1 dollaro piuttosto che un altro da 10 dollari. Quando mi dispongo a porzionare il pollo, il trinciapollo si rompe. Quel dollaro speso è inflazione. Se avessi comprato quello da dieci e non si fosse rotto, la spesa maggiore non sarebbe stata inflazione.

Alziamo l’asticella: se progetto il Ponte sullo Stretto di Messina e non lo realizzo mai, tutti costi di progettazione sono pura inflazione. Così come accade ogni volta che finanzio un’opera pubblica o privata che non porto a termine, ogni costo che non raggiunge lo scopo sottrae rappresentanza al valore del denaro per cui ce ne vorrà di più per qualsiasi nuova transazione. In inflazione si trasformano i fallimenti delle imprese. Inflazione sono quei diritti concessi senza avere in contropartita una maggiore efficienza del diritto. Inflazione è l’aumento di stipendio agli insegnanti statali se non migliorano la qualità delle competenze degli studenti, quell’aumento non sortirà alcun beneficio. Inflazione sono le pensioni erogate senza fondi accantonati. Contrariamente a quanto viene divulgato, l’evasione fiscale non produce inflazione perché spinge in basso i prezzi e chi la combatte compie un doppio atto inflattivo perché i costi per combatterla, se efficaci, produrranno l’aumento dei prezzi conseguente alla copertura degli utili mancati e, dunque, non raggiungerà lo scopo prefissato perché l’incremento delle entrate conseguenti si tradurranno in inflazione.

Lo Stato trasforma la maggior parte dell’inflazione in debito pubblico. Se non lo facesse sarebbe costretto alla miseria dei suoi componenti, ma il problema non cambia; semplicemente si procrastina. L’economia è come un motore a scoppio che per funzionare consuma più energia di quanta ne trasformi in lavoro a causa degli attriti che si mutano in calore; quel calore è l’inflazione, ma per poter funzionare non può farne a meno. Cercare di eliminare la parte di energia che serve solo al motore significa impedirgli di funzionare. Ho descritto l’inflazione senza citare l’Euro, perché fa eccezione. Chi l’ha architettato ne ha voluto fare una moneta priva di inflazione. Infatti non è un titolo di credito, ma di debito; il che significa che in presenza di inflazione la moneta dovrebbe valere di più poiché il debito rappresentato si sopisce. Questo non è possibile, per cui a perdere valore non sarà la moneta ma i beni che la moneta ha il compito di accompagnare nella transazione. Ciò che accade è che gli stipendi diminuiscono, il prezzo delle merci diminuisce, le proprietà immobiliari perdono valore, le produzioni non danni più utili. Ogni patrimonio pubblico e privato si concentrerà nelle mani dell’emettitore della moneta perdendo ogni valore. In realtà l’Euro è la peste del secolo e gli untori sono i tecnici ed i burocrati che l’hanno creato e lo sostengono. Non importa se in buona fede o meno, è ciò di cui dobbiamo liberarci. È parossistico che le popolazioni confidino nella politica e nei politici per la ricerca delle soluzioni perché di questa piaga ne sono complici. È come giocare a briscola in una camera a gas. Alla luce di questo sole che futuro potete immaginare? Quale sarà il politico che gli darà la stessa luce? Monti, Bersani o LoRenzi il Magnifico?

 

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*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/l%E2%80%99euro-e-la-peste-del-secolo-la-bce-e-l%E2%80%99untore/

 

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Mostrati 2 commenti
  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    buttiamolo sul ridere. Una risata per questi farabutti vale più di una pallottola in fronte.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    buttiamola sul ridere con questi farabutti, vale più di una pallottola in fronte.

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