In Anti & Politica

DI LEONARDO FACCO*

Il “MinCulPop” è iscritto nel DNA dell’italiano. Lunedì scorso, in prima serata su RaiUno, abbiamo assistito ad una versione aggiornata, ma assai democratica, del “Ministero della propaganda” di rito fascista. Un giullare di corte – proprio come accadeva in quel bistratto Medioevo spesso citato a sproposito – ha vestito i panni del raffinato giurista per spiegare ad una dozzina di milioni di prolet – tra una risata e l’altra – cosa è la Costituzione italiana.

Il guitto comunista (applaudito ardentemente, sino a spellarsi le mani, anche dai fascio-nazionalisti) ha messo in scena una parodia dell’Italia nostrana, che le cronache ci raccontano, invece, come un un paese in rovina, immorale e corrotto, che per darsi una parvenza di normalità e dignità ha dovuto pagare qualche milionata di euro al più organico dei gioppini di regime. Non me ne frega nulla dei contenuti con cui Benigni ha voluto ammantare la Carta costituzionale, ben altri studiosi seri (non dei comici paranoici) hanno avuto modo di smontarne la “liricità” e la “beltà”. Uno tra i tanti è stato Gianfranco Miglio.

Mi vorrei soffermare, invece, sull’evento in sé e sul fatto che il buffone toscano ha ripetuto sino alla nausea che la forza della Costituzione, nello specifico degli articoli che ne compongono “i principi generali”, starebbe nella difesa strenua dei diritti di ogni cittadino di questo paese, indipendentemente dalla razza, dal credo religioso o da quello politico. Lo ha ribadito a nastro, guardando in faccia uno per uno gli astanti comodamente seduti sulle gradinate; lo ha raccomandato in più occasioni, anche quando – tra una lettura e l’altra – prendeva per i fondelli un ex premier tornato “in campo”. E’ davvero così?

Non credo sia difficile dimostrare il contrario, ma voglio fingere che il “Pinocchio” di Castiglion Fiorentino abbia ragione. Mi ha convinto! Benigni ha ragione, anche io ho diritto – senza distinzione alcuna rispetto ad altri che non la pensano come me, ma che in tv ci vanno sempre – ad avere uno spazio di due ore in prima serata di un lunedì sulla rete ammiraglia della Rai per raccontare una storia di civiltà e di libertà. Sissignori, voglio mettere in scena lo spettacolo che ho tratto da un mio libro, ed ho realizzato con Pongo, in cui racconto che le tasse sono un furto, coercizione, truffa, aggressione, spoliazione, estorsione, rapina.

Domani mattina, non senza dimenticare di allegare gli articoli della Costituzione “più bella del mondo” (compresi quelli in cui si esalta il diritto di parola), invierò una raccomandata con ricevuta di ritorno a Luigi Gubitosi, il direttore generale della Rai (e a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione), per vedermi riconosciuto il sacrosanto diritto costituzionale di poter raccontare agli italiani – su RaiUno, ma a costo zero perché lo farò gratis, a differenza del predicatore trinariciuto – che le gabelle non sono bellissime, che servono alla casta ed ai suoi leccapiedi (non di rado per pagare cachet insultanti ad artisti organici), che penalizzano i meno abbienti, che distruggono il tessuto produttivo, che creano povertà e miseria.

Per dirla con Gaber, “io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono” (la seconda). Quindi, voglio vedermi riconosciuto il diritto di poter dire la mia a qualche milione di concittadini. Chissà che a qualcuno venga qualche dubbio, no? “Lo pretendo” in nome di quella legge fondamentale che tanto piace a Napolitano e a Benigni.

 

*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/benigni-minculpop-costituzione/

 

 

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Mostrati 4 commenti
  • Giuseppe
    Rispondi

    Non ho visto lo show di Benigni perchè quella sera avevo di meglio da fare, e sono andato ad un concerto di canti di Natale. Una mia amica che ha visto la trasmissione mi ha raccontato tutto e, sapendo come la penso, mi ha detto che ho fatto bene a non vederla.
    Peccato per Benigni, ho visto i suoi film e non mi sono dispiaciuti, però è proprio un giullare di corte. Se poi lui ci credesse davvero alle cose che ha detto, beh, non vedo perchè dovrei crederci anch’ io solo perchè mi ha fatto fare qualche risata al cinema.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Tanti anni fa,circa una trentina, vidi un capolavoro di Carpenter.
    “Essi vivono”.
    Narrava di un mondo infiltrato da alieni che, integratisi e raggiunti i nodi del comando e dell’informazione, facevano dell’umanità quel che loro pareva e serviva.
    Il protagonista viene in possesso di un tipo di occhiali che gli permettono di vedere a quale montagna di condizionamenti subliminali sono sottoposti gli esseri umani.
    Condizionamenti come veri e propri bombardamenti continui sensoriali e psicologici che determinano il totale addomesticamento dell’umanità,i ignara di tale stato di assoluta e felice sottomissione.

    Quando penso a questo film mi viene in mente la situazione delle nostre società.
    Con la maggioranza della gente ignara di esser serva e plasmata, ingannata, manipolata dagli alieni.
    Gli alieni sono la politica, la finanza, il potere.
    Sono coloro che annullano la nostra umanità e che ci usano per i loro scopi.
    Come nel film.
    Guardatelo.
    E’ eccezionale.

  • pippo pg
    Rispondi

    Benigni è un personaggio veramente triste soprattutto dal punto di vista artistico.
    Non ha nemmeno lontanamente la classe e la vera capacità recitativa dei grandi del passato anche rispetto ad altri comici di sinistra è insipido ( per quanto non mi stia propriamente simpatico non si può non riconoscere ad un Luttazzi uno stile superiore).
    Benigni sfrutta gli stereotipi che 150 anni di dittatura ( e gli ultimi 50 di televisione pubblica) ci hanno imposto.
    E’ un toscanaccio,fa allusioni sessuali (potevano far ridere qualche anno fa ma con la mentalità di oggi…) e quindi qualunque cosa legga, fossero anche le pagine gialle DEVE far ridere.
    Un comico che compiace il potere qualunque esso sia non è un comico,e Benigni non è nemmeno un attore

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Non ho la TV e quindi non ho visto Benigni, ma penso che la nostra costituzione sarebbe da inserire in uno dei più bei pezzi della letteratura mondiale, quello del Nettaculo di Gargantua di Rabelais.
    Sicuramente il Gargantua non l’avrebbe trovato piacevole quanto il papero ben piumato. ma la costituzione italiana avrebbe infine trovato un uso appropriato.

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