In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Le multinazionali utilizzano le varie opportunità e scappatoie a loro disposizione, approfittando delle differenze tributarie tra i Paesi. Non è un problema legale, è un problema morale. Dobbiamo cercare di fare in modo che le multinazionali paghino le tasse sulla base delle loro reali attività, tanto più che i Paesi sono alle prese con un elevato indebitamento e devono risanare i propri conti pubblici.” (A. Semeta)

Algirdas Semeta è commissario Ue alla Fiscalità. Alle prese con casse sempre vuote nonostante pressioni fiscali da capogiro, molti Stati dell’Unione europea hanno dichiarato guerra alle multinazionali, soprattutto quelle che operano nel settore dei servizi, ree di “trasferire” i profitti nei Paesi in cui sono chiamati a pagare il minor conto al fisco.

Il sogno di molti europeisti è quello di arrivare alla piena armonizzazione fiscale, ossia a un sistema in cui le basi imponibili, i tipi di tributo e le aliquote siano identiche in tutta Europa. Il pretesto è quello di invocare un livellamento del campo di gioco, ma l’effetto di una tale armonizzazione credo sarebbe l’instaurazione definitiva di un inferno fiscale su scala continentale.

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Proprio perché molti Stati hanno le casse vuote nonostante la pressione fiscale sia già elevata, ben difficilmente l’armonizzazione potrebbe avvenire livellando le aliquote verso il basso. Molto più probabilmente avverrebbe il contrario. Al di là delle considerazioni di carattere morale, i profitti che adesso vengono dirottati verso l’Irlanda o il Lussemburgo dopo verrebbero portati fuori Europa, con buona pace del partito dei tassatori.

Ma, in definitiva, è davvero immorale cercare di ridurre il carico fiscale, peraltro facendolo in base alle norme vigenti? A mio parere non si può rispondere affermativamente a questa domanda senza affermare, al tempo stesso, che non vi sia un diritto di proprietà dell’impresa sui profitti realizzati, bensì che tali profitti siano di proprietà dello Stato nel territorio del quale vengono realizzati. Il quale Stato, poi, concede (bontà sua) alla società di tenersene una parte, peraltro sempre più piccola.

Ecco, se uno sposa questo ragionamento, allora è pronto per l’instaurazione definitiva dell’inferno fiscale europeo. In caso contrario, ascoltando i Semeta di turno dovrebbe nutrire più di un sospetto sull’europeismo senza se e senza ma tanto diffuso anche in Italia.

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Comments
  • Riccardo
    Rispondi

    Il fine della tassazione non è quello di riempire le casse dello stato, ma quello di svuotare le tasche della gente. Con le tasche vuote sei molto più ricattabile e soprattutto puoi finire per credere che ti ti toglie la libertà lo fa per farti mangiare. Film già visto! Quello che sta succedendo è stato programmato parecchio tempo fa. Senza scadere nel cospirazionismo, bisogna evitare di illudersi che quello a cui stiamo assistendo avvenga per caso.

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