In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“E’ fuor di dubbio che anche se l’insieme delle banche italiane paiono aver contratto un minor numero di strumenti finanziari derivati rispetto alle altre banche dei principali paesi dell’economia globale, considerata la fragilità supina della nostra politica economica, è necessario, per la futura stabilità monetaria finanziaria, un super regolatore globale.” (G. Rossi)

Nel suo sermone domenicale sul Sole 24 Ore, Guido Rossi approfitta del caso di cronaca della banca Monte dei Paschi di Siena per ribadire la necessità di istituire “un super regolatore globale”. L’idea che ogni volta che qualcosa non ha funzionato si debbano aumentare le regole e creare una nuova sovrastruttura a un livello superiore a quelle esistenti è tipica di chi crede che la regolamentazione sia la soluzione e non parte del problema.

Una delle più fuorvianti affermazioni che sono state ripetute fino alla nausea negli ultimi anni è quella che la crisi sarebbe dovuta a una carenza di regole e alla deregolamentazione avviata negli anni Ottanta. Se ciò fosse vero, il volume di norme a cui si deve (dovrebbe) attenere chi opera nel settore bancario (e finanziario in generale) avrebbe dovuto subire un netto calo negli ultimi tre decenni. Al contrario, la loro proliferazione e sovrapposizione ha raggiunto livelli tali che ben difficilmente una mente umana potrebbe conoscerle per intero.

Per non parlare delle numerose authorities create nel corso degli anni, ognuna piena zeppa di burocrati che controllano (o dovrebbero controllare) minuziosamente questo o quell’aspetto dell’attività finanziaria. E ogni volta che qualcosa andava storto, invece di mettere in discussione tutte quelle regole e tutte quelle authorities, si sosteneva che le une e le altre erano insufficienti, quindi occorreva crearne di nuove e più potenti.

Dalle regole e authorities locali si è passati a coordinamenti a livello internazionale, e adesso si chiedono norme e regolatori globali. Domani non mi stupirei se qualcuno proponesse di valutare l’opportunità di estendere la regolamentazione a livello del sistema solare, magari attribuendo la presidenza a rotazione ogni 5 anni a un rappresentante di un diverso pianeta. E così via.

Non mi è ben chiaro in base a cosa sia possibile affermare che laddove hanno fallito quei regolatori che sono più vicini al contesto operativo dei controllati dovrebbero riuscire regolatori più distanti. Se il problema è quello della cosiddetta “cattura” del regolatore da parte dei regolati, non lo si risolve certo pensando a regolatori globali e proponendo come unica soluzione per soggetti in crisi di essere assorbiti da soggetti più grandi, creando entità di dimensioni sempre maggiori. Così facendo il fenomeno del “too big to fail” non può far altro che rafforzarsi, finendo peraltro per arrivare al “too big to save”. Tanto maggiori e globali sono le dimensioni di un soggetto, quanto più alto è il rischio di cattura di un regolatore, per quanto globale.

A me pare che il problema principale sia stato continuare a chiamare “mercato” un sistema che del mercato aveva solo le sembianze. Il mercato è tale se il destino di chi vi opera dipende dalla domanda e dall’offerta di tutti gli altri partecipanti. Nel settore finanziario (ma non solo) i regolatori hanno finito per eliminare l’unico vero incentivo alla “sana e prudente gestione”, ossia la possibilità di fallire.

Senza il fallimento, il mercato non può essere definito tale. Non servono centinaia di migliaia di pagine di regole scritte per disciplinare minuziosamente ogni aspetto dell’attività finanziaria, né servono regolatori occhiuti e dirigisti che poi vedono solo quello che vogliono vedere.

Basterebbero una corretta definizione e la conseguente tutela dei diritti di proprietà, oltre all’eliminazione degli incentivi all’azzardo morale, ossia ad assumere rischi eccessivi nella consapevolezza che i profitti saranno privati e le perdite pubbliche. Proprio per questo state certi che la direzione di marcia sarà ancora una volta quella opposta.

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Showing 4 comments
  • iano

    Quando ci è stato “imposto” l”Euro,dopo una settimana ho già capito che c,è qualcosa che non và,un caffè da 500 lire è schizzato a 2000,tutti i prezzi sono raddoppiati,l,unica cosa che è rimasta fedele alla Lira è stato lo stipendio.E da allora sono successe tante cose negative.Quando si mette in prova un progetto bisogna avere il coraggio di ammettere che è fallito.A me personalmente non importa che si chiami Lira,Euro,o noccioline,sono i risultati che contano,e dopo circa 10 anni dall,invenzione della moneta unica il risultato è disastroso !!

  • gastone

    “Basterebbero una corretta definizione e la conseguente tutela dei diritti di proprietà, oltre all’eliminazione degli incentivi all’azzardo morale”

    praticamente una rivoluzione monetaria con la moneta restituita al popolo (mercato)

    e il conseguente freno che ne deriva per la proliferazione dei debiti dei governi che portano invariabilmente all’azzardo morale.

    la tutela del diritto di proprietà poi implicherebbe un primato del diritto pre statuale sulla legge positiva di stampo arbitrario, aprendo una pericolosa falla sul sistema legale moderno che si vedrebbe minacciare di essere sottoposto alla osservazione del diritto naturale, con conseguenze catastrofiche per quelle organizzazioni criminali che si fanno chiamare stati

    • franco Grassi

      Bravo mi e’ piaciuta davvero la parte finale

      ….legge positiva di stampo arbitrario…..

      non lo avevo mai capito in questa forma.

      Fg

  • franco Grassi

    Quanto piu’ grande e’ il regolatore, tanto piu’ catastrofici gli errori nel caso che esso sbagli. Forse qualcuno suppone che i superburocrati ne sanno piu’ di noi? Davvero?

    Nella supposta balzana idea di una regolazione imposta dall’alto, invece della autoregolazione a basso livello caratteristica dei sistemi viventi, e’ meglio fare una miriade di errori NON TUTTI NELLO STESSO MOMENTO, piuttosto che uno grande come dice Nassim Taleb. Un sistema “top down”ingenierizzato dall’alto e’ intrinsecamente fragile, mentre la vita e’ antifragile, vedere le innumerevoli conferenze di Taleb su you Tube.

    Taleb e’ austriaco senza rendersene conto.

    fg

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