In Anti & Politica, Economia

DI FRANCESCO CARBONE*

Tranne quei pochi casi in cui si ricorre al baratto, ogni transazione economica coinvolge il bene economico monetario. Il denaro, in altre parole, costituisce la metà di ogni transazione. In un sistema economico è quindi il bene più diffuso ed importante. Non è quindi un caso se nel lungo periodo la prosperità e il futuro di ogni società dipendano dalla qualità di ciò che viene usato come denaro.

La qualità del bene monetario è da cento anni molto scadente. Un primo salatissimo conto lo abbiamo pagato subito con due guerre mondiali, il secondo lo si è posticipato con discreto successo per quasi settanta anni.

La ragione principale imputabile alla pessima qualità del bene monetario che utilizziamo da circa cento anni è semplicissima: emissione, produzione, gestione, controllo sono affidati al beneficiario di quello che è un eccezionale privilegio monopolistico. In tale malsano contesto legale i diritti di proprietà sul denaro sono sempre più malamente definiti e salvaguardati.

Pochi hanno capito che il denaro non è più nostro, che non ne siamo più proprietari. Di questi pochi, la maggior parte è giunta a questa consapevolezza in maniera alquanto confusa ed è convinta di poter risolvere il problema di origine monetaria semplicemente lasciando intatto il monopolio e restituendolo a una banca di proprietà statale. In altre parole non si è ancora compreso il vero nocciolo della questione.

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Ho pubblicato un libro interamente dedicato al denaro. Vi spiega tutto quello che è necessario sapere sull’argomento. Si intitola semplicemente Cosa è il Denaro (per una settimana, a partire da oggi, ulteriormente scontato utilizzando il coupon “contantelibero”).

Lasciare irrisolta la questione monetaria significa continuare a pagare il costo, peraltro crescente, di aver ceduto i nostri diritti di proprietà sul bene economico più importante, in cambio di una prosperità in gran parte illusoria e artificiale, durata anche troppo a lungo.

Tuttavia la cosa più drammatica è constatare come dall’alto si continui a marciare nella direzione sbagliata, continuando ad alterare e corrompere ciò che non è solo un bene economico ma anche l’istituzione sociale più importante di tutte. E’ proprio per questo motivo che ritengo di una importanza straordinaria la battaglia a difesa dell’utilizzo del contante che, insieme ad altri blogger, sono tra i primi a sottoscrivere e promuovere. L’abbiamo chiamata Contante Libero.

Premesso che ognuno deve essere libero di scegliere quale forma monetaria utilizzare per le proprie transazioni, senza nutrire alcun pregiudizio verso le moderne forme monetarie di natura elettronica, la difesa del contante è una questione importantissima, in quanto la forma fisica della banconota, di fatto, rimane ad oggi l’ultimo baluardo a difesa non tanto della proprietà sul denaro (oramai di fatto inesistente) ma sul possesso dello stesso, ovvero sull’ultimo rimasuglio dell’originario diritto, pieno e reale, di proprietà.

Vietando anche lo stato di fatto del possesso, verremmo definitivamente privati di ogni possibilità di far rivalere qualunque situazione oggettiva di esercizio della proprietà sul bene economico più importante di tutti, con conseguenze gravissime per le nostre libertà economiche e sociali.

La lotta al contante sintetizza un atto con fini criminosi, indegno di un paese civile, profondamente lesivo di ogni altro diritto esistente alla proprietà privata. Nel complesso, ci spinge ulteriormente non solo verso gradi inferiori di benessere ma anche verso forme di controllo invasive e pericolose.

I gabbacervelli che gestiscono le nostre vite sono oramai molto astuti. Hanno capito che il modo migliore per prendersi tutto ciò di cui hanno bisogno è convincervi a cederlo spontaneamente. Di fronte a questa loro vile propaganda, che peraltro conta già numerosissime vittime, è quindi arrivato il momento cruciale per dire “NO! ADESSO BASTA!”.

Annientiamo con la forza di milioni di firme la lotta al contante, smascheriamola per ciò che realmente è: l’ultimo stadio di una truffa che si prolunga da troppo tempo.

Mi auguro che la vittoria nella difesa dell’utilizzo del contante possa costituire un punto fermo di riferimento dal quale ripartire per lanciare altre battaglie mirate a riconquistare progressivamente non solo la proprietà reale sul denaro ma anche quelle indispensabili prerogative necessarie a contraddistinguerlo come bene economico di ottima qualità in grado di servire uno sviluppo della società moderna armonico e civile.

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Davvero si tratta di una battaglia di civiltà, non c’è infatti civilizzazione che abbia mai resistito a lungo alla profonda corruzione di questa istituzione sociale così importante. Oggi possiamo riprendere in mano il destino di questa corruzione arrestandone il pericoloso declino. Basta una semplice firma.

Sottoscriviamo tutti la petizione ContanteLibero.

Vai subito al sito dedicato all’iniziativa e firma anche tu!

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2013/01/04/5091/

 

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Mostrati 3 commenti
  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Già sottoscritta!

    Bellissimo l’articolo. Si potrebbe fare una cosa individualmente: stampare quest’articolo e distribuirlo, divulgarlo tramite il metodo antico del volantinaggio.
    Non dimentichiamo che molta gente che lavora onestamente, magari non ha tempo di informarsi su internet e quindi non accede a questa iniziativa importantissima.
    Un saluto .

  • Davide
    Rispondi

    Una volta Bersani disse:
    Senza soldi la politica muore:
    Chissà cosa ha votato……….

    http://www.facebook.com/photo.php?v=124045297756050&set=vb.210597022348750&type=2&theater

  • gastone
    Rispondi

    mi viene in mente una considerazione giacobina:

    non è che nel tentativo di smascherare questa truffa del contante e il suo epilogo costituito dalla sua definitiva eliminazione, andiamo a smascherarne un’altra ben più
    nascosta?

    è notorio che l’italia gode di una enorme ricchezza individuale, buona parte della quale è stata costruita sulla natura assistenzialista dello stato che in più attraverso una legislazione ad hoc e una pletora di autorizzazioni, regole, e dazi, di fatto interviene pesantemente sul mercato,
    contribuendo alla organizzazione di una miriade di business che di conseguenza generano un infinito indotto a supporto degli stessi che si allarga a dismisura per competenze e maestranze, costituendo in solido una realtà economica parassita molto prossima ai 2/3 dell’intera economia.

    questa economia firmerà?

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