In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Il quadro normativo va rafforzato. L’autorità di vigilanza deve poter valutare compiutamente l’idoneità degli esponenti, nel rispetto di criteri di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa. Deve poter intervenire efficacemente nei casi in cui, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti aziendali o rimuoverli dall’incarico”. (I. Visco)

Intervenendo al congresso dell’Assiom-Forex, il governatore della Banca d’Italia ha dedicato una parte del suo discorso alla difesa dell’operato della vigilanza sulle banche, messa in discussione in queste settimane caratterizzate dallo scandalo che vede al centro il Monte dei Paschi di Siena. Lo stesso aveva fatto Mario Draghi, predecessore di Visco alla guida della Banca d’Italia, in occasione della conferenza stampa post Consiglio direttivo della Bce di giovedì scorso.

Oltre a difendere l’operato della vigilanza, Draghi e Visco, a cui hanno fatto da cassa di risonanza i principali mezzi di informazione e diversi uomini politici senza distinzioni di schieramento, sostengono che i poteri di intervento della Banca d’Italia dovrebbero essere rafforzati. Si tratta di un atteggiamento classico da parte di chi dirige un apparato burocratico ogni volta che ne viene messo in discussione l’operato. Un altro esempio classico è rappresentato dalla magistratura, con i sermoni che a ogni apertura dell’anno giudiziario vanno tenendo i suoi massimi rappresentanti, sempre e comunque volti a denunciare una carenza di risorse a giustificazione delle palesi inefficienze del sistema giudiziario italiano; carenza di risorse peraltro indimostrabile se si fa un confronto con le altre democrazie occidentali.

Dunque, secondo il governatore la vigilanza avrebbe agito in modo ineccepibile, ma affinché la sua azione possa essere più incisiva, sarebbe opportuno dotare la Banca d’Italia del potere di rimuovere gli esponenti aziendali, oppure di impedirne la nomina.

Chiunque abbia un minimo di conoscenza di ciò che accade nel sistema bancario, sa che il dirigismo in capo alla vigilanza voluto dalla legge bancaria del 1936 non è mai stato definitivamente abbandonato, nonostante la formale privatizzazione del sistema bancario e la sua apertura alla concorrenza, avvenuta ormai vent’anni fa. In buona sostanza, la formula della “moral suasion” con la quale la banca centrale lancia messaggi al sistema bancario in generale o a determinate banche in particolare è un eufemismo per definire il potere sostanziale in capo alla Banca d’Italia di indirizzare i comportamenti effettivi tenuti dalle banche. Nessuna banca ha mai osato contrastare apertamente gli indirizzi impartiti dalla Banca d’Italia, anche quando questi non erano frutto di prerogative stabilite dalla legislazione. In altri termini, se la vigilanza ritiene necessaria la rimozione di un esponente aziendale, ha già oggi il potere sostanziale, ancorché non formale, per ottenere tale rimozione e la nomina di un soggetto a essa gradito. Essendo possibile, laddove ritenga che non sia garantita la “sana e prudente gestione”, il commissariamento della banca che non si convinca con la “moral suasion”.

Il “rafforzamento” del quadro normativo auspicato da Draghi e Visco, quindi, non farebbe altro che formalizzare ciò che è già, nella sostanza, un potere in capo all’organo di vigilanza. Non credo, pertanto, che possa essere invocata la mancanza di potere a rintuzzare le critiche eventualmente mosse all’operato della vigilanza.

Quanto alla compressione, per ora sostanziale e non formale, dei diritti degli azionisti, credo sia bene spazzare il campo dall’ipocrisia. Pur essendo formalmente imprese private, la maggior parte delle banche sono di fatto controllate da enti (le fondazioni) anch’essi privati nella forma, ma pubblici nella sostanza. Per di più, è un dato di fatto che le banche (non soli in Italia, per la verità) non sono soggette a una autentica disciplina di mercato, essendo in buona sostanza sottratte al fallimento.

Ognuno può avere il proprio punto di vista in merito al mercato, ma solo se questo è libero di funzionare effettivamente – quindi senza escludere il fallimento – se ne possono apprezzare a pieno i pregi. Se, al contrario, si preferisce un sistema in cui anche le imprese fallimentari sono sottratte al fallimento, allora ci si deve rassegnare alla compressione dei diritti degli azionisti. Se non nella forma, nella sostanza.

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Commenti
  • Antonino Trunfio
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    Caro Leo, sul Mariuolo Draghi e il suo compare di bancarotta Gnazzzzio Viscoso, ti mando un istant video di 100 secondi che avevo realizzato l’anno scorso.

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