In Anti & Politica, Libertarismo

beautiful wedding ringsDI GIOVANNI BIRINDELLI

Il parlamento francese a maggioranza socialista ha approvato i matrimoni per le coppie omosessuali. La Francia a breve diventerà così il quattordicesimo paese al mondo, il nono in Europa, in cui lo Stato permette agli omosessuali di sposarsi.

Il fatto che spesso, come è avvenuto in Francia e come per esempio avviene in Italia, le forze politiche promotrici dei matrimoni fra persone dello stesso sesso siano quelle cosiddette di “sinistra” (cioè quelle che, se possibile, ancora più di quelle cosiddette di “destra” sono a favore di una maggiore “equità” nella distribuzione della ricchezza) può facilmente indurre all’errore di considerare queste forze politiche come “progressiste” e schierate a difesa dei “pari diritti”, cioè dell’uguaglianza davanti alla legge. L’esatto opposto è vero.

In se, l’approvazione dei matrimoni gay è una buona cosa: essa costituisce una difesa dell’uguaglianza davanti alla legge intesa come principio generale, e quindi della legge così intesa. La legge intesa come principio è quella che si limita a porre un limite di carattere generale alle azioni delle persone: un limite che è indipendente dal loro modo di essere, dai loro gusti, dalla loro situazione materiale; e che vale sempre, per tutti (Stato incluso), allo stesso modo. Tuttavia, non è possibile ricordare troppo spesso che quando questa difesa della legge avviene solo nei casi particolari scelti arbitrariamente dall’autorità, essa è, oltre che una contraddizione in termini, il miglior modo per distruggere la legge, non per difenderla.

Per questa ragione, chi (chiamiamolo per semplicità Tizio) è a favore dei matrimoni fra omosessuali per motivi di uguaglianza ma allo stesso tempo è a favore di una maggiore “equità” nella distribuzione della ricchezza, è un ipocrita.

Infatti, quando si tratta di difendere libertà individuali che gli sono culturalmente affini (quindi per esempio di combattere la discriminazione razziale, quella femminile, quella appunto relativa alle preferenze sessuali), Tizio fa appello alla legge intesa come principio generale e astratto e all’idea di uguaglianza davanti alla legge che è a essa esclusivamente relativa. Quest’ultima è l’idea di uguaglianza davanti alla legge che è incompatibile con la disuguaglianza legale, la quale consiste:

  1. Nel fissare un criterio arbitrario (per esempio la preferenza sessuale);
  2. Nel dividere le persone in categorie sulla base di questo criterio (eterosessuali, omosessuali); e infine:
  3. Nel trattarle diversamente ma uniformemente all’interno di ciascuna categoria (matrimonio permesso a tutte le coppie eterosessuali e non permesso a tutte quelle omosessuali).

Tuttavia, quando si tratta di promuovere i propri interessi economici, oppure quelli di coloro che gli sono culturalmente affini, oppure quando si tratta di soddisfare (con i soldi e/o la libertà degli altri) il proprio istinto di generosità, Tizio adotta quasi d’incanto un’idea di legge opposta: la “legge” intesa come provvedimento particolare e quindi l’idea di “uguaglianza” che è a essa esclusivamente relativa. Quest’ultima è l’idea di uguaglianza davanti alla legge che è compatibile con la disuguaglianza legale, la quale, di nuovo, consiste:

  1. Nel fissare un criterio arbitrario (per esempio il livello di reddito);
  2. Nel dividere le persone in categorie sulla base di questo criterio (“ricchi”, “non ricchi”); e infine:
  3. Nel trattarle diversamente ma uniformemente all’interno di ciascuna categoria (per esempio prelievo fiscale maggiore, o addirittura percentualmente maggiore, per tutti i “ricchi” e minore per tutti i “non ricchi”).

In questi casi, la giustizia smette improvvisamente di essere uno standard di comportamento individuale ma diventa un particolare stato di cose (end state) corrispondente alla visione del mondo di Tizio: per esempio una particolare distribuzione del reddito. A questa sua particolare visione del mondo egli dà solitamente (e modestamente) il nome di “giustizia sociale”, senza curarsi del fatto che non può esistere una giustizia “macro” che sia separata da quella “micro” e cioè che un’azione che è illegittima se a compierla è un individuo non può diventare legittima se a compierla è lo Stato e/o una maggioranza.

In un batter di ciglia Tizio così passa dall’idea di legge come limite alla coercizione arbitraria a quella come strumento di coercizione arbitraria per la realizzazione di questo suo obiettivo particolare al quale sacrifica senza esitazione ogni principio e, primo fra tutti, il principio di uguaglianza davanti alla legge. Visto che siamo tutti diversi sono infiniti aspetti, infatti, se viene rispettata l’uguaglianza davanti alla legge finiremo sicuramente in posizioni materiali diverse: l’unico modo per avere maggiore “equità” nella redistribuzione della ricchezza è essere trattati in modo diverso, cioè in violazione dell’uguaglianza davanti alla legge. Uguaglianza davanti alla legge e “equità sociale” sono incompatibili l’una con l’altra. Detta in altro modo, la cosiddetta “equità sociale” non è altro che un nome altisonante per camuffare la discriminazione fiscale e per mettere arbitrariamente questo tipo di discriminazione su un piano diverso da quello sul quale vengono giudicate le altre.

Per Tizio, la discriminazione delle minoranze è un male se queste minoranze sono tali in relazione a un criterio neutro (come i gusti sessuali oppure il colore della pelle) oppure negativo (come un handicap) ma diventa invece immediatamente una cosa positiva se queste minoranze sono tali in relazione a un criterio positivo (come la ricchezza, la fortuna, il talento): se fosse possibile redistribuire la bellezza, Tizio sarebbe a favore. Alla base di questa incoerenza non c’è dunque solo l’ipocrisia ma anche l’invidia, la profonda invidia che così spesso affligge chi è favorevole, su presunte basi di principio, a una qualunque forma, per quanto minima, di redistribuzione della ricchezza.

Questa adozione di idee di legge (e quindi di uguaglianza davanti alla legge) diverse a seconda di quali sono le affinità culturali e gli interessi in gioco ha più di un aspetto in comune con la separazione fra libertà politica e libertà economica introdotta da Benedetto Croce. Se da un lato questa separazione ha, come abbiamo visto, molto a che fare con l’ipocrisia e l’invidia, dall’altro essa non ha nulla a che vedere con la legge, con l’uguaglianza davanti alla legge e con la libertà. Dove le idee di legge, di uguaglianza davanti alla legge e di libertà sono più di una, sono incoerenti e il potere politico ha facoltà di scegliere arbitrariamente quale adottare nei diversi casi particolari, non sia ha né legge, né uguaglianza davanti alla legge, né libertà.

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Mostrati 16 commenti
  • Marco Tizzi
    Rispondi

    La questione è molto semplice per come la vedo: non si capisce per quale assurdo motivo qualcun altro debba occuparsi di ratificare i rapporti sentimentali tra due o più persone.

    Il problema non sono i matrimoni gay, il problema è il valore legale del matrimonio. Che non ha alcun senso, essendo questo un rapporto tra individui.

    Ora che gli omosessuali si possono sposare, infatti, si pone il problema della poligamia volontaria: perché due uomini sì e due donne + un uomo no?

    Come sempre non si doveva promulgare una legge, bensì cancellarne molte.

    • Domenico
      Rispondi

      Verissimo! Ormai il concetto di matrimonio è qualcosa di superato. In Francia hanno semplicemente legalizzato un nuovo tipo di matrimonio ma in generale le tipologie dello stesso rimarranno sempre troppo poche per soddisfare tutti.
      Sarebbe giusto liberalizzare il concetto di famiglia, non più uomo e donna con figli (o gay e gay con figli), la famiglia è una sorta di convivenza tra persone resa necessaria per dividersi i compiti e supportarsi a vicenda nella vita di ogni giorno. Chiunque con chiunque altro deve poter sancire un “contratto di convivenza” come meglio ritiene per se stesso ed il suo gruppo familiare, se considerare forme di ereditarietà di beni ed in che misura farlo, custodia dei figli, ecc.
      Si può creare una famiglia anche in più persone, tre uomini e due donne, perché no? Le chiamano volgarmente famiglie poliamorose, ma altro non sono che espressione di libertà di alcuni gruppi di persone che hanno diritto di vivere come meglio credono se tra loro stanno bene.
      Secondo me il futuro vedrà l’abolizione del matrimonio, la liberalizzazione della struttura familiare con la nascita di forme di contratto di matrimonio (preferisco chiamarli contratti di convivenza o di famiglia) non più stabilite dal burocrate ma direttamente dalle parti in causa secondo loro necessità.

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      @ MARCO TIZZI : infatti i produttori monopolisti delle legislazioni, parassiti e boiardi di partito e di palazzo di ogni epoca, fanno quello che scrive Birindelli. Non sanciscono sentimenti tra persone, ma usano ad arte la natura dei rapporti per codificarli e renderli soggetti al fisco prima di tutto e poi a tutto il resto dell’armamentario legislativo che essi producono per giustificare la loro stessa sopravvivenza.
      Come dici tu, il problema non era fare una legge, ma io penso anche peggio : disintegrare il cancro della legislazione di stato, e far sparire dalla faccia della terra i suoi cortigiani, gran sacerdoti, maghi e profeti, cancro e metastasi della libertà e delle speranze delle gente.

  • Christian
    Rispondi

    Marco mi ha tolto le parole di bocca. Perché una coppia legalmente sposata dovrebbe avere dei vantaggi, o degli svantaggi, fiscali ad esempio, rispetto ad una coppia che convive?

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      @ Christian, Antonino, Domenico.

      Ma perché se è così semplice e lampante non si fa?
      Antonino, tu dici che è una questione di fisco, ma alla fine semmai per le famiglie ci sono delle deduzioni.
      E la pensione, anche lì, diciamocela tutta, basterebbe consentire a chi vuole di uscire dal sistema pensionistico statale.

      Ah, ok, ma allora Mastrapasqua non servirebbe più.

      Va bene, torno nel mio mondo. Tanto non ce la fanno a fare le cose semplici.

  • alberto
    Rispondi

    esistono delle regole morali che molte persone rispettano , osservano o cercano di osservare . Alcune di queste regole morali riguardano l’ uguaglianza fra le persone ( cosa che è nata con il cristianesimo …. prima tutte le civiltà ammettevano come normali gli schiavi , anche le persone ” illuminate ” tipo Socrate , Aristotele , Seneca ritenevano la schiavitù una cosa normale e morale …)altre riguardano tabù sessuali e l’ esistenza della famiglia … ossia ritenere che l’ uomo sia un animale tendenzialmente monogamico che non può e non deve avere rapporti sessuali con chiunque e sempre . ( queste regole sono esistite presso tutte le civiltà , salvo la civiltà occidentale negli ultimi 40 anni ) . Lo Stato o comunque un ordinamento giuridico regola la famiglia , perchè ritiene che la famiglia costituisca un valore per la pace sociale . Perciò vieta l’ incesto , i rapporti sessuali con bambini , a volte i rapporti omosessuali … di certo TUTTE le civiltà hanno scritto norme per tutelare la famiglia come nucleo entro il quale i bambini possono trovare protezione , educazione , cultura . Allora ci sono state in tutti gli ordinamenti giuridici , norme che vietano l’ adulterio , ordinano la fedeltà coniugale , l’assistenza reciproca , il ruolo del capofamiglia , la potestà sui minori …. con facilitazioni relative al passaggio delle eredità , di carattere civile e fiscali , e poi negli ultimi tempi norme in materia di previdenza sociale . Ora ( da 40 anni a questa parte ) alcune persone ritengono che debbano essere tutelate anche le cosiddette ” unioni omosessuali ” e le equiparano alle famiglie …. Si tratta di concezioni della famiglia e della società che non si sono mai sentite dacchè mondo e mondo , così come dacchè mondo e mondo ci sono stati omosessuali e unioni più o meno permanenti fra persone dello stesso sesso . Democraticamente ( visto che non mi sembra ci siano altri mezzi , nella civiltà occidentale ) ci si può contare per vedere che legge adottare . Personalmente io ritengo che debba essere rivalutata la famiglia tradizionale ( votai nel referendum del divorzio contro il divorzio ) e trovo ugualmente degna di non essere punita dallo Stato ( ma neppure premiata ) l’ unione omosessuale , la poligamia , qualsiasi vincolo di assistenza reciproca …fra vecchi e giovani …unione di 2, 3 9 persone insieme …fra parenti o non parenti … Credo che un bambino debba avere il diritto di essere educato da un uomo e una donna che si sono promessi , in qualche modo , fedeltà reciproca e non da altre persone come l’ unione omosessuale , la poligamia , altri gruppi di persone che si siano legati da vincolo di assistenza reciproca …fra vecchi e giovani … fra 2, 3 9 persone insieme …fra loro parenti o non parenti … E pure se ci fossero schiere di psicologi e psicanalisti che mi dicessero il contrario ( cioè che , per esempio un bambino cresce felice fra due persone adulte dello stesso sesso che si ” amano ” , io credo a quello che sento e che mi ha insegnato l’ esperienza fino ad ora . Altri pensano il contrario …( ma io non affiderei a queste persone ,di certo , un bambino che mi stia a cuore , piuttosto diventerei violento e accoltelleri qualcuno , così come se mi imponessero di veder violentare un bambino …)

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Mi scusi, ma perché non andiamo più a monte? Ha senso che eista una legge che regoli delle unioni sentimentali? Ma se io voglio condividere la mia vita con 7 donne contemporaneamente e a loro sta bene perché questa cosa deve essere vietata dallo Stato?

  • alberto
    Rispondi

    http://www.politichefamiglia.it/media/77790/vettorel_web.pdf
    comunque , piuttosto della tutela del matrimonio fra due persone dello stesso sesso ( con possibilità di adozione di bambini ) preferisco di gran lunga il diritto islamico …

  • Christian
    Rispondi

    Non ci dovrebbe essere nessuna maggioranza democratica, neanche al 99,99%, che possa imporre ad un gruppo di persone come condurre la propria vita familiare nel limite del rispetto dei principi morali per ogni singolo componente di detta famiglia
    (per far capire cosa penso della democrazia quoto sempre Thomas Jefferson “Democracy is nothing more than mob rule, where 51% of the people may take away the rights of the other 49%.” o Benjamin Franklin “La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione”).
    Dalla nascita dell’Homo sapiens ad oggi le forme della famiglia sono state sicuramente svariate (ancora oggi in varie culture i bambini vengono materialmente allevati solo dalle madri o da tutte le donne di una tribù, per poi passare per la loro istruzione, se sono maschi, sotto la guida degli uomini).
    Gli psicologi dicono tutto ed il contrario di tutto, alcuni parlano secondo scienza e coscienza altri spinti da interessi diversi. Io oramai non so distinguere più, con certezza, gli uni da gli altri, così lascio parlare i fatti e i fatti mi dicono che i bambini che si trovano in famiglie “non canoniche”, es. frutto di un precedente matrimonio normale nel quale poi una delle due parti si è separata per mettersi con qualcuno dello stesso sesso (qui per fortuna lo “stato” ancora non è arrivato a eliminare automaticamente la potestà di queste persone sui propri figli naturali, ma non dubito che sia molta gente che lo farebbe, ma qui mi chiedo alla fine quale differenza ci sia se il figlio è naturale od adottato, qualcuno sa rispondere senza cadere nella banalità o nell’ideologia). Se mai il problema è nella società che circonda il bambino che tende a far sentire la sua famiglia (e quindi il bambino stesso) come anormale (la quale poi addita la famiglia anomala causa dei proprebli che essa stessa genera). Il problema non è il tipo di famiglia (qualsiasi andrebbe bene purché rispetti i diritti dei bambini e sia in grado di educarlo secondo sani principi morali) ma la società in cui la famiglia si trova.

  • LUCIVS
    Rispondi

    ALBERTO PIU’ SU SCRIVE: “Alcune di queste regole morali riguardano l’ uguaglianza fra le persone ( cosa che è nata con il cristianesimo …. prima tutte le civiltà ammettevano come normali gli schiavi , anche le persone ” illuminate ” tipo Socrate , Aristotele , Seneca ritenevano la schiavitù una…”

    PER FAVORE LEGGETE BENE LA BIBBIA…..NON FATE COME QUANDO PER REGISTRARSI SU UN SITO CLICCATE “ACCETTO” SENZA LEGGERE LE CONDIZIONI IVI SCRITTE.

    L’asservimento degli schiavi nelle epistole di san Paolo

    1
    Tito
    2, 9
    Esorta gli schiavi a esser sottomessi in tutto ai loro padroni; li accontentino e non li contraddicano, non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.

    2
    1-Corinzi
    7, 20
    Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore!
    3
    1-Timoteo
    6, 1
    Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. Questo devi insegnare e raccomandare.

    4
    Galati
    4, 30
    Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera.

    LA REALTA’ E’ ESATTAMENTE OPPOSTA: I CRISTIANI HANNO ISTITUZIONALIZZATO LA SCHIAVITU’ A VITA. PRIMA I ROMANI GLI SCHIAVI LI LIBERAVANO(I LIBERTI), I CRISTIANI CI HANNO PORTATO NELLA POVERTA’, NEL BUIO , NELL’ORRORE E NELLA SCHIAVITU’ DEL MEDIOEVO(SERVI DELLA GLEBA). NEL QUALE ORA CI VOGLIONO FAR TORNARE.

    SALUTI . LVCIVS Q. VESTA

  • Giovanni Birindelli
    Rispondi

    @ Marco Tizzi, Domenico, Christian

    Non potrei essere più d’accordo sul fatto che il problema è il valore legale del matrimonio, con tutto ciò che ne consegue. Qualunque unione sentimentale o di altro tipo fra persone adulte e consenzienti è semplicemente una materia in cui, laddove c’è la sovranità della legge intesa come principio, lo Stato o qualunque maggioranza non dovrebbero entrare. Vi ringrazio di aver sottolineato questo punto. Nell’articolo ho scelto un approccio basato sulle diverse idee di uguaglianza davanti alla legge per due ragioni. La prima è che questo argomento porta al punto che avete sottolineato voi: lo stesso ragionamento infatti si può fare per qualunque tipo di unione. La seconda è che quello che mi premeva mettere in evidenza qui era l’ipocrisia che spesso hanno coloro che ancora più di altri sono a favore di una maggiore “equità” nella distribuzione della ricchezza: ritengo questo un punto fondamentale in quanto, come dice Michael Oakeshott per esempio, il cambiare idea di legge a seconda della situazione particolare non è una cosa sporadica ma è esattamente ciò che caratterizza il totalitarismo in generale e quello moderno in particolare.
    Chiedo scusa per la risposta collettiva ma, essendo tutti d’accordo sullo stesso punto, era inutile scrivere tre risposte diverse. Un saluto e grazie, GB

    • Domenico
      Rispondi

      Ma infatti l’articolo è perfetto e sul secondo punto ha pienamente ragione, purtroppo sovente i socialisti si sono fatti strada come unici difensori di valori progressisti per poi “inculare” la gente su altri punti, ma questa è anche la colpa di un liberalismo mai sviluppatosi e mai difeso in italia dalle parti politiche che dovevano farlo e che pensavano più a fare i liberali conservatori (che è un ossimoro per quanto mi riguarda) falsamente liberali tra l’altro.
      La discussione era nata solo dal fatto che sovente si sente sempre e solo parlare di matrimoni gay quando la questione in realtà e ben più ambia e complessa, a soffrire per non avere la libertàdi far ciò che si vuole non ci sono solo i gay.
      Per carità nel suo caso si rifaceva alla notizia della Francia, ma è giusto secondo me sempre precisare questo concetto, e sarebbe bello se si iniziassero battaglie anche sulla liberalizzazione del matrimonio. Chissà se cose del genere servissero anche a far comprendere agli italiani che non hanno aziende da mantenere cosa significa il concetto di liberalismo, in quanto finché glielo poni in chiave economica non lo comprendono ma se lo estendi un po’ anche al resto magari capiranno.

  • fgsgs
    Rispondi

    così daranno altre pensioni di reversibilità

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      mi sa che i gay puntano principalmente a queste.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Io sono contro il matrimonio tra omosessuali, e sono anche contro il matrimonio tra eterosessuali. Ma questa è una cosa che riguarda me, una mia opinione.
    Non capisco le lotte che stanno facendo i gay, che vogliono un riconoscimento per le loro unioni; a loro dico di stare tranquilli, vinceranno alla fine, non perchè la loro causa sia giusta ma semplicemente perchè lo stato non chiede di meglio che venire a regolamentare la nostra vita in tutti i suoi aspetti.
    Quindi voi gay state sfondando una porta aperta. Se io fossi gay l’unica cosa che chiederei a uno stato che volesse intromettersi sarebbe di stare fuori dalle palle, in questa come in molte altre faccende. Lasciate perdere i vantaggi economici immediati che può darvi una regolamentazione in questo settore: chi marcia contro la libertà prima o poi se ne pente.
    Non prendiamo esempio dalla Francia, che è forse l’unico paese in Europa ad essere più statalista dell’Italia, il che è tutto dire…

    • Domenico
      Rispondi

      Il fatto di essere contro il matrimonio non significa che lo si dovrebbe impedire a chi volesse farlo di poterlo fare, gay compresi.
      Non bisogna copiare la Francia non perché il matrimonio gay non serva, ma perchè la Francia ha fatto in realtà molto poco, una semplice riformetta che accontenterà solo una minima parte di popolazione e che servirà piuttosto a far guadagnare consensi al partito visto che oggi non si fa altro che parlare solo di matrimoni gay, quando è di liberalizzazione del matrimonio in generale che si dovrebbe parlare.
      Anche lei che è contro il matrimonio (e su questo credo di pensarla come lei) non è detto che non possa magari essere interessata ad una forma di unione più flessibile o comunque più vicina alle sue esigenze.

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