In Anti & Politica, Economia

stampante_denaroDI MATTEO CORSINI

“Possiamo ringraziare Kuroda non solo per aver iniziato a sistemare le cose in Giappone, ma anche per aver avviato una svalutazione competitiva contro la Germania, forzandola a capitolare sul fronte di una politica monetaria follemente restrittiva”. (D. Zervos)

Sempre più euforico per le immissioni di liquidità attuali e prospettiche a opera della Bank of Japan, David Zervos mi sembra come uno che si trova nella fase ridanciana di una sbronza e continua a bere, perché il vino è sempre più abbondante e a buon mercato, si sta divertendo e quindi gli sembra che l’oste Kuroda stia facendo la cosa giusta. A lungo andare finirà molto probabilmente per stare male e vomitare (magari pure addosso a qualcun altro), ma questo pensiero adesso non trova spazio nella sua mente.

E così, mentre i fumi dell’alcol gli tolgono lucidità, Zervos guarda l’oste Draghi e lo accusa di essere troppo caro. In realtà anche l’osteria di Draghi sta vendendo il vino a buon mercato ed è disposta a soddisfare la richiesta degli avventori per l’intera quantità costoro desiderino.

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Effettivamente è meno “generosa” delle osterie guidate da Kuroda e Bernanke, ma bisogna essere davvero alcolizzati per lamentarsi come fa Zervos.

Fuor di metafora, a me pare allucinante l’inno alla capitolazione “sul fronte di una politica monetaria follemente restrittiva” se il riferimento è alla Bce. E’ evidente che ormai si è perso qualsiasi senso della misura nel giudicare cosa sia una politica monetaria restrittiva. E mentre cresce il numero degli ubriaconi entusiasti, aumentano anche i rischi a girare per strada con gente come questa al volante.

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Commenti
  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Purtroppo, o per fortuna, la moneta stampata nuova di zecca e’ stampata a interesse, viene solo prestata, e finisce tutta nel gorgo della speculazione finanziaria autoreferenziale dove si gioca su un interesse un po’ piu’ alto in virtu’ del quale si acquisisce il diritto su un debito di qualcun altro: al mercato del consumo di beni tale moneta non arriva proprio, quando parte dalle banche centrali viene intercettata molto prima di arrivare nelle tasche dei poveracci che vorrebbero comprare qualcosa (tipo la casa in cui abitano con un mutuo che duri un po’ meno dell’intera durata della loro vita – invece gli arriva pure l’IMU, e per salvare le banche indebitate pure loro, somma ingiuria!). Se le fabbriche chiudono perche’ i potenziali acquirenti, oberati dai debiti, non hanno piu’ moneta con cui procedere all’acquisto, l’assurdo della situazione balza all’occhio anche a un bambino. Anzi piu’ facilmente al bambino, che non e’ ancora ubriacato dall’ideologia di moda al momento nella sua cerchia culturale (una o l’altra che sia).

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