In Anti & Politica, Economia

HAYEKEYNESDI GUGLIELMO PIOMBINI

La crisi economica cominciata nel 2008 ha innescato, a livello accademico e sui mezzi d’informazione, un dibattito sulle migliori strategie per uscire dalla recessione che riprende, per molti versi, quello tra i socialisti, keynesiani e austriaci che si svolse ai tempi della grande depressione negli anni Trenta del Novecento.

Anche oggi la discussione ricalca sostanzialmente questa divisione tra le tre principali posizioni in campo: La teoria monetaria più vicina alle idee socialiste di un tempo è quella denominata Modern Monetary Theory (MMT). Gli economisti appartenenti a questa scuola chiedono politiche monetarie molto espansive ed inflazionistiche per combattere la recessione. In pratica le banche centrali dovrebbero stampare moneta a ruota libera per finanziare il debito pubblico e tutta la spesa pubblica desiderabile. Questi economisti, come James K. Galbraith (figlio del celebre John Kenneth Galbraith), Randall Wray, Stephanie Kelton o l’australiano Bill Mitchell, sostengono che il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali comprando senza limiti i titoli di stato emessi dai rispettivi governi.

Questa teoria ha incontrato una certa popolarità sui giornali e soprattutto tra gli attivisti presenti in rete, che chiedono ai singoli stati europei di uscire dall’euro per poter tornare a stampar moneta senza vincoli esterni. I portatori di questa idea sostanzialmente negano che vi sia una qualche emergenza finanziaria in atto, e sostengono che uno stato sovrano può tranquillamente indebitarsi e stampare moneta all’infinito. Si tratta, a ben vedere, di una riedizione dell’antica illusione che si possano moltiplicare i pani e i pesci semplicemente facendo girare a pieno regime la stampatrice di banconote. Questa “via monetaria al socialismo” è una fantasia statalista che porterebbe alla completa distruzione della valuta e dell’economia, come ha evidenziato Matteo Corsini in questo articolo (MMT, ovvero Mad Monetary Theory) che critica in maniera puntuale i dettami della MMT.

In una posizione apparentemente più ragionevole troviamo i keynesiani, a cui appartiene una folta componente di politici, di destra o di sinistra, e di opinionisti. In termini molto semplificati anch’essi propongono di far ripartire l’economia dal lato della domanda, aumentando la spesa pubblica e riempiendo di nuova valuta inflazionata le tasche dei consumatori, ma vorrebbero che ciò avvenisse all’interno dell’euro, convincendo la Germania e gli altri stati nordici rigoristi ad allentare i vincoli della Bce e quelli anti-deficit, già piuttosto blandi, dei singoli paesi membri. Si tratta della stessa illusione del New Deal, secondo cui si può rimettere in moto l’economia spendendo soldi fasulli per creare posti di lavoro inventati. Attuata negli Stati Uniti ai tempi di Franklin D. Roosevelt, questa politica aggravò quella che sarebbe stata una breve recessione in un’interminabile depressione durata ben tredici anni, dal 1929 al 1942.

Nella sua rubrica “Scorie”, che si può leggere sul blog della Liberia del Ponte, Matteo Corsini fustiga le proposte keynesiane che quotidianamente escono dalla bocca o dalla penna dei politici e dei giornalisti economici.

Abbiamo infine la posizione minoritaria di coloro che si rifanno, magari inconsapevolmente, alla scuola austriaca di Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e Murray N. Rothbard. Animata sostanzialmente dal buon senso tipico di un buon padre di famiglia, questa componente ritiene che non esistano ricette facili e indolori per uscire da una crisi, ma solo il duro lavoro, il maggiore risparmio e la riduzione delle spese eccessive. Immettere nuovo denaro nel sistema economico è un finto rimedio, solo temporaneo, che aggraverà ancor di più la crisi nel futuro, quando i nodi verranno al pettine.

Per gli austriaci quindi, come ha spiegato Claudio Romiti su L’Indipendenza, l’economia si sostiene e si sviluppa essenzialmente dal lato dell’offerta, grazie all’opera delle aziende e degli imprenditori; la ricchezza non sono i soldi di carta, perchè questi ultimi debbono essere strettamente collegati alla sottostante economia; conseguentemente il capitale finanziario destinato agli investimenti dovrebbe scaturire esclusivamente dal risparmio reale, generato dalla produzione e dallo scambio di beni e servizi.

Sono questi i termini del grande dibattito tra John Maynard Keynes e Friedrich A. von Hayek, tra keynesiani e austriaci, tra liberisti e statalisti, che Nicholas Wapshott ripercorre in maniera appassionante nel libro Keynes o Hayek? Lo scontro che ha definito l’economia moderna, edito da Feltrinelli. I saggi scritti da Friedrich A. von Hayek in quell’epocale scontro sono stati raccolti invece nel libro Contro Keynes. Presunzioni fatali e stregonerie economiche, curato dall’Istituto Bruno Leoni.

Altri due nuovi titoli interessanti, sotto questo aspetto, sono Denaro di Carl Menger, la fondamentale analisi sulla natura sociale e spontanea del denaro elaborata dal fondatore della scuola austriaca (Rubbettino); e Perchè le nazioni falliscono. Alle origini di prosperità, potenza e povertà di Daron Acemoglu e James A. Robinson (Il Saggiatore), secondo i quali sono le elite politiche oppressive ed “estrattive”, che depredano fiscalmente le popolazioni governate, la principale causa storica della povertà delle nazioni.

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Mostrati 15 commenti
  • Domenico
    Rispondi

    La MMT non dice per nulla di stampar moneta e stop… prima di scrivere queste cose dovreste studiare per bene cosa dice la MMT.

  • ea
    Rispondi

    Un’analisi che piacerebbe a Pinochet, Reagan e Thatcher (che hanno fatto di Hayek un mito, guarda caso). La parte più spassosa è quando l’autore dell’articolo che la terza posizione, quella “astriaca” (cioè neoliberista), è minoritaria… Non ho mai sentito una cosa tanto esilarante: il neoliberismo ha iniziato ad occupare la totalità del pensiero dominante, sia negli ambienti accademici che contano che in quelli politici fin dagli anni ’70, con Pinochet e le dittature latinoamericane, con Reagan e Thatcher negli anni ’80, per arrivare in Europa con la caduta del muro ed espandersi in tutto il mondo negli anni ’90, nei quali l’era postfordista è stata come noto dominata da una generale deregulation, flessibilizzazione del lavoro e totale liberazione della finanza.
    Ovviamente il neoliberismo è un bluff: non è affatto vero che sia libertà per tutti. È libertà per chi detiene posizioni dominanti e schiavitù per chi è in posizione subalterna. È una non teoria economica, fondata sull’idea dimostratasi mille volte sbagliata che il libero mercato produca, da solo e senza alcuna correzione, una crescita perpetua. Non ha mai funzionato e il sistema ha sempre avuto bisogno di “correzioni” per non collassare, ma il mito non è mai tramontato e vedo che ancora oggi, nonostante la catastrofe economica mondiale, c’è qualcuno che ne canta le lodi.
    Persino Greenspan, fino a poco fa uno dei massimi rappresentanti mondiali del neoliberismo, ha dovuto ammettere davanti al Congresso americano che il suo sistema ideologico avesse delle “pecche” e non funzionasse come aveva creduto.

    • fabio
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      i neocon cui fai riferimento vengono dai liberal americani.

      Purtroppo è accaduto che negli usa i socialisti (assolutamente statalisti,con numerosi tratti comuni coi fascisti) si siano dati il bel nome di ‘liberal’
      Se unadonna di da schiaffi e graffi insegnadoti che quelli si chiamano baci, te odierai i baci e chiunque ti senta dire che odi i baci ti prenderà per matto.
      Coi liberal americani è accaduto questo: sono riusciti a chiamare Liberal il socialismo, padre di comunismo e fascismo, e la gente quando -giustamente- odia e depreca quelle politiche imperialiste sciagurate si ritrova, per un brutto scherzo di onomimia, a prendersela col liberismo, che in italiano ha un senso diametralmente opposto.

      Come una rosa ha quel profumo in qualsiasi modo tu la voglia chiamare, cos’ le politiche stataliste sono infami qualsiasi nome usino per cercare di imporsi, sta a TE usare il TUO cervello e riconoscerle.
      Davvero il film 1984 di Orwell non t’ha insegnato nulla??

    • firmato w. diaz
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      In realta’ quello che stiamo vivendo ora e’ un incubo ben strano: lo Stato si comporta keynesianamente quando aumenta sempre la spesa, peccato pero’ che lo faccia in modo friedmanamente monetaristico, cioe’ non con denaro keynesiano “fiat” di cui ha la proprieta’, bensi’ con denaro prestatogli a interesse. Il risultato e’ una spesa dello stato schiacciante e tutta a debito dei suoi contribuenti presente o futuro.
      Tutto il nuovo denaro euristico che circola e’ a prestito, prima o poi deve essere restituito. I fantastiliardi emessi dalla bce col LTRO sono a tre anni al tasso dell’uno per cento annuale. L’italia ne ha presi 200, fra tre anni li deve restiture. Chi di voi qui chiaccheranti li tirera’ fuori? Vi posso assicurare che lo Stato Italiano sara’ COSTRETTO con una forma o l’altra di esproprio del contribuente a rimborsarli, o a rinnovare il prestito magari chiedendone ancora, con successiva tassazione da macello per riduzione forzosa del debito pubblico risultante. A meno che non crediate che in tre anni la nostra italia ridurra’ la spesa pubblica di pari ammontare, cioe’ di un venti-trenta per cento, nonche’ quella per interessi che in realta’ grazie a questo bel sistema di indebitamentoe sul mercato finanziario (speculativo) internazionale aumenta sempre.
      Anche lo facesse, ne risulterebbe in ogni caso devastata l’economia, prima che il settore privato si riappropriasse di tale quota morirebbe tutto. Il settore privsato stesso.
      VOi direte ma gli USA con Reagan l’hanno fatto, hanno avuto una piccola recessione iniziale ma poi e’ stato boom. Si’ grazie, ma gli Usa hanno un picolo vantaggio comparato rispetto a noi, azni due: primo si stampano tutta la valuta che vogliono e di cui sono proprietari, secondo con quella valuta, che e’ di scambio internazionale, ci comprano quello che vogliono spalmando l’inflazione su tutto il mondo, godendone quindi tutti i vantaggi del “primo beneficiario” (von mises).
      Insomma auguri, comunque la si guardi per noi e’ destino meridional-terronico in salsa europea. Ben ci sta, forse.

  • firmato winston diaz
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    “sostengono che uno stato sovrano può tranquillamente indebitarsi e stampare moneta all’infinito.”

    Guardate che indebitarsi e stampare moneta sono due attivita’ totalmente diverse e opposte: indebitarsi vuol dire prendere a prestito e quindi dover restituire tale prestito, stampare vuol dire creare nuova moneta di cui poi si e’ a tutti gli effetti proprietari.
    Su queste premesse, il discorso fatto sopra ha valenza fantastica.
    Tolgliere agli stati la facolta’ di stampare quanto sufficiente almantenimento dell’economia di scambio, equivale a costringerli a indebitarsi sul mercato dei capitali al tasso di interesse da questi preteso, accumulando un debito sempre maggiore che si puo’ solo spostare da qualche altra parte ma MAI estinguere. Usare un qualsiasi gold standard, cosa a cui si avvicina l’euro, cioe’ una moneta disponibile solo in quantita’ fissa, significa creare i presupposti perche’ esploda la leva del prestito ad interesse, cioe’ far si’ che, alla fine, tutti siano indebitati tranne poche entita’ che detengono il capitale originario prestato e che grazie all’interesse vedono continuamente moltiplicato sotto forma di ulteriore credito “a leva” di cui diventano proprietari. Paradossalmente finiscono per possedere figurativamente un capitale maggiore del totale del denaro esistente.
    Purtroppo c’e’ la ulteriore complicazione, cioe’ che nessuno puo’ costringere nessun altro a spendere i propri soldi: cio’ fa si’ che la moneta circolante, se disponibile in quantita’ fissa, finisca per accumularsi nelle tasche dei risparmiatori e sparisca dall’economia di scambio, bloccandola o costringendola al baratto, alla leva finanziaria esasperata in cui tutti alla fine tutti sono indebitati e, all’estremo, non possiedono piu’ nulla.
    La gabbanelli, nella sua fanciullesca e semplicistica visione dei rapporti di causa effetta, propose una tassa sulla moneta circolante, quando invece cio’ che serve ad evitare la tesaurizzazione e’ eventualmente la tassazione patrimoniale sul beni mobili, cio’e il prelievo forzoso sui conti correnti, che e’ quello che infatti, in questa europa di euro-quasi-gold-standard, viene coerentemente imposto dal governo tedesco, abbastanza austriaco in senso economico.
    Attualmente, nel nostro stato, l’italia, e’ evidente che non essendoci abbastanza moneta da rappresentare l’economia di scambio, il governo oberato di interessi REALI sempre piu’ alti da pagare non potendone creare di propria e’ costretto a effettuare prelievi forzosi, patrimoniali e non, sempre piu’ severi, peraltro al solo scopo di pagare interessi di un debito che non calera’ mai dato che questi prelievi finiscono per deprimere ulteriormente l’economia reale gia’ funestata da una mancanza iniziale di mezzi di pagamento.
    Se questa situazione, effettivamente “austriaca”, vi sembra auspicabile, contenti voi, e beati tutti.

    • Matteo. C
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      Credo che la lettura di qualche lavoro dei principali economisti della scuola austriaca non guasterebbe. Difficilmente dopo aver fatto tali letture si considererebbe “austriaca” la politica della Germania e, magari, verrebbe anche qualche dubbio sulla possibilità di mantenere un sistema in cui il denaro viene creato dal nulla dallo Stato. Forse si inizierebbe anche a mettere in dubbio che il problerma sia la quantità insufficiente di denaro.
      Ma mi sa che qui siamo fermi ad Alberto Bagnai…

      • firmato w. diaz
        Rispondi

        “la lettura di qualche lavoro dei principali economisti della scuola austriaca non guasterebbe”

        Certo, cominciando da De Soto, per esempio.

  • Fabrizio Fv
    Rispondi

    E smettere di buttare soldi (degli altri ) nel cesso, smettere di indebitarsi?
    Questa possibilità non viene presa neanche in considerazione.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      Caro Fabrizio, lo Stato con la S maiuscola e’ il piu’ forte, se non puo’ stampare moneta perche’ deve pagare l’interesse agli strozzini che lo controllano e che non hanno alcun interesse al deprezzamento della moneta su cui basano il loro potere e la loro ricchezza, si prende la tua. Non e’ una possibilita’, e’ quello che sta succedendo. Questa e’ la realta’ al di la’ dei nostri amati sogni libertari. E a proposito di strozzini che lo controllano, credo che questo governo sia solo una continuazione, fotocopia, del precedente…

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Ps: la grande depressione del 29 e’ cominciata cosi’, con la deflazione conseguente alle politiche restrittive della fed e la caparbieta’ di restare nel gold standard, non con le politiche contrarie proposte da keynes per tentare di uscire dal circolo vizioso, che se anche hanno esagerato nel senso contrario comunque non sono quelle che hanno dato origine alla crisi.
    En passant, keynes, fra le tante cose che sostenne, non necessariamente coerenti (ma trovatemi una legge universale dell’economia, da vera ingegneria sociale, applicabile in tutti i casi se ne siete capaci) sosteneva che una tassazione superiore al 12 per cento fosse gia’ di rapina, e che gli stati dovessero fornire mezzi monetari di scambio all’economia reale creandoli dal nulla, non indebitando all’infinito la stessa economia reale come si sta facendo in europa dal divorzio fra banche centrali e governi. Il grande e irrefrenabile indebitamento dell’italia comincia negli anni ’80 con tale divorzio, voluto dal democristiano andreatta, Craxi e’ solo una coincidenza temporale.

  • Fabrizio Fv
    Rispondi

    Caro winston …… ZIMBABWE

    • firmato w. diaz
      Rispondi

      Se la valuta dello zimbabwe fosse valuta di riserva e scambio internazionale, il piccolo zimbabwe potrebbe vivere riccamente stampando soldi per comprare beni reali prodotti altrove.
      Inversamente, se la nostra economia non producesse beni reali, non si arricchirebbe ne’ con la stampa di valuta, ne’ con il piu’ rigoroso gold-standard. Se pero’ pian pianino, col gioco dell’interesse, dato che l’interesse da pagare supera abbondantemente l’aumento del PIL, che in realta’ diminuisce, tutta la valuta di cui disponiamo risultera’ esserci stata prestata, e purtroppo la attuale tendenza sembra essere questa, prima o poi dovremo rendere al prestatore tutti i nostri beni, dato che quella (solida) valuta li rappresentera’. Abbiamo gia’ cominciato a farlo, le patrimoniali di Monti sono solo il primo assaggio, il governo, abbisognoso di valuta pregiata quanto l’oro come un tossico della droga centellinata, non puo’ che prenderla da noi, e sta studiando notte e giorno le piu’ fantasiose imposte, che con il pretesto di una crisi o l’altra diverranno, tutte, terribile realta’.

  • luca
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    E i monetaristi dove stanno? Non sono mica spariti. Stanno forse a metà strada tra i keynesiani e gli austriaci?

    • firmato w. diaz
      Rispondi

      Onestamente io non vedo le tre scuole necessariamente in contrasto, le vedo piuttosto complementari: le ricette di ognuna possono contribuire a raddrizzare diverse situazioni problematiche.
      Cha la stampa di denaro senza ritegno crei inflazione non c’e’ dubbio, come pure non c’e’ dubbio che affossi l’economia reale la sparizione del denaro circolante in cambio di beni in quanto tutto impegnato in circoli viziosi di arricchimento finanziario ad interesse molto piu’ remunerativi per chi lo controlla (purche’ non ci sia inflazione…).
      Attualmente credo succeda che il denaro venga messo in circolo dalle banche centrali quasi tutto ad interesse, e che esso poi finisca nei circuiti finanziari a leva ad interesse maggiorato per cui si crea un circolo vizioso di continuo denaro a prestito erogato per mantenere in piedi l’economia relae e continuo aumento della leva per trarne profitto con l’uso strettamente finanziario.
      La sola deutsche-bank ha in bilancio derivati (cioe’ in ultima analisi denaro a leva finanziaria) per un ammontare di 40 volte l’intero PIL tedesco: che la germania, che ci fa la morale e ci sta schiacciando di rigore per un misero debito pubblico di 1,2 volte il nostro PIL, abbia stivato sotto la sua coperta una polveriera di potenza spaventosa alla ricerca di un capro espiatorio cui addossare la colpa della futura esplosione, o no?

  • Anthony Ceresa
    Rispondi

    La terza soluzione per uscire dalla crisi, forse la più adatta, era ed é quella di mandarli tutti a casa e ricuperare tutti i soldi rubati dalla Politica negli ultimi sessantanni. Uno si é salvato perché si celebrano le esequie proprio in questi giorni, ma rovesciando le tasche di tutti coloro che hanno preso parte nei vari Governi di Ali Babà e di Barabba, possiamo ripartire a testa alta, pagando tutti i debiti contratti da teste bislacche, le quali hanno affossato il Paese senza pagare le proprie colpe.
    La legge non é uguale per tutti.
    Anthony Ceresa.

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