In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

PROUDHONLETTI PER VOI

L’attuale crisi economica, di stampo considerevolmente centralista e statalista è riuscita lo stesso ad indicare un considerevole colpevole mondiale: il libero mercato. Ma il libero mercato nel sistema statuale non vive e quello che viene definito mercato è semplicemente “capitalismo macchiato” di stato. Per comprendere meglio l’essenza del libero mercato, cerchiamo di analizzarlo da un punto di vista autenticamente libertario e anarchico ricordando una delle figure più conosciute e studiate del pensiero anarchico europeo, Proudhon. Quando si analizza la figura di Proudhon ci si imbatte inevitabilmente in una miriade di antinomie politiche, ed è questa l’autentica ricchezza di Proudhon, tanto che molti studiosi del pensiero anarchico, inesattamente, tendono a ricordare il pensiero del padre dell’anarchismo come “continuamente contraddittorio, dispersivo, costruito più per spunti ed intuizioni”.

Proudhon affermò che “le opposizioni e le antinomie sono la struttura stessa del sociale e che il problema non sta nel risolverle in una sintesi che finirebbe per irrigidire la realtà, ma nel trovare e nel costruire un equilibrio funzionale capace di far convivere più tendenze di pe sé contradditorie”. A partire da queste considerazioni estrapoliamo la forma del pensiero anarchico e liberoscambista di Proudhon, opposta alla teoria di Marx che sosteneva la vittoria solo di una tendenza sociale che Marx vedeva nella classe proletaria, dato che quel “far convivere più tendenze” è giustificazione della proprietà privata e del libero mercato. D’altronde come ci ricorda Luciano Pellicani fu proprio attraverso la figura e l’analisi politica di Proudhon che si diede uno “choc” culturale al massimalismo di sinistra, al marxismo e alla lezione leniniana. Nel 1978, Craxi, leader socialista, presentò il “Saggio su Proudhon”, mostrando alla sinistra italiana l’esistenza di un socialismo originale pluralista, aperto e laico. Nella società pluralista la legge della concorrenza non opera solo nella sfera economica, ma anche in quella politica e in quella delle idee, come ricorda anche Pietro Adamo, il fattore mercato potenzia tutte le sfere del sociale non solo la sfera economica.

Fu proprio con i saggi di Proudhon che si dimostrò la non veridicità della “tendenza autoritaria e dittatoriale sempre presente nel mercato”. In definitiva, un socialismo isolato dalla sua opposizione naturale alla proprietà, non è più in contraddizione, ma perde la sua funzione di equilibrio diventando un assoluto. Un socialismo assoluto non è libertario. Come illustrano le ricerche di Luigi Corvaglia la grande ricchezza del pensatore anarchico è “con la sua ostinazione a non sclerotizzare le posizioni in dogmi e a considerare mobile ogni cosa viva, a vedere, cioè, come necessarie ed ineliminabili perfino le contraddizioni, incluse quelle tra proprietà privata e collettiva, tra socializzazione e individualismo”. Proudhon collegava anche la proprietà al mercato ritendendo che “la proprietà non esiste per se stessa”, “posso forse – si chiede – in un teatro occupare simultaneamente un posto in platea, un altro nei palchi e un terzo in galleria? (…)”.

Secondo questo paragone, “ciascuno può sistemarsi come preferisce nel suo posto, può abbellirlo e migliorarlo: ma la sua attività non deve mai superare il limite che lo separa dagli altri”. Per Proudhon, gli individui produttori (piccoli artigiani, contadini, commercianti ma anche operai) avrebbero potuto costruire una società federata di cooperative basata sullo scambio libero, volontario e solidale dei prodotti. Come nell’impostazione anarchica americana anche Proudhon pensava che l’individuo dovesse essere autonomo, libero e che la libertà si fondava primariamente sull’indipendenza economica. Questo modello socialista-liberista di mercato è definito stesso da Proudhon con la terminologia di “Mutualismo” e il mutualismo comporta un antagonismo di idee; l’antagonismo, esprimendosi in tutta la sua potenza, fa emergere immediatamente e del tutto naturalmente una contro-forza che si può definire come equilibrio e cooperazione, un mutualismo che trova equilibro tra socialismo e concorrenza divenendo libertario e liberale.

L’intellettuale francese Michel Onfray nel descrivere dell’attuale crisi economica e finanziaria e del capitalismo che cambia volto, illustra l’opera di Proudhon del 1865 “Teoria della proprietà” definendo la “società di Proudhon costruita su un’ economia socialista che si caratterizza su un capitalismo libertario: l’usufrutto della terra da parte del contadino, quello della bottega da parte dell’artigiano, l’autogestione, costituiscono altrettante formule del mercato, più che la fine del mercato ne permettono la sua formula libertaria”. Anche il capitalismo, come tutte le ideologie politiche e culturali è oggi sotto giudizio del post-modernismo e continua permanente la sua metamorfosi, essendo lontana l’estinzione del mercato tra gli uomini, poiché lo scambio è alla base di tutte le società esistenti, ricordando che il capitalismo a differenza del comunismo non è un “progetto storico”, imposto da una classe dirigente, ma un “processo storico”, innato e spontaneamente diffusosi nelle ere storiche, perché allora non provare con la formula anarchica ed economicamente laica di Proudhon da reinventare per i nostri tempi? Come ci ricorda Onfray una rivoluzione senza sangue, ghigliottine e senza fili spinati ovvero estremamente pragmatica, attuale, non dogmatica e dal carattere “tollerante”.

DI DOMENICO LETIZIA – TRATTO DA http://www.opinione.it

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