In Anti & Politica

libertaDI MAURO GARGAGLIONE

Un sostenitore di FARE sponsorizzato da Boldrin conclude il suo post sul blog così: «Un bel libro di Piero Angela, “A cosa serve la politica?” , individua due obiettivi della politica: 1) mediare fra interessi di diverse classi sociali, categorie, gruppi organizzati, cioè trovare un accordo su come dividere la torta; 2) creare le condizioni ambientali, il software sociale, come lo chiama Angela, in grado di portare crescita e benessere, cioè far crescere la torta. I politici, quelli italiani in particolare, tendono a dedicare il massimo sforzo alla prima area e molto poco alla seconda. Così suggerisce la logica politica, infatti la prima area è più sicura portatrice di voti. Ma è quanto si fa nella seconda area che porta benessere e prosperità per tutti».

Questa definizione è il de profundis della libertà. La politica come mediazione tra classi, categorie e gruppi organizzati implica che l’INDIVIDUO non può esistere se non come parte di una collettività organizzata. Punto secondo. La torta può crescere solo con le relazioni volontarie di scambio tra individui liberi. Lo stato deve solo impedire comportamenti coercitivi della libertà degli individui.

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Se questo è il liberalismo di FARE, non sorprende che raccolga così pochi consensi. Ci sono partiti e demagoghi ben più esperti di loro a declinare le lodi di uno stato mediatore, equilibratore, ‘accontentatore’, pacificatore, controllore etc etc etc…

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Mostrati 14 commenti
  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Che l’individuo faccia parte di una collettività organizzata è un fatto, in quanto ognuno ha bisogno del lavoro dell’altro. Che la collettività organizzata si arroghi il diritto di impedire all’individuo di esercitare la sua libertà di scelta, è un’altra faccenda ed il primo fatto non implica necessariamente il secondo. Se lo stato esiste per impedire comportamenti coercitivi, vuol dire che la sua presenza è necessaria. E questo, mi pare, non coincide con gli argomenti del pensiero libertario.

    • Mauro Gargaglione
      Rispondi

      Sono d’accordo, il Robinson Crusoe può esistere solo in un’isola deserta e finchè non incontra Venerdì.

      Quello che volevo intendere è che se si considera la mediazione tra gruppi organizzati uno dei principali scopi dello stato, significa che un individuo al di fuori di un organizzazione è solo e perduto.

      In effetti è quello di cui l’Italia è testimonianza chiarissima, devi fare parte di un sindacato, di un ordine, di un albo, di un’organizzazione professionale, di una minoranza tutelata altrimenti sei solo carne da fisco.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    L’ho ripetuto in ogni modo a Giannino finché seguivo il suo blog: una forma più mite di statalismo non ha senso.
    Ne “L’etica della libertà”, Rothbard spende più parole per criticare il liberalismo conservatore o comunque moderato di quanto non ne faccia per criticare il socialismo.

    Perché il socialismo è un nemico chiaro, quasi onesto mi verrebbe da dire, della libertà.
    Mentre questo è un nemico molto più pericoloso perché strisciante: già Berlusconi (un socialista da sempre e per sempre) ha rubato la parola “libertà” nel panorama politico italiano. Questi soggetti non fanno altro che peggiorare le cose, perché non hanno nemmeno il carisma per andare a prendersi i voti con la figura dell’uomo solo al comando.

    Non c’è salvezza per l’Italiani. Ma c’è tanta salvezza per i singoli italiani, abituati come sono a lottare giorno per giorno contro il sistema Stato-Bancario: appena si trovano in un ambiente non dico libero (che purtroppo non esiste), ma almeno un filo meno costringente, prendono il volo.

  • Albert Nextein
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    Fare non mi convince.
    La scuola di chicago è qualcosa di diverso dal libertarismo.
    In buona parte condivisibile la parte diagnostico-teorica.
    Ma quando si passa alle soluzioni pratiche, io li vedo un po’ carenti.
    Compromissori, piegati.

    • luca
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      Cosa c’entra Fare con la scuola di Chicago. Giannino come abbiamo visto non ha mai ottenuto il master a Chicago e Boldrin insegna a St. Louis.
      Gli unici in Italia che si possono considerare come affiliati alla scuola di Chicago sono Martino (che sta con Berlusconi) e Zingales (che sta con Renzi).

      • Albert Nextein
        Rispondi

        Ho ascoltato e letto cose dei fondatori di Fare.
        Mi pare proprio che siano seguaci della scuola di chicago.
        A prescindere da giannino e dal luogo ove alcuni di essi insegnano.
        Seguaci , ma all’italiana.
        Cioè in peggio.

        • luca
          Rispondi

          Friedman era contro l’euro e contro il welfare state. I “declinisti” sono a favore dell’uno e dell’altro. A sembrano più l’ala moderata del keynesismo italiano

      • Domenico
        Rispondi

        Giannino lo ha affermato apertamente in una intervista di essere vicino alla scuola di Chicago. Sebbene una volta (parole di Francesco Carbone) ad un incontro con “austriaci” disse di essere un marginalista austriaco. Un paraculo insomma..

  • Liberty Defined
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    Mai scendere a compromessi, Ron Paul ha ragione

    • leonardofaccoeditore
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      RON PAUL E’ L’UNICO ESEMPIO SERIO DI LIBERTARIO IN POLITICA

      • luca
        Rispondi

        Mi sembra che anche suo figlio non sia niente male. Buon sangue non mente

  • Lorenzo s.
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    Esatto, lo stato non può far crescere la torta visto che, come spiega il prof. Huerta de Soto, esso non è in grado di fare calcoli economici.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Ascolto in questo momento Boldrin che ACCUSA l’Italia di essere “TROPPO ANARCHICA” perché la gente fa di tutto per non applicare una legge quando la ritiene ingiusta.
    Ma ci rendiamo conto?
    OGNI legge andrebbe disubbidita OGNI volta che la si ritiene ingiusta.
    Altrimenti dovremmo applaudire a tutti quelli che hanno applicato pedissequamente le leggi razziali. Questi sono quelli che difendono la libertà?
    Dagli amici mi salvi Dio, che ai nemici ci penso io. Ed essendo ateo…

  • libertyfighter
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    Chapeau. Hai il dono della sintesi.

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