In Anti & Politica, Economia

italydefaultDI ROSANNA PREZIOSO*

Di fatto, nella classifica siamo direttamente alle spalle della Grecia e, tecnicamente, abbiamo toccato e oltrepassato la soglia della solvibilità. il che rende la nazione italiana, la prima potenziale vittima degli aiuti. E il famoso cerino è rimasto in mano del governo Letta. Un potere che, nel tempo, è diventato sempre più amaro ed un onore che si è trasformato tropo spesso in onere.

Onere soprattutto se si considera la missione del Fiscal Compact che dovrebbe portare a un ridimensionamento del debito al 60% del Pil, cosa che allo stato attuale dei atti è umanamente impossibile da reggere se non con una cura da cavallo in stile Grecia.

Il tutto proprio nel giorno in cui, ironia della sorte, vengono pubblicati i dati sugli stipendi 2012 dei manager italiani. Per inciso in cima alla classifica c’è Marchionne con 48 milioni di euro (47,9 per la precisione), un aumento del 48% rispetto al 2011 rappresentato da un extra di quasi 42 milioni di euro riconosciutigli dalla Fiat per risultati raggiunti. Difficile dire quali siano visto che dal 2009 al 2012 Fiat è scesa dal 32,8 al 29,6% del mercato auto e ha registrato un crollo delle vendite che è stato il doppio della media europea.

Ma al di là di queste considerazioni che riguardano solo il panorama italiano è bene ritornare all’ottica più generale. Guardando la classifica dell’impatto del debito sul Pil, non si può fare a meno di notare il fatto che l’incremento maggiore del debito si registra nelle nazioni europee sotto la protezione dei piani di aiuto (Italia esclusa, ovvio, anche se, pare sembri questione di tempo, dati i numeri).

Infatti dietro l’Italia (che anche se ufficialmente non ha programmi di aiuto ma “grazie” all’accondiscendenza del governo si segue ala lettera i diktat dell’Ue) si trovano rispettivamente Portogallo (127,2%) e Irlanda (125,1%) la quale registra anche l’aumento maggiore (7,7%), ovvero quelli che per primo hanno iniziato e quasi portato a termine i programmi voluti dalla Troika. In particolare Lisbona che, a causa di problemi politici circa le ultime misure prese, rischia di vedersi crollare davanti agli occhi. Crollare? O forse, data la situazione non sarebbe forse un bene?

 

*Link alla fonte: http://www.trend-online.com/prp/italia-debito-pil-130/

 

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Mostrati 6 commenti
  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Perché, esiste uno Stato “tecnicamente solvibile”?
    Chi non produce ricchezza non potrà mai pagare alcun debito: continuerà e rubare finché non ci sarà nulla da rubare. Allora o stamperà soldi finti o farà default.

    Che si chiami Italia, Germania, Giappone, Argentina o Stati Uniti d’America nulla cambia.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Sacrosante parole.

      Ora permettimi la confidenza: ti andrebbe di fare un giro nel blog dove in genere partecipo (il blog di Marcello Foa), e dove da un po’ di tempo sono alle prese con due soggetti che non riescono a capire questi semplici concetti base?
      Capisco la mia indelicatezza nei confronti di questo blog per questo mio modo di chiedere e chiedo perdono, ma la considererei una missione per la causa.
      Un saluto ed eventualmente grazie .

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        sto (finalmente) per partire verso le (sudatissime) ferie, ma se mi avanza tempo volentieri

        • depaoli.fabrizio@liberi.it
          Rispondi

          Ottimo! Ti ringrazio ed auguro buone ferie.
          Un saluto .

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “Fiscal Compact che dovrebbe portare a un ridimensionamento del debito al 60% del Pil, cosa che allo stato attuale dei atti è umanamente impossibile da reggere se non con una cura da cavallo in stile Grecia”

    Veramente la cura greca e il fiscal compact finora hanno dimostrato di farlo salire a rotta di collo, il rapporto debito-pil: il rapporto e’ fatto di un numeratore e di un denominatore… se la produzione crolla a causa del massacro fiscale e della sfiducia generale a causa del furto generalizzato da parte dello Stato, il rapporto cresce.
    E’ uno dei piu’ elementari e basilari concetti di economia (curva di laffer, si chiama) condiviso da TUTTI gli economisti di destra, centro, e sinistra (se c’e’ disaccordo, e’ su quale sia la forma della curva, ma i fatti empirici degli ultimi anni non e’ che lascino grande spazio all’immaginazione).
    Se anche nel sito dei libertari ignoriamo questi fatti basilari, non stupiamoci se fra poco pure Giannino, se va al governo, per prima cosa fa la ennesima patrimoniale (non so se avete letto l’intervista di A.Bisin di NfA, che comincia ad essere possibilista in tal senso, “purche’ accompagnata da tagli”, che poi pero’ non arrivano mai (anche perche’ a loro volta fanno crollare il PIL, e dal punto di vista macroeconomico peggiorano la situazione). Monti-bis e conseguente default dopo spoliazione massima della cittadinanza, insomma, oppure la soluzione di Tizzi detta sopra, soldi falsi con cui riempire le fauci degli speculatori al ribasso fino a farli scoppiare (i soldi sono tutti falsi in un certo senso, in quanto astrazione del valore, falso per falso…).
    Non c’e’ altra via d’uscita da questo incubo che sembra non finire mai.

    Sentivo una interessantissima conferenza in cui si diceva che il vero motivo per cui e’ scoppiata la rivoluzione francese era un enorme indebitamento della corona coi banchieri svizzeri, si era arrivati al punto che su 500 milioni di franchi del bilancio della corona solo 40 erano usati dalla corona stessa per tutte le sue spese di mantenimento dello stato (che allora erano minime nonostante tutto), il resto di 450 milioni erano interessi sul debito pregresso da pagare, contratto a tassi di interesse da usura, da cui la successiva vessazione fiscale sui sudditi, conclusasi con la rivoluzione.
    Allora ovviamente il debito internazionale era in oro, per pagarlo bisognava, letteralmente in qualsiasi modo, procurarsi dell’oro.
    Rotolarono un bel po’ di teste.
    La storia, secondo l’economista che la citava, dovrebbe essere in Gaxotte, http://www.ibs.it/code/9788804426592/gaxotte-pierre/rivoluzione-francese.html
    che su wikipedia vedo citato come appartenente alla destra francese e riscrittore della storia. Mah. L’economista presentava come ben reali (e attuali…) quei dati.

    Guardate come hanno furbescamente e drasticamente risolto il problema dei debiti di guerra i tedeschi, a suo tempo: con la stampa a nastro durante i primi anni di Weimar.
    Non so perche’, ma c’e’ la totale omerta’ sul fatto che l’inflazione di weimar fu pianificata per questo: sterilizzare le enormi richieste di risarcimento che le potenze vincitrici (francia, italia, usa, inghilterra nell’ordine, con keynes che metteva inutilmente in guardia sull’errore) esigevano dagli sconfitti (i tedeschi) col trattato di versailles, cosa che avrebbe distrutto l’economia tedesca comunque per decenni rendendo intrinsecamente impossibili i risarcimenti.

  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    L’Italia non fallirà, come non falliranno tutti gli altri. Un fallito non paga più. Uno che sta per fallire lo si spreme fino all’osso. L’obiettivo dei burocrati della UE (ma non solo) è quello di trasformare i cittadini in schiavi. Con lo spettro del fallimento alimentano la propaganda della lotta all’evasione fiscale, dell’aumento delle tasse e della progressiva spoliazione dei popoli. Sventolando la bandiera dell’Europa e terrorizzando la gente con i devastanti effetti di una uscita dall’euro, trasformano i cittadini in sudditi. Sudditi che sono ben felici di cedere la loro libertà in cambio della ‘protezione’ che lo stato gli vende a caro prezzo. La mafia fà lo stesso: chiede il pizzo ai commercianti per assicurargli protezione. Che poi sia una protezione reale o una scusa per depredarli è questione di secondaria importanza, almeno per i mafiosi.

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