In Anti & Politica, Economia

dormita-sul-lavoroDI MATTEO CORSINI

“Stiamo lavorando per verificare la differenza nelle pensioni alte tra quanto sulla base del più favorevole sistema retributivo e quella che sarebbe stata se si fosse applicato il contributivo: si può ridurre la pensione di una parte di quella differenza e utilizzare il gettito per alimentare le pensioni più basse.” (C. Dell’Aringa)

Carlo Dell’Aringa, sottosegretario al ministero del Lavoro, annuncia che si stanno verificando le differenze che emergono dall’applicazione del sistema contributivo alle pensioni “alte” calcolate con il sistema retributivo.

Si tratta di una iniziativa di buon senso, che, però, ritengo dovrebbe essere estesa a tutte le pensioni determinate con il sistema retributivo, non solo a quelle arbitrariamente definite alte. Molto meno buon senso, invece, credo abbia la finalità dell’esercizio, che pare essere meramente redistributiva. In sostanza, si toglierebbe alle pensioni alte per “alimentare le pensioni più basse”.

Questo potrà far piacere ai beneficiari del provvedimento e, in generale, a tutti i fautori dello Stato redistributore, ma finirebbe per non abbassare di un centesimo la spesa complessiva. A mio parere il ricalcolo con il sistema contributivo dovrebbe invece servire a trattare tutti quanti allo stesso modo e a ridurre gli oneri per il sistema, ossia per chi sta oggi versando (e verserà) contributi.

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Meglio ancora sarebbe la totale privatizzazione delle pensioni, rimuovendo anche l’obbligo paternalistico di aderire a un fondo pensione (statale o privato che sia). Ogni individuo dovrebbe essere libero di scegliere se aderire e quando smettere di contribuire, avendo la possibilità di decidere se ritirare in un’unica soluzione il montante maturato oppure farsi erogare una rendita.

In pratica, ognuno dovrebbe avere la massima libertà di pensare al proprio futuro. Il che significa anche che avrebbe la responsabilità delle proprie decisioni, perché è bene che la responsabilità non sia disgiunta dalla libertà. Da questo punto di vista dovrebbe esserci la massima chiarezza: ognuno è libero di essere o meno previdente, ma, qualora non lo fosse (sufficienza) potrà solo sperare nella solidarietà volontaria, non contare su quella imposta ai suoi simili dallo Stato.

Siamo ovviamente ben lungi da questo modello che ritengo ideale, ma almeno se si ricalcolano le pensioni determinate con il sistema retributivo lo si faccia per tutti e, soprattutto, non al solo scopo di redistribuire.

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Mostrati 7 commenti
  • peli di noia
    Rispondi

    Si ricalcolino tutte le pensioni con il contributivo ma si stabilisca un valore minimo in funzione dei decenni di versamenti effettivi. Oltre a questo ci sarà sempre al pensione sociale bassa ma sicura. Si ponga poi un tetto massimo invalicabile e, nel caso di pensioni artatamente elevate, retroattivo di alcuni anni in modo da recuperare almeno parte del maltolto. In base all’ISEE si vieti pure il cumulo.

  • jacopo reali
    Rispondi

    D’accordo al 100%. Si deve ricordare anche che chi è andato in pensione in tenera età dovrebbe vedere diminuito il suo assegno per tenere conto degli anni in cui fa il pensionato mentre gli altri lo mantengono.

  • fabio
    Rispondi

    versi una mensilità l’anno e te ne prendi la bellezza di 14 l’anno quando vai in pensione!!

    se lavori dai 20’anni ai 65, quindi per lunghissimi 45 anni, metti da parte 45 mensilità che ti riprendi in meno di 4 anni (o 5 anni considerando i guadagni degli investimenti del fondo pensione).

    e per i restanti anni ? dopo i 70 anni, finito il capitale accantonato con il sistema italiano e considerata che lo stato non ha veramente investito le quote accantonate negli annni e quindi non c’è rendita, come si fa fronte alla pensione?

    Le domande sopra sono già valide con pensionati che abbiano prodotto valore da accantonare.

    Ma dove prendere i soldi per chi non ha veramente prodotto valore reale come per i dipendenti pubblici?

    E per carabinieri, militari, finanzieri e poliziotti, in cui lo stato regala un anno di lavoro ogni 3 o 4 di ‘duro’ lavoro usurante e che quindi, cominciato a lavorare dopo la naja a 19 anni, vanno in pensione a 55 con pensioni altissime?? ed a questo sfacelo aggiungiamoci la reversibilità!!

    Ma senza andare lontano, un normalissimo autista di autobus di roma è andato in pensione con oltre 2000 euro al mese (4000 euro mese a giugno e dicembre) dopo una vita passata a far bene attenzione a lavorare meno possibile, ma ha lavorato benissimo gli ultimi DUE anni della sua ‘carriera’.
    Morto lui, la pensione è andata (reversibilità) alla moglie per 1800 euro al mese, una persona simpaticissima che però non ha versato che quote assolutamente irrisorie all’inps.

    il problema non sono le pensioni ricche: sono quelle illustrate nel libro ‘Sanguisughe’ , ricordando che queste del libro sono soltanto gli esempi che più fanno rabbia ma rappresentano solo la punta dell’aiceberg.

    ed a pagare lo stratosferico conto di questa festicciola sono oggi i dipendenti dei settori privati produttivi non sussidiati e domani i loro figli e nipoti, direttamente col pagamento delle tasse quotidiane ed indirettamente sia col mancato incasso dei proventi della gestione pubblica (es enorme business turistico delle tasse d’ingresso dei turisti in italia) perché vengono intercettate direttamente alle pensioni, sia con la perdita della propria pensione che non ci sarà più tra una trentina d’anni.

    Chi lavora oggi, come può continuare a farlo con tranquillità?

    Viviamo l’angoscia quotidiana di questa politica di solo tasse per tutti e garanzie assolute per il pubblico impiego, come poter pensare di lavorare per altri venti o trent’anni fidandosi dello stato che, dopo aver mandato in pensione i suoi scagnozzi fedeli, ci lascierà anche la nostra??

    Qui stanno aspettando tutti che passi l’onda demografica, che un po’ (un bel po’!!) di questi vecchi muoia e reversibilità con loro, il resto sono solo chiacchiere da telenovela d’infimo ordine: da destra a sinistra si fa finta di fare un partito, ci si fonde, si fa finta di litigare, una scissione, si fa finta di flirtare, si fa finta di ricostituire il partito……

    Perché le televisioni seguono ogni puntata osannandoli come professoroni? Forse perché c’è una legge, si ancora oggi!!, che fa andare l’editoria in pensione a 55 anni??

  • firmato winston diaz
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    Tutti discorsi totalmente inutili.

    da:

    blitzquotidiano.it/politica-italiana/pensioni-oro-corte-costituzionale-cancella-contributo-solidarieta-tassa-illegittima-1583783/

    La “supertassa” sulle “superpensioni” è illegittima: lo ha stabilito la sentenza 116/2013 della Corte Costituzionale, presieduta da Franco Gallo, che ha cancellato il “contributo di solidarietà“, ovvero il prelievo extra su tutte le cosiddette “pensioni d’oro“, quelle pensioni pubbliche e private superiori rispettivamente ai 90 mila, ai 150 mila e ai 200 mila euro lordi l’anno, che era stato introdotto nell’estate 2011 dal governo Berlusconi e poi confermato dal governo Monti.

    Una sentenza che fa il paio con quella che aveva dichiarato incostituzionale il contributo di solidarietà sugli stipendi dei dipendenti pubblici sopra i 90 mila euro.

    Il verdetto dei giudici avrà conseguenze importanti per i pensionati interessati e per le casse dello Stato, che ora dovrà mettere a bilancio le spese per il rimborso della supertassa e i mancati introiti.

    Tornando al merito giuridico, i magistrati di palazzo della Consulta hanno ritenuto irragionevole e discriminatorio, e quindi costituzionalmente illegittimo, il prelievo (rispettivamente del 5%, 10% e 15%) sulle pensioni di centinaia di magistrati, avvocati dello Stato, ambasciatori, docenti universitari, alti funzionari, dirigenti pubblici, ammiragli, generali, notai, giornalisti, manager pubblici e privati.

    Avranno tutti diritto al rimborso degli importi trattenuti dalle loro pensioni per 23 mesi e non dovranno più pagare nulla fino al 31 dicembre 2014. La restituzione sarà automatica da parte dell’Inps e degli altri enti previdenziali.

    • fabio
      Rispondi

      i giudici applicano le leggi, che sono fatte per costituire difendere e garantire privilegi.

      non sono i giudici a sbagliare, sono le leggi sbagliate.

      come non è sbagliata, per quanto infame sia, Equitalia: è sbagliata la montagna di tasse che dobbiamo sopportare.

      Per quanto opinabile, non considero sbagliato il lavoro del boia in se per se, sono sbagliate immorali ingiuste le leggi (perfettamente legali) che opprimono le persone,

      • firmato winston diaz
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        A me pare che le leggi le interpretano, e in questo caso pure non a loro svantaggio. In ogni caso di ferreo resta il principio del diritto acquisito, ma solo quando si tratta di appropriazione di prebende dello Stato. Della proprieta’ di se’ invece, non c’e’ nessuna certezza, stanotte possono approvare una legge che ti raddoppia il carico fiscale sulla tua proprieta’ personale, magari portandolo a superare il tuo intero reddito (capita spesso, per chi non ha il reddito assicurato a fine mese) e nessuno dira’ niente, anzi se ti opponi ti diranno egoista. Il tuo diritto acquisito da te stesso, e non quello graziosamente elargito dallo Stato, non varra’ nulla. O meglio tante chiacchere ma il raddoppio restera’ per sempre (per proteggere il diritto acquisito, che invece e’ sacro, di chi i soldi sottratti a te se li intasca).

  • Bryon Y. Norris
    Rispondi

    Passato il clamore della manovra Salva Italia, ormai in tempi di riforme strutturali si può dare qualche spazio ad una riflessione sulla confusione che esiste tra il meccanismo di determinazione del trattamento pensionistico (retributivo vrs. contributivo) ed il cosiddetto “sistema di gestione” per il quale, nella terminologia delle scienze attuariali, si intende la struttura del sistema di finanziamento che sostiene il trattamento stesso e, per coerenza logica, gli dovrebbe corrispondere. La storia dell’Inps inizia nel l898 con la fondazione della Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, per un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori, ma è soltanto nel 1919, dopo circa un ventennio di attività, che la Cassa, da poco più di 700.000 iscritti e 20.000 pensionati, assume il compito istituzionale dell’assicurazione generale obbligatoria (Ago) che viene ad interessare la totalità dei lavoratori dipendenti dell’industria e del commercio. E’ il primo passo verso un sistema che nel tempo si svilupperà per proteggere il lavoratore dipendente da tutti gli eventi della vita lavorativa che possano minare il livello del suo reddito e quello della sua famiglia: così nel 1933 la Cassa si tramuterà nell’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e gestione autonoma al quale verranno affidate (1939) le assicurazioni contro la disoccupazione, la tubercolosi e per gli assegni familiari, poi la pensione di reversibilità a favore dei superstiti dell’assicurato o del pensionato e le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto.

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