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italia_germaniaLETTI PER VOI

La Germania della riforma Schröder si rese famosa per gli interventi della commissione presieduta da Peter Hartz che ridusse notevolmente il peso del welfare e dell’assistenzialismo a favore di una maggior flessibilità nel mercato del lavoro. Oltre alla riforma Hartz IV, vennero introdotte altre modifiche che toccarono il sistema occupazionale. Da una parte furono incentivati i nuovi disoccupati a diventare piccoli imprenditori con una rete di sussidi (esenzione nei primi 4 anni dei contribuiti verso le camere di commercio industria e artigianato), dall’altra aumentarono i centri di lavoro a livello territoriale e nacque una stretta collaborazione tra i comuni e le agenzie per l’impiego.

MENO TASSE PER TUTTI. Anche dal punto di vista fiscale vennero introdotte delle novità: l’austera Germania abbassò le tasse come stimolo per rilanciare l’economia. Le aliquote sui redditi subirono una variazione e si passò dal 25,9 per cento al 15 per cento del primo scaglione. Per i più ricchi le tasse passarono dal 53 al 42 per cento. Per semplificare la vita alle nuove imprese il governo snellì il codice dell’artigianato e semplificò il diritto tributario per le piccole imprese, tagliando anche qui le tasse.

LIBERALIZZAZIONI. Grazie alle liberalizzazioni, nacquero molte società interinali che garantirono le forme di lavoro temporaneo. Inoltre, togliendo peso alla contrattazione sindacale, furono semplificati i rapporti tra sindacati e imprese. Paradigmatico l’incontro in cui il governo mise d’accordo confindustria e rappresentanti dei lavoratori, facendo impegnare i primi a ristrutturare le fabbriche del Paese e i secondi a non scioperare e a garantire un’ora di impiego alla settimana gratis.

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RISULTATI. L’agenda 2010 di Schröder ebbe impatti positivi in termini di creazione di ricchezza e di aumento del prodotto interno lordo, portò alla crescita dell’occupazione favorendo l’impiego di oltre tre milioni di tedeschi e rafforzò la posizione politica della Germania nel contesto europeo.

TRATTO DA Tempi.it

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Showing 3 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Da noi, invece, aggiungi un posto a tavole che andiam tutti a mangiar.
    Tutti alla greppia pubblica.
    Con la speranza che non finisca mai, in nome dell’ABC civico italiano : siamo tutti uguali, volemose bene, tengo famija, tirammo a campà, accà nisciuno è fesso.

    I costi?
    E chi se ne frega.
    Mangia e bevi , finché ce n’è.

  • fabio
    Rispondi

    da quanto mi risulta in germania hanno cancellato la faccenda del Ruolo, quindi anche il pubblico impiego è licenziabile.
    Non solo, dovrebbero aver anche ridotto tutti gli stipendi del 20% e contemporaneamente aver aumentato le possibilità di licenziare i lavoratori più vecchi incaso di assunzione dei giovani.
    MUSICA per le mie orecchie, seppur temperata dal pianificatore onnipresente:
    – parassiti pubblici e ministeriali d’ogni risma (possibilmente militari compresi!!) licenziabili;
    – lavoratori, pubblici e privati, anziani licenziabili (io abolirei proprio il contratto a tempo indeterminato, come si dice per l’amore: ‘eterno finché dura’ )

    ripeto, sono briciole rispetto a quanto aspirato, ma pur sempre qualcosa e si vede bene il risultato che mostra una germania in ripresa anche se sempre in cattive acque causa le leggi stataliste.

  • nicola
    Rispondi

    Hanno anche compresso i salari con la riforma hartz fonte il mi cugino che vive a Ulm

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