In Anti & Politica, Economia

elogio_fiscaleLETTI PER VOI

“Se ci si chiede perché l’Italia è un Paese poco competitivo, rispondo perché l’economia in nero è così quantitativamente importante. Distorce la concorrenza e crea inefficienza”.

Pochi giorni fa Letta si è scagliato contro il fenomeno dell’evasione fiscale che, a suo dire, renderebbe poco competitivo il Paese. Ma è davvero così?

Da buona liberale e liberista non sono assolutamente d’accordo con Letta, anzi credo proprio che il Primo Ministro non abbia capito nulla della reale situazione  italiana e soprattutto abbia una scarsa conoscenza dei minimi principi micro e macro economici.

Il vero problema è che in Italia l’iniziativa imprenditoriale ( e di conseguenza la ripresa) viene ostacolata e osteggiata ed è proprio lo Stato italiano che fa di tutto per rendere il Paese inefficiente e poco competitivo.

Vi faccio qualche esempio:

In Italia esiste una pressione fiscale reale pari al 68,4%, tra le più alte al Mondo, alla quale però corrispondono servizi pubblici da Paese del Terzo Mondo.

In Italia esiste l’Irap, un’imposta assurda che va corrisposta anche in caso di perdita d’esercizio.

In Italia esistono migliaia e migliaia di inutili normative e adempimenti burocratici che costano alle PMI l’esorbitante cifra di 31 miliardi di euro, in termini finanziari, e circa 100 giornate lavorative perse, in termini di produttività.

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In Italia esiste un mercato del lavoro completamente ingessato, regolato da leggi vecchie e inefficienti, non adeguate alla situazione odierna.

In Italia viene di fatto reso impossibile il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, nonostante teoricamente sia permesso, vedasi i clamorosi casi di reintegro di dipendenti allontanati dalle aziende per furti o per reati contro il patrimonio, con tanto di prove schiaccianti, ad esempio la vicenda Sea/Malpensa.

In Italia esiste il problema di una giustizia lenta e inefficiente, per cui siamo anche stati multati dall’Unione europea pochi mesi fa, che di fatto rende impossibile la risoluzione delle anche delle controversie più semplici, e che contribuisce a danneggiare ulteriormente la nostra economia e a far scappare le imprese dal Paese.

In Italia esiste l’antidemocratico e machiavellico strumento dell’accertamento fiscale induttivo con inversione dell’onere di prova che consiste, in poche parole, nella presunzione di colpevolezza (il che già è un abominio per uno Stato che si definisce democratico e che ha come principio cardine dell’ordinamento giuridico la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva) calcolata statisticamente, che comporta l’onere di difesa per l’accusato, obbligato a provare di non aver commesso alcun illecito.

A tutto queste problematiche si aggiunge un elemento fondamentale, ovvero la composizione del tessuto imprenditoriale abbastanza anomala, composto per il 99,9% da Piccole e Medie Imprese, di cui il 95% sono microimprese, ovvero strutture con meno di 5 dipendenti, che non hanno le forze necessarie per stare dietro all’elefantiaca e inefficiente burocrazia italiana e alle spropositate richieste del Fisco.

Ecco, dopo tutto questo sciorinare alcune delle noiose problematiche italiane, io credo sia lampante il fatto che il vero problema dell’Italia sia lo Stato e non l’evasione fiscale (presunta).

di Charlotte Matteini – Tratto da: http://blog.you-ng.it

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Comments
  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    L’evasione è il problema di questo paese, nel senso che ce n’è troppo poca. Se tutti evadessero, il sistema crollerebbe e si potebbe ricominciare da capo. Quando una casa è pericolante, inutile mettere toppe. Va demolita e risostruita.

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