In Anti & Politica

Inferno_ParadisoDI LEONARDO CORTESI

Ogni giorno nelle trasmissioni spazzatura di Paragone & Co. sentiamo frasi del tipo “il rampante neoliberismo ha distrutto questo paese” o “dobbiamo mettere al centro la politica e lo stato”. Discorsi che, per un liberale-libertario come amo autodefinirmi, provocano un accaponimento di pelle istantaneo.

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La verità è che l’Italia è uno stato “socialista” e per poter lavorare devi avere agganci con la politica o con enti da essa foraggiati, il cosidetto “free market” è strangolato da una tassazione che arriva al 70%, una burocrazia demenziale, nemica di chi lavora e una spesa pubblica elevata e assolutamente parassitaria.

Il mito del “pubblico” come unico e indiscutibile regolatore del mercato e quindi della vita di ognuno di noi, in Italia non può essere messo in discussione. Dall’energia (Eni e Enel) alle costruzioni (Fincantieri), ai rifiuti (le municipalizzate dei vari comuni, veri e propri parcheggi per i trombati della politica) passando per i trasporti (Ferrovie dello stato, Alitalia) quasi tutto è controllato dallo stato. Se qualcuno prova, non privo di dati alla mano a contraddire questa logica statalista, viene tacciato come speculatore, ladro e chi più ne ha più ne metta. Ma a chi giova questo mercato ingessato?

Solo ed esclusivamente a chi per anni ci ha raccontato che l’unica strada da seguire è quella che stiamo percorrendo, perché  – diciamoci la verità – in una società meritocratica certi soggetti, si troverebbe con uno stipendio umile o disoccupati, persone totalmente incapaci di confrontarsi con la concorrenza: ovvero con il libero mercato. Pensate per un attimo ad una società diversa: dove le scuole sono private, ma l’insegnamento è qualitativamente migliore e costano in valore assoluto per il cittadino molto meno che adesso, i professori non sono inamovibili e se commettono degli errori vengono cacciati. La sanità non è più in mano alle Regioni, che spesso la gestiscono a dir poco male (emblematici i casi di Lombardia, Puglia, Lazio) lo stato solo garantisce una soglia di reddito entro cui le cure mediche sono gratuite, e per il resto con un sistema di assicurazioni, ci si può curare in tempi più rapidi e migliori:in una logica di mercato, le case di cura mal gestite, vengono messe all’angolo dai pazienti stessi, attraverso recensioni negative o manager che sostituiscono i medici con altri più capaci. Per gas, Luce ed acqua, si effettuano bandi di gara, o attraverso la scelta diretta dei consumatori (e non con l’affidamento diretto a società di diritto privato con partecipazione pubblica) garantendo alle aziende e ai privati cittadini, una maggiore scelta: in pratica costi più bassi o servizi migliori. Lo stesso vale per i trasporti, evitando inoltre le improvvisazioni del cosiddetto “stato imprenditore”, storicamente fallimentare e dannoso.

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Quanto dico  farà strabuzzare gli occhi a qualcuno: una sanità ed una scuola gestita da enti privati? Non ce ne rendiamo conto, ma il nepostismo il clientelismo vengono pagati sotto forma di tassazione dai cittadini e lo stato notoriamente è un pessimo gestore (ASL e università sono tutte in perdita). Il privato invece, vuole solo l’efficienza della propria azienda: che si traduce in risultati economici buoni,“costumer satisfaction” (soddisfazione del cliente) e fidelizzazione. Per dare maggiore rilevanza a quello che sto dicendo, basti vedere i pochi settori dove c’è stato un minimo di liberalizzazione: la telefonia ad esempio che con la nascita di società come Wind, Vodaphone, Tre ecc. ha aumentato a dismisura il numero di persone occupate e il costo per i servizi è enormemente calato. Altro esempio eclatante è Nuovo Pignone a Firenze, un tempo in mano allo stato attraverso una società di cui era azionista, ora di proprietà di GE (General Elettric): fatturato e un numero di dipendenti, sono almeno tre volte superiore alla precedente gestione. E pensate a quanto potremmo diminuire il cuneo fiscale se eliminassimo davvero enti inutili come circoscrizioni, province se potessimo accorpare i comuni con meno di 10.000 (senza che ci raccontino le balle “sull’identità”) abitanti, comunità Montane e tutto ciò che crea solo spesa pubblica inutile e zero valore aggiunto.

Sicuramente staremmo meglio e chi fino ad adesso ci ha incastrati in questa situazione, dovrebbe emigrare altrove, incapace davvero di vivere in una società libera.

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Mostrati 4 commenti
  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Tutto perfetto.
    Aggiungerei solo che una qualsiasi mega azienda che non riuscisse a sopravvivere sul libero mercato con i SUOI mezzi, debba fallire all’istante.
    Forse sto dicendo un’ovvietà che era implicita nell’articolo, ma è sempre meglio ricordarlo.
    Un saluto .

  • Pedante
    Rispondi

    General Elettric
    costumer satisfaction

    “Electric”, “customer satisfaction”. ☺

    In questo articolo non vedo nessuna giustificazione logica per il servizio sanitario statale gratuito. Il pro bono publico era molto più diffuso in tempi passati e chi ambiva alla stima del pubblico lo faceva anche per non perdere la faccia, nonché per altruismo vero.

  • Liberty Defined
    Rispondi

    La verità è che l’Italia è uno stato “socialista”

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