In Anti & Politica, Economia

banconota zero euroDI MATTEO CORSINI

“Tre quarti di secolo fa John Maynard Keynes disse che «il boom, non la recessione è il momento giusto per l’austerità»: da noi invece l’austerità colpisce economie in affanno. I rischi – che stiamo soffrendo sulla nostra pelle – che l’involuzione del ciclo renda inutili i sacrifici, vengono ignorati. Da noi la Legge di stabilità – dice il Governo – per la prima volta dà invece di togliere. Ma questo è vero, se è vero, solo se si confronta il deficit programmatico col tendenziale. Se confrontiamo il deficit del 2014 con quello di quest’anno, vediamo che la politica di bilancio è ancora restrittiva. Può darsi che questo sale sulle ferite dell’economia sia il male minore, di fronte alle nefande conseguenze di una crisi del debito pubblico, ma bisogna dare il nome giusto alle cose”. (F. Galimberti)

Citando il suo economista preferito – Keynes – Galimberti finisce, a mio parere, per parlare a sproposito di austerità. Innanzitutto credo si debba osservare che i tanti keynesiani che hanno governato (o consigliato chi governava) in giro per il mondo negli ultimi 80 anni pare non abbiano ben compreso le parole del loro maestro, dato che il momento di ridurre il deficit non sembra mai propizio. Quando le cose vanno male, la scusa è non contrarre ulteriormente la domanda aggregata. Quando le cose vanno meglio, la scusa è quella di non tarpare le ali alla crescita del Pil. In pratica, come spesso capita ai golosi sovrappeso, il momento buono per iniziare la dieta non è mai prima di domani. Probabilmente Keynes si rivolterà nella tomba, ma non escluderei che quello che si è verificato in pratica sia una conseguenza neppure tanto imprevedibile della teoria. Quando si assegna allo Stato il ruolo di guida dell’economia, si deve mettere in conto che chi incarna pro tempore lo Stato stesso si comporti proprio come quei golosi sovrappeso a cui ho fatto riferimento poc’anzi.

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Quanto al definire austerità la politica fiscale attuata in Italia (e altrove), penso siamo di fronte a una affermazione fuorviante. Identificare una politica fiscale restrittiva con l’austerità avrebbe senso solo qualora tale politica fosse composta unicamente (o, per lo meno, prevalentemente) da tagli effettivi e permanenti di spesa pubblica. Così non è, però. Lo scrivo giusto perché – e in questo concordo con Galimberti – “bisogna dare il nome giusto alle cose”.

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Showing 2 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    L’austerità la deve fare il settore statale e pubblico.
    Lo spazio massimo deve esser lasciato alle attività private e dei cittadini.
    Il sacrificio non può essere, quindi , subito dalla gente, ma dal settore pubblico.
    La gente negli ultimi 100 anni ha solo pagato e subito.

    Questo lo sappiamo, e questo , penso, sia l’unica via perché un’economia disastrata come quella europea riprenda a muoversi.
    Tutti gli altri provvedimenti, da come la vedo io, sono artifizi a cortissima gittata che diventano controproducenti in breve tempo.
    D’altronde i numeri lo dimostrano, come Pil, debito, spesa, Iva, tasse etc.

    Altrettanto evidente è che al governo fanno salti mortali, per noi mortali, alla ricerca di pochi miliardi per far quadrare un bilancio falso.
    Cercano 4-8 miliardi, ma sono solo 4-8 oppure diventeranno 20 tra un mese?
    Cercano 4-8 miliardi con un debito e con una spesa che aumentano di 3-4 miliardi al mese?
    Procedono a base di menzogne, e atti demenziali , a nostre spese.

    In europa, con un ritardo colpevole e connivente, i burocrati irresponsabili e falsari si accorgono che senza ridurre spesa e debito l’italia non va da alcuna parte.

    In italia c’è ancora chi si oppone alla vendita di tutti gli assets pubblici, mobili ed immobili, e nessuno si oppone alla creazione di nuovo debito pubblico a botte di 25 miliardi. Debito che, come noi sappiamo, serve solo ed esclusivamente a mantenere la malattia statale.

    Poi arriveranno a maturazione gli accordi europei per cui l’italia sarà messa letteralmente in ginocchio, non potendo ottemperare alle condizioni accettate e subite.

    E’ un quadro da far tremare i polsi all’ispettore Callaghan.

    Io non credo ai miracoli, ma neppure un miracolo che si srotolasse in un anno di tempo potrebbe migliorare la situazione.

  • Enrico Sanna
    Rispondi

    La teoria generale di Keynes riguarda soprattutto il ciclo economico. È vero quello che hai scritto riguardo la prima parte del ciclo, il boom. Dopotutto, il suo libro fu scritto durante la grande depressione. Però mi sono sempre chiesto: e se Keynes fosse vissuto altri vent’anni? Non avrebbe finito per raccomandare la spesa pubblica come toccasana sempre e comunque? Io penso di sì. Ho sempre pensato che Keynes fosse un narciso che voleva dire ai politici quello che i politici volevano sentirsi dire. Credo di aver letto una cosa del genere nel libro di Rothbard su Keynes.

    Enrico
    ——————————————
    http://pulgarias.wordpress.com

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