In Anti & Politica

RivoCortonesidi MARIETTO CERNEAZ

Si avvicina a grandi passi la Convention di Siena, che si terrà il 4 maggio prossimo. E’ il partito dei “Liberi Comuni”, un progetto alternativo, coerentemente liberale. Come sostiene Rivo Cortonesi, promotore di questa iniziativa,  “si tratta, per essere chiari fino in fondo, di una multi-micro secessione dallo Stato unitario così come lo conosciamo”. Alla fine di questo processo, da perseguire in modo non violento con le regole dell’attuale democrazia, gli unici compiti dello Stato, cioè della Forza comune, che risponderà all’Assemblea dei Liberi Comuni secondo quanto indicato nella nuova Costituzione, saranno quelli:

– Di garantire la protezione dai nemici esterni (Forze armate);

– Di garantire la protezione dai delinquenti comuni (Forze di polizia);

– Di garantire la certezza del diritto (Magistratura).

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Per il loro espletamento è prevista un’unica, piccola tassa, eguale per tutti i cittadini. Tutti gli altri compiti saranno demandati alla società civile, che li espleterà nei modi e nelle forme che vorrà liberamente darsi alla sola condizione di non ricorrere, in nessun caso, alla coercizione fiscale, che sarà solennemente bandita da tutti i territori dei LIBERI COMUNI (pagina Facebook:https://www.facebook.com/groups/libericomuni/sito web: www.libericomuni.org) quale reato contro la proprietà privata e quindi contro la libertà.

Sono molte le adesioni confermate per il 4 maggio, ma altre si stanno aggiungendo, al fine di organizzare sul territorio questo processo. I gruppi di lavoro, intanto, hanno definitivamente approvato  lo Statuto del partito, che sarà portato in discussione, ed approvazione, all’assemblea. Uno statuto snello, certamente innovativo, ricco di spunti interessanti, decisamente diverso da quello del solito circo partitocratico.

Per chi lo volesse leggere lo riportiamo integralmente: Statuto_dei_Liberi_Comuni

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  • @erasmodanarni
    Rispondi

    Credo che ciascun comune debba avere il diritto di organizzarsi politicamente come meglio crede, ovvero come meglio credono i suoi abitanti, non necessariamente secondo uno statuto collettivo, che potrà valere al massimo come modello di partenza per aggregazioni volontarie di comuni che lo volessero adottare.

    Di statuti potranno essercene centinaia diversi, saranno poi gli abitanti di ciascun comune a votare con i piedi in caso lo statuto che venisse scelto non aggradasse loro al punto di decidere di andarsene.

    L’importante è giungere alla riduzione ai minimi termini, quelli comunali, dello stato centrale.

    Come arrivare a questa riduzione? Il partito, per chi crede in una soluzione collettiva, può andare bene come strumento e così il suo statuto.

    Altra possibilità è la diffusione delle idee libertarie attraverso azioni di gruppi o collettive.

    Per i cani sciolti, esiste la possibilità del “si salvi chi può”, in attesa del crollo certo dell’interventismo, del warfare-welfare state, per poi vedere, chi ci sarà, che evoluzione riserverà la storia.

    Non c’è nessun posto per la violenza, anche se in un futuro quadro di giustizia legale, competitiva, gli aggressori, le elite al potere che utilizzando la macchina dello stato hanno causato lutti e povertà diffusa, è possibile che possano essere messi in condizione di non nuocere.

    Chi vivrà, vedrà …

  • @erasmodanarni
    Rispondi

    ERRATA CORRIGE:
    “non necessariamente secondo uno statuto collettivo”: intendo dire CODICE
    “Di statuti potranno essercene centinaia diversi” : intendo dire CODICE

  • Alberto Gregorio
    Rispondi

    Seguendo la strada tracciata nella Costituzione del Liechtenstein, proporrei un azione molto più snella, mirata e incisiva, oltre che facilmente realizzabile probabilmente anche con forze politiche non propriamente libertarie.
    La semplice modifica dell’art. 5 della costituzione.

    Art. 5
    La Repubblica, (cancella: una e indivisibile) riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
    (aggiungi)
    Ai singoli Comuni spetta il diritto di recedere dall’Unione statale. Sull’avvio del
    procedimento di recesso decide la maggioranza dei cittadini ivi residenti aventi diritto di voto mediante referendum richiesto dal 25 % dei residenti del Comune aventi diritto di voto. L’esito positivo del Referendum costituisce il fondamento giuridico della nuova autonomia Comunale con sovranità assoluta sul proprio territorio. La regolamentazione del recesso e dei rapporti patrimoniali tra La Repubblica Italiana ed il nuovo Comune Sovrano avviene per mezzo di accordi bilaterali tra le parti avente forza di legge. In caso di non raggiungimento di accordi tra le parti si perverrà ad accordi mediante arbitrato e trattato Internazionale. In questo caso , dopo la conclusione dei negoziati riguardanti il trattato si deve indire nel Comune una seconda votazione per accettare o respingere l’accordo.

    A questo punto.. liberi tutti !
    Ovvero chi lo desidera potrà legittimamente Recedere dallo Stato Italiano e dopo dotarsi di nuove regole, costituzioni, statuti ecc.
    Tutto questo, libertariamente, nell’autonomia più assoluta di ciascuno.

    In questo caso l’obbiettivo sarebbe più semplice ed effettivamente realistico, sia pur sempre ..difficilissimo.

  • @erasmodanarni
    Rispondi

    @alberto gregorio Mi sembra una buona idea operativa … :)

  • Alberto Gregorio
    Rispondi

    Si potrebbe proporla e discuterla a Siena il 4 maggio…

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